Le prime ore del mattino del 30 aprile
scorso mi videro giungere alla fine del capitolo di un romanzo che divorai nel
giro di una manciata di giorni. Seduta sulla mia poltrona preferita nel piccolo
santuario della mia camera, circondata da amici di carta che dalla soglia
strapiena di una libreria sussurrano cose, storie di cui ho già potuto
avvalermi o devo ancora vivere – a seconda dei casi -, e adesso completamente persa
perché tornata dall’ennesimo straordinario viaggio, in compagnia di un autore
che due anni fa accompagnò la mia avanzata lenta nel periodo del lockdown, in
un teatro bellissimo e fatiscente in cui incorse la bellezza di una storia d’amore
con quella di un fantasma che popolava le nottati miti dei protagonisti. Ecco che
quell’autore, lo stesso dunque del celeberrimo Il fantasma dell’opera, in poco
più di duecento pagine redasse una storia, l’ennesima, di cui non sapevo l’esistenza
ma che mi tenne incastrata a un gioco perverso di magia, scienza e alchimia che
sortì effetti devastanti. Quali? Quelli che il silenzio col quale questa storia
si ammanta pervade nelle nostre orecchie ma inzuppa la nostra anima con estrema
cura, ci intrappola in un limbo di incertezze, atrocità, opulenze mediante cui l’individuo
deve sottrarsi a qualunque forma di malvagità, soffocamento. Lo spirito
dovrebbe gioire agendo non solo sul corpo ma anche sullo spirito. Le sembianze
di un romanzo alchemico, scientifico e cognitivo che si premura a creare e
spiegare la vita, in mondi nettamente contrapposti ma accessibili alla
fantasia. Quanto la più sdegnosa e mostruosa delle passioni ci è servita come
un piatto caldo e succulento.
Autore: Gaston Laroux
Casa editrice: RBA
Prezzo: 9,90 €
N° di pagine: 300
Trama: Christine Norbert, figlia di un orologiaio e fidanzata dello studioso Jacques Cotentin, trova solo un difetto al suo affascinante automa Gabriel: l’assenza della sua anima. La fanciulla vorrebbe che avesse l’anima del suo vicino e poeta Bénédict Masson, un rilegatore d’arte dallo spirito raffinato e sensibile, sfortunatamente afflitto da una bruttezza tale da non riuscire ad avvicinarsi a nessuna donna, compresa la sua tanto amata Christine. Bénédict Masson non capisce la provenienza di quell’affascinante giovane dall’aspetto così perfetto; decide di osservare la famiglia Norbert dall’abbaino della sua soffitta ed ecco che una sera è testimone di una lite tra la fanciulla e il padre: Christine lo supplica di non ucciderlo. Di chi sta parlando?

