Odio
l’entusiasmo che riservo a letture che disgraziatamente, per un motivo e per un
altro, non sortiscono l’effetto meritato. Ma ho anche il cuore tenero, e non
sono d’accordo nell’approccio di romanzi che, in un modo o nell’altro, mi
deludono. Alla fine, però, finisco sempre per tornare in luoghi che all’inizio
avrei ignorato impunemente, e che straordinariamente si rivelano esattamente
come credevo. E prima di incontrarci, io e l’autore camminavamo su strade
completamente differenti, con anni e anni di differenza alle spalle. Letto dopo
qualche anno della sua pubblicazione, lettura che non mi ha entusiasmato come desideravo, fastidioso,
ma che come un dolce richiamo ha attirato la mia attenzione, il romanzo di cui
vi parlo oggi è una continua ricerca di salvare se stessi. Una favola dai toni
acerbi, fin troppo spicciola che non riesce a mascherare la mancata intesa che
avrebbe potuto instaurarsi fra me e l’autore. Ma, il ritmo serrato e semplice,
le descrizioni ben o male fedeli ricostruiscono perfettamente l’epoca descritta
ma la certa scarsa qualità letteraria, la cui voce narrante non spicca in mezzo
a un marasma di voci.
Autore: Leonardo Palmisano
Casa editrice: Fandango
Prezzo: 19 €
N° di pagine: 320
Trama: Bari non è una qualsiasi città del Sud. È la sola, tra i tanti capoluoghi del meridione a non aver mai avuto un univoco centro di potere, spesso divisa fra istituzioni e forze sociali difformi e contrastanti. "La città spezzata" è un lungo racconto di quartieri e di persone con una propria indivisibile identità. L'autore, partendo dalla sua storia familiare, incontra decine di baresi, voci che ci restituiscono una immagine di una metropoli contraddittoria. Grazie agli strumenti del sociologo prima e dello scrittore poi Leonardo Palmisano scrive una struggente lettera d'amore alla sua città.

