Paulien Mertens era comparsa per un breve periodo e poi scomparse
nel medesimo modo, quando meno me lo sarei aspettata. Ciò comporta che di lei e
della sua storia, che conobbi per caso sul finire del mese di marzo, erano in
condizioni di stanziare nel mio animo senza aver bisogno di alcuna motivazione
o ripiego: un periodo difficile, di reclusione forzata mi ha permesso di
sfruttare a mio favore questo repentino viaggio nella Parigi di inizio 1900 e
lasciarmi scorrazzare liberatamente da un posto ad un altro.
Non lo avrei mai creduto, sapendo che mi mostro quasi sempre
piuttosto diffidente ad ascendere alla vita di << nuove >> figure
nel panorama letterario, e la vita della semplice e ingenua Paulien era ascesa
sulla mia da quando il suo fu un richiamo davvero irresistibile. L’impero in
espansione di un’attività produttiva famigliare contava diversi misteri,
diversi segreti di cui la stessa Pauline sarà impelagata, e come consumatrice
abituale di letture di questo tipo mi concessi di trascorrere un breve periodo
in sua compagnia, circondata da quadri, opere architettoniche inestimabili e
indispensabili per la stessa autrice, con metà dei sogni, delle speranze, che
sono state investite per riporre un ritratto artistico veritiero e intenso, che
non divenne ricco come credevo ma esimio profeta dell’arte e della pittura che
ha stracciato la sensazione in precedenza di trattarsi dell’ennesimo buco nell’acqua.
Titolo: L’apprendista
Autore: Barbara Shapiro
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 368
Trama: E’ l’estate del 1922 e la giovane Paulien Mertens, il cuore
a pezzi e duecento franchi in tasca, è in esilio a Parigi. Diseredata e
ripudiata dai genitori a causa della truffa finanziaria messa in atto dal suo
fidanzato George Everard, che ha condotto le Fabbriche tessili Mertens sull’orlo
della bancarotta. Paulien vaga per la città chiedendosi come riuscirà a
dimostrare la propria innocenza e a restituire al padre almeno una piccola
parte di ciò che ha perso. Dopo aver dato un taglio ai suoi lunghi capelli e
cambiato il proprio nome in Vivienne Gregsby, la giovane donna decide di
sfruttare le sue competenze nel campo dell’arte per rientrare in possesso della
collezione di dipinti postimpressionisti di suo padre e ottenere, così, il
perdono della famiglia. Grazie alla sua intraprendenza, riceve la proprosta di
fare da assistente al dottor Edwin Bradley, collezionista d’arte americano con
l’ambizione di creare un museo a Philadelphia. Vivienne dovrà accompagnarlo
nelle sue visite agli studi degli artisti, fargli da interprete, da segretaria,
aiutarlo a fissare gli appuntamenti e a prendere accuratamente nota delle
transazioni. Un lavoro che la giovane accetta con entusiasmo, conscia del fatto
che potrebbe consentire non soltanto di venire a contatto con opere
straordinarie, ma anche di incontrare gli artisti i cui dipinti la emozionano
fin da quando era solo una bambina, come Henri Matisse, ad esempio, che col suo
piglio giovanile, la barba folta e lo sguardo intelligente, non mancherà di far
breccia nel suo cuore. Un lavoro, tuttavia, non privo di rischi. Qualcuno potrebbe
smascherarla, magari lo stesso George Everard, in vena di architettare uno dei
suoi malefici raggiri…

