lunedì 20 marzo 2017

Gocce d'inchiostro: I giardini incantati - Stefano Labbia

Ogni tanto mi capita di imbattermi in romanzi in cui divengo protagonista di strani eventi. Eventi in cui ogni minima parte della mia anima diviene soggetta a svariate sensazioni, in cui riesco a sentirmi esaltata per aver "visto" cose o persone che prima ignoravo volontariamente in maniera completamente diversa.
Talvolta è terribilmente difficile restare impassibili a una bella storia, che sia stata concepita in prosa o sottoforma di racconto, quando la luce che rischiara i cuori scaturita da una melodia dolce e toccante è troppo luminosa persino per i nostri occhi deboli. E' terribilmente difficile ignorarne persino il tono, soprattutto se si sprofonda in una landa deserta e buia di cui i sentimenti sono la vera matrice del tutto. Tessuti da un cuore giovane, come fibra di malesseri e dolori, in mezzo a un giardino incantato in cui si cerca di ritrovare il senno.
A qualche giorno di distanza dalla santa Pasqua, ho abbracciato l'opera dell'esordiente Stefano Labbia con un certo entusiasmo. Come un arcobaleno variopinto di colori che inevitabilmente si è addensato sul mio destino. Tramando alle mie spalle, crescendo all'ombra della mia completa incoscienza, quella benedetta ignoranza che mi aveva fatto credere che leggere poesie non è altro che una perdita di tempo.
I giardini incantati tuttavia mi hanno dimostrato il contrario, quanto di sbagliato ci fosse in frammenti di vita di un anima comune. E corroso il mio animo in un modo non del tutto normale, è una lettura che infervora con sentimento per le sfavillanti emozioni che la sua lettura ha sortito così bene.
Titolo: I giardini incantati
Autore: Stefano Labbia
Casa editrice: Talos Edizioni
N° di pagine: 59
Trama: Seconda silloge poetica del giovane autore romano Stefano Labbia: i versi di questa nuova raccolta, più maturi ed importanti, rispetto ai precedenti, ci trascinano in un giardino incantato fatto di sfumature vivaci e tinte forti: l'autore ci mette di fronte ad un afflato piuttosto originale, tanto che sembra coraggiosamente poco curarsi della lezione ermetica e avanguardista del Novecento rifacendosi forse ai crepuscolari ( Corazzi, Gozzano, Govoni, ecc. ) e recuperando l'intimismo e la "semplicità" a fronte del modernismo a tutti i costi. Versi, quelli presenti ne "I Giardini Incantati" che sono frutto di varie esperienze di vita e di rapporti umani contrastanti, fra sentimenti e risentimenti, amarezze e dolcezze, comuni a tutti noi esseri umani, figli dei tempi antichi e moderni. Per cui la poesia del Labbia è, come ella stessa dice della vita, "severa e ilare al tempo stesso".

 La recensione:

Il respiro è pesante,
Il cuore geme,
la bocca è dischiusa.
Dieci minuti,
un quarto d'ora,
nel buio più completo.
Lingue d'amanti clandestini,
bocche senza fiato,
capelli sopra il petto,
corrente d'aria gelida.
Lenzuola bianche di cotone,
gettate all'aria
da movimenti repentini.
Scatti,
e contorcersi,
piegarsi,
amarsi.
(Tratto da Amor rubato)

Non riesco a spiegarmi il perché, ma in questi ultimi giorni non ho fatto altro che pensare a Stefano Labbia. A dir la verità fino a ora ho nutrito così tanta curiosità nei riguardi di un autore raramente. Forse un bagaglio di emozioni altalenanti aveva distorto la mia anima, ma ricordo con nitidezza quegli strani e forse per molti irrilevanti "dettagli" che a me hanno dato molto più di quel che credevo. Per esempio che dietro a una prosa asciutta, semplice si nasconde un abile lettore di anime. Un poeta, un cantautore che mediante versi si è avvicinato alle cose, sottolineandole nel modo più accurato possibile. Questi pensieri resuscitano in maniera incoerente soprattutto quando alla fine del romanzo non c'era più niente, il vuoto di una pagina bianca. Intenta a fissare la sua anima, racchiusa nei limiti del possibile, in un viaggio di cui resta poco ma tutto, in cui il tempo sembra scorrere con ordine. Va e viene in qua e in là come gli pare e piace.
Lontana centinaia di chilometri da tutto e da tutti, che sono al buio o inondata dal bagliore accecante di un mattino soleggiato, senza prospettive in qualunque direzioni guardi, durante la lettura de I giardini incantati sono stata colpita da sentimenti così forti e intensi che ho avuto voglia di mettermi a urlare al mondo intero. E' mai successo? In questi momenti mi piace pensare che la mia persona è connessa a quella dell'anima dell'autore, a un certo numero di cose, e nella mia testa ne compilo una lista scrupolosa. Naturalmente fra queste c'è stato anche l'autore di questa bellissima raccolta. Ed Angela, Gli amori rubati, Candide gioventù, Mille bugie ed errori. Ci sono anche le innumerevoli gioie o fugaci momenti di esaltazione che ha confezionato così bene nel mio cuore con le sue mani. Anche ricordi di un uomo che si è sottratto ad una valle di fuoco, ha vissuto dentro feroci tempeste, vagato come uno spettro nella valle oscura del sentimento.
Così con l'aiuto di tutte queste cose insignificanti ( si fa per dire, naturalmente, quello che ha scritto Stefano Labbia non è affatto insignificante ) poco per volta sono riuscita a tornare da questa parte. In questi momenti mi è capitato di rimpiangere di non essermi lasciata vedere e sentire dall'autore. Pensare che quando lo conobbi, sentì parlare di lui, mi dicevo cosa sarebbe accaduto se il Caso non avesse permesso questo nostro breve incontro.
Tra me e l'anima dell'autore si è creata una buona intesa fin dall'inizio. Non si trattava di quell'attrazione intensa e irresistibile, quel cortocircuito che a volte si genera tra due persone che si incontrano per la prima volta, ma un sentimento molto più dolce e quieto. Come due piccole luci che avanzino parallele attraverso uno spazio buio, e a poco a poco vadano avvicinandosi impercettibilmente. A mano a mano che mi avvicinavo, senza che me ne accorgessi queste mie visite inaspettate nel cuore del fervido protagonista divenivano qualcosa di gradevole e necessario. Quando me ne resi conto, provai una sensazione ancora più strana. Non mi sembrava cioè di aver incontrato una persona nuova, qualcuno che possedesse poteri o capacità paranormali, ma quasi di aver ritrovato qualcuno la cui anima coincise con la mia.
Chissà cosa penserà lui di me, dopo aver letto questa recensione? Chissà se un giorno avrò la fortuna di poter parlare un po' con lui in qualche altro posto, dove si potrebbe avere solo brevi scambi di parole tra una domanda e l'altra.

….
<< Mi pento,
mi dolgo, Signore! >>
se la sciagura stessa
son io?!
<< Mi pento e mi dolgo,
d'esser umani! >>
( Tratto da Mi pento e mi dolgo )

I giardini incantati sancisce il primo incontro fra me e la poesia. Qualcosa di molto semplice, custodito come un gioiello con un tocco completamente personale, in una maniera a dir poco originale, è stato trasformato in qualcosa di fantastico. Suppongo che questo sia un particolare talento dell'autore. In più ha trattato questi pochi versi con cura, con amore direi. E ogni volta che lo incontravo, camminavo di fianco a lui guardavo ammirata la sua anima congiungersi alla mia. Tutte cose che ho potuto verificare con i miei occhi nel breve periodo della mia permanenza.
Accovacciandomi in questa sferzata di colori, come un brusco colpo di scure che ha fatto cadere a terra una pesante coltre nera, ho volato nel cielo di marzo, immaginando di essere diventata una scrittrice di anime. Mi fermavo su un grande giardino e mi guardavo attorno contemplando le meraviglie. Se Stefano Labbia aveva fatto così, evidentemente questo era il modo giusto per farlo. In un delicato meccanismo, in un accozzaglia di parole che come pietre messe di traverso nella corrente di un fiume, mi hanno permessa di arrivare dall'altra parte.

Ma chiedo a me,
e chiedo a te,
il motivo
per cui non si possa stare assieme in egual modo.
unisci me a te.
Te a me.
In un lungo scambio
di emozioni.

4 commenti:

  1. molto molto interessante:) mi piacerebbe leggerlo :)
    Ti seguo e mi farebbe piacere se anche tu lo facessi :)

    http://lucia2506.blogspot.it

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  2. Ciao Gresi =), sicuramente è un libro da leggere e da come ne parli, deve essere molto bello, sicuramente lo leggerò =)!

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