venerdì 3 giugno 2016

Gocce d'inchiostro: Voglio prenderti per mano - Ann Hood

Ogni romanzo ha una sua anima. L'anima di chi lo scrive, che combacia perfettamente con quella di chi legge. Può sembrare assurdo, eppure talvolta fingo di non credere a questa magia, a cui non sempre trovo consolazione.
Voglio prenderti per mano è stato quel genere di storia che io e la mia migliore amica, Elisa, abbiamo letteralmente divorato. Ci siamo buttate a capofitto in questi ultimi giorni di maggio, come se non ci fosse un domani, divorate da una strana fame letteraria che ci indusse a sentire la storia che l'autrice si porta dentro come se fosse nostra.
Augurandovi un buon weekend e soprattutto tante ed entusiasmanti letture, vi lascio confidando possiate anche voi concedere una possibilità a questo romanzo. Intimo, profondo, un solco dell'anima di chi l'ha scritto.




Titolo: Voglio prenderti per mano
Autore: Ann Hood
Casa editrice: Fabbri
N° di pagine: 334
Prezzo: € 8,50
Trama: “È una bellissima bimba senza nome quella che Chun tiene tra le braccia. Ancora pochi istanti e dovrà separarsene, avvolgerla nel drappo di stoffa, posarla nella cesta di vimini e allontanarsi in fretta, senza cedere alla tentazione di voltarsi. Perché se il cielo ascolterà le sue preghiere, la porta dell'Istituto non tarderà ad aprirsi e una nuova vita, più bella e più facile, comincerà per la piccola lontano da qui. Dall'altra parte del mondo, in quello stesso momento, Maya Lange sta lavorando perché il sogno di Chun, e di tante altre come lei, possa avverarsi. È specializzata in speranza Maya, fondatrice e proprietaria di un'agenzia di adozioni: grazie a lei, il dolore di una madre si converte nella gioia di un'altra, un destino apparentemente segnato vira di colpo e le fila di vite fino a un attimo prima distanti si intrecciano a formare nuove, indissolubili trame d'amore. Sono più di quattrocento le bambine a cui Maya ha trovato, negli anni, una nuova famiglia, una casa. Di ciascuna lei conserva un ritratto, un ricordo. E nei momenti peggiori, quando le ansie, le paure e i dubbi degli aspiranti genitori minacciano di travolgerla, è sufficiente che Maya guardi i loro visi per ritrovare di colpo la forza di ascoltare, rassicurare, consolare. Perché il solo dolore che Maya abbia rinunciato a curare è quello che si porta dentro, irrimediabile come la perdita che lo ha causato. Ma il destino è un filo impossibile da spezzare, e Maya sta per scoprire chi c'è all'altro capo del suo.”


La mia recensione:
Non leggo mai storie che parlano di adozioni. I romanzi a cui dedico maggiormente il mio tempo scandiscono le ore di pomeriggi veloci e frenetici all'insegna del caos e dello stress; i minuti le parole che riverso in quel contenitore imperfetto che è la scrittura. Pagina dopo pagina, riga dopo riga lasciandomi cullare dalla sensazione di essere circondata da ombre evanescenti prigioniere. Impaziente che la luce di una nuova storia rischiarasse le tenebre del mio animo.
Il romanzo della Hodd, letto per caso, con la sua copertina priva di ambiguità o fraintendimenti e un titolo diretto e piuttosto semplice, in prossimità di una settimana intensa, ha colmato il mio cuore di una dolcezza triste. Trasportata dalla corrente lenta e impetuosa dell'amore di una mamma, in compagnia di una giovane donna che non conosce ancora la tranquillità, il benessere, uno sprazzo di felicità che possano illuminare giornate terribilmente uggiose. In una trama assolutamente accessibile che poggia più sugli aspetti emotivi che su quelli psicologici.
Profondo, intenso, a tratti veloce, a tratti poco veritiero, è un gioiellino della narrativa contemporanea che colpisce dritto al cuore.
Mi sono talmente immersa nella storia che ascoltavo, scrivevo, leggevo da non desiderare altro. La mia vita - se così si può definire - si era ridotta a niente. I miei pensieri diurni erano popolati da figure appartenenti non al mio mondo ma a quello della Hodd. Erano Chun e Maya a vagare per la mia immaginazione, e una ferita che squarciava il petto la causa al quale il mio cuore si riduceva in minuscoli pezzettini.
E' stata una storia piuttosto speciale. Calarmi completamente nei loro panni, sbirciare senza ritegno nel loro cuore e alle loro spalle per seguire i loro movimenti, così vicina da sentire il loro fiato sul mio viso, mi ha permesso di lasciargli un segno del mio passaggio, dove ho visto le loro paure. I loro tormenti. Tormenti che coincidono con i loro passati turbolenti.
L'incontro fra me e loro è stato come una collisione fra due mondi che tuttavia restano nettamente separati. Sorprende, rattrista, incuriosisce, spingendoci, per un momento, a voler proferire più di qualche semplice parola di conforto. Desideri rimossi che non vedono la luce da anni; dare amore a chi non ha mai avuto amore. Nonostante le notti solitarie, i sospiri smorzati, i pensieri rubati, che possiedono tuttavia qualcosa di angosciante. Sensazioni forti, palpabili in cui è possibile cogliere frammenti di vita ormai perdute.
Voglio prenderti per mano è la storia drammatica di una mamma che cerca la serenità nel più pensato delle circostanze. In un momento a dir poco difficile della sua vita. Una storia che ha una sua voce e che ha una certa famigliarità con i romanzi della Picoult. Avvolgente, triste e veritiero ci parla di un anima fragile, impotente in momenti che straziano il cuore. Circostanze indimenticabili che hanno potuto attraversare buchi neri d'insoddisfazione morale.

La recensione di Elisa:
Era una notte di maggio, le stelle luminose nascoste da una luna tonda e appariscente, il gracchio di qualche grillo nascosto nell'erba, la voce carezzevole di storie piene di vita di innumerevoli romanzi allineati sullo scaffale. Il pianto di un bambino e quello di una donna furono come un eco. Un grido lanciato da una terra lontana e ignota, la cui provenienza era ancora per me sconosciuta. La mia mano si avvicinò velocemente ma in modo cauto e silenzioso. I miei occhi cercarono incuriositi di scoprire la sorgente di quei pianti; divorando pagine su pagine, con gli occhi che scorrevano su righe di inchiostro il cui profumo sembrava richiamare quello dei fiori di pesco.

- Non puoi immaginare quanto spazio ci sia in un cuore –

Stringerla tra le sue braccia non era mai stato così semplice e naturale. Quel corpicino fragile era nato proprio da lei. Era bellissima: il visino morbido e tondo, i capelli neri fini sulla fronte, gli occhi chiusi nel suo dolce riposo.
Avvolta in quella coperta che lei stessa ne aveva intrecciati i fili, la sua pelle sembrava ancora più luminosa. La accarezzava e la guardava per ore, non c'era nient’altro al mondo che avrebbe preferito fare tranne vederla crescere.
Poteva
l'amore per una bambina essere racchiuso in un cuore talmente piccolo? La neo-mamma dovette ammettere che , era possibile, ma sentiva che straripava di continuo, come un fiume che non si ferma davanti  a una diga, e voleva tenerla a sé, protetta dal calore del suo amore, nascosta tra le sue braccia. Era davvero bellissima, e si addormentò con questo pensiero, con quei lineamenti nella testa, felice, piena d'amore, piena di vita.       
-
Toccava il ventre piatto per l'ennesima volta in quei giorni. Erano anni che sperava di vederlo crescere lentamente, e divenire sempre più grande nei mesi fino a quando non ne sarebbe nato il suo angioletto. Eppure le avevano provate tutte, ma il suo corpo non era disposto a farlo. Il suo ventre non avrebbe mai ospitato un'altra vita e lei, nonostante ancora faticasse a crederlo, doveva ammetterlo. Non avrebbe mai provato la gioia di accarezzare
quel ventre sodo, che avrebbe dovuto accogliere un piccolo corpicino. Non riusciva a smettere di pensare a quanto tempo aveva trascorso immaginando quel viso. Avrebbe avuto i suoi occhi marroni o quelli verdi del suo compagno? E i suoi capelli? Sarebbe nato con pochi ciuffetti fini o con molti morbidi ricci?     
E il carattere... Basta. Doveva smetterla di continuare a torturarsi, il dottore e la sua famiglia glielo avevano più volte ricordato: non è colpa tua. Con
che coraggio ne discutevano? Di chi era quel corpo che non generava nessuna vita, e che nemmeno ci provava? Era il suo. Non potevano neanche immaginare il dolore che le torceva lo stomaco ogni giorno. E fu mentre l'ennesima lacrima gli segnava il viso che si addormentò, esausta.        
-
La testa che pulsa. Il cuore completamente straziato. Le mani avevano smesso di battere a pugno contro il materasso che, impassibile, a ogni colpo s’incrinava nel punto del contatto. Le sue urla si erano attutite ormai, ma avevano assunto toni che non riconosceva. Le lacrime erano l'unica cosa che ancora si muoveva in lei. Le segnavano il viso, le scavavano solchi che avrebbe portato con sé per tutta la vita. Odiava il mondo come non avrebbe mai pensato fosse possibile. Voleva sprofondare, voleva morire. Lei, la sua bambina. La stanza come era stata lasciata quell'ultimo giorno, a volte ci entrava e piangeva, altre volte non aspettava nemmeno di chiudere la porta di casa per crollare. Nemmeno il supporto di suo marito gli era di conforto. Niente sarebbe mai stato sufficiente a colmare anche una minima parte del dolore che le squarciava il petto. E con il pupazzo di peluche che proteggeva ogni notte la sua bambina, ora al suo fianco, chiuse gli occhi, ormai aveva esaurito persino le lacrime, e in quella tortura, tra un singhiozzo e un altro, dopo giorni si addormentò.        

- Ci sono cose – disse Maya - che non faremmo mai se aspettassimo il momento giusto-

Stretta da una coperta semplice ma calda, la bambina riposava profondamente. Non riusciva a guardarla ma avrebbe dovuto farlo, era l'ultima volta, glielo doveva.
Era una crudele verità quella che stava compiendo in quella notte illuminata dalla luna piena. Non voleva separarsene, ma doveva farlo per il suo bene. Era piccola, sarebbe stata adottata da una famiglia benestante che desiderava con tutto il cuore averla come figlia. Loro sì che le avrebbero dato un futuro migliore, superiore di quello che potevano offrirgli loro, i suoi veri genitori.           
Fu quasi più semplice abbandonarla quella notte di quanto sia stato dopo facile liberarsi di quel ricordo.            Ma di questo nessuno poteva esserne certo. Chiuse gli occhi e sperò che quella notte
fosse stato solo un incubo.
L’indomani mattina, un donna raccolse quel piccolo fagotto, lo strinse tra le braccia e si avviò lungo una strada
che conduceva in città.
Voglio prenderti per mano è un romanzo delicato e profondo nella sua semplicità. Ti avvolge in un soffice vortice di meravigliosi fiori rosa, mentre la nostra anime di lettrice, ospite di questa storia, si è dipanata da un capo all'altro di un nastro rosso che ha collegato ogni mamma alla sua bambina. Un’emozionante storia tra i pensieri, i dubbi, la paura di persone che potranno finalmente diventare genitori grazie a un’agenzia di adozioni che regala alle coppie questa grande gioia. Una storia straziante che raccoglie il dolore di mamme costrette dallo stato cinese ad abbandonare piccole creature indifese. Un viaggio che si snoda nel cuore del lettore, in una storia di amore, paura e speranza. 
Valutazione d’inchiostro: 4; 4 e mezzo

5 commenti:

  1. Ciao Gresi ed Elisa, dalle vostre parole trapela tutto il vostro interesse e la passione per il romanzo che avete letto, che dev'essere molto intenso ed emozionante...

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    1. Ciao Ariel! Si, è un romanzo davvero molto bello e profondo :) Se ti interessa, te lo consiglio caldamente ;)

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  2. Ciao!! Che dire? La recensione è così toccante e meravigliosa che scelgliere di mettere il libro in lista è stato sin troppo facile! :D

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    1. Ma grazie mille, Jasmine!!! Te lo consiglio: sono certa non ne rimarrai delusa ;)

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  3. Grazie ad entrambe :)
    Se siete interessante a un romanzo delicato e toccante ma anche a una storia nuova e diversa, ve lo consiglio a mia volta :)

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