martedì 20 giugno 2017

Gocce d'inchiostro: Nimal Kingdom - Ivano Mingotti

Titolo: Nimal kingdom
Autore: Ivano Mingotti
Casa editrice: Nulla Die
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 166
Trama: Dino Ferrucci, millennial della bassa lombarda, al centro di un uragano di piccoli, enormi, sproporzionati eventi. La sua San Gervasio al Lambro come palco dei tempi moderni, tra vecchi, dialetto, sigarette rubate, sorelle pazze, antipolitica e puzza di vacca.
La recensione:
... A me non servono tutte quelle cose. A me piacciono le poche cose che ci sono qui, che non vanno mai via. Che poi vado a dormire tranquilla, che so che il giorno dopo sono lì ad aspettarmi. Come si fa a non voler vivere qui? 

"Si possono raccogliere tutte le ossa che si vuole, costruire la parte più splendida del mondo, ma ciò non basta per produrre qualcosa che sia vivo. Una storia, in un certo senso, non appartiene a questo mondo. Per creare una vera storia è necessario un battesimo magico, che riesca a mettere in contatto questo mondo con quello dell'altro."
Ecco quel che ho letto qualche tempo fa in un romanzo semplice e apparentemente innocuo, firmato da un autore che ho conosciuto per caso e che in pochissimo tempo è divenuto mia musa ispiratrice. Murakami Haruki. Solo molto tempo dopo ho compreso il vero significato di queste parole, e all'epoca sono riuscita perlomeno a trovarvi un fondo di verità. La scrittura può dar vita a una serie di racconti. Racconti dell'anima, spaccati di vita che possono rischiarare un cielo perennemente grigio e ombroso o attorniarsi di figure la cui aura lucente brilla come un faro nella notte.
Questo inutile e vago discorso per dire che sono anch'io un amante della scrittura, e come i grandi della letteratura mi sono messa d'impegno a scrivere, affinché qualcosa andasse al suo posto. Un tempo sprofondavo nello sconforto. Perché la mia attitudine ad adoperare parole o frasi estrapolate dal nulla era parecchio scarsa. Se avessi voluto parlare con qualcuno, ad esempio, di quelle inutili ansie e preoccupazioni che vorticavano nella mia testa come uno sciame impazzito di api, quando avevo sedici anni, non avrei avuto nessuno con cui confidarmi. Così stavano le cose.
Per qualche anno mi sono dibattuta in questi dilemmi. Qualche anno può essere un tempo indefinito.
Da quando ho abbracciato la passione per la scrittura, ho cercato di attenermi a certe regole. Fissare un punto preciso affinché non venga sedotta dall'incontrollabile strisciare del mondo. Quando scrivo mi impongo di essere sempre precisa, chiara, e uno scarso bagaglio di esperienze alle spalle mi hanno fatto capire tante cose. Autori di vario tipo si sono presentati alla mia porta a raccontarmi tante cose, sono passati a farmi visita come se folgorati da qualcosa - un colore, un dettaglio -, e non mi hanno più abbandonata. Ivano Mingotti rientra in questa piccola cerchia. Ed è evidente che se ogni anno rivolge a me e al mio blog così tante attenzioni qualcosa del mio modo di raccontare lo incuriosisce.
Scrivere una recensione, specie in maniera piuttosto onesta, è terribilmente difficile. E più cerco di essere onesta, più le parole giuste acquisiscono intensità e lucentezza. 
Quello che sto scrivendo adesso è infatti quanto io tengo ermeticamente intrappolato nella soffitta impolverata della mia anima. Chi lo sa, magari in un lontano futuro queste parole mi aiuteranno nel momento del bisogno, scoprendomi di essere riuscita a salvarmi. Salvarmi dinanzi a un tempo tiranno e spaventoso. Una realtà in cui tardi ci si accorge che si tratti di un'unica entità continua ..
Fu in un pomeriggio terribilmente noioso e afoso di metà giugno, con il cielo terso che sembrava volesse trasmettermi un senso di pace interiore e un sole spaventoso che si spandeva in una ghirlanda di rame liquido, che Nimal Kingdom arrivò sul mio lettore ebook, con una copertina originale e molto divertente, una storia apparentemente banale ma profonda, un montaggio di vicende realistiche colme di sentimentalismo.
Sono trascorse una manciata di minuti da ché ho terminato di leggere il romanzo, e dal primo momento in cui lessi le prime pagine il seme della curiosità ha affondato le sue radici e ha cominciato a crescere. I miei occhi color cioccolato, infatti, che seguivano febbrilmente i caratteri stampati, non riuscivano a scrollarsi se non quando giungevo alla fine del capitolo. Dino Ferrucci, sensibilissimo simpaticone, in grado di combattere e ribellarsi usando le parole come armi, mi narrò la sua storia quasi come un lungo e profondo esame di coscienza. Scritte in quelle che non sono altro che pagine di diario, che si trascineranno fino a quando esalerà il suo ultimo respiro, per poterlo così finalmente fuggire nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarlo. 
Non esattamente la cosa giusta da fare. Di sicuro ha reso più leggero un fardello più grande di lui, ma cosa fare purché il mondo non si avvii verso il nulla? Mascherato da consuetudine e zotico suprematismo. Se ci penso, penso che quello di Dino è stato un gesto coraggioso. Mettere a tacere la voce gracchiante della sua coscienza è un buon modo pur di allontanarsi dalla landa deserta in cui inevitabilmente è sprofondato. Qui il silenzio, la solitudine sono depositati come fango morbido. Sogni di giovani o vecchi svaporano nell'atmosfera come fiati di vapore, come un acquazzone estivo che passa su una strada piena di negozi e si allontana senza lasciare nulla sul terreno. Tutt'attorno, una debole luce diffonde i suoi raggi pallidi come resti di memorie lontane. Una piccola folla circonda le mura di un paesino disperso nel centro della Lombardia. Una piccola cerchia di cittadini, gente comune che, ignari della futilità del mondo, avvertono la supremazia di una realtà che presto sarebbe diventata loro. Un abisso oscuro tra ciò di cui cerchiamo di essere consapevoli, e ciò di cui siamo realmente. 
Per quanto il righello della vita sia lungo, non arriveremo mai a misurarne la profondità. In queste poche righe Ivano ha mostrato una certa immagine. Condensata in un romanzo, un testo letterario semplice, che è una piccola opera d'arte. Uno spaccato di vita in cui ognuno di noi può riconoscersi, come una linea tracciata nel mezzo. E che, senza inutili preamboli, mi ha donato persino qualche insegnamento.
Fonte inesauribile di pensieri, sogni, speranze e delusioni, sospesi nell'aria stagnante, impossibili da annullare del tutto. Memoria di una vita rubata di un giovane adolescente, nonché confessione sussurrata dalla soglia morale della sua insoddisfazione. Timoroso di sbagliare, vivere, amare.
Se volete un opera letteraria alquanto realistica e veritiera, fareste meglio a leggere quella scritta da Ivano. Perché talvolta certi romanzi sono necessari per comprendere affondo la società che ci circonda; oggetto di ribellione per una serie infinita di soggetti e il terreno ideale per l'indagine accurata del rapporto fra l'esistenza e la sua rappresentazione fra uomo e vita.
Questa storia finisce così com'è iniziata. Sbucata dal nulla, vissuta in pochissime ma piacevolissime ore, rivolta alla mia anima come monito verso coloro che continuano a costruire solide barriere attorno a se stessi.
Galleggiando lievemente, portata dalla corrente impetuosa di parole che ho potuto sentire come mie.

Valutazione d'inchiostro: 4

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