mercoledì, dicembre 31, 2025

The Best Book of .... 2025! Un anno pieno di parole: carta e inchiostro

Ho compreso solo scrivendo il mio ruolo con la scrittura. Avendo così tanti romanzi, avendo letto così tanti autori, la ragazza sognatrice e romantica doveva trovare un posto tutto suo per esprimersi, un dialogo senza falsità.

Quando giunge l’ultimo giorno dell’anno, ricordo con immenso piacere un percorso che mi ha affiancata per 365 giorni Talvolta non mi sembra possibile che i mesi trascorrono così in fretta, ed io senza fretta mi preparo a parlarvi di quegli autori e quei romanzi che, dopo averli scoperti, mi hanno indotta ad abbandonare tutte le altre letture che mi ero prefissata per dedicarmi a loro e loro soltanto. Ma è un tipo di venerazione che io dedico a quei romanzi che reputo fondamentali, tracce indelebili d’inchiostro che ancora bruciano sulla mia pelle.

La mia vita è stata completamente travolta nell'essermi affidata a grandi artisti, condotti in svariati posti del mondo e dinanzi a una realtà dura e scabrosa. Vivendo l'eternità chiusa in un sarcofago di gesso e ferro, in un sudario di putride infezioni e sangue rappreso che non si rimargineranno più. Immaginando seduta in giardino, con quell'aria tenera, viva e indifesa, presa gioco del mio cuore e, le loro storie, oggetto di enorme fascino.

Un anno ricco di emozioni, travagliate e turbolente. Immagini poste ancora ai bordi della mia anima. Una mano invisibile mi spinge a cibarmi di libri e letteratura e a combattere la recuperabilità di certi attimi, stringere fra le mani una penna stilografica e un taccuino e ritrarre tutto ciò che mi circondò. Creature comuni che hanno cercato di sembrare intellettuali, frantumeranno sogni in minuscoli pezzettini, le conferirono una certa raffinatezza ma anche tanta infelicità.

Ogni personaggio di questi testi, ogni creatura è stata assimilata, ha preso vita propria di nascosto, inaspettatamente. E questo post è un tentativo per rievocarli impunemente, avvicinandomi, facendo sentire il mio respiro sulla loro pelle. In maniera diversificata, ma dotati di una bellezza che si è concentrata maggiormente sulle emozioni suscitate, negli così profondi da dare un senso di smarrimento e vertigine, stringendomi da ogni parte, così salda e ferrea da impedirmi alcuna via di fuga. Rendendoli ai miei occhi forti, carismatici, in cui ci si può rispecchiare o vivere come la bellezza di un sogno ineffabile e profondo.

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lunedì, dicembre 29, 2025

Gocce d'inchiostro: La casa dell'uva fragola - Pier Vittorio Buffa

Il Natale, la sua splendida magia, i momenti conciliabili fra amici, parenti, regali o gesti conferiti con amore e slancio, prevede quasi sempre una sensazione di benessere. Perlomeno io, quando giunge dicembre, mi sento bene. Contenta, entusiasta a poter conciliare questo magico momento con ogni cosa: lavoro, vita, benessere. E, a dispetto di quel che si crede, il Natale è davvero uno stato d’animo. Mediante al modo per cui lo si vive diviene magico, importante, eterno, come una melodia che perdura nel nostro cuore più di quel che immaginiamo. E anche quest’anno, letteralmente volato, concilio la mia più grande passione, i libri, con questo splendido e magico momento. Natale e libri. Che meraviglia! Ancor più bello, però, se ne ricevessimo di libri, a quantità industriale…. Ma si affronta la vita per come si può, in qualunque modo la si sia vissuta, ed è più che naturale che il periodo natalizio faccia prevalere, porti su a galla certi desideri, certi slanci del cuore. Ma la letteratura dà vita, ed ecco come quella cortina di bianco abbia offuscato il nero, conferendo così tutt’altra sensazione. La magia di certi gesti che perpetuano nel tempo, il potere delle parole, rintanato nelle trincee di piccoli corpi, e, alle orecchie, i fischi incessanti di chi osserva il mondo da diverse sfumature… Il Natale non cancella ogni gesto, non lava ogni bruttura, non fa svanire qualunque brutto pensiero, ma li accantona, li rende più confortevoli, più accettabili. E, se poi si concilia l’amore per la letteratura, la scrittura, la cenere di questa sigaretta si sparge sulle dita come chiudendosi in se stessa, non distogliendo lo sguardo sul mondo esterno, quanto osservandolo da una prospettiva diversa. Rivivendo, mediante i miei consigli letterari, quelle parti più belle.


Titolo: La casa dell’uva fragola

Autore: Pier Vittorio Buffa

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 18, 90 €

N° di pagine: 284

Trama: Tra Varese e il lago Maggiore, a Castello Cabiaglio, che una volta si chiamava soltanto Cabiaglio, c'è un grande portone verde, il portone della Casa dell'uva fragola. Ernesta,Francesca ed Ezechiella sono le donne che hanno vissuto nelle sue stanze e nel suo giardino. Quadri, mobili, fiori, alberi raccontano le loro storie. Quella di Francesca innamorata di un uomo che è stato al fianco di Garibaldi. Quella di Ezechiella che sposa Giovanni per amore, anche se forse non lo ha mai confessato nemmeno a se stessa, mette al mondo sette figli e guarda Ernesto, il suo primogenito, partire volontario per la Grande Guerra. E, prima di tutte, Ernesta, forte e volitiva, che nella casa ha lasciato un'impronta che durerà nei secoli. La Casa dell'uva fragola, dove tutto sembra iniziare e tutto finire, ha molto da narrare e molte nuove vite da veder sbocciare. Per salvare quella dimora e i tanti ricordi che contiene, si sarà disposti a tutto. Pier Vittorio Buffa racconta la storia di una famiglia tra le guerre d'Indipendenza e la Seconda guerra mondiale, con intensità e precisione. Da un lato la vita al fronte, vista con lo sguardo disincantato di chi di guerra ha già scritto e studiato tanto, dall'altro la lunga attesa di chi resta a casa, scruta la porta aspettando notizie, trema per l'arrivo del postino. Di chi ha, comunque, un disperato bisogno di amore. Poi le feste e la mondanità, le nascite e i matrimoni che si alternano a scelte decisive e coraggiose, a momenti drammatici che segneranno per sempre la famiglia. Mentre la pianta dell'uva fragola è sempre lì, con la sua vitalità, i suoi colori, i suoi profumi.

sabato, dicembre 27, 2025

Nella baia delle parole: romanzi sfidanti. Le peggiori letture

Quando ci apprestiamo a salutare un altro anno, e accoglierne un’altro, tento quasi sempre di porre delle riflessioni attente su ciò che ho vissuto e su ciò che vorrò vivere. Rimettersi in sesto, in poche parole, in quel fatidico momento dell’anno in cui bisogna tirare le somme, e tentare di gestire la mia vita senza pormi alcun problema. Eppure, arriva anche questo momento, quello cioè a cui per le letture bisogna dedicare qualche brutto momento: rievocare quelle che, in questi 365 giorni, mi hanno delusa, insoddisfatta. Fortunatamente - tento sempre di vedere il bicchiere mezzo pieno - il numero di queste letture è ridotto, quasi di poco conto, ma soggetti o protagonisti di aspre critiche che, per qualche momento, hanno rovesciato il mio universo personale.

Non mi aspettavo che in questo saggio non potessi guardarmi allo specchio, scovare un piccolo se, una me lontana, remota, quella più ingenua, che si poneva dinanzi ad ogni cosa con un bagaglio di illusioni, quanto una serie di nozioni moraliste in cui non gli si riserva del rispetto quanto insoddisfazione. Perché non basta scrivere, propinarci delle mere conoscenze filosofiche, spirituali, per << convincere >>, trasmettere qualcosa, un messaggio, muovere l’uomo mediante il gesto fatale di non poter scegliere, quanto divenire eterodiretto…

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una serie di nozioni moraliste in cui non gli si riserva del rispetto quanto insoddisfazione. Perché non basta scrivere, propinarci delle mere conoscenze filosofiche, spirituali, per << convincere >>, trasmettere qualcosa, un messaggio, muovere l’uomo mediante il gesto fatale di non poter scegliere, quanto divenire eterodiretto…


Titolo: L’uomo  che voleva essere amato e il gatto che si innamorò di lui

Autore: Thomas Leoncini

Casa editrice: Sperling & Kupfer

Prezzo: 17, 90 €

N° di pagine: 198

Trama: La felicità è il superamento delle difficoltà, dei problemi, è quell'intervallo in cui tutto torna alla legge naturale dell'equilibrio tra gli opposti. Christian è un ricco broker immobiliare, guida una Porsche e vive in una sontuosa villa. Quando conclude un ottimo affare, a cui aspirava da tempo, non si sente come sperava e si trova a chiedersi: il denaro, l'ambizione e il successo sono davvero la chiave per la felicità? È così che, seguendo misteriosi bigliettini anonimi che qualcuno gli fa trovare, l'uomo intraprende un cammino fisico e spirituale in una riserva naturale in cui incappa quasi per un segno del destino. A fargli compagnia, un gatto rosso, ribattezzato Joshua, che sembra non volerlo lasciare solo in questa avventura. Immerso in una natura pacifica e piena di meraviglie nascoste, Christian incontra un ex manager che ha trovato conforto nella solitudine, una misteriosa monaca, un giovane che vive con gli animali, e altri personaggi tra il sacro e il profano che lo faranno riflettere su quella perfezione che ha sempre tentato di inseguire e non ha mai raggiunto davvero. Quel viaggio, che qualcuno ha voluto per lui, lo aiuterà a comprendere il vero significato della vita e della felicità.

giovedì, dicembre 25, 2025

Gocce d'inchiostro: Racconti di Natale - Charles Dickens

La mia vita, delle volte, sembra somigli a un libro, una storia che comincia a pagina 1 e va avanti finchè l’eroe o l’eroina non muore a pagina 250 o 300, ma ora che il futuro immaginato stava cambiando, stava cambiando anche la sua interpretazione del tempo. Il tempo, mi rendo conto, non è per molti un grande alleato. Va sempre avanti, mai indietro, e siccome nei libri le storie si possono anche tornare indietro, la metafora del libro può anche stare in piedi. Ho accolto la lettura di questi romanzi checchè io non ne sapevo nemmeno l’esistenza. Di Dickens di cui ho già letto alcuni suoi romanzi, e altri autori, di cui sicuramente leggerò presto altro, non conoscevo affatto. Dunque, al limite, la vita mi aveva regalato queste belle sorprese. Molto simile alla struttura di altri romanzi classici che conosco, all'esperienze quotidiane che si vivono sulla pelle, giorno dopo giorno, ma ho comunque proceduto su una strada che, imperterrita, mi ha donato sensazioni, ho riscontrato forti emozioni, che non si aspettava che letture apparentemente semplici potessero essere piccole perle. Graziose ma preziose.


Titolo: Racconti di Natale

Autore: Charles Dickens

Casa editrice: Rizzoli Bur

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 445

Trama: I racconti pubblicati in questa raccolta uscirono in un unico volume nel 1852: l'intento di Dickens era di scrivere delle fiabe per grandi e piccini, e la capacità dello scrittore di raccontare la tenerezza della famiglia e del focolare domestico nel giorno più gioioso dell'anno ha trasformato quei testi in capolavori universali e senza tempo. A partire dal celeberrimo "Canto di Natale" per proseguire poi con "Le campane", "Il grillo del focolare", "La lotta per la vita" e "Lo stregato e il patto col fantasma", Dickens dà voce in queste storie alla sua poetica fatta di attenzione per il quotidiano, per la vita umile e per le piccole cose di ogni giorno. E ancora oggi i racconti di Dickens continuano a infondere in noi tutta la dolcezza e la poesia del Natale, catturandoci e commuovendoci con il loro linguaggio semplice e carico di magia.

La recensione:


         Com’è duro invecchiare, morire e pensare che avremmo potuto consolarci e aiutarci l’un l’altro; com’è duro continuare per tutta la vita a volerci bene e a tormentarci separati l’uno dall’altro e a vederci l’un l’altro lavorare, mutare d’aspetto. Farci vecchi e grigi!


Il tempo sembrava muoversi in due direzioni perché ogni passo che ho compiuto è stato predominante, porta dietro di se un ricordo del passato, e anche se di questa storia non ne sapevo nemmeno l’esistenza ho accumulato una serie infinita di ricordi per sapere che il mondo intorno a me veniva plasmato di continuo dal mio mondo interiore, così come ogni altro lettore è plasmato con i ricordi della sua esistenza del mondo, e come tante altre lettrici anche io mi sono sentita collegata dallo spazio circoscritto di queste pagine che ho occupato e hanno occupato le protagoniste, gigantesche, dorate campane, la cui storia di cui furono protagoniste fu molto simile a quella del Canto di Natale, con la differenza che la si vive in modo diverso.

Cos’aveva di diverso tutto questo? E in che modo ha destato la mia attenzione? Innanzitutto, lo Scrooge che conosciamo qui è soppiantato dalla figura di un padre, che, assieme alla figlia, vivono di stenti, allegoria della stessa povertà, lontani dalle buone e generose azioni di uomini ricchi, un uomo completamente diverso dal tirchio Scrooge che vivono confidando nella prosperità dell’umanità, con la sua complessa e tormentata vita interiore concepiti forse come desiderio di crearsi un destino eroico, da cui in un modo o nella‘altro avremmo tratto insegnamento.

La solitudine, l’amore non ricambiato, la mancata compassione per queste povere vittime, lascia un segno indelebile sul cuore, nella profondità del nulla. Nel pellegrinaggio della sua vita si sono riversate in quel contenitore che è la sua anima, corrodendolo e annientandolo senza che questi se ne accorgesse. Avvolto da un manto di comprensione ma cinismo che ha le più svariate forme. Eppure, nel cammino impervio della sua vita, esaminerà a fondo ogni cosa, riconoscendo la natura del cuore umano, la bontà, un piccolo miracolo per il semplice fatto di aver dovuto capire quanto sia impensabile smettere di amare qualcuno. Alla ricerca di una via che porti alla redenzione e liberi dal pesante fardello della vita in grado di scaldare il suo freddo cuore in qualche notte, in maniera impercettibile e continua, che riempia il nostro animo.

Forse non esattamente una coincidenza, ma una volontà stessa del suo autore che, credo, abbia intenzionalmente voluto impartire una sorta di lezione affinché le colpe commesse non si ripetano ma << smaltite >> dalla redenzione e la comprensione. L’uomo fa ammenda delle azioni compiute, la memoria perpetua così nel tempo, nonostante i ricordi dolorosi del passato si scontrano col tormento, l’impossibilità di raggiungere o ottenere qualcosa di cui non si raggiungerà mai. Il cuore si dibatte fra le gabbie dell’impossibile invitandoci a guardarci dentro e osservare con gli occhi di un altro.

Questi racconti recano i segni di un epoca e si contrappone alla celebrazione della solidarietà cristiana a una realtà dolorosa e degradante. Come nel romanzo, Dickens traccia una mappa del malessere, segnala i guasti sull'altra faccia del mito del progresso. E non ritrae l'Inghilterra del progresso quanto i terribili anni della fame, della disoccupazione, del disordine sociale. Uno spaccato che altri autori hanno tentato di ravvicinare facendo appello alla comprensione, allo spirito filantropico. Scardinando ogni forma di benessere nella dilatazione del tempo, offrendo così allo sguardo di chi legge ma anche di chi vede un'interpretazione del mondo, dimostrando quel processo labile fra vero e apparente, la difficoltà di ciò che si ha.

Mentre ripongo queste poche righe, non riesco a fare a meno di pensare quanto di << terribile >> ci sia stato, cercando di non immaginare gruppi di gente umile, uomini poveri e soli radunarsi in luoghi appartati affinché la loro anima possa trovare ristoro, pace, sperando che quel Dio cui fanno tanto affidamento possa ascoltarli, almeno una volta, poi per un attimo il viso si trasforma in una smorfia di dispiacere, rammarico mentre nella mia testa si formava un’immagine: bambini morti su pagliericci logori, matrone impegnate ad allattare figli di cui non conoscono provenienza. Dopo una discreta esperienza con Charles Dickens ero consapevole di ciò che avrei riscontrato in queste pagine. Lo stregato, Il grillo del folcolare, Le campane però ha superato ogni previsione di bello e godibile, con qualcosa di somigliante al Canto di Natale che ogni anno amo ascoltare, prima che si concluda l’anno, che riecheggia ancora fra le stanze luminose del mio animo, lungo una vetrina di specchi di cui devo ancora riflettermi. Scivolandomi addosso, entrandoci, posizionandosi in un posticino speciale del mio cuore che qualunque persona sana di mente serberà gelosamente.

Valutazione d'inchiostro: 4

martedì, dicembre 23, 2025

Nient'altro che libri e fiocchi di neve 6°

Perché parlo sempre di libri? Perché non posso proprio farne a meno … è una cosa così strana? Per me, che divoro romanzi come fossero Nutella, assolutamente no! Non ho idea come possa apparire, dinanzi agli occhi del mondo, ma dare peso a ciò che pensano gli altri non ha mai avuto importanza. Ho sempre creduto in ciò che più amo, e questa filosofia mi ha condotta lontana e lontano. In poche parole, ho sempre nutrito un certo amore per la letteratura e le parole e checché pensino gli altri, non riesco mai ad averne abbastanza. Saziare quella sete di conoscenza..Poiché leggere la vita di altri mi ha sempre dato la possibilità di sentirmi parte di una storia, non nel mondo reale ma in un mondo molto simile ad esso. Amo le storie, e come tali confido sempre di leggerne delle altre. E non fingo che esse siano la linfa vitale della mia stessa esistenza. In un periodo come questo, con le strade illuminate da decorazioni e luminarie varie, i libri sono quel contrappeso che dona felicità, magia alla mia anima semplice e appassionata. E, divorata da un piacere inesprimibile, questi alcuni consigli che confido possiate tenere in considerazione se desiderate regalare libri a Natale. La magia, in questo periodo, si intensifica dalla luce intensa di un’atmosfera dai toni chiari, freddi, in cerca forse di qualcosa che ancora non so dare una sua forma ma che sono un porto sicuro per il mio spirito.
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Titolo: Grandi speranze
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Bur Rizzoli
Prezzo: 10, 50€
N° di pagine: 656
Trama: La misteriosa fortuna che la sorte assegna all'orfano Pip, il suo altezzoso rifiuto dei vecchi amici, le sventure e le sofferenze che segnano il suo percorso esistenziale verso una consapevole maturità costituiscono la base di un racconto ove il senso di colpa e la violenza si fondono con spunti grotteschi nei quali la commedia assume connotazioni caustiche e crudeli. Dal momento in cui, nelle spettrali paludi del Kent, Pip si imbatte in Magwitch, un forzato evaso, fino all'ultimo incontro con la bella e cinica Estella che suscita in lui emozioni e turbamenti, il lettore si trova coinvolto in una vicenda tanto drammatica quanto affascinante.

domenica, dicembre 21, 2025

Gocce d'inchiostro: La cartoleria Tsubaki - Ito Ogawa

Sapevo che quando sarebbe sopraggiunto il Natale, questa sarebbe stata l’occasione ideale per parlarvi di scrittura, di arte e di parole. Di un’opera che espugna un tipo di espressione che richiede tempo, pazienza, precisione, induce a scoprire cose che a occhio nudo sono irrimediabilmente nascoste. Non ci sarebbe nulla da dire, nulla da utilizzare per realizzare una presentazione di senso compiuto. Eppure, parlare, l’arte di narrare qualcosa che non è tattile bensì visiva, è un'impresa. Si avverte uno strano smarrimento, si prova quasi soggezione. Un pennarello dalla punta sottile, un corollario di colori dalle tonalità o sfumature più accese, un quadro o una tela prettamente affascinante in cui la sua autrice si affida alla bellezza delle calligrafie,ma non di una in particolare, bensì di molti, che esorcizzano o denigrano l’eccessiva ricercatezza. Perché scrivere, non solo per se stessi ma anche per gli altri, è una dichiarazione d’amore che, specialmente nei momenti di difficoltà, può indurci alla salvezza, ancorarci alla speranza, al conforto di una nuova vita o prospettiva.

Titolo: La cartoleria Tsubaki

Autore: Ito Ogawa

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 18 €

N° di pagine: 304

Trama: La venticinquenne Hatoko discende da una genía di illustri calligrafe che, a partire dall’epoca Edo, hanno svolto funzioni di scrivane pubbliche. Questo, almeno, è ciò che le ha sempre raccontato la nonna, con cui la ragazza è cresciuta. Alla morte della nonna, Hatoko si ritrova a prendere il suo posto, sebbene a differenza di un tempo ora il mestiere consista – nella migliore delle ipotesi – nel tracciare in bella grafia un nome sulla busta per un dono in denaro, un epigrafe in memoria di un defunto o il nome di un nuovo nato oppure, ancora, l’insegna di un negozio, il motto di un’azienda o una semplice dedica. È dunque una calligrafa tuttofare, con il pennello e l’inchiostro sempre a portata di mano, nonostante all’apparenza figuri solo come la proprietaria di una piccola cartoleria di quartiere. La cartoleria Tsubaki è un negozietto di articoli di cancelleria e il servizio speciale di scrivano non è mai stato pubblicizzato in via ufficiale. Eppure, grazie al passaparola, sono in tanti a varcare la soglia della cartoleria con le richieste più sorprendenti: Hatoko si trova quindi a redigere eleganti biglietti d’auguri, a compilare telegrammi di condoglianze per la morte di una scimmia, a comunicare la fine di un amore, tutto rigorosamente scritto a mano e senza mai dimenticare che il suo lavoro è molto importante, perché contribuisce alla felicità altrui. La nonna, del resto, le ha sempre ripetuto che essere uno scrivano al servizio degli altri significa agire nell’ombra, come una controfigura, per aiutarli a comunicare emozioni anche molto profonde. Un giorno, alla cartoleria Tsubaki si presenta un giovane sconosciuto che parla un giapponese alquanto stentato. Con sé ha un sacchetto di carta pieno zeppo di lettere con un indirizzo italiano e vergate nell’elegante, inconfondibile grafia della nonna di Hatoko. Lettere capaci di sovvertire tutto quello che Hatoko ha sempre creduto di sapere non solo sul suo passato, ma anche su quello della cartoleria Tsubaki.

venerdì, dicembre 19, 2025

Nella baia delle parole: romanzi sfidanti. Le migliori letture

Nel mentre ripongo queste poche righe, seduta alla scrivania dinanzi a un computer che profuma ancora di nuovo, e, alle orecchie, il suono dolce e melodioso di un pianoforte, penso a quest’anno, questo 2025, fra una manciata di giorni pronto a congedarsi, a salutarci definitivamente, ma con una me fermamente consapevole di ciò che ha vissuto, visto. Personalmente e privatamente, da questo 2025 confidavo di poter ottenere qualcosina di più. Non che ciò che avevo progettato non sia andato a buon fine, ma quella vocina irreprensibile del mio cuore spesso mi sussurra qualcosa che forse non vorrei sentire, ma che detiene del vero: motivo per cui questo 2026 mi premurerò ad essere migliore di questo. Questo 2025, rivelatosi bello, ma questo 2026, dovrà essere bellissimo. Indimenticabile, soddisfacente, lusinghiero, zeppo di novità ed eventi che, se in un primo momento sconvolgeranno il mio universo personale, in un altro fungeranno da rimedio o cura, a qualunque assalto esterno. E, per i libri, la letteratura, quest’anno ha comportato al mio poter stare in uno stato di profonda beatitudine, in luoghi che non pensavo di poter vivere, vedere, in zattere o vascelli letterari che, sballottata da un posto ad un altro, hanno funto da portali segreti che alla fine si sono riempiti di magnificenza, bellezza. Quel calore che generalmente sortisce una storia, e di cui noi lettori spesso, inconsapevolmente o meno, ne abbiamo bisogno. Affinché la nostra vita continui ad essere stabile e soddisfacente.

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Esplica mediante un certo potenziale, espresso in una dolcezza inquieta, breve e incompleta il cui titolo, il colore, rosso, è riferimento alle quattro divinità animaliste della tradizione cinese che impartisce quei principi solidi mediante cui dovremmo muoverci, vivere mediante una goffa ma pertinace analisi individuale.


Titolo: Attenta, Cappuccetto rosso

Autore: Shoji Kaoru

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 200

Trama: Tokyo 1969. La giornata di un ragazzo alle prese con le rivolte studentesche, una fidanzata permalosa che ogni due per tre dice di voler «mordersi la lingua e morire soffocata», signore della buona borghesia intente a combinare matrimoni, una dottoressa sexy e una bambina che lo farà piangere di dolore e di gioia. Un torrentizio flusso di parole in cui la polemica del giovane protagonista contro l’ipocrisia del mondo adulto e sempre intrecciata all’ironia e alla comicità. «La bulimia di "cioè", "in altre parole", "come spiegarmi?", "come farmi capire?" è la forma assunta dalla volontà di non cedere alla logica binaria del giusto / sbagliato, la rassegnazione accompagnata da un malcelato piacere nell'inseguire all'infinito un pensiero inafferrabile che è più sensazione che idea. Quando Kaoru si mette alle strette da solo ma è obbligato lo stesso a dare una parvenza di intelligibilità alle sue opinioni, allora ci investe con un profluvio di parole, i periodi si allacciano l'uno all'altro spasmodicamente in un rimando senza fine, i concetti si avvitano su sé stessi come in una spirale perpetua. Ma per nostra fortuna è un fiume di parole che si accompagna a una salutare dose di umorismo tutto sui generis, alla freschezza e all'ariosità di cui dicevamo e a un certo potere ipnotico» (dalla prefazione di Alessandro Clementi degli Albizzi).

mercoledì, dicembre 17, 2025

Gocce d'inchiostro: Ritratti in jazz - Murakami Haruki e Wada Makoto

Musica e scrittura. Lirismo e magia. Quando iniziai a vedere ciò che questi due autori giapponesi spiegano in questo breve saggio, rimenbrai momenti del mio passato che coincidono col momento in cui feci di Murakami e delle sue storie il mio cantuccio personale.
Questa ennesima musicale raccolta risana 'ferite' che la stessa scrittura gli ha inferto, perché anche se il miglior ingrediente per dipingere un altro mondo è intriso nell'inchiostro, avrebbe unito due mondi, quello di qua e quello di là, concedendo così alla nostra stessa anima di perdersi e poi ritrovarsi.
Questo saggio, accompagnato da un breve carosello di immagini bellissime e impressionistiche, lanciano un certo vagito nel mondo. Trasformando qualcosa di inutile in indispensabile per chi è desideroso di apprendere qualcosa in più riguardo l'autore, la sua scrittura. Prendendosi quelle giuste misure come fanno solitamente i non appassionati del genere, constatando subito dopo di avere anime affini, consumate intensamente.

Titolo: Ritratti in jazz 
Autori: Murakami Haruki e Wada Makoto 
Casa editrice: Einaudi 
Prezzo: 13 € 
N°di pagine: 240
Trama: Murakami Haruki ha gestito un jazz club per molti anni prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura: ecco, leggendo "Ritratti in jazz" si ha l'impressione di essersi appena seduti a uno dei tavoli del locale a bere qualcosa mentre un vecchio amico, Murakami stesso, ti racconta quello che stai ascoltando. Il tono è confidenziale, caldo, privo di specialismi, eppure pieno di informazioni, curiosità, aneddoti, di cose che si scoprono. Quello, però, che più colpisce è la passione sincera e bruciante che ogni "ritratto" trasmette: Murakami riesce veramente a farti "sentire" il brano o il disco in questione.

lunedì, dicembre 15, 2025

Creature fantastiche letterarie

Certi eventi, situazioni o incontri del passato si ripercuotono nel presente come un fulmine a ciel sereno, come un lampo di gioia che ti induce a seguire dei fili che ti conducono poi da qualche parte.

Una varrebbe l’incontro con storie che, pregne di magia e fantastia, hanno come protagonisti animali dalle fattezze straordinarie e meravigliose. Creature che, non come quelle della Rowling, mostrano o rivelano splendide fattezze, concepiti da autori di cui tanto tempo fa mi indussero a divorarne le loro opere. Giunte nel mio personalissimo cerchio, in un momento imprecisato della mia vita, ignara di ciò che il mondo mi avrebbe riservato, nel giro di una manciata di giorni divenuti quegli amici più cari cui mi rifugiavo senza alcuna esitazione. Perchè queste creature belle e gigantesche, avevano ottenuto il monopolio della mia attenzione,  proprietario delle stanze polverose del mio animo che ancora oggi, seppur meno accogliente a quel genere di letture che io reputo inospitali, resta quel luogo più adatto per conservare certe storie. Stabilendo un contatto tra ciò che è arcaico e ciò che è tragico.

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Pagine di questo straordinario poema musicale. Vivrete di musica, parole, sogni e passioni, e leggerete Wintersong chiedendovi ogni volta se sareste potuto esserci molto prima.


Titolo: Wintersong

Autore: S. Jae Jones

Casa editrice: Newton Compton

Prezzo: 9, 90 €

N° di pagine: 448

Trama: E' l'ultima notte dell'anno. Ora che si sta avvicinando l'inverno, il Re dei Goblin sta per partire alla ricerca della sua sposa … Per tutta la vita, Liesl ha sentito infiniti racconti sul bellissimo e pericoloso Re dei Goblin. E' cresciuta insieme a quelle leggende che hanno popolato la sua immaginazione e ispirato le sue composizioni musicali. Adesso è diventata grande, ha ormai diciotto anni, lavora nella locanda di famiglia e sente che tutti i sogni e le fantasticherie le stanno scivolando via dalle mani, come tanti minuscoli granelli di sabbia. Ma quando sua sorella viene rapita dal Re dei Goblin, Liesl non ha altra scelta che mettersi in viaggio per tentare di salvarla. E così si ritrova catapultata in un mondo sconosciuto, strano e affascinante, costretta ad affrontare una decisione fatale.

sabato, dicembre 13, 2025

Gocce d'inchiostro: Estremi rimedi - Thomas Hardy

Che cosa bellissima leggere Thomas Hardy! Non la persona più entusiastica del mondo, ma è abbastanza profondo, romantico che è quasi sempre una bellissima scoperta. Esatto, perché la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'amore che io nutro nei suoi riguardi, da quant'è che ho fatto la conoscenza della sua dolce ma indifesa Tess. Con qualche eccezione, ho amato il suo amore incondizionato nei riguardi del tenebroso Angel. L'amore concepito da Hardy è di una bellezza e una intensità dell'animo inabissale.
Così sono stata 'educata' ogniqualvolta mi approccio a una nuova opera. E anche con Estremi rimedi è accaduta la medesima cosa. Sono giunta qui senza sapere nulla di ciò che questa nuova opera mi avrebbe riservato. Questa opera possiede un che di acerbo da renderla imperfetta, ma non cela la grandezza di un autore che parla al tuo cuore da miglia e miglia di distanza. Non sapendo come, né perché. Ma fornendo una prospettiva alquanto bellissima di ciò che è l'amore, assoluto, intransigente e necessario.


Titolo: Estremi rimedi
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N°di pagine: 540
Trama: Le sfortunate vicende di una giovane donna, Cytherea Graye, sono il tema portante del romanzo. Già orfana di madre, Cytherea perde anche il padre e rimane da sola con il fratello Owen; insieme decidono di trasferirsi in un'altra città, per trovare una casa e un lavoro e ricominciare da capo. Qui conoscono Edward Springrove, di cui Cytherea si innamora, corrisposta. Dopo vari tentativi falliti, la ricerca di un lavoro va a buon fine anche per lei e viene assunta come dama di compagnia presso una ricca signora che scoprirà poi essere il grande e sfortunato amore che suo padre aveva avuto i gioventù. Proprio durante il soggiorno in casa della signora, Cytherea viene a sapere che non lontano da lì vive la famiglia del suo amato Edward, che però è già fidanzato con un'altra donna. Delusa e sconcertata decide di dimenticarlo. È a questo punto che entra in scena un personaggio misterioso, Manston, inspiegabilmente spalleggiato e protetto dalla signora, che si intuisce debba avere con lui un legame segreto e molto speciale. Dopo un lungo e poco chiaro corteggiamento Cytherea acconsente, suo malgrado, a sposarlo, ma sarà solo per scoprire - per fortuna prima che il matrimonio avvenga - che la prima moglie di Manston non è affatto morta e che il fidanzamento di Edward è stato sciolto e lui è finalmente libero. 

giovedì, dicembre 11, 2025

Slanci del cuore: romanzi che desidero leggere entro l'anno 3°

 Identità represse che come bestie ringhiano e agognano la libertà; realtà distorte dove non esistono la compassione, il conforto, la felicità; amori segreti sopiti dal tempo. Una tela bianca imbrattata di nero. Sono questi quei romanzi che, prima che si concluda l’anno, mi piacerebbe leggere o rileggere. L'ingegno dei loro autori sta nel aver sprofondamento abilmente nel sotterraneo buio della psiche umana di cui non si trovano limiti, non si conosce la fine e che forse non dà alcuna via d'uscita. Invitandomi a percorrere questo cammino tenebroso avvicinandoci a tentoni verso suoni confusi. Rumori, voci, grida …. Qualunque cosa, qualunque sia la voce che ci sussurra il nostro cuore, che ci porta dritto all'isolamento. Anche sul finire di un altro anno, il mio stile di vita non si discosta dalla modestia, inducendomi a confondere

la realtà con la fantasia ma le cui immagini, figure recise i cui messaggi senza codice sono verità che salvano ergendosi discretamente dall'altura di un luogo sconosciuto, in una sfilza di avventure, eventi o fatti che hanno un ché di già visto e in cui si stenta a riconoscere persino i personaggi che tuttavia fanno parte di un disegno divino non ancora conosciuto. Un piccolo frammento di vetro infranto.

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Titolo: Frankenstein

Autore: Mary Shelley

Casa editrice: Bur

Prezzo: 16, 50 €

N° di pagine: 258

Trama: Nel 1816 Lor Byron, durante una tempesta nella sua villa a Ginevra, propone ai suoi ospiti - Mary e Percy Shelley, e William Polidori - di scrivere, per gioco, un racconto dell'orrore. Ricollegandosi al mito di Prometeo, Mary scriverà Frankenstein. Una storia che è un groviglio etico, un ragionamento profondo sull'origine della vita: l'angosciante storia di uno scienziato che conduce macabri esperimenti nel tentativo di restituire la vita ai cadaveri. Una favola terribile capace di imporsi con la forza delle immagini e la sua anatomia di mito universale. Uno sconvolgente racconto dell'orrore in cui il mostro è più umano del suo creatore.

martedì, dicembre 09, 2025

Gocce d'inchiostro: La rivincita di Gemma - Libba Bray

In svariati momenti della mia vita capita di imbattermi in romanzi che espugnano tematiche che non si conformano a quelle della mia anima, come è naturale che sia per ogni cosa, in cui l’atto di scoprire qualcosa che apparentemente sembra non fare al caso mio diventa un diritto, una sorpresa straordinaria, quando il mondo sembra scivolare via in una gora di ottusità e di grettezza materialistica. Non ci sono più ideali, non ci sono più virtù, non ci sono più sogni. Mi aggrappo a delle semplici pagine bianche affinchè la mia anima possa vivere meglio: non uno stile di vita, piuttosto un modo di essere. Raramente mi sono mai sentita a disagio quando mi imbatto in letture che richiedono un certo impegno, soprattutto quelle che ti trascinano fuori dalla tua comfort zone, privi di figure portanti o di personaggi amati. Ma per essere un lettore forte, un lettore volenteroso e coraggioso, bisogna saper cogliere quei pochi momenti in cui avviene qualcosa di straordinario.

I romanzi per giovani adulti, non quelli per ragazzi, badate bene, più di qualsiasi classico in circolazione, specie quello risalente al periodo vittoriano, non mi tengono più stretta nel loro freddo abbraccio, a causa del poco tempo che io trascorro assieme a loro. Diviene quasi un’aberrazione l’idea originale di stanziare in un posto nuovo chiedendo persino di starci confortevolmente, andarci di persona, magari. Ciò ha comportato, negli anni, ad indirizzarmi dritto dritto dinanzi ad altre letture, altri autori scoperti per caso, proprio perché chiacchierati e amatissimi, e che persino io stessa ho potuto constatarne la grandezza. E il suspense, l’arte di saper connettere sviate concezioni di paura, timori fisici o psicologici, non mi hanno aiutato semplicemente a dover stare più attenta a ciò che faccio o a chi mi circonda. Semplicemente a cogliere l’essenza delle cose, specie se queste sono invisibili agli occhi.

Titolo: La rivincita di Gemma

Autore: Libba Bray

Casa editrice: Elliot

Prezzo: 18, 50 €

N° di pagine: 667

Trama: Ritorna con il terzo libro l'eroina vittoriana e new gothic che ha affascinato milioni di lettrici nel mondo. Incomincia un nuovo anno scolastico e Gemma Doyle, alla soglia dei diciassette anni, si ritrova all'appuntamento con la lugubre Spence Academy. L'Ordine, la misteriosa congrega di cui faceva parte la madre, lotta con il Rakshana per il controllo dei regni, la dimensione magica dove i morti tornano in vita e tutti i desideri, anche i più pericolosi, sembrano realizzarsi. Mentre Pippi, nella sua nuova incarnazione, è sempre più determinata a vendicarsi delle antiche compagne di scuola e qualcuno vuole ricostruire a tutti i costi la maledetta ala est del collegio, Gemma deve affrontare il debutto nella società londinese con le amiche Felicity e Ann, e insieme i suoi sentimenti per Kartik. Tra la realtà e la fantasia, dove si nasconderanno le maggiori insidie? Magie, colpi di scena, tra amori impossibili, lacrime e sangue.

domenica, dicembre 07, 2025

Amori di carta: Henry James

Capitano dei momenti in cui improbabilmente mi trovo in luoghi, in compagnia di figure che razionalmente, in un momento imprecisato della mia vita, non avrei mai prestato attenzione. Una Londra fumosa, grigia e ovattata, due fanciulle che si apprestano ad affacciarsi sul palcoscenico artificiale della vita con nient’altro l’insano desiderio di risolvere qualunque problema il tempo, il mondo circostante gli propina, ritrovandosi poi l’una nell’altra cercando di fuggire da qualunque contrarietà. Se certi romanzi l’avessi letti in un momento in cui di tempo a disposizione non ne avrei avuto, quello cioè fondamentale per poter alternare questa lettura con altri romanzi, non credo che avrei potuto portarne a termine la lettura con costanza e concentrazione come invece è accaduto.

Perché, seppur scritti bene, uno spaccato politico e sociale dell’epoca che c’è stata in cui si assapora la debole incolore emozione delle cose, la disgressione di ogni cosa, l’orrore di un mondo circostante completamente diverso da quello attuale, tante pagine di troppo appaiono sprecate, fin troppo eccessive, quasi incomprensibili poiché entità piccolissima che non riesce a implodere in un unico splendido agglomerato. Ma solo in forme di persistente abnegazione, frustrazione, sentimenti contrastanti proiettati in un mondo di cui l’autore lo impreziosisce di magia e lirismo, quasi un magnifico apice di apoteosi giunto troppo in fretta. Sospeso in una grande e dorata isola in cui l’intimità, i gesti del cuore stonano con il grigiore di cui è inzuppato ogni cosa.

venerdì, dicembre 05, 2025

Sette gocce in sette giorni: romanzi vissuti in una settimana 8°

Ho studiato un piano, prima che giungessero questi ultimi giorni dell’anno, e sebbene di romanzi di cui parlarvene ce ne sono un bel pò, da considerarsi ineluttabili e inevitabili, mi è stato davvero impossibile non poter tuffarmi, in un mondo che mescola vecchio e nuovo, in storie brevi ma necessarie per arricchire il mio bagaglio culturale. Le vicende di alcuni, infatti, mi hanno coinvolto da molto vicino, più di quel che immaginavo. Altri, invece, mi hanno avvinta e stanziati nel nulla con una banale proposta per via telematica, mentre la mia vita continuava a seguire un processo tutto suo, di cui io ero solo spettatrice e non artefice, in cui i romanzi rappresentano quello splendido surrogato che, in un momento imprecisato, possono esplodere vulcanicamente, come non accade con nient’altro.


Ognuna di queste storie è stata messa al mondo, concepita con una certa cura, forse in modo inconsapevole, mossa dalla necessità di riconoscersi al mondo con un ruolo completamente diverso nel proprio destino, una funzione che li ha, ai miei occhi, trasformati in elementi imprescindibili nel carosello di quelle nozioni, dottrine utili ad arricchire il mio bagaglio culturale, redimendo ogni cosa dall'effimera condizione di romanzi scacciapensieri, che inconsapevolmente e con leggerezza avevo assegnato precedentemente.

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Titolo: I visitatori celesti

Autore: Chandra Livia Candiani

Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 136

Trama: I visitatori celesti sono quattro figure che portano un messaggio: non si scappa dall'invecchiare, dall'ammalarsi, dal morire, ma c'è una Via, opposta all'oblio, che nell'affrontarli trascende il danno e la sofferenza. Per questo sono detti «messaggeri», perché portano notizia bruciante, messaggio che risveglia, e «celesti» perché non si limitano a rivelare l'ineluttabilità delle sfide radicali della vita, ma ci aprono anche la soglia di significati altrimenti ignorati: significati celesti, che vengono da un al di là della condizione rassicurante e confortante in cui di continuo ci rintaniamo, a causa dell'angoscia in cui la finitudine e il dolore ci gettano.

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