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mercoledì, marzo 16, 2022

Sette gocce in sette giorni: romanzi vissuti in una settimana

Quando mi approccio ad un romanzo non mi lascio mai influenzare dalla mole o dal numero corposo delle pagine. Raramente mi accingo a vivere quella storia, quell’opera intimidita dal numero corposo di parole, sillogismi, perifrasi. Mi siedo sulla mia poltrona preferita, mi immergo a tal punto che mi lascia sedurre dal canto dolce e melodioso del suo autore o autrice, non avendo più bisogno di credere che la sua lettura possa terminare nell’immediato o durare più di quel che credevo. Qualunque sia il caso, io sono felice. Felice perché in entrambi i casi penso che quello è quel compagno di viaggio che mi ha scelto, o io ho scelto – a seconda dei casi -, e se il nostro tempo a disposizione è illimitato ben che venga. 

Questo post però nasce dal bisogno di parlarvi di romanzi che ho letto, in un momento imprecisato della mia vita, e che per caso o per fortuna abbiano previsto viaggi brevi da poltrona. Checchè si sia trattato di letture mai vissute o già vissute non ha importanza. Conta che il loro richiamo, così forte e dall’aura potente come figure mitologiche, mi abbia affascinato a tal punto da tesserne le lodi. Comporre lodi, improbabili quisquilie sentimentali e sdolcinate che forse non hanno un senso se non per me stessa. Quasi tutti hanno sconcertato e rapito il mio cuore, nello spettacolo della vita di straordinaria varietà.

Titolo: Una scrittura femminile azzurro pallido
Autore: Franz Werfel
Prezzo: 10 €
Casa editrice: Adelphi
N° di pagine: 131
Trama: Una lettera vergata in una «scrittura femminile azzurro pallido» fa riaffiorare la storia di un amore cancellato, simile a «una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare», nella memoria di un brillante funzionario viennese dal «cuore guasto».


 




giovedì, aprile 30, 2020

Gocce d'inchiostro: L'eleganza del riccio - Muriel Barbery

Anche io ho soggiornato in un piccolo quartiere francese per stare con Renèe e le sue concezioni filosofiche astruse ed evocative, e fu una sorpresa eccezionale ed incredibile, proprio per il messaggio intrinseco alla nostra esistenza, la forza di rituali che accrescono l’infrazione, parentesi magiche che gonfiano parentesi di commozione, nel quale il tempo è stato fecondato in maniera del tutto intensa. Si osserva così un mondo che ruggisce e si adorna, in cui scoppia la guerra e si tende a vivere sorgendo dalle stesse ceneri, nel mentre si agita la vita umana. Nel quale è stato davvero impossibile non farsi contagiare dal suo tono cinico, duro, quasi distaccato tipico di quei melodrammi malinconici, tragici dell’antica grecia, di individui solitari, incomprensibili, spesso autolesionisti.
La vita era già stata prestabilita, e una brillante riuscita non vale più di un fallimento. Sebbene ci si affanna a combattere pur di essere felici, come un inutile rincorsa dell’assurdo.






Titolo: L’eleganza del riccio
Autore: Muriel Barbery
Casa editrice: E/O
Prezzo: 9, 90 €
N° di pagine: 318
Trama: Siamo a Parigi in un elegante palazzo abitato da famiglie dell’alta borghesia. Dalla sua guardiola assiste allo scorrere di questa vita lussuosa vacuità la portinaia Renèe, che appare in tutto e per tutto conforme all’idea stessa della portinaia: grassa, sciatta, scorbutica e teledipendente. Invece, all’insaputa di tutti, Renèe è una coltissima autodidatta, che adora l’arte, la filosofia, la musica, la cultura giapponese. Poi c’è Paloma, la figlia di un ministro ottuso; dodicenne geniale, brillante e fin troppo lucida che, stanca di vivere, ha deciso di farla finita ( il 16 giugno, giorno del suo tredicesimo compleanno, per l’esattezza ). Fino ad allora continuerà a fingere di essere una ragazzina mediocre e imbevuta di sottocultura adolescenziale come tutte le altre. Due personaggi in incognito, quindi, diversi eppure accomunati dallo sguardo ironicamente disincantato, che ignari l’uno dell’impostura dell’altro si incontreranno grazie all’arrivodi monsieur Ozu, un ricco giapponese, il solo che saprà smascherare Renèe e il suo antico, doloroso segreto.
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