giovedì 14 luglio 2016

Gocce d'inchiostro: Lasciami entrare - John Ajvide Lindqvist

Buon giovedì, amici lettori! Come state? Come procedono le vostre letture? Quello che mi sto lasciando alle spalle è stato un periodo alquanto statico, per quanto riguarda le mie letture. Lento e quasi agonizzante, che mi ha impedito di anticipare i tempi e concludere il romanzo di Lindqvist entro un certo limite di tempo.
Questa sera, però, con l'estate oramai in pieno fermento, desidero raccontarvi com'è cominciato il mio viaggio nella misteriosa cittadina di Blackeberg. Così, con un ondeggiare dei sensi. Sorridendo all'anima di questa storia, sognando qualcosa che in un certo senso non ho potuto vedere. Augurandovi una buona serata, vi lascio il mio pensiero riguardo a uno dei romanzi più acclamati nella narrativa contemporanea in cui prendere consapevolezza di vivere in una realtà cruda e iniqua è stato davvero imponibile. In cui anche la morte a cui si va incontro è crudele.

Titolo: Lasciami entrare
Autore: John Ajvie Linqvit
Casa editrice: Marsilio
Prezzo: 18,50 €
N° di pagine: 461
Trama: A Blackeberg, quartiere degradato alla periferia ovest di Stoccolma, il ritrovamento del cadavere completamente dissanguato di un ragazzo segna l'inizio di una lunga scia di morte. Sembrerebbe trattarsi di omicidi rituali, ma anche c'è anche chi pensa all'opera di un serial killer. Mentre nel quartiere si diffonde la paura, il dodicenne Oskar, affascinato dalle imprese dell'assassino, gioisce segretamente sperando che sia finalmente giunta l'ora della rivalsa nei confronti dei bulletti che ogni giorno lo tormentano a scuola. Ma non è l'unica novità nella sua vita, perché Oskar ha finalmente un'amica, una coetanea che si è appena trasferita nel quartiere. Presto i due ragazzini diventano più che semplici amici. Ma c'è qualcosa di strano in Eli, dal viso smunto, i capelli scuri e i grandi occhi. Emana uno strano odore, non ha mai freddo, se salta sembra volare e, soprattutto, esce di casa soltanto la notte... "Lasciami entrare" è una storia d'amore, vendetta e vampiri, un racconto sul dolore dell'infanzia e la forza dell'amicizia, dove sangue e orrore devono piegarsi alla potenza dell'amore e alla voglia di vivere.

La recensione:
Da dove partire per carpire i segreti di questo romanzo? Da dove partire per interpretare la sua anima cupa e drammatica, sadica e allo stesso tempo perversa? Sono solo teorie, queste. C'è stato nel 1952 un inverno insolitamente mite, tranquillo e squisitamente sereno per il fatto di essersi presentato all'improvviso dopo una lunga serie di giorni ventosi e di pioggia. Una di quelle rare mattine che, come un vanitoso eccesso di calore e di luce e di foglie nuove, lo qualifico come il vero inizio, il portale solenne a cui ha origine questa storia. Io e Oskar passeggiammo fra le vecchie mura di una città segreta e sconosciuta, il cui legame aveva sfociato nelle punte di due indici che arrivarono quasi a toccarsi, ma non proprio. Fra noi c'è stato il sapore agro di un segreto sepolto da molti anni. E in questo sapore agre, una storia d'amore dolce e romantica. Un contorno per far risaltare ancora di più la condizione di malessere che ha attanagliato me e lo stesso Oskar. Un punto vuoto che tuttavia ha contenuto il tutto.
Ero davvero eccitata e curiosa di giungere a Blackber. Non potevo più aspettare e dopotutto i romanzi sembrano l'unico surrogato per vivere altre vite. Come un meccanismo naturale, incastri e composizioni perfetti, che anno anche un loro rito. Una cadenza quanto lenta, quanto impetuosa che, talvolta, fungono da unico mezzo per poter arrivare lontano. Toccare apici di vette insormontabili.
Basta fare il primo passo nella direzione giusta e il resto viene da sé. O quasi. I romanzi hanno sempre funto come antidoto alla tristezza, e sono tante le cose che sono seguite da quel momento a quando questo mio inspiegabile amore ebbe origine.
Quando decisi di leggere Lasciami entrare sapevo che, quando avrei cominciato, questa sarebbe stata l'occasione per scrollarmi di dosso il peso della curiosità. Una lacuna letteraria che avrei dovuto colmare da un po'.
Non avevo nulla da perdere. Dovevo solo raccogliere una certa dose di coraggio, ma, a dire il vero, avevo deciso di leggerlo senza tenere conto ai macabri episodi a cui avrei dovuto assistere e questo mi sembrava una cosa positiva. Un buon punto di partenza. Thriller/horror svedese, uno scrittore di cui avevo sentito parlare molto bene, un disegno oscuro che non permette di vedere o sentire. Tutto quello cui un tempo avrei detto "no", non mi sembrava più così. E leggendo il romanzo di Linqvit, non mi sono più riconosciuta. Mi sono sentita estranea e, allo stesso tempo, intrappolata. Come se una magia avesse atrofizzato i miei pensieri, operasse silenziosa dentro di me. Una parte del mio animo di lettrice che ho scoperto pian piano, e leggendo di Oskar e di Eli ho potuto conoscere la vita di una vita di cui non avevo nemmeno l'esistenza. Una storia cruda, surreale e allo stesso tempo reale, lenta e sincopata, che è una girandola di dettagli, contorni, sfumature, ombre impregnate di malvagità.
Pezzi di vita di anime che vagano in un deserto di domande che non hanno mai avuto risposta, e con prospettive nebulose per il futuro, che mi hanno incuriosito moltissimo, interessato inaspettatamente, costringendomi a lasciare tutto alle spalle, abbandonando la mia inutilissima vita in una landa deserta in cui non avrei mai più voluto far ritorno.
Sono stata catapultata in un posto imprecisato della Svizzera; ho seguito scrupolosamente le indagini di un ambizioso poliziotto specializzato nella caccia alle perone scomparse; mi sono mossa silenziosamente come una figura che compare e scompare, senza preavviso - ognuno di loro con una storia da raccontare.
In attimi di vita che hanno scandito regolarmente la frenesia di questa settimana, nonostante conduca un'esistenza tranquilla, ho vissuto assieme a Oskar e Eli, entro i limiti autoimposti da Linqvit, tante e altrettante vite. Ruoli che mi sono divertita a impersonare e con cui ho voluto fuggire dal baratro dello sconosciuto. Respirando aria che non era più pulita ne lo è mai stata, satura di crimini orribili e inumani.
Lasciami entrare è un romanzo il cui sapore è agre come un limone, l'aspirazione di fare un nuovo tipo di viaggio, un viaggio in cui la meta non è un luogo fisico da un posto della mente, la zona grigia fra il bene e il male, un harem segreto in cui trovare la pace con se stessi è davvero una bazzecola. E lì, fra oscurità e fantasia, l'ho avvertita intensamente. Medicina per la malvagità che affliggeva i personaggi e forse anche per i diversi mali, fisici o morali, inflitti continuamente in ogni capitolo.
Diventare imperturbabili e proseguire la lettura dal davanzale del nostro mondo, dunque, è stato estremamente difficile. Eppure, una volta compiuto questo passo, tornare indietro è risultato più facile. Superando con un balzo il mondo di là con quello di qua.
Costruito mediante un processo su anni di esperienze, timori o allucinazioni, oscuro, insidioso, rischioso come la notte, Lasciami entrare è un romanzo che trasmette una certa inquietudine. In quasi 400 pagine di turbamenti, dove un misero atto di felicità investiva inevitabilmente con qualcosa di spiacevole, c'era un universo che non ho mai esplorato. Ma cui non sono stata in grado di coglierne la bellezza. Con patti di sangue e segreti sussurrati dalla finestra virtuale del nostro mondo, con regole e nozioni del tutto indifferenti a quello cui sono abituata.
La mia vita si era intrecciata a quella di questi strani personaggi e, col mio blocnotes preferito, sono sprofondata in un luogo oscuro e pericoloso, in cui l'avventura di Oskar non era nemmeno all'inizio.
Un horror/thriller che non dà tregua, arriva in sordina e poi colpisce, ci rende protagonisti di una storia avvincente che permette di ritagliarci un angolino tutto nostro in una squallida stanza e, pian piano, nel cuore degli algidi protagonisti.
Nel cuore della notte, con i grilli canterini che vegliavano su di me e la quiete della notte conciliava il mio sonno, ho visto Lasciami entrare come uno di quei posti dove un accanito lettore che non ha fatto l'abitudine a questo tipo di romanzi può essere preso dal panico e aver solo voglia di scappare. Dubitando che questa sia la sua storia; credendo di aver sbagliato secolo o pianeta; pensando di esser caduto nella bocca dell'inferno e non trovare più alcuna via d'uscita.
Valutazione d'inchiostro: 4

2 commenti:

  1. Ciao Gresi, non conoscevo questo romanzo ma la tua recensione mi ha incuriosita ;-)
    Riguardo ai gialli svedesi, sono molto belli anche quelli di Camilla Lackberg

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    1. Ciao Ariel!
      Grazie :) É un romanzo particolare che desideravo leggere da qualche tempo, ma, nonostante avevo immaginato tutt'altra cosa, é una storia carina che non ti sconsiglio ;)
      Lackberg? Uh, grazie! Al momento ho letto solo una raccolta di racconti, ma dovrei rimediare :P

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