venerdì, febbraio 12, 2021

Gocce d'inchiostro: Una cosa divertente che non farò mai più - David Foster Wallace

Questa settimana mi sono lasciata alle spalle qualunque tentazione, qualunque piacevole sorpresa virasse i miei buoni propositi, accogliendo il mese di febbraio con la certezza di seguire un certo percorso di letture. Chi miconosce si stupisce nel leggere queste poche parole; la lettrice istintiva che è in me non si lascia di certo influenzare da inutili TBR. Quale Fato crudele ed egoista avrebbe tracciato il mio passaggio in questa manciata di giorni? Ma da quant’è che è iniziato l’anno mi sono intestardita ad accogliere nel mio cantuccio personale questo folle proposito di essere guidata dal destino, anziché viceversa, che quasi sempre è infallibile, e ogniqualvolta un nuovo romanzo viene smaltito lo ripongo sullo scaffale con un sorriso stampato sulle labbra. Nella vita non c’è nulla di certo, ma era certo che questo mese sarebbe stato il mese di David Forster Wallace. Il mondo prosegue inesorabile il suo percorso, e di autori e romanzi ancora da leggere e vivere ce ne sono a bizzeffe. Ma spesso le delusioni sono dietro l’angolo con la stessa rapidità e foga con cui mi appresto a vivere la stessa letteratura, impreparata dunque a vivere l’ennesima delusione. Perciò, ora che ripongo queste poche righe, mi sento più amareggiata che altro. Come primo approccio con uno dei capostipiti della letteratura, ho vissuto con noia, monotonia, quasi riluttanza questo corredo di immagini che l’autore ci propina mediante un viaggio metatarsico che, sotto certi aspetti, gli ha reso il medesimo più complicato di quel che sembra. Alla fine ho fatto parte di questa nave, sono salita a bordo volontariamente, diretta chissà dove e con chissà chi, ma che non mi ha donato ciò che confidavo. Anzi,  il più complicato e solitario viaggio avessi mai fatto, perché di Wallace ho sentito parlare tanto, dissipando così qualunque dubbio. 

 Titolo: Una cosa divertente che non farò mai più
Autore: David Foster Wallace
Casa editrice: Minimum Fax
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 150
Trama: A un giovane scrittore viene commissionato il reportage di una settimana in crociera extralusso nei Caraibi. Lo scrittore è David Foster Wallace e la permanenza sulla “meganave” si trasforma in un’esilarante cronaca, ma anche in un acido ritratto dell’americano in vacanza, delle sue abitudini ottuse, della sua eleganza pacchiana e naturalmente della sua ricerca di un forzato e artificiale relazione.

 

La recensione:

I miei pomeriggi nel santuario della mia casa, con una pila di libri che valicano il soffitto che in tantissimi momenti della mia vita hanno funto da beneficio alla mia anima semplice e romantica, servono a trasformare la noia, il piattume di giornate quasi sempre uguali a se stesse in momenti di spensieratezza, gaio, svago sia pure per una manciata di ore o di giorni che da sempre segnano forme particolari di silenzio, tracciano e custodiscono il mio animo con estrema cura, confidando che la loro anima coincida con la mia, e siccome per natura sono parecchio diffidente, non sarebbe stata una novità se il primo approccio con David Foster Wallace sarebbe stato negativo. Niente pregiudizi, niente peli sulla lingua, niente finte spettacolari, ma un gioco di camuffamenti con ironia e spirito critico che, inafferrabile e inaspettato, instilla nell’animo quel forte desiderio di piccolezza e futilità di coloro che non riescono ad apprezzare anche quel minimo aspetto ci riserva la vita. Ma il << gioco >> di Wallace non è preferibilmente basato nel criticare queste persone ma evidenziare quali siano stati quei punti forti e deboli da tenerlo lontano dagli stessi e dunque indispensabile a vestire i panni di un critico teorico, un po’ borioso e leggermente maleodorante, elastico e dotato di un’ironia pungente, che combinò all’entusiasmo di partire per un viaggio l’atto di esplorare la natura umana. Un’insana e distorta forma di interpretazione culturale, antropologica, che non mi fu destroso, pulito e sarcastico come sembrava. Il mio istinto raramente si sbaglia e il mio folle intento di conoscerlo mediante questa sua esile opera, constato come non sia stato dei migliori. Eppure di potenziale Wallace ne possiede a dismisura, e sono certa che il mio percorso non si concluderà qui, perché nella foga di accoglierlo i miei pregiudizi divennero sempre più inssitenti, rendendomi una giocatrice discontinua in attacco, una capace di segnare punti invisibili anche quando non c’erano.
Così Una cosa straordinaria che non farò mai più segna il mio primo punto nel mondo wallaciano, ma comunque le prime impressioni non sono mai esatte. Contano fin quando hanno un fondamento logico, e pur quanto questo romanzo lo abbia adoro quando ci sono tante altre cose da esplorare.
Esordito con l’evidente frustazione di mettere nero su bianco, provando con una certa facilità, pensieri che gli si sono avvicendati dentro, in Una cosa divertente che non farò mai più non ho provato quell’ammirazione che di solito intrigano la maggior parte degli autori di narrativa contemporanea. Wallace ci racconta come, mediante una vacanza improvvisa, l’irreprensibile delusione di trovarsi attorno a figure rese quasi insignificanti, vacue, prostati da vizi e virtù ed inutili pregiudizi. Quasi un fato crudele ed egoista avesse escogitato un piano, senza nemmeno ne conoscesse l’esistenza. Perché, in effetti, dove è cominciato questo viaggio? Quale sarebbe stata la sua vera destinazione? La sua catena di eventi che legano le vicende umane dei personaggi non sono stati innumerevoli e dunque più volte ho vissuto momenti di noia e piattume, sebbene la bellissima ed attraente copertina, ritrovatami per caso nel momento in cui i nostri mondi si fusero. Eppure, condensata in meno di centocinquanta pagine, custodisce un messaggio che bisogna interpretare valicando qualunque barriera, nel suo semplice e ironico una parte della dimora di chiunque, nelle quali non molti ammettono di sentirsi cosi, ma che sopravvivono nella memoria come piccoli dettagli dinanzi al nulla.
Domande a cui non si ha una vera risposta, svanisce nel momento in cui la sua figura silenziosa si mosse attorno alla mia aura lucente divenendo, anche se per poco tempo, quel compagno da cui ho imparato qualcosa. Ma non sedotto al punto da esserne ammaliata, giunto silenziosamente e congedatosi tra il frastuono dei miei pensieri.

Valutazione d’inchiostro: 2

4 commenti:

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