martedì, novembre 14, 2017

Gocce d'inchiostro: Il cannocchiale d'ambra - Philip Pullman

Una saga che si ha tessuto, sperticato lodi, in passato, e che si rilegge in età adulta, a distanza di qualche anno dalla sua ultima lettura, genera quasi sempre un certo timore reverenziale: quello relativo all’approccio che una lettrice come me, una lettrice che ha arricchito il suo bagaglio culturale di nozioni, idee che già solo cinque anni fa ignorava impunemente, potrebbero inculcarle nel suo spirito, se non nel suo cuore, quella vana possibilità possa deluderla. Non << piacerle >> come un tempo, nel quale l’entusiasmo che aveva acceso il mio spirito, adesso balugina come un fuoco fatuo dinanzi ai miei occhi. Un fuoco di cui sarei stata artefice ad acchiappare, riconquistare. Con la saga de La bussola d’oro, ora con l’approssimarsi della sua conclusione con questo volume, fortunatamente non è nato nulla di tutto questo. Quel timore reverenziale di cui facevo cenno, soppiantato quasi nell’immediato dalla certezza, l’entusiasmo di aver scovato, ancora una volta, quello che avevo lasciato, come una traccia d’inchiostro, qualche anno fa, fra queste pagine. Così belle, avvincenti, straordinarie, che in una saga dedicata principalmente ai ragazzi ma anche agli adulti, è la facciata splendida di una cattedrale che non la si contempla solo nella sua bellezza quanto ad essere trascinati in questo spazio sacro, trascendente e mistico che Pullman ci ha elargito così bene.



Titolo: Il cannocchiale d'ambra

Autore: Philip Pullman

Casa editrice: Salani

Prezzo: 12 €

N° di pagine: 431

Trama: Dopo la "Bussola d'oro" e "La lama sottile" Philip Pullman conclude la trilogia con un nuovo libro, arricchendo il suo universo di nuovi personaggi i gallivespiani, orgogliosi guerrieri a cavallo di libellule dai colori sgargianti; i mulefa, strani animali che viaggiano su ruote, dotati di un linguaggio e della capacità di vedere la Polvere - e apre nuovi mondi, arrivando perfino nella terra della morte. Nel "Cannocchiale d'ambra" la storia diventa epica, sfrontata e dissacrante, esplora i recessi più profondi, supera i confini tra cielo e terra, in un'entusiasmante e insieme poetica unione di avventura, mito e religione.

La recensione:

E qui terminano le avventure di Lyra e del suo fantastico mondo, in questo terzo capitolo della storia, che anche per me effettivamente finisce qui, anche se questa non è la mia storia. Per mettere il punto a questa ennesima recensione non penso sia necessario il mio intervento: potrebbe raccontarsi come se dotata di vita propria, come ogni uomo racconta la propria vita a un amico caro o un parente sul letto di morte. Ma è sempre una storia che trasmette poco; poche sensazioni, poche emozioni, incompleta, imparziale, perché solo chi come me si è avventurato in queste pagine, e fosse cresciuto assieme a Lyra, a Pan, a Will, la signora Coulter, persino Lord Asriel, fosse invecchiato o morto lì, con l'unica compagnia della voce carezzevole dell'autore, potrebbe affermare con certezza che il momento in cui li conobbe fu splendido, e che questa storia era esattamente come se l'era immaginato. E a parte le bellissime sensazioni che sono sortite così bene, a parte qualche caso di gesti o azioni realizzate un po' frettolosamente, io, come lettrice, sono stata trascinata a far parte di un grande arazzo, in cui la mia esistenza è stata intrecciata a quella di questi bellissimi personaggi, disposti ad avviarsi lungo una strada sconosciuta. Per cui ho considerato questo terzo capitolo uno scenario pieno di marionette che continuano a funzionare sebbene gli ho voltato le spalle per qualche momento, accettando il fatto che la mia vita sia stata diversa sin dal primo incontro.

Così, come ho potuto vedere dieci anni fa, ho potuto recuperare il mio preziosissimo daimon. Avrei potuto immaginarlo mentre entravo nella caverna della Bella Addormentata, chiedevo scusa per l'ennesima intrusione, mi guardavo intorno non del tutto consapevole di dove mi trovassi; su una vasta pianura, sotto un cielo plumbeo, senza alcuna luce, dove un'inquietante foschia oscurava l'orizzonte. L'aria era fredda e limpida, il movimento delle cime degli alberi costante, lo splendore delle nubi color di luna nel cielo buio e le stelle a milioni che mi calmarono un poco.

Affrettando il passo, ho attraversato una Terra bellissima e suggestiva, in cerca di un oggetto dorato molto potente e decisa a distruggere lo spietato disegno di Lord Asriel. Una fitta nebbia si era diradata, anche se non completamente, ed io non ho potuto fare a meno di guardare ammirata tutto ciò che mi circondava: grandi ammassi di rocce lucide che levavano sulle rive del mare; immagini di spettri terrificanti; creature che strappavano la pelle a vittime incatenati alle rocce; Gallivespiani, con le loro armature arrugginite, che si libravano nel cielo sopra campi di battaglia. Figure particolari e per nulla raccapriccianti in cui è rappresentata una storia intera che ho assorbito completamente. Frutto di un’unione fra mondi diversi in cui predomina l’egoismo, la sete di potere, le ostilità che separano due comunità religiose che non si riconoscono nelle colpe affibbiate dal prossimo, in questo caso Lyra non si riconoscerà nelle colpe addossate dai suoi genitori, quanto vittima di menzogne, fallimenti, tradimenti, ma consapevole di dover essere lei a ripristinare ogni cosa.

Per quasi una settimana la voce di Pullman aveva evocato un altro mondo, in una storia che fonde sacro e profano, una tela raffinata e irreprensibile in cui l'autore ha scritto la storia di una ragazza che necessita di essere libera e appropriarsi di alcuni valori, ed io non ho avuto occhi che per il teatro di fantocci allestito dalle parole di un bravissimo autore inglese. E, quando Lyra smetteva di parlare, la sua voce si zittiva nella mia testa, rimanevano alcune immagini; ricordavo una lettura febbricitante, sul finire del mese di novembre, con una protagonista che dieci anni fa era una cara amica. Ero rimasta attonita sotto il suo sguardo penetrante ma sorprendentemente gentile. Sotto un cielo trapuntato di diamanti, in una Oxford sfavillante, posto giusto per i grandi sognatori che hanno bisogno di risplendere.

Ad affascinarmi erano state le vecchie e sormontabili mura dell'istituto del Jordan College, o il temibile segreto che si celava all'interno delle sue mura, avvolta in una bolla di mistero, che recava il presagio di una lenta agonia. Cosa mi sarei dovuta aspettare? Cosa c'era di così misterioso? E, al di là di questi pensieri, la vera identità di Lyra rimaneva sospesa come l'aria stagnante. Le sue doti soprannaturali, il potere con cui riuscirà a ripristinare gli elementi, che come un ombra seguivano le sue mosse.

Ponendo fine a questo meraviglioso viaggio, che si è protratto meno del previsto, ho potuto vedere quel mondo di magia e Polvere che la giovane Lyra si porta dentro. La sua storia, per certi versi originale ed estremamente avvincente, mi ha sottratto dalla monotonia del giorno e trasmesso la sensazione di percorrere, pian piano, le vicissitudini di quest'adolescente. Capitolo dopo capitolo, pagina dopo pagina, avevo l'impressione di essere stata risucchiata in un vortice di parole e magia da cui non mi sarei sottratta per nulla al mondo e, assieme a lei, di aver imboccato inconsapevolmente una strada che conducesse verso la luce. La redenzione. La sua lettura, infatti, è una sorta di tentativo di concludere il lungo viaggio di Lyra verso la salvezza, ripristinare il mondo quando non si aveva la certezza di poterlo fare. Liberamente ispirato a Il Paradiso perduto di John Milton, che evidenzia lo scontro fra due mondi opposti, tradotto nell’accettazione di una realtà che non è solo immaginifica ma vera, tattile. Quella fra Chiesa e individuo, forma di metaletteratura, manifestazione metafisica dell’anima, simbolo di arte o letteratura, ragione e istinto, strati diversi di individualità che dovrebbe attenuare queste forme di incertezza o di confusione di cui saremo vittime assieme a Lyra, ma anche il resto del mondo.

Magia, amore, una schiera di ombre, angeli e demoni che camminano nel sentiero insidioso della vita, la saga di Pullman è una complessa opera fantasy per ragazzi avvincente e straordinario in cui i personaggi desiderano la supremazia come la vita. Guazzabuglio di immagini che vanno al di là della realtà e che riportano in uno scalcinato istituto o ai piedi di un albero secolare, zeppo di distrazioni magiche e fantasiose. La religione o la teologia di cui è pregna, è esposta come divario o estraniamento dell’individualità, che tuttavia riunisce o lega in unica forma uomo, chiesa, ragione e religione, ma le cui teorie non sempre si concretizzano nella realtà. Secondo l’arcivescovo Rowan Williams, evidenziano la strumentalizzazione della religione, la sua influenza sulle scelte individuali e non sul cristianesimo, di cui il titolo è riferimento al poema miltoniano, che lascia una cicatrice scura, sfolgorante di vita. Oscilla continuamente tra il reale e il possibile nonché rivisitazione del culto esoterico fatto di eccentrici personaggi, rapidi scontri, alleanze che durano nel tempo.

Valutazione d'inchiostro: 4

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