sabato 16 aprile 2016

Gocce d'inchiostro: L'ombra del vento - Carlos Ruiz Zafon

Titolo: L’ombra del vento
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: € 13
N° di pagine: 439
Trama: “Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all'oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro "maledetto" che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell'anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.”

La mia recensione:

Un giorno sentii dire da un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore. L'eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale prima o poi faremo ritorno.

Chiudo gli occhi e comincio a sognare. Sogno di sprofondare in un sonno tetro come un tunnel. In un sonno in cui riconosco una parte di me stessa e che mi sembra di aver già fatto, qualche tempo fa.
Mi trovo ai margini di una strada avvolta nella foschia. Sotto un cielo di cenere, un sole spaventoso che si spande in una ghirlanda di rame liquido e i lampioni che, con la loro luce fioca, impallidiscono accompagnando il pigro risveglio della città.
E' quasi l'alba e, a eccezione dei passi di una qualche guardia notturna, la città sembra essere sprofondata nel silenzio. In un silenzio fitto e pesante come una coperta d'inverno.
Sono le cinque. E' presto. Troppo presto. Per un istante mi lascio cullare da questa calma e penso a come sarebbe bello se il mondo fosse sempre così.
Confusa, mi guardo intorno. Cerco di orientarmi. Non ricordo di essere mai stata in questa zona, anche se mi trasmette un piacevole senso di famigliarità.
Cammino per una decina di metri finché, me li trovo davanti. Due figure evanescenti che camminano tra la nebbia: un padre e suo figlio. Un uomo giovane, con qualche capello bianco, e un bambino dai capelli e gli occhi scuri e lo sguardo pieno di una strana frenesia che, incuranti della mia presenza, percorrono questa piccola stradina simile a una cicatrice.
Passando dietro di me, colgo un briciolo della loro conversazione la quale, in quel momento, verte sui libri e su un posto magico chiamato Il cimitero dei libri dimenticati.
Il cimitero dei libri dimenticati.
Mi sveglio di soprassalto. La fronte aggrottata e madida di sudore. Il cuore battere all'impazzata come se volesse aprirsi un varco nel petto e dileguarsi. L'eco di quelle parole che credevo dimenticate, si conficcano nella mia memoria come schegge roventi. Aprono un varco nei recessi più reconditi ed erigono un castello al quale questa sera, tra lenzuola bianche e matasse di coperte e piumoni, feci finalmente ritorno. In quel santuario, impregnato di mistero, da cui ebbe tutto inizio. L'inizio. Il primo incontro. Il primo ricordo. La prima sensazione: quella più intensa.
Io e Carlos Ruiz Zafon ci scontrammo, qualche anno fa, in una libreria: in un labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia. Tra pile di libri disposte in lunghe file, titoli ormai illeggibili - scoloriti dal tempo - che davano l'impressione di sapere di me molto più di quello che sapessi di loro e parole in lingue conosciute che non riuscivo ancora interpretare.
Con una storia che parlava di libri maledetti e del suo giovane autore, di tradimenti, amicizie perdute, amore, odio e sogni vissuti all'ombra del vento, aveva dato luce all'oscurità. Un personaggio misterioso con l'animo di poeta maledetto che, tra le pagine di un romanzo che esalta valori come la lealtà, la sincerità, l'amicizia e l'amore, nell'intreccio di vite di svariati personaggi - fatti esclusivamente di carta e inchiostro -  fece della loro storia il proprio cantuccio personale.
Perdersi nuovamente tra le pagine di L'ombra del vento, a due anni di distanza dall'ultima intensissima lettura, è stato davvero fantastico.  Come Murakami, - con la sua prosa semplice, surreale e fantastica - per me, Carlos Ruiz Zafon è garanzia.  La mia scialuppa di salvataggio dinanzi a un mare in tempesta. Lo spiraglio di luce che illumina un intero mondo di tenebre e ombre. Il contrasto perfetto tra bellezza e semplicità.
Nel corso della lettura, mi sono resa conto che leggere euforicamente e per l'ennesima volta una delle mie storie preferite in assoluto, non aveva spezzato in due il filo dei ricordi. Quei ricordi che tengono ancora intatto il legame straordinario che si era instaurato tra me e il libro di Zafon parecchi anni fa.
Desideravo tornare dai miei amici di vecchia data. Sperare che esistessero anche nel mio mondo e tornare nella bellissima Barcellona degli anni '50 in cui avrei volontariamente fatto perdere le mie tracce. Una città semplice, come tante altre, ma che per me ha sempre suscitato un certo fascino: ville fatiscenti; librerie insormontabili e misteriose; stradine anguste e suggestive. O, per di più, gli esilaranti ragionamenti di Fermin Romeno De Torres nei riguardi della donna e sul rispetto che bisognerebbe mostrarle; i continui borbottii dell'ingobbito Isaac: un ometto con la faccia da uccello rapace, i capelli d'argento e lo sguardo impenetrabile; l'attraente Nuria Monfort con i lineamenti di una giovane modella da rivista, ma la cui giovinezza sembra esser fuggita dal suo sguardo.
La prima volta che "vidi" la meravigliosa, misteriosa e tetra Barcellona che, Zafon, descrive magistralmente nei suoi romanzi, avevo quindici anni. Ero un'adolescente come tante altre, con qualche chilo di troppo, una fervida immaginazione e, nel mio curriculum di avida lettrice, un numero piuttosto elevato di letture.
Storie dalle venature fantasy o dai risvolti romantici che, così come all'epoca, simboleggiano tutt'ora una parte del mio animo sognatrice e masochista.
Fu solo nella lontana primavera del 2007 che conobbi, per caso, Zafon e il suo straordinario romanzo d'esordio.
Narrandoci una storia di luci e ombre - ombre proiettate sul grigio cemento che fanno sorgere le riflessioni più intense sull'animo oscuro dell'uomo -, con protagonisti personaggi misteriosi accomunati dall'insaziabile sete della lettura, L'ombra del vento, mi aveva insegnato che la lettura può farmi vivere con maggiore intensità. Può donarmi felicità. Cercare di capire come, un romanzo considerato insignificante per molti, abbia, invece, cambiato la mia vita.
Quando scopri il tuo libro preferito, uno dei tanti della tua infinita lista, il brivido della prima volta è indimenticabile. Vorresti impersonare i personaggi, assistere con i loro occhi alle vicende in cui si troveranno invischiati. Ma, al termine della lettura, tutto quello che ci rimane sono esclusivamente ricordi. Una risacca lenta e disomogenea che ha segnato i momenti più cruciali della vita. Ha marchiato l'anima col suo segno indelebile.
Il romanzo di Zafon - con la sua splendida copertina e un titolo che dice tutto e niente - per me, è tutto questo. E' il romanzo - uno tra i pochi, a dire il vero - che ha accresciuto in me il piacere che può dare la parola scritta; il piacere di penetrare nei segreti dell'anima, di abbandonarsi all'immaginazione, alla bellezza e all'invenzione letteraria. Il genere di storia in cui, come il protagonista Daniel, vi ho cercato rifugio nel momento del bisogno. In un momento decisamente no, che però ha funto da antidepressivo dagli effetti evidenti e immediati. 
“Un giorno sentii dire da un cliente della libreria
che poche cose impressionano un lettore
quanto il primo libro capace di toccargli davvero il cuore.
L'eco di parole che crediamo dimenticate
ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale
– non importa quanti altri libri leggeremo,
quanti mondi scopriremo,
quante cose apprenderemo o dimenticheremo –
prima o poi faremo ritorno.”

La recensione di Elisa:
Su un marciapiede grigio e polveroso di una Barcellona accarezzata da un venticello autunnale, i miei passi diventano incerti, quando una lieve foschia repentinamente mi avvolse nel suo distaccato abbraccio. La luce del giorno raggiunse ogni via, anche la più stretta e nascosta; i lampioni interruppero il loro monotono ronzio e la gente lentamente iniziò a riversarsi sulle strade. Cercai di confondermi tra loro, sperando di passare inosservata mentre mi avvicinavo sempre di più al luogo di cui tante persone mi avevano descritto le forme, i colori e le sensazioni che quel posto mi avrebbe suscitato. Non dovetti aspettare molto che il mio sguardo si posò su un antico stabile che profuma di carta e inchiostro.     
Un padre col figlio undicenne escono da un logoro uscio che, a caratteri eleganti, porta la scritta “Libreria Sempere e figlio”. I due, complici di una conversazione iniziata al sicuro di quelle familiari mura di cemento, si avviano per mano lungo le strade levigate dai passi di milioni di persone. Daniel, così candido dall'innocenza dei suoi anni, mi ha invitata a far parte di questo splendido luogo in cui si riversano immancabilmente i lettori più fortunati: il Cimitero dei Libri Dimenticati. Imponenti scaffali di legno battuto si congiungono in un silenzioso androne mentre migliaia di libri riposano su di essi. Impolverati e dimenticati attendono solo l'avido lettore con cui dividere la propria anima senza alcun riserbo. Ed è lì che il signor Sempere ha accompagnato Daniel, strappandogli la promessa di mantenere il segreto. Il ragazzino, totalmente assopito dalla bellezza di quell'imponente libreria, si aggira tra i corridoi accarezzando le ruvide copertine di libri appartenuti ad altre mani e poi abbandonati, fino a diventare parte di quell'immenso posto. A risvegliare il torpore dell'animo di Daniel è un romanzo dalla copertina logora, ma ancora piena di bellezza; la accarezza teneramente e se lo porta al petto. Soddisfatti, padre e figlio salutano l'anziano custode e ripercorrono la strada al contrario, fino a scomparire nuovamente dietro l'insegna della loro attività.   
Un uomo, avvolto in un grande cappotto, osserva in silenzio la scena che si presenta davanti a sé. Agli occhi di un passante potrebbe sembrare che l'immagine di un ragazzino con un libro impolverato stretto tra le mani; ma agli occhi astrusi di quell'uomo senza volto, quel palcoscenico ha tutt'altri colori. Quell'uomo tornato dal buio e dal passato vuole a tutti i costi avere tra le proprie mani l'unica copia rimasta del romanzo di Julian Carax.   
E Daniel, ignaro di quella sospetta figura che da anni lo osserva nell'ombra, continua a perdersi tra le pagine di quel romanzo salvato dall'oblio, fino a quando le evidenti analogie con la sua vita lo trascinano in un turbine di tormento che non può arrestarsi finché non sarà la verità su quel misterioso scrittore a placarne il senso di incompletezza che, vorace, si è formato dentro di lui. Mettersi sulle tracce di un uomo dimenticato si rivelerà un'impresa ardua e pericolosa quando scoprirà che qualcun altro vuole impossessarsi di quelle informazioni, non per scoprire cosa è nascosto nel passato, ma per impedirgli di rivangare nei fatti accaduti anni addietro.  
E' stata un impresa alquanto inutile sottrarsi alla magia che sprigionano queste pagine: una Barcellona ovattata dall'importanza dei ricordi di un passato ormai irrecuperabile; un amore celato agli occhi del mondo. Amicizie, odi, tradimenti e rivelazioni sconcertanti che testimoniano la vita di un giovane e innamorato scrittore. Ogni semplice parola del libro diviene un tassello fondamentale della storia senza la quale l'intreccio non conoscerebbe la luce. Un Zafon troppo giovane per conoscere le case e le strade della Barcellona degli anni Venti e Quaranta; eppure così maestro a sussurrare in modo accattivante i segreti, ricchi di dettagli meticolosamente rifiniti per rinchiudere il tempo e l'emozione nella propria nostalgica anima; come se l'eredità lasciata dai suoi genitori non fosse altro che arricchita da questi straordinari ricordi ricchi di magia e mistero. Uno stile unico e inconfondibile si districa fluidamente tra le pagine, ammaliando e conquistando il lettore che ancora cerca di riempire dentro di sé quel vuoto incolmabile. Ostinata cerco ancora le tracce di quella libreria nei vicoli di Raval, la sua finestra illuminata, l’andirivieni di appassionati lettori, l’insegna dai caratteri familiari. Mi aspetto ancora di veder uscire Daniel da un portone, con un libro sotto braccio mentre il padre gli raccomanda di non tornare tardi. Le sagome magiche di questa storia rimangono impresse dentro di me in modo così reale e suggestivo che non possono essere solo frutto della mia immaginazione. L'unica cosa di cui mi resta è la certezza che questa magica storia rimarrà da qualche parte della mia anima, nascosta ne L'ombra del vento.
Valutazione d'inchiostro: 5

4 commenti:

  1. L'ombra del vento è uno dei miei libri preferiti in assoluto! Ottima recensione Gresi <3 :)

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  2. Ciao!!!
    Ho scaricato questo libro sull'ebook e non vedo l'ora di leggerlo!!
    il romanzo ha riscontrato talmente tante belle recensioni che non posso lasciarmelo sfuggire!! :)

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  3. Ciao Erin!!!
    Io ho stra- amato questo romanzo. E infatti questa è stata una rilettura :P
    Te ne consiglio caldamente la lettura. Sono certa ne rimarrai affascinata anche tu ;)

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