giovedì, dicembre 15, 2022

Gocce d'inchiostro: Pippi calzelunghe - Astrid Lindgren

Non ci sono mosche né zanzare fra le pagine di Pippi calzelunghe, l’aria magica, surreale e malinconica che si respira odora di fiabesco, come piccole pastiglie dolci/amare al gusto di eucalipto perché riposto in un unico luogo, una casa deformata sulla cima di una collina, il cui profumo penetrante pulì le mie cavità nasali ogni volta che inspiravo. Pippi Calzelunghe, stabilitasi sulle fronde di questo albero maestro nel bel mezzo della campagna di un piccolo luogo immaginario, fu l’unica ad aver discosto una tendina invisibile che mediante affetti o legami osserva il mondo circostante.
Il mondo ritratto dall’autrice in questo splendido romanzo, mi è sembrato bizzarro non tanto quanto un posto assurdo quanto un posto reale, un presidio urbano che accolse migliaia di lettori di qualunque sesso o età, progettato da una mente acuta e perspicace che non tollerava il fatto che i bambini non potessero essere tali, cosa che invece rese questa lettura magnifica e indimenticabile. Un pittoresco viaggio << da poltrona >> i cui svariati episodi delineano la vera e propria identità di una piccola grande donna, mediante la quale è stato possibile tendere l’orecchio. Ascoltare un frastagliato respiro, in cui si cerca di immaginarla protetta nella sua amata Villa conchiglia osservando minuscole scenografie di una galleria di immagini, suoni e colori che riesumeranno un frammento di vita che si credeva perduto.

Titolo: Pippi Calzelunghe
Autore: Astrid Lindgren
Casa editrice: Salani
Prezzo: 15, 90 €
N° di pagine: 316
Trama: "Un tempo avevo paura di rimanere in casa da sola, ma ora non più, perché Pippi è con me" ha scritto ad Astrid Lindgren una bambina giapponese. "Pippi Calzelunghe" è un libro conosciuto in tutto il mondo e tradotto in 54 lingue, di cui l'ultima dell'elenco è lo zulù. Anche voi troverete in Pippi una compagna forte, allegra, furba e ricchissima; vive sola a Villa Villacolle e non ha paura di niente: sta benissimo anche senza genitori, perché così nessuno le dice quando è ora di andare a letto o le insegna le buone maniere, che non servono a nulla se non si è veramente generosi. E Pippi, appunto, lo è. Leggete le sue avventure e vi sentirete, come lei, tanto forti da sollevare un cavallo. 

La recensione:

Di questa stramba e vivace ragazzina sapevo poco e niente. Era una splendida giornata, quando la giovane Pippi, con un corollario di lentiggini, le treccine, un paio di calze lunghe e colorate e un paio di scarpe più grandi del suo piede, mi propose di accompagnarla per vivere l’ennesima spericolata avventura. Partenza dopo cena in un weekend tranquillo, diretta chissà dove. In sua compagnia, avrei visto il mondo con gli occhi di una ragazzina di dieci anni. Non più di questo target, ma assolutamente incuriosita ed emozionata di aver vissuto un’esperienza letteraria, l’ennesima, avvincente e straordinaria. Qui, quante persone si erano fermate! Tante donne altolocate, tanti uomini ricchi e acculturati che andavano a ispezionare casa sua con un certo cipiglio, un certo dissenso, conoscitori di forme individuali che Pippi ancora ignorava. Allora chi sarebbe stato così coraggioso da guidarla lungo la retta via? Io, naturalmente, che nel momento in cui mi scelse sapevo che non sarebbe stata una semplice scelta. Forse un tentativo per accrescere il ritmo, movimentare giornate già frenetiche, ma così formidabile tutto questo da indurmi a respirare con lei. Letteralmente. Perché Pippi, sebbene non possieda poteri magici, ma solo una certa forza, mi offrì qualcosa che ha una sua magia. Forse quella che la stessa autrice volle trasmettere, in primis a sua figlia, poi al suo pubblico: un’idea di libertà che cozza con le convenzioni sociali imposte. Il fanciullo era costretto a non poter sentirsi come tale, se braccato continuamente. Perché il tempo non gli avrebbe restituito ciò che avrebbe perduto. Tutte le qualità, tutti gli assetti tipici della fanciullezza. Ogni dovere da cui era necessario sottrarsi per essere tali.
Quella di Pippi Calzelunghe è un viaggio indirizzato prettamente ad un pubblico giovane, ma non appena la si conosce e si intraprendono certe manovre d’approccio, comprendi come non era Pippi ad essere strana, ma la gente che la circondava. Forse inadatta per l’epoca che visse, perfettamente idonea al secolo in cui vivo, sorpresa di vedersi proiettata in un mondo che non ho sentito nemmeno io così accattivante, ma che ha generato disappunto, forme di incomprensione che avrebbero potuto essere comprese ma che restano sullo sfondo. È un tema questo, così delicato che l’autrice ha toccato così bene, in cui le note del nostro animo sono state accarezzate dal suo tocco spiccatamente gentile e vivace. Preservando l’idea di questa stramba fanciulla nel tempo il cui ricordo non è svanito nemmeno a distanza di tempo.
Disgraziatamente per me, non vi ho soggiornato per troppo tempo, sebbene il mio fosse un intento con ogni onore possibile, versato inaspettatamente come un liquido incandescente nel mio cuore, principalmente perché sono convinta che questo è davvero un classico per eccellenza. Dotato di un sottile incanto, una forte somiglianza con quei romanzi di stampo vittoriano che, riflettendoci, è un insegnamento di vita, piccolo ma peculiare e morale che ci rende unanimi nell’osservare le peripezie di questa adolescente come quello sprazzo di vita in cui vi è ricamato il nulla. Assomiglia allo stesso filo d’inchiostro col quale l’autrice ci avvolge nella bellezza di un sogno ricco di idee e parole finite. Forse è qualcosa che ha a che fare con l’amore, intenso non nel vero e proprio senso del termine bensì nell’atteggiamento peculiare di ammirazione e ammaliamento nell’aver potuto comprendere tutto questo prima del tempo, così moderno, nel quale l’uomo è nel momento più vulnerabile della sua vita. Sempre manovrato da un abile marionettista, spinto dalla voglia di rinascere, sfuggire da un mondo che concede poco e niente.
Ed è così che, alla fine, mi sono lasciata contagiare dal temperamento entusiasta e vivace di Pippi. Incuriosita dalla sua storia, entusiasta di averla conosciuta e stretto amicizia, prima oziando tutto il giorno poi esplorando il mondo circostante come un fine conoscitore di svariati argomenti, non solo di chi stanziava per qualche momento sotto le sue ali ma anche di chi ha fatto parte dell’infanzia di Pippi, del modo diverso di osservare le cose mediante immaginazione, del piacere e la frustrazione di accettare quella sfida che ci insegna come, per svariati motivi, talvolta è necessario esporsi per risparmiarci l’umiliazione di essere delusi.

Valutazione d’inchiostro: 4 

2 commenti:

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