venerdì 15 aprile 2016

Amori di carta: Murakami Haruki

E' stata in una mite serata di metà aprile, che ho sentito delle voci conosciute fra gli scaffali della mia libreria. Mi sono guardata attorno, e dalla landa deserta del mio animo ho constatato quanta bellezza celano talvolta i romanzi. Brillanti sotto la volta stellata, con stormi di nuvole nere che fuggono verso l'orizzonte.
Mi sono sempre messa da parte e, osservando l'incredibile sete di vita di eroici ma incasinati personaggi, non mollandoli per un istante, vengo quasi sempre attratta da una energia che ha effetto come una rispondenza - invisibile agli occhi, ma non al tatto - sorprendendomi di trovarli lì, ai bordi di un disegno fatto d'inchiostro invisibile, come una forma senza forma. E' una sensazione davvero stranissima, eppure io mi trovo catapultata in una specie di mischia, ignara di ciò che avrebbe potuto riservarmi il destino, senza avere alcuna scelta.
Come una magia che adopera silenziosamente dentro di me, nel corso della mia carriera di lettrice, ci sono stati autori che, sin dal primo giorno del nostro incontro, in un momento imprecisato della mia vita, mi hanno colpito con violenza. Trasmettendo felicità, appagamento, - facilmente rintracciabili in pagine bianche il cui pallore minacciano come una sottile lama - e, fra questi, fra i numerosi autori che presenterò successivamente, si annovera il nome di Murakami Haruki: un giovane ambizioso, intrappolato nel corpo di un adulto, che ha il temperamento complicato di mettere le cose nero su bianco per riflettere sul significato che ha la vita. E che su di me ha un effetto devastante: mette a nudo la mia anima.
Amori di carta, così come le Cotte letterarie di qualche mese fa, esplica dunque quella parte spirituale che tanto gelosamente custodisco nella parte più profonda di me. Riuscendo a coglierla sotto diverse luci, come un aura diversa, materializzandola dal nulla. Accompagnandovi mensilmente e sottilmente durante la vostra permanenza, rivelandovi come talvolta l'anima venga infranta dalla voce gracchiante di questi autori che, soli o disillusi, da un eccesso di possessività e fantasia, trasformano la realtà in una sorpresa bellissima e inaspettata.



Un grande romanzo che scruta una parte più intima della nostra anima; i sentimenti. Un bellissimo affresco sull'adolescenza, sulla giovinezza, sul periodo di transizione all'età adulta scritto magistralmente a cui fanno da sfondo atmosfere favolosamente descritte prive di elementi onirici e surreali e un continuo susseguirsi di misteri foschi e domande senza risposta che riescono a coinvolgere del tutto il lettore in un mondo ombroso ma ricco di sentimentalismo.

Un romanzo che è un sentimento di natura sconosciuta. Un sentimento in cui, il senso di colpa, si mescola indissolubilmente all'attrazione. E che, come uno sfuggente miscuglio di realtà e irrealtà, nasce cresce e poi muore da un luogo scuro, quasi inaccessibile per tutti.

Un complesso, immane lavoro di riferimenti incrociati su un tema particolarmente noto nella produzione murakamiana. Leggendolo con passione, facendosi avvolgere dalla storia, si ha la sensazione che non si tratti più di un semplice libro, ma che si espanda oltre le pagine verso la realtà, trasformandola, come se una seconda luna comparisse in cielo.

Un avventura sensazionale che altri non è che un esame della coscienza. Uno spazio in cui è sospeso un codice che nessuno ha mai saputo decifrare, un accordo che nessuno ha mai ascoltato.

Cede il posto a situazioni assurde, inspiegabili e inverosimili, che tuttavia coincidono col senso di smarrimento e alcune riflessioni sul senso della vita. E, seppur originale nella produzione murakamiana, prende vita lentamente testimoniando il desiderio dell'autore di trovare conforto e comprensione.

Un romanzo profondamente emotivo che, a tratti, risulta un po' carente, per la matassa di eventi che intaccano e annebbiano questa storia, priva di nesso. Una mancata storia d'amore che oscilla fra il possibile e il necessario, i cui sogni e fantasie oscillano come un pendolo in equilibrio precario.

Intreccia alla perfezione periodi semplici e scorrevoli che danno la voce al simpaticissimo giovane protagonista senza nome che, in prima persona, parla di se stesso e, soprattutto, della giovane Sumire.

Esaltazione del sesso e della musica, trascrizione di scenari onirici magistralmente ideati e costruiti, ricerca interiore del proprio io, una lettura leggera e veloce, utile a riempire un tedioso pomeriggio. Realistico, sensuale, romantico, triste, inconsueto, è un mix di tante cose.

La rappresentazione perfetta di una realtà non molto dissimile dalla nostra il cui finale - così triste e alquanto inappagante - ci lascia con uno strano senso di vuoto. Malinconici e nostalgici, al pensiero di doverci separare da amici fatti esclusivamente di carta e inchiostro, ma speranzosi di poter leggere al più presto altre storie proprio come questa.

La rappresentazione perfetta di una realtà non molto dissimile dalla nostra il cui finale, così ambiguo e controverso, solleverà un polverone di domande che non pretenderanno altro che delle risposte. Risposte tuttavia che una volta svelate potrebbero ridurre il brivido della nostra eccitazione al riguardo. L'intensità e la forza cui quest'ultime verrebbero concepite e che hanno consacrato quest'autore, come uno dei più grandi narratori contemporanei di tutti i tempi.              

Un romanzo particolare che getta tanto fumo negli occhi, ma che regala qualche piccola sorpresa. E' l'avventura, lungo un Giappone fiabesco, grottesco e surreale, di un giovane ex studente senza nome che, insoddisfatto della vita, imperscrutabile e misterioso, in veste di carta e inchiostro appare come una sorta di alter ego dello stesso autore.


                                                                                                                                                           
di Un vasto cosmo di tante cose diverse. Un immenso contenitore di riflessioni e idee su ciò che ha più significato per l'autore che, tra circostanze straordinarie e situazioni diverse, condensa in pochissime pagine, attraverso una sorta di monologo interiore che mette a nudo una parte della sua anima. Personali e modeste riflessioni sulla corsa, sulla strada sbagliata che spesso percorre, tanto come scrittore quanto corridore.



Un romanzo profondamente introspettivo che risulta un po' carente, a tratti fastidioso, per le continue digressioni narrative che intaccano e sporcano questa storia, privo d'identità. Un ripetersi continuo e lento che oscilla fra buio e luce, in cui la nozione del tempo traballa come un vagone su un asse in equilibrio precario.

Un immenso contenitore di riflessioni e idee su ciò che ha riservato la vita all'autore che, tra circostanze straordinarie e situazioni diverse, condensa in quasi 300 pagine, attraverso una sorta di monologo interiore che mette a nudo una parte della sua anima. Un harem fatto di lettere, come un oratoria zeppa, semplice e reale che, col caldo che diminuisce ogni giorno che passa e i raggi del sole in cui ultimamente si percepisce un lieve sentore di autunno, ho visto aggrovigliarsi come un formicaio costruito in fretta e furia.

Un quadro estremamente raffinato dipinto da un pennarello dalla punta invisibile che, saturo di svariate sfumature, è un immenso contenitore di riflessioni e idee su ciò che ha riservato la vita all'autore che, tra circostanze odierne e situazioni diverse, condensa in quasi 250 pagine, attraverso una sorta di monologo interiore che mette a nudo una parte della sua anima. 

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