mercoledì 18 maggio 2016

Gocce d'inchiostro: Kitchen - Banana Yoshimoto


Titolo: Kitchen
Autore: Banana Yoshimoto
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9€
N° di pagine: 156
Trama: Da quando la nonna è morta, Mikage è sola al mondo. Le cucine che sogna continuamente rappresentano il suo desiderio della famiglia che non ha. E non avendola, decide di inventarsela scegliendosi i genitori nella cerchia delle proprie amicizie. Il padre del suo amico Yuichi, per esempio, può diventare tranquillamente sua madre. Un'immagine inedita e sorprendente del Giappone, con temi e situazioni che ricordano quelli dei fumetti manga, rielaborati però attraverso una lingua letteraria e al tempo stesso agile e spigliato.



La recensione:

Conservo in me una sensazione indefinibile, che le parole potrebbero dissolvere. C'è ancora tanta strada. Forse nel susseguirsi delle notti e dei risvegli che verranno, uno dopo l'altro, anche questo momento diventerà un sogno.

La visione malinconica di alcuni romanzi giapponesi mi ha sempre affascinato. Offre, anche se non molto a dire il vero, un'idea delle condizioni fisiche o morali dei protagonisti. E ti permette di non correre il rischio di dipingere, mediante scrittura, un soggetto che alla fine del romanzo si rivelerà molto poco appropriato. Ciononostante restare seduta più di qualche minuto ad accertarsi che quello che ci troviamo davanti è esattamente quello che cercavamo, non trascurando nulla, è sempre una sensazione molto bella ed emozionante. Come con Il lago, in Kitchen ho avuto davanti un disegno che ha emanato malinconia. Intriso di speranza, di felicità, distinguendo i contorni di quella che era ancora un'immagine vaga. Una storia di alti e bassi, che ha brillato in silenzio come se stesse per dissolversi nell'oscurità della sera.
Andando avanti nella lettura, fra le vecchie mura di una casa malridotta, con la mente che fluttuava senza alcuna stabilità, senza requie, in una confusa desolazione, ho sottoposto la mia coscienza a degli esami, dubbi, perplessità, e pensavo... alle moltitudini di esperienze che ci attraversano nella vita e di cui ci si augura di poter evitare: l'abbandono, la solitudine. Alla possibilità di rinunciare a un tetto sopra la testa e alle sue terribili conseguenze.
Lo scenario severo e limpido in cui presto mi sono sentita a mio agio e che avevo avvertito così intensamente già al tempo della prima fatica letteraria dell'autrice, fra la sensazione di toccare e vedere con i propri occhi constatando quanto fosse immenso il mondo e profonda l'oscurità e l'infinito fascino della solitudine, tornò ad invadere i miei sensi, specie in quest'ultimo periodo che dalla landa deserta della mia coscienza avevo intravisto come un alternativa: un alternativa per constatare se quel qualcosa di forte e malinconico che celava il suo aspetto fosse tangibile. Se l'opera ancora acerba dell'autrice fosse in grado di appiccicarmi addosso, interpretandola nel modo più giusto ed entrando in sintonia con la storia.
E' ovvio che un romanzo riflette esattamente ogni espressione e arte dell'anima di chi l'ha scritto, e Kitchen sebbene non perfetta è una compressione di sentimenti che affioreranno solo molto dopo. Mi sono limitata ad andare avanti, su una strada che ha tuttavia unito due binari i quali ignorano la possibilità di potersi toccare, decidendo sul momento quali emozioni estrapolare. Era una questione di sentimenti, non potevo comportarmi diversamente!
Sino a qualche mese fa c'era solo Murakami - un autore che si limita a seguire il filo delle emozioni quotidiane ad annotarle in una forma più perfetta ed onirica: la scrittura -, ad essere piuttosto <<strano >>. Non avevo mai visto nessuno suscitare così tanta protezione, quasi fosse un compagno segreto, di notte, sul davanzale di una finestra che si affaccia su un mondo. Eppure con la Yoshimoto è accaduto qualcosa di simile: ho passeggiato in sua compagnia consapevole della mia naturale capacità di essere ciò che sono, senza una particolare attenzione per il divenire, accettando di privarmi degli occhi e lasciarmi condurre dal flusso incontenibile delle emozioni. Uno straordinario viaggio romantico, sentimentale, tragico, drammatico in cui sono nata. Cresciuta. Svanita.
Questa è stata l'ennesima meravigliosa esperienza del mio stare <<lassù>>. Quello che ho avuto davanti ai miei occhi, dinanzi alle tenebre del tempo, è il libro della solitudine. Della maturità. Dell'amore. Nato lentamente dal bisogno di rifugiarsi per non poter scomparire, che sedimenta nel cuore e affiora in superficie. Così sensibile e sentimentale da scalfire persino l'anima dei più coriacei; semplice come digitare il nostro nome sulla tastiera di un computer, o guardare un terribile acquazzone farsi strada da una coltre di nubi e pioggia.
C'è stato qualcosa di sacro, onnisciente, fra le sue pagine, in cui ho saputo cogliere questa magia semplicemente osservando, interpretando modi o costumi, leggendo. Delimitandone le forme, donando la capacità a chi legge di capire se stessi. Con parole che sono state una scialuppa di salvataggio dinanzi a un mare in tempesta. Con sfumature dalle tonalità più chiare a quelle più scure, che hanno dato un senso ad ogni cosa. Interpretando il linguaggi segreto della vita.
Una storia intensa, ma evanescente che nasconde l'oscurità più profonda. Una ragazza che nessuno capisco fino in fondo in questo avverso universo. Una porta che si spalancherà su diversi mondi, e che poi svanirà così com'è apparsa. Kitchen è un romanzo che non parla solo di cucine, checché dice il titolo. Piuttosto è il ricordo di un amore sopito dal tempo, che l'autrice evoca quando era una giovane cameriera. Ricco di belle e toccanti perle di saggezza che, solo a guardarlo, c'è da perdersi di meraviglia.

Quando io mi innamoravo partivo sempre con un grande slancio, ma sentivo che avrei anche potuto innamorarmi, a poco a poco, in conversazioni come quella, come quando le stelle appaiono da qualche spiraglio di un cielo coperto di nuvole.

Valutazione d'inchiostro: 4

2 commenti:

  1. Non ho ancora letto niente di questa autrice, di questo per altro ho sentito spesso parlar bene.

    Ti ho nominato in questo premio :)
    http://unaquasiadatta.blogspot.it/2016/05/liebster-award.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il mio approccio non era stato dei migliori. Ma leggendo qualche altro suo romanzo ho avuto modo di cambiare idea :) Grazie, Viola! ;)

      Elimina