È stato strano leggere un classico, un romanzo
della letteratura francese il cui autore fu padre di tale corrente, quando di
lui e della sua produzione non avevo mai accolto niente nel mio personalissimo
cantuccio personale, fin quando in una puntata di Una mamma per amica Rory
Gilmore lo cita e rivela il suo interesse. Non entusiasmo, ma come questo autore
francese fosse presente nel programma di letteratura a cui avrebbe dovuto
sottoporsi mediante esame. Da grande amante della letteratura ma soprattutto delle
vicende delle Gilmor’s gilrs, questo romanzo non poteva assolutamente mancare
fra i miei scaffali, e consapevole di come l’autore fosse uno dei soggetti di
studio cui presto o tardi avrei dovuto approcciarmi, fu però un po' destabilizzante
constatare poi come l’approccio fra me e l’autore non fu esattamente dei migliori
e la cosa più brutta fu si trattava di un classico, di letteratura classica, nonché
ritratto di una vita passata, lontana che è il prodotto di un perpetuo
combattimento per le convenzioni, una furiosa gelosia, una felicità così tanto
agognata quanto sperata, intrappolato in un limbo inconsistente e privo di vita.
Apparentemente grazioso, nella furiosa gioia delle generazioni di cui l’autore
ebbe il dono di tracciarne un segno sulla sabbia del tempo, offrendo nient’altro
che un moto di riconoscenza, uno squarcio sull’arte, frutto di gesti petulanti
e seri.
Autore: Honore De Balzac
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 13 €
N° di pagine: 464
Trama: Nella mitologia realista di Balzac, La cugina Bette rappresenta la «parente povera, oltraggiata e che vivendo nell'intimità di tre o quattro famiglie, cerca di vendicarsi di tutte le sue sofferenze». Solo che Lisbeth Fischer, familiarmente Bette, non è né cacciata né maltrattata dai suoi ricchi parenti, bensì aiutata e amorevolmente accolta dalla cugina Adeline e da tutta la famiglia Hulot. Ma l'oltraggio, in lei, è anteriore a qualsiasi offesa, vera o presunta: povera, per nulla avvenente, ma anche intelligente e risoluta, riversa su chi la ama tutto il suo rancore verso il mondo. Ossessionata dal confronto con la bellezza e la ricchezza della cugina, dietro le sembianze di umile e dolce zitella coltiva un feroce desiderio di rivalsa e intesse trame di inganno e distruzione, succube di un odio che si trasforma in lucida follia. Pochi romanzi balzachiani, sono, come questo, foschi e inquietanti, ma nello stesso tempo anche patetici e melodrammatici.

