Quando si legge un autore sconosciuto la prima domanda da porsi è quella relativa alla sua genesi. Da dove deriva, da dove nasce il nostro incontro? Domanda primordiale che, tirando le somme, ci fa riflettere e prendere consapevolezza del perché siamo qui. E naturalmente la risposta c’è, anche se potrebbe apparire banale e non esaustiva e che la troverete nella semplicità: la casualità. Il Caso o il Destino, come lo vogliate chiamare, mi ha condotta fra le pagine di un romanzo crudo, violento, nero come l’inchiostro che, in una manciata di pagine, ha imbrattato persino la mia anima, a cui mi sono dedicata con fervore, stimolata da uno stile semplice, frenetico in cui il Se resta immutato quando ogni cosa prese il via, il Se di questa storia che dipendeva dall’esistenza dall’altro. Da un manipolo di personaggi dominati da moti, istinti rabbiosi la cui venuta, mi parve, fosse dovuta esclusivamente per trasmettere un messaggio, quasi l’autore volesse mandarmi qualche segnale, un barlume di conoscenza o verità che avrebbe cambiato le cose. Quali cose? Quelle del protagonista Jaxie, sulla soglia della vita e della morte, inconsapevole di aver percorso una strada che sulle prime mi ha impedito di scorgere la luce. E poi…. Poi mi ha indotta a calarmi del tutto nel presente, in un meccanismo costante di necessità abbracciando il Male quasi come un tentativo da cui scovare una via di fuga, con la mera consapevolezza tuttavia si possa incappare in qualcosa di oscuro e ignoto.
Titolo: Il capanno del pastore

