Titolo: Le donne di troppo
Autore: George Gissing
Casa editrice: La tartaruga
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 600
Trama: Londra, fine Ottocento. Un gruppo di donne cerca di organizzarsi per ottenere dignità e indipendenza economica nella capitale vittoriana. Non sono rivoluzionarie, non lottano ancora per il suffragio: ma vogliono poter lavorare per arrivare a sposarsi, in caso, per amore e non per bisogno. Dalle premesse classiche del marriage plot (una giovane bella e nubile appena arrivata nella grande città; un dandy intraprendente in cerca dell’amore; una donna bruttina ma di gran carattere decisa a seguire le proprie idee) si sviluppa una serie di equivoci ferocemente realistici, destinati a finire nell’unico modo in cui può finire un romanzo che vuol fare i conti con la realtà: con uno schianto. Con la verve e il sarcasmo del romanzo di costume di Jane Austen, nella Londra di Dickens e Thackeray, Gissing racconta varie storie d’amore intrecciate con problemi di soldi e aspirazioni sociali: ma le racconta come se fossero vere, giocando a ribaltare gli stereotipi della fiction romantica calandola nella realtà delle pressioni sociali, del conformismo e, soprattutto, della discriminazione di genere.
La recensione:
Le storie di cui amo cibarmi, beneficiare del loro essere, del loro indomito spirito, sono quelle crudeli, forti, eroiche, moraliste, amanti della parola scritta, pullulanti di vita, di sapere e conoscenza, trionfanti e dolci come fiele, imperfetti ma devastanti. Dubbi, perplessità, segreti sopiti dal passato svaniscono con un semplice gesto: sedere su una morbida poltrona, aprire un romanzo, infilare il naso ed esserne completamente risucchiata. Un incontro/ scontro fra anime che rivela molto più di quello che le parole potrebbero dare, conferire, ma strettamente necessario. Fondamentale.
La mia anima silenziosa, per orecchie esterne, ma non per il mio IO di carta e penna, sa che certe letture, quelle che lasciano, recano dietro di sé messaggi molto più potenti di quel che si crede, arrivano quando meno le si aspetta. Il terreno mi scivola sotto i piedi. La mia piccola ma morbida figura comodamente ricoperta in una poltrona, inghiottita dalla stessa perchè soggetta a un passaggio totale. A un dislivello di percezione temporale in cui niente di ciò che sembrava reale rivela di essere. Ironicamente, ma con arguzia e sagacia, George Gissing scrisse un romanzo, redasse un documento in cui al centro vi era la figura femminile. Quella che emerse nel XIX secolo frantumando lo stereotipo dell’angelo del focolare, quello cioè della donna sottomessa, ma istruita ed economicamente indipendente, libera dai rigidi schemi patriarcali, in quanto la donna borghese doveva essere esortata a conseguire un’adeguata istruzione, interpretare una professione pur di raggiungere una certa indipendenza finanziaria, condannando l’impiego industriale, promuovendo il femminismo domestico. Trollope e la Gaskell incoraggiarono le donne dell’alta borghesia a partecipare attivamente, le sorelle Bronte e George Eliot, invece, a criticare l’emarginazione sociale. Nell’insieme, una grande risorsa che ispira chiunque nutra simpatia e rispetto,invitando a lottare per garantire una certa indipendenza, illustrando la ragione di matrimoni o legami parentali.
In ogni comunione patriarcale c’era una beffa che prevedesse una certa rivendicazione dei diritti, e i romanzi di stampo sociale - specialmente quelli vittoriani - rivelano una certa insoddisfazione per la loro posizione contemporanea come trampolino di lancio per un dibattito pubblico sulle relazioni di genere che in precedenza fungevano da tabù, poiché raffiguravano donne che combattevano contro la tradizionale percezione maschile, tuonando simbolicamente mediante tre unici strumenti: il voto, il lavoro, il matrimonio. Il futuro dell'umanità era di pari passo con la difesa della morale e dei costumi d’epoca, l’ideale amoroso volto alla donna o all’uomo destava una certa amarezza, soppiantando quelle forme vaghe e sfuggenti che si espressero in forma negativa, nel disgusto che suscitavano queste reazioni indotte dalle convenzioni.
L’assurdo disordine di un tempo che affonda le sue radici in un epoca, quello della fine della Rivoluzione francese, l’inizio dell’Illuminismo, rivela donne mantenute e preservate nell'ignoranza che sollecitano una ribellione contro la trappola di un matrimonio senza amore. La scrittrice Ouida anticipò brillantemente ogni concetto moderno di donna nuova, promuovendo un’etica dell’empatia universale e precoce da cui la libertà che ne sarebbe dipesa e che ne avrebbe riflettuto il tema dell’attesa - quello che Milton esplica nei suoi Sonetti - soggetta a forme di attività o accettazione delle stesse. Assolvendo al loro dovere, valorizzando il talento di Dio aggrappandosi cioè all’idea che possa rendersi liberi, sicuri. In Casa di bambola, John Irving aveva espugnato qualcosa di simile, attribuendo alla sua figlia di carta, Nora Helmer quella possibilità di compiere un gesto rivoluzionario mediante cui potrà scovare la sua identità, lottando costantemente fra le convenzioni sociali soffocanti, alenando a un bisogno struggente e profondo di autorevolezza. Mary Wollstone vedeva le donne come esseri umani che meritano gli stessi diritti degli uomini, invocando l’uguaglianza tra sessi in ambiti specifici, delineando ogni obiettivo al fine di garantire quel suffragio femminile negli Stati Uniti. Affinché potesse contribuire era necessario educarla, disciplinarla a certe forme di istruzione, proclamando una piena assimilazione sociale, politica, legale. Invocando l’uguaglianza giuridica e legale in rapporto agli uomini a cui sarà concessa una maggiore rilevanza professionale che delinea i limiti posti dalla Nuova Donna, ampliando quelle possibilità di essere se stessa, perfezionando ogni cosa. Il teatro, a questo proposito, sarà quel trampolino di lancio che evidenzia quelle strategie di sopravvivenza e di espressione di una società che si adatti alle aspettative di uomini potenti.
In un viaggio verso la verità che porta a scontrarsi con la società borghese, queste Donne di troppo saranno regine a metà. Corrispondenti delle lady di salotto alto borghesi tentando di superarle, una visione che può contrapporsi al mondo esterno, mirando ad inserirsi in un ampio circuito d’arte in alternativa al filone commerciale.
La critica femminile che se ne ricava la si può rintracciare facilmente nel ruolo delle donne attrici perchè inattive, la cui assenza diviene stereotipo, memoria emotiva o storica che esprime un linguaggio del corpo alternativo alla superiorità del teatro di parola, anche quando le donne hanno fatto il loro ingresso nel mondo dello spettacolo. La donna attrice proporrà un nuovo modello, inteso come trasgressivo, ma appetibile ad altre professioni per la possibilità di poter mettere a punto o a frutto l’educazione, la cultura ricevuta in famiglia. Combattendo battaglie morali che scoraggiano quelle giovani donne che desideravano intraprendere questa strada, e di cui Gissing delinea un quadro realistico, concreto ma insoddisfacente, come forma di mancato soppiantamento a ciò che non può essere modificato, depennato, cancellato nella risacca disomogenea del tempo.
Valutazione d’inchiostro: 4
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