domenica, agosto 30, 2020

Gocce d'inchiostro: Isolati - Iris Bonetti

Erano tanti anni che non attraversavo l’oceano. L’ultima volta è stata dieci anni fa, con un romanzo che all’epoca aveva fatto breccia nel mio cuore, e adesso il ricordo di quel giorno riaffiora. Vedo me stessa riafforare da un posto sconosciuto, in compagnia di due amanti che, ignari di quella che si è rivelata una catastrofe, risente dei postumi della solitudine, dell’abbandono, e rammento di come tutto era iniziato per caso con la semplice parvenza di una vacanza. In questi ultimi giorni d’agosto, nel mentre mi godevo una settimana di puro e semplice relax, lontana dal lavoro e dalla monotonia del giorno, Iris Bonetti bussò alla mia porta con una storia che possedeva una certa originalità nello stile da sembrare piuttosto conosciuta. Io francamente non la conoscevo, ne sapevo dell’esistenza di Isolati tant’è che leggere questo romanzo fu una fonte di inestimabile piacere. Isolati giunse nel momento in cui inconsapevolmente avevo più bisogno e questa coincidenza si fissò nella sabbia del tempo nel momento in cui desideravo leggere qualcosa di semplice e non troppo impegnativo. I miei piedi minuti hanno così potuto toccare la sabbia fine e dorata, calpestare rocce e massi, ma soprattutto restare in compagnia di sei figure in carta e inchiostro che, in una manciata di pagine, erano divenute persone.


Titolo: Isolati
Autore: Iris Bonetti
Casa editrice: Selph pubblishing
Prezzo: 16, 70 €
N° di pagine: 488
Trama: Cinque uomini e una donna, uno scrittore irlandese, un chirurgo francese, uno studente spagnolo, un poliziotto canadese, un narco trafficante messicano e un’aspirante attrice americana si trovano su un volo diretto in Indonesia, che fatalmente precipita nel mezzo dell’Oceano Indiano. Naufragano sulle spiagge di un’isola sconosciuta dove, andando alla ricerca dei superstiti, si incontrano. Da quel momento lottano per sopravvivere affidandosi unicamente alle loro forze. Emergono le loro capacità, debolezze e istinti, insieme al vissuto che ognuno si porta dentro e che condizionano le loro azioni, fino a offuscare il confine fra bene e il male. Avril, unica donna, costretta a subire queste dinamiche decide di fuggire, scoprendo così che non sono soli: una tribù di selvaggi compie dei macabri rituali nella giungla. La spiaggia non è più un luogo sicuro e sono quindi costretti a cercarne un altro, addentrandosi nella foresta e affrontando innumerevoli insidie. Tuttavia non sanno che l’isola nasconde ben altro. Demoni oscuri, i maduk, narrati nelle melopee degli indigeni, vivono nelle viscere di quella terra. Un mistero cupo e minaccioso che giunge dal passato e che cala inatteso su tutti loro.



La recensione:

Ancor adesso serbo un ricordo particolare, ponendo nero su bianco le mie impressioni riguardo l’ultima fatica di Iris Bonetti. Ma è possibile che in sostanza sia una questione relativa alle sfavillanti emozioni che la sua lettura ha sortito così bene. Voglio dire, nella mia carriera di lettrice ho letto un'infinità di storie di questo tipo. Storie forti, passionali, silenziose ma grandi, come lo spazio caldo e lontano nel quale si potrebbero perdere le nostre tracce. Per sfuggire alla monotonia del giorno, per allietare il mio spirito - penso che, in questi ultimi giorni d'agosto,  abbia avuto bisogno di questo - ho scelto di leggere Isolati come se animata da qualche forza sconosciuta. Di solito so sempre dove indirizzare le mie preferenze letterarie, ma, talvolta, mi piace pensarla così.

Fu inoltre per combinazione che ascoltai la storia che la Bonetti si porta dentro. Era un pomeriggio frenetico e afoso, quando mi sorpresi di correre verso qualcosa che desideravo toccare, già da un bel po'. Non mi importava quello che avrei trovato al termine della corsa: volevo che fosse qualcosa di spontaneo, che corresse verso di me. Era questa la risposta che avevo bisogno, cioè la mia anima aveva bisogno che la mia coscienza si beasse di qualcosa di semplice e spontaneo. E, allo stesso tempo, avevo bisogno di sapere che potevo esserne travolta. La sua figura si era stanziata ai bordi della mia anima, con prepotenza e impetuosità. La sua cadenza sinuosa, ritmatica, vivida e bellissima fu una carezza sulla pelle. Una ventata d'aria fresca. Una benedizione fra letture impegnative e svariate. Istantaneamente, toccandola e facendomi avvolgere dalla sua essenza.
Attimi che potrebbero durare per sempre. Sparire, così come sono apparsi. Collocati in qualche stanza remota della coscienza, perché il calore con cui mi ha accolta, inaspettato, coinvolgente, mi ha strappato dalla monotonia, dalla piattezza di certe giornate.
Mi ha resa felice, anche solo per qualche giorno, per avermi nascosto e ospitato in questa isola, in compagnia di sei figure, in momenti in cui decisero di lasciarsi andare, mettere a tacere la voce interiore non per perdonarsi gli errori che hanno commesso insieme ma per accettarsi; così soli, indifesi, invisibili agli occhi del mondo se non per se stessi. Desiderosi di trovare un posto in cui sentirsi a loro agio, al sicuro dai fantasmi del loro passato. Un passato di cui si sa ben poco, una vita inappagante e poco fruttuosa, il desiderio insopprimibile di una combriccola di figli immaginari che allietino e riempiano la casa.
Fulcro di questa appassionante storia, la piccola e sperduta isola distante mille miglia - dove non c'è alcuna forma di vita -  o forse no? - , l'acqua lambisce cristallina una distesa sconfinata di una spiaggia dalle mille sfumature, dal nocciola al beige accecante - e una tribù di indigeni, demoni, maduk di cui i nostri protagonisti conoscono ben poco, alla mercé di un tarlo che li divora lentamente da dentro, un baule zeppo di sogni e desideri riposto dimentico in soffitta. Isolati non è solo il racconto di tutti loro, scaraventati nell'abisso scuro e angoscioso della lontananza. E' anche una sorta di rinascita interiore per il semplice fatto di avergli  permesso di credere in qualcosa, quando non avevano la certezza di poter sperare. Loro, che sono i navigatori dell'isola perduta che avrebbero trovato la pace. La loro pace. La materia finita in uno spazio infinito, che rincorrono la beatitudine eterna e danno calore con generosità e perfezione. Due binari che camminano sullo stesso piano. Adulti comuni e ignari che, sino a qualche tempo fa, pensavano a come stilare la bozza di un romanzo o di non sentirsi gli ultimi incomodi.
Quella della Bonetti è una storia che francamente ho già visto in altre tipologie di romanzo, ma che si è spostato elegantemente nei miei pensieri, con uno stile semplice ma evocativo, quasi lirico, in cui la tensione emotiva, sensuale, scava nell’anima di chi legge.
La maturità della storia, il modo in cui è stata raccontata, che, inizialmente, mi hanno fatto sorgere qualche dubbio sulle tematiche che l’autrice avrebbe scelto di evidenziare, rende il lettore spettatore di una vicenda che ha qualcosa di vero. Narra molto semplicemente le vicende di sei sfortunati adulti, sentimenti forti e sospetti che colpiscono per la vastità delle emozioni che ci legano che, dal tratto seducente ed emozionante, possiede un ché di sognante e surreale che persiste sino alla fine. E, irresistibile desiderio di cadere di cuori caldi e pulsanti, è una vertigine che ha il più dolce dei sapori. La consapevolezza che la felicità, seppur effimera e imprecisata, è un vortice travolgente cui è impossibile sfuggire.
Valutazione d'inchiostro: 4

N.B: Ringrazio l'autrice per le bellissime immagini concessami.

2 commenti:

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