sabato 14 gennaio 2017

Gocce d'inchiostro: Dal Fachiro al 730 - Elena Manzoni

Titolo: Dal Fachiro al 730
Autore: Elena Manzoni
Casa editrice: Selph pubblishing
Prezzo ebook: 7, 99€
N° di pagine: 114
Trama: Dopo sette anni, non in Tibet e senza Brad Pitt, ma trascorsi a tracciare un percorso di vita attraverso colloqui impossibili e seghe mentali che fanno ‘na pippa al piú assatanato dei falegnami, la trentenne Elly tira le somme e traccia un ritratto comico-amaro della sua generazione, chiamata a scegliere tra una vita senza colore e realizzazione e la passione piú grande, la sola in grado di cambiare il mondo: la passione di essere se stessi!
Il messaggio é semplice ma potentissimo: "le macerie sono il terreno ideale su cui costruire il mondo piú bello che si possa immaginare: il TUO mondo.
Quando la pagina é bianca sta a te scrivere la storia. Non sei spettatore ma 
regista e protagonista!

La recensione:

La vita è uno scambio: siamo tutti interconnessi nello stesso disegno e quindi tollerare la prepotenza o farsi piccoli davanti alle ingiustizie per paura, è per me grave quanto comportarsi male in prima persona.

Per chi non ama leggere o scrivere i romanzi appaiono come <<cose da niente >>, tele di ragno legate alla vita di tutti i quattro gli angoli di cui sono ben pochi coloro che per periodi lunghi o brevi ne interpretano il messaggio. Eppure, se si prestasse un po' di attenzione, risulterebbe chiaro che, ogniqualvolta si decide di imbarcarsi in viaggi letterari che non hanno mai fine perché continuano oltre la carta, avviene qualcosa di straordinario. Fantocci fatti esclusivamente di carta e inchiostro, in una manciata di pagine, lasciano dietro di loro spazi che hanno la forma di una persona. Una storia che non possiede niente di particolare, se letta in un momento specifico della nostra vita, potrebbe rappresentare un sollievo più che una condanna.
Per caso conobbi Elena, neo laureata dal temperamento forte e inflessibile, che non a caso porta il cognome Manzoni - celebre poeta italiano, nonché autore della celeberrima storia d'amore di Renzo e Lucia -, che come l'autore fiorentino ha messo a nudo la sua anima. Mi ha parlato delle sue esperienze lavorative, di come la vita sia spesso una ripida salita, pronta a captare le tentazioni del mondo "di fuori", con tutti i suoi rischi, ma anche capace, più pronta di uomini sagaci e astuti a fiutare quel che è vero, autentico: una piccola voce in un coro di sognatori e disillusi a rendersi conto di quel che umanamente non va. Dal Fachiro al 730 penso sia stato concepito con l'intento di riversare, attraverso quel contenitore imperfetto che è la scrittura, riflessioni profonde e personali. E sollevando una serie di domande, la voce della giovane Elena è risuonata fra le vecchie mura della mia camera, facendomi prendere consapevolezza che questa sarebbe stata un'ottima occasione per urlare alla gente tutto quello che aveva saldamente nascosto. In cuor suo Elena sa che la sua storia potrebbe fungere come una lunga e profonda meditazione sul senso della vita, sprazzi di pensieri o riflessioni in cui chiunque potrebbe riconoscersi. Scrivere diviene così un modo per dar sfogo a se stessa, percorrendo meandri della memoria, affrontando anfratti bui, paradossi, scoprendosi in una moltitudine infinita. Trascinandola fino a quando qualcosa dentro di lei tornerà al suo posto, fuggendo nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarla.
La storia di Elena è stata una bella ventata di idee controcorrente e di intelligenti provocazioni. Anche questa è letteratura: il tutto e il niente. In una società, tutta tesa verso il declino, che Elena evidenzia sarcasticamente per il suo non poter essere <<assoluta>> come noi la vorremmo (la ricerca infruttuosa di un'occupazione e quel che ne consegue), con una fronda di persone, fra cui io stessa, che non accetta la banale assenza di materiale per il vivere nel quotidiano, che anche assurdamente cerca altre vie: gente che a suo modo <<resiste>>.
Non mi ci è voluto molto per scoprirmi partecipe e coinvolta in tutto questo. Fu l'odore dell'esperienza a portarmici. Quattro anni di ricerche vane e infruttuose mi costrinsero a camminare china, dinanzi al peso della malinconia. E avvicinarmi a questa opera d'esordio, interpretare la sua anima semplice ma appassionata, non c'erano solo le vicissitudini di una ragazza che un tempo ha dovuto sguazzare nel fango, ma anche storie di vita di gente che Elena non sospetta.
Nonostante la semplicità del tema trattato o la brevità della storia, quella di Elena è senza dubbio quel genere di racconto che non può non lasciare un segno del suo passaggio. Vera, a tratti sarcastica, a tratti profonda, che indugia sul desiderio dell'autrice di mettere a nudo una parte del suo essere. Breve massima che compongono meno di 100 pagine di un diario, che divengono quasi una confessione dell'autrice: cronache di vita, sogni e speranze sospesi nell'aria stagnante, con protagonista una giovane ragazza che, inconsapevolmente, si avvierà lungo una strada che la porterà alla scoperta di se stessa.
Da qui nasce Dal Fachiro al 730, in cui ho potuto scoprire e interpretare dal nulla molte cose. Incurante di ciò che mi circondava, osservando l'inutilità di un mondo fatto di cose grandi e piccoli. Autrice di un destino incerto, che la induce a scoprire la natura delle sue opinioni e azioni. Coraggiosa e onesta, sospinta verso un lento processo di scoperta verso se stessa e il mondo circostante.
Con questo piccolo gioiellino, ho potuto conoscere un'autrice sentimentale, profonda e matura le cui confessioni, ammetto, sono state particolari e inconsuete. Una trama realistica basata esclusivamente su esperienze di vita vissute in prima persona, che mi ha reso partecipe e sorpresa nell'aver trovato, in qualunque gesto, frase o imperfezione, qualcosa che in un modo o nell'altro induce a meditarci sopra, distraendo la nostra mente e costringendoci a immaginare qualcosa di piacevole come lo stare a galla in un mare caldo e calmo.
Valutazione d'inchiostro: 4

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