mercoledì 5 ottobre 2016

Gocce d'inchiostro: Il vecchio che leggeva romanzi d'amore - Luis Sepùlveda

Titolo: Il vecchio che leggeva romanzi d'amore
Autore: Luis Sepùlveda
Casa editrice: Edizioni Tea
Prezzo: 9,50
N° di pagine: 140
Trama: Il vecchio Antonio José Bolivar vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Antonio vi è approdato dopo molte disavventure che non gli hanno lasciato molto: i suoi tanti anni, la fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie, i ricordi di un'esperienza - finita male - di colono bianco e alcuni romanzi d'amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall'aver vissuto "dentro" la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.

La recensione:

Sapeva leggere. Fu la cosa più importante di tutta la sua vita. Sapeva leggere. Possedeva l'antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia.

<< Il poeta del cuore umano che potrebbe fare per te a cui hai dato un arrivederci molti anni fa >>, mi dissi quando arrivai fra le pagine di Il vecchio che leggeva romanzi d'amore. Favola che esalta l'amore, la vita, la rinascita i cui i libri sono un bellissimo surrogato alla sopravvivenza umana: alleviano i dolori alla temibile bestia della solitudine. Amici di lunga data che tramandano miriade di storie e avventure, destinati a nessuno in particolare, fermi al fermo posta di una libreria forse troppo luminosa per i nostri occhi stanchi.
Non potevo più aspettare e i libri, la lettura, i romanzi che esaltano il piacere della lettura, dopotutto, sono quasi sempre un buon antidoto contro la tristezza. I mali dai quali è quasi sempre affetta la mia povera anima. Un documento intrappolato in una finestra virtuale dalla luce vaporosa, uno scambio di letture, la scoperta di una realtà non proprio simile alla nostra ma che ci fa acquisire energia, forza, un appuntamento alla fine della mia prima tappa fra le vecchie mura di una solida cella che ha le fattezze di un istituto correzionale, posti e soprattutto esperienze di un uomo solo, ignaro del mondo e della realtà circostante, mi hanno condotta piuttosto lontana dall'obbiettivo iniziale, il piacere della lettura, ma che senza questo imprevedibile viaggio non mi sarebbero mai capitate.
E' bastato un semplice invito, un passo per poter arrivare nel posto giusto - quello concepito nella mente dell'autore - e il resto venne da sé. O quasi. Il vecchio e simpatico Antonio José Bolívar Proaño non è diventato parte della mia vita ma, in pochissimi giorni, è stato il protagonista di una serie di eventi che si sono succeduti a quel presentarmi una sera alle dieci e mezzo nel piccolo studio di un dottore dalla calvizie incipiente, un quartiere non proprio pulito dell'America  dal quale la gente sembrava essere stata risucchiata via e la cui quasi assenza, dipinta in diverse sfumature, mi fece venire l'angoscia al solo pensiero che uno potesse essere condannato a vivere in solitudine.
Guardandomi attorno, vedendo il mondo così come lo ha descritto Sepúlveda, e facendo alcune considerazioni ho letto Il vecchio che leggeva romanzi d'amore con la sensazione che questa storia, questo mondo parallelo di cui non ne conoscevo nemmeno l'esistenza, mi avesse risucchiato senza che nemmeno io me ne accorgessi. Il mondo esterno, così indistinto, lontano da sé, nel romanzo di Sepúlveda mi è apparso come qualcosa a cui qualcuno è stato costretto a separarsene. Infinitamente più grande di lui, vulnerabile come un onda che, intimorito dalle barbarie degli uomini, sogna soltanto di essere più grosso, maestoso per non essere schiacciato dal peso crudele della realtà.
Queste sono alcune delle considerazioni che mi hanno accompagnato durante la lettura, e con le quali è stata concepita la storia di Antonio José Bolívar Proaño che, come un viaggiatore proveniente da una dimensione lontana anni luce, mi ha raccontato la sua storia quasi come se stesse confidandosi con una vecchia amica. Una filosofia di vita non fondata da nessuno, se non dallo stesso autore, dalla sua saggezza, dall'esperienze che sedimentano nel suo animo, come uno strumento in cui si cerca la conoscenza di sé; la conoscenza della propria identità, e la felicità che procura una semplice pagina stampata.
Estranea al passato disordinato di cui Antonio non ha voluto confidarmi, lasciando tuttavia aperti i pozzi della memoria per riempirli con gioie e tormenti di amori fuori dal tempo, nel romanzo di Sepúlveda ho finito involontariamente per restare con una limitata visione di ciò che riguarda il protagonista e tutto ciò che lo circonda, in quanto tutto ciò che la sua coscienza ha percepito è rimasta fuori dal suo Io. Esattamente come avviene al protagonista di Siddhartha, che vede se stesso come qualcosa di lontano e diverso da sé. Piccolo grande uomo cresciuto con un bagaglio di saggezza che lo guida nella direzione giusta dei ricordi, pur di non cadere nelle trappole che questi spesso gli tendono.
Quella di Il vecchio che leggeva romanzi d'amore avrebbe dovuto essere un tentativo di evasione. Una sorta di allontanamento dalla routine, che avrebbe dovuto spezzare in due il filo del presente, che fuggendo in una realtà completamente diversa da quella che mi ero immaginata, avrebbe potuto essere una breve pausa nel tormentare senza posa il mio spirito. Un romanzo che non spicca per bellezza, ne per ricchezze conoscitive ma che ha oltrepassato quella barriera invalicabile della soddisfazione umana in cui ho potuto appropriarmi del cielo di un altro nel momento dell'abbandono.
Con una serie di riflessioni che nascono dall'esperienza, dalla conoscenza del mondo, accompagnata dalla voce bassa quasi melodica di un uomo, sono stata catapultata fuori dal tempo e dallo spazio, con la conoscenza di un uomo solo e distrutto che imbocca la strada della conoscenza. Una storia che ho accolto con una sferzata di parole che sono appartenute a tutti, dopotutto, e che alla fine mi hanno dimostrato come sono appartenute anche alla sottoscritta che custodisce nel proprio cuore un amore indissolubile per i libri e la buona letteratura, dotato di una forza che spesso non immagino neppure. Basterebbe chiudere gli occhi per invertire il corso di una esistenza.
Valutazione d'inchiostro: 3

10 commenti:

  1. Ciao Gresi, questo è un altro dei romanzi che vorrei leggere!

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    1. Ciao, Ariel! Ho avuto la fortuna di trovarlo in pdf :) Se vuoi, posso mandartelo :)

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  2. Ciao, aggiungo il libro alla mia infinita WL xd, bella recensione!
    A presto,
    Ella

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    1. Ciao Ella! Ma grazie 😊 quando arriverà il suo momento mi farai sapere 😊

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  3. Ciao! Anche io l'ho trovato in pdf e avevo iniziato a leggerlo qualche mese fa, ma poi ho abbandonato e non ricordo neanche perché..prima o poi lo riprenderò e anzi, ho intenzione di leggerli tutti i libri di Sepùlveda :)

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    1. Ciao Maria! Diciamo che ogni romanzo è in attesa del suo momento, e come Sepúlveda mi ha chiamata in questi giorni sono certa presto chiamerà anche a te 😊

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  4. Sai che di Sepulveda ho letto proprio poco? Mi pare solo un romanzo breve e non dei più famosi, ma vorrei recuperare qualcos'altro.

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    1. Ciao, Beth! Anch'io ho letto molto poco. Per la precisione, questo è il suo secondo romanzo che leggo, ma confesso non mi ha entusiasmato molto. E penso che, se leggerò qualcos'altro di suo, lo farò in futuro 😊

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  5. Ciao! Bellissima recensione :)
    Ho letto questo romanzo anni fa e mi era piaciuto molto al tempo, aveva un'aurea tutta sua e particolare, ma non penso che lo rileggerò da qui a breve (inoltre non è che Sepulveda abbia scritto pochi libri xD)
    A presto!
    -G

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    1. Ciao, G! Grazie 😊 La mia è stata la prima esperienza con Sepúlveda. Non che sia stata brutta, ma penso che per qualche tempo mi dedicherò ad altro 😉

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