martedì 24 maggio 2016

Gocce d'inchiostro: A Lupita piaceva stirare - Laura Esquivel

Ogni romanzo è in attesa del proprio momento. E A Lupita piaceva stirare è stata quel genere di storia che, tentandomi, catturando immediatamente la mia attenzione, non ha dovuto aspettare nemmeno un attimo per ritagliarsi un piccolo spazio nella casella virtuale del mio e reader.
Gli svariati rimandi e la scarsa attitudine ad approcciarmi a questa opera, mi costrinsero a rimandare la lettura a data di destinarsi. E avendo poco tempo a disposizione, ciononostante sentii che avrei potuto divorare questa storia inserendomi come il personaggio di un osservatore nascosto.
Riuscivo a vedere me stessa nell'atto di precipitarmi subito in camera, davanti a un blocco di carta a righe e con in mano la penna stilografica. Scrivere di lei e, solo al termine, constatato quanta bellezza o delusione si celasse al suo interno. Scintillante come fulgide stelle, con banchi di nuvole nere che fuggono verso l'orizzonte.



Titolo: A Lupita piaceva stirare
Autore: Laura Esquivel
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 16,90€
N° di pagine: 191
Trama: Fuori, Città del Messico splende delle luci della notte e il rumore della città si leva alto. Lupita non vuole sentire. Ha chiuso tutte le finestre, ha abbassato tutte le tende. Vuole stare sola e cercare di non pensare. E l'unico modo in cui riesce a farlo è stirare. Il gorgogliare dell'acqua che si scalda, il vapore denso che offusca la vista, il profumo dei panni puliti che si intensifica nell'aria hanno il potere di calmarla. Perché le ricordano sua madre e la felicità di quando era bambina. Ma quei tempi sono ormai lontani, Lupita è diventata una poliziotta e oggi ha fallito nel compito che le era stato affidato, proteggere un politico durante un trasferimento. Le sue mani tremano ancora e questo la riporta a una notte di tanti anni prima, quando la sua vita si è interrotta. Perché Lupita è una donna spezzata e il suo cuore è chiuso in un nodo di dolore che nasconde un segreto del suo passato che non può dimenticare. Ma adesso la sua vita è in pericolo, perché durante la missione Lupita ha visto qualcosa che non doveva vedere. Per salvarsi deve indagare e trovare i reali colpevoli, anche se questo rischia di riaprire le ferite del suo cuore. Ma solo così, forse, potrà riaffacciarsi alla vita e all'amore..

La recensione:
Per circa due giorni nel giro di un fine settimana soleggiato ma noioso, uscì dal mio cantuccio personale e, guardandomi attorno, sentii una voce sconosciuta fra gli scaffali della mia libreria. Mi guardai attorno, colsi l'immagine di ognuno di loro e, confusa, feci ritorno alla mia strapiena libreria per un chiarimento.
C'era Anna Karenina la cui storia dal taglio elegante e sofisticato, stando al mio scrupoloso giudizio, conferiva una certa severità di classe. Solal e Ariane, protagonisti di una proiezione infinita di gioie e dolori, il cui tocco  di invulnerabilità veniva esaltato dalle numerose impennate amorose di queste anime contrite ma dannate. Varie inclinazioni del capo per cogliere questa voce diversa nel trittico di carta e inchiostro mi rassicurarono sul fatto che si trattava della voce di una giovane donna, una donna forte che tuttavia non vuole essere ricordata nemmeno dalla memoria dell'acqua. Piuttosto sprofondare sottoterra, per rimanerci fin quando non si dimenticheranno di lei. La sorpresi lì, ai bordi dell'anima di una storia che altri non è che le cronache di vita di una giovane poliziotta spagnola. In attesa in cucina a svolgere le veci di sua mamma: stirare, ricamare, lavare, bere, ed io nel frattempo l'aspettavo silenziosamente. Aspettavo che la sua anima, dal passato così turbolento e insidioso, arrivasse a toccare le corde più sensibili del mio cuore. Il tempo necessario per rifugiarmi fra le pagine di un caso editoriale che rievocasse le magiche atmosfere coheliane , o mi facesse perdere completamente il senso del tempo. Boliviani che suonavano in piazza, una protagonista sola e insoddisfatta che vaga come un anima in pena in un posto in cui non regna la pace e la tranquillità. Ed io che, stregata dal bagliore lucente di questa storia, che come un'indescrivibile sensazione di benessere mostrava la propria eternità, seguivo febbrilmente ogni sua mossa. Lupita che proiettava la sua malinconia fino al mio cuore caldo rinchiuso nella cassa toracica, dove si dilatava e contraeva ogniqualvolta si imbarcava in uno dei suoi misteriosi comportamenti.
Ma lo sguardo circospetto di Lupita mentre mi inoltravo nel dedalo di parole che aspettavano sotto l'ombra di essere chiamate ed evocate mi rivelò l'immagine di una donna che io onestamente non ho conosciuto. Una donna eccentrica, bizzarra, con una sfilza di dubbi, perplessità, tormenti, il cui animo ingrigito mi fece venire in mente certi insetti chiusi in scatole di fiammiferi. Tipo le tarme. Questa era Lupita coniugata al presente, quarantenne, in gramaglie figliali. Sola nel tragitto dei pianeti nel silenzio e nell'oscurità della notte.
Ero scettica, perché so quanto siano instabili i pensieri di una ex alcolista. I suoi pensieri erano costantemente rivolti verso l'unica cosa che aveva avuto senso: suo figlio. Il suo sole. E sul fatto che doveva assolutamente rialzarsi, indossare la sua divisa e combattere contro i suoi demoni. L'atto dello stirare l'avrebbe aiutata a dimenticare?
Pur quanto mi costi un certo sforzo crederlo, la storia di Lupita era stata quel genere di storia che mi colse del tutto impreparata. Le parole scorrevano dalla punta di una penna invisibile su un foglio evocando all'orecchio la voce della protagonista. Penderono dalla mie braccia e indugiarono sulla mia testa: finestrelle aperte su un mondo che avrebbero potuto offrire allo sguardo lo sfavillante spettacolo di un mondo completamente sconosciuto ai miei occhi.
In ogni capitolo erano conservate scatole con dentro racchiuse tante nozioni. Scatole che contenevano dettagli, particolari su Lupita e sulla sua burrascosa vita. Scatole non del tutto piene che il lettore in un certo senso non sa cosa farsene, e che avrebbero potuto arricchire lo scenario. Dalla mia prospettiva, evocativo ma distante, vago e poco limpido in cui non ho potuto vedere cosa circondava la stessa Lupita. Un sogno breve e senza senso, incompleto, ma che ha tanto di quelle atmosfere magiche spagnole, che in una rapida discesa mi ha condotta alla vita di questa donna che sta oramai appassendo nella quiete mattutina. Fra il fragore delle macchine, in una dimora dai contorni sfocati, su uno sfondo oscuro come la notte e poco rassicurante di una divinità che non riesce a placare tutta la superficie, prima della sua inevitabile decadenza.
Salutarla ha sortito uno strano effetto. Non che mancassero i difetti, le discrepanze, ma a soddisfarmi ben poco in modo quasi irrimediabile è stato l'essermi sentita poco partecipe alla storia che si porta dentro l'autrice. Quando giunsi a Città del Messico, dopo una sfilza di letture di svariato genere, avvertii la presenza di una nuova realtà che presto sarebbe potuta diventare mia. Colmando quel senso d'incompletezza della mia esistenza, come un eco, un sussurro che avrebbe reclamato la mia attenzione, spazzando completamente via la storia della mia vita.
Una melodia triste, ingannevole come un gruppo di uccelli freddi e sconosciuti che volano nei cieli di pietra e di bronzo, fredda e poco emozionante, che riesuma ricordi che sembrano essere stati cancellati dalla memoria dell'uomo con la magia, il dolore e il sangue. Inghiottita dal silenzio, dal nulla, costringendo il lettore a sorbire una promessa famigliare trascinata dalla corrente e persa chissà dove.
A Lupita piaceva stirare è, a modo suo, un romanzo semplice e profondo che tuttavia non è stato in grado di soddisfarmi come avrei voluto. Poco emozionante, introspettivo, a tratti algido a tratti tragico, è una fitta di sensi di colpa che quasi inducono al pianto, al perdono. Una complessa scenografia di una donna e la sua repentina salvezza in cui, alla fine, il bello della sua lettura sta nella bellezza di scorgere dal fuoco del cuore umano un'infinità di cuori luminosi. Volatili amorosi che appartengono ad ogni bacio, ogni atto d'amore o poesia.
Valutazione d'inchiostro: 2 e mezzo

2 commenti:

  1. bellissima recensione...mi sono persa tra le parole :))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille, Frances! Sei sempre gentilissima :)

      Elimina