Nei miei anni di lettrice che ho trascorso in
campagne desolate e soleggiate, in villaggi freddi e miseri, ho visto cose che,
se le raccontassi ai miei più cari amici, sarei presa per matta. Ho visto gatti
parlanti, ragazze insoddisfatte e un po’ egoiste sorvolare cieli luminosi e
scintillanti, anime vagabonde che avanzano lente in questa landa desolata. Una
ragazza della mia età probabilmente nutre altri interessi; non credo le
importerebbe conoscere i motivi per cui abbia casualmente incrociato queste
figure, andando qua e là ma facendo caso a ciò che sarebbe avvenuto. Io però
non sono quel genere di ragazza che si discosta dalla letteratura, specialmente
quella classica. Ama, anzi, sguazzarci impunemente, consapevole di assistere a
teatro di azioni funeste e drammatiche. Alle Anime morte ho fatto una corte
sfegatata da che io ho memoria e scopro, nel mentre ripongo queste poche righe,
che di motivi per cui non mi ero ancora approcciata alla sua lettura sono
nulli. Rimandarne il momento mi sembrava il momento più adatto, poiché aspettavo
fosse lo stesso romanzo a chiamarmi. E fu così che questo successe ai miei
occhi. A Pietroburgo ho visto come ci si affanna a discostarsi dalla miseria,
dalla fugacità di atti miseri e insulsi, strapparsi dal pantano di costrinzioni
e putridume, solo con la volontà, la forza del pensiero, l’intelligenza, la
perseveranza, l’astuzia, dando testo a qualunque forma di ribellione
sociale/politico. Mi è venuto in mente come l’autore, ispirandosi all’Inferno
de La divina commedia, avesse lui stesso appiccato un incendio. Sopraggiunse questo
antieroe, Cicikov, pusillanime, egoista, crudele, il moderno Prometeo che
raccoglie nel suo piccolo palmo, gruppi di anime umili e lavoratrici. Anime tuttavia
quasi prive di vita, di cui l’intero romanzo è una disanima fra ciò che è vero
e ciò che non lo è. Così irrimediabilmente sedimentato nel territorio della
crudele realtà, in cui ci si agita senza costrutto, distinti dalla posizione
sociale e dal numero economico che possederono nelle loro tasche.
Autore: Nikolaj Gogol
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 400
Trama: Affresco grandioso e sconvolgente della Russia di metà Ottocento, “Le anime morte” intreccia passaggi lirici, particolari surreali e romantici, dimensioni metafisiche e macabre, dialoghi comici, iperbolici e funambolici artifici stilistici. Vi sfila una galleria di personaggi appartenenti a tutte le classi sociali, le cui anime sono moralmente morte, ancor più dei servi deceduti e comperati da Cicikov per ottenere le assegnazioni di terre concesse a chi dimostrava di possedere un certo numero di servi della gleba. Solo una commedia grottesco – satirica poteva descrivere questa ottusa società di proprietari terrieri, contadini e funzionari, immersa in una palude di stupidità e pigrizia provinciale, di mediocrità e pochezza morale.

