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martedì, maggio 12, 2026

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

Le mamme, queste piccole grandi donne, magre o affusolate, tozze o ripiene, nell impervio e lungo cammino della vita quante volte hanno vegliato, ci hanno affiancato, atteso o colmato con amore, tenerezza, certezze la nostra vita? L’idea che quando si cresce possa essere espediente per scrollarci di dosso il loro sguardo scrupoloso, le loro ossessive attenzioni, non conferma che senza la loro presenza, il loro costante osservare possa non avere più potere su di noi. Perché questo è il senso di ogni figura femminile all’interno di una famiglia, una comunità di figure o eroine che non ci hanno impartito chissà quale dottrina filosofica, quanto protratto il loro amore.

I figli, come dico sempre, sono riflesso di chi li cresce, chi li attenziona, e in questo giorno, anche se un pò in ritardo, quello nel quale si commemora le nostre madri, ho estrapolato dalle mie librerie storie nel quale la donna, alcune donne, mi hanno strappato via. Mi hanno colta, con i loro caldi e prorompenti abbracci, e, nel resistere, avvertito come nel mio cuore fosse rimasto qualcosa. Un piccolo bacio che brucia ancora sulla mia guancia. Mamme come la mia, che nella loro semplicità sono gemme preziose che niente e nessuno potrà  togliere, e nel cui grembo è rinchiuso quel benessere, quelle forme di longevità e il mito dell’eterno conforto che nemmeno il tempo, così inarrestabile e perverso, potrà sfatare. 

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Titolo: La ricompensa di una madre

Autore: Edith Warthon

Casa editrice: Elliot

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 286

Trama: Dopo aver trascorso un lungo periodo sulla costa francese insieme a una comunità di americani espatriati, Kate Clephane decide di tornare dopo molti anni dalla sua famiglia a New York, dove la buona società l'aveva messa al bando per aver abbandonato il marito e la figlia piccola. A desiderare il suo ritorno è la figlia Anne che vorrebbe la madre al suo fianco per le sue prossime nozze con Chris Fenno, eroe di guerra ma anche uomo senza particolari talenti e abile arrampicatore sociale. Le vere intenzioni di Chris nei confronti della figlia sono però l'ultima delle preoccupazioni di Kate, poiché in passato l'uomo è stato suo amante e lei sente di esserne ancora innamorata. Il dilemma morale della donna (confessare alla figlia il suo segreto o tacere?) e il dramma che ne deriverà riflettono i miti eterni di Edipo e Amleto e conducono a un finale che sorprese profondamente la morale dell'epoca.

venerdì, maggio 09, 2025

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

Il mese di maggio, quel mese di transizione per la stagione primaverile, specialmente qui, in Sicilia, mi ricorda tantissimo la donna. La donna, la mamma, quelle piccole dolci creature che si presentano quasi invincibili, delle guerriere che niente e nessuno potrà mai sopperire. A volte, ancora come una bambina, mi rendo conto di esserne legatissima: senza la sua vicinanza, il suo affetto, il suo amore, le sue attenzioni, noi figlie non saremmo chi siamo oggi, nè tantomeno avremmo potuto esserle se non guidate e protette dal suo dolce sguardo. Penso spesso che, se un giorno diverrò mamma, la mia mamma sarà uno dei miei modelli ideali. Modello d’ispirazione per tanti giovani che purtroppo, in epoca moderna soprattutto, non ne conoscono il significato e che dinanzi a così tante attenzioni inorridiscono, o, addirittura, scappano. Eppure io, che affermo caparbiamente di esserne fortunata, persisto nel dire che i genitori, specialmente la mamma, è un bene supremo, e, chi ancora può godere di ogni singolo istante, momento, in sua compagnia, deve tenerselo stretto. Io, del resto, come tanti altri figli, tengo stretto questo bene assoluto, consapevole che quando ogni cosa cesserà di esistere, porterà dietro una gigantesca tristezza, un vuoto incolmabile che nemmeno la parola scritta potrà colmare… E, in prossimità dell’ennesimo giorno di festa, quella ricorrente la mamma, ecco però come queste piccole donnine si sono attorniate nel mio cerchio personale. Alcune timidamente, altre con slancio e fervore, viaggiando nel cuore del tempo, incarnazione dell’amore e dell’affetto: guru dei cuori più deboli. E, la letteratura, si ancora una volta lei, ci propina una serie insopprimibile di storie in cui la figura materna vibra sulla carta come una creatura simbolica, magica da cui nascono, crescono o muoiono le cose. Qualunque incertezza, qualunque gesto brusco o repentino che nemmeno il tempo potrà estirpare nella mente di chiunque.

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In questa storia, il dolore di una madre si converte nella gioia di un'altra.


Titolo: Voglio prenderti per mano

Autore: Ann Hood

Casa editrice: Fabbri

N° di pagine: 334

Prezzo: € 8,50

Trama: “È una bellissima bimba senza nome quella che Chun tiene tra le braccia. Ancora pochi istanti e dovrà separarsene, avvolgerla nel drappo di stoffa, posarla nella cesta di vimini e allontanarsi in fretta, senza cedere alla tentazione di voltarsi. Perché se il cielo ascolterà le sue preghiere, la porta dell'Istituto non tarderà ad aprirsi e una nuova vita, più bella e più facile, comincerà per la piccola lontano da qui. Dall'altra parte del mondo, in quello stesso momento, Maya Lange sta lavorando perché il sogno di Chun, e di tante altre come lei, possa avverarsi. È specializzata in speranza Maya, fondatrice e proprietaria di un'agenzia di adozioni: grazie a lei, il dolore di una madre si converte nella gioia di un'altra, un destino apparentemente segnato vira di colpo e le fila di vite fino a un attimo prima distanti si intrecciano a formare nuove, indissolubili trame d'amore. Sono più di quattrocento le bambine a cui Maya ha trovato, negli anni, una nuova famiglia, una casa. Di ciascuna lei conserva un ritratto, un ricordo. E nei momenti peggiori, quando le ansie, le paure e i dubbi degli aspiranti genitori minacciano di travolgerla, è sufficiente che Maya guardi i loro visi per ritrovare di colpo la forza di ascoltare, rassicurare, consolare. Perché il solo dolore che Maya abbia rinunciato a curare è quello che si porta dentro, irrimediabile come la perdita che lo ha causato. Ma il destino è un filo impossibile da spezzare, e Maya sta per scoprire chi c'è all'altro capo del suo.”

martedì, maggio 14, 2024

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

La mamma: chi potrebbe vivere senza?!? Ho un leggero attaccamento a questa figura, che nel mio caso, ha dovuto vestire i panni di madre e padre.. Nutro un certo fascino, per questa straordinaria donna che, dal temperamento debole ma sensibile, ha sempre lasciato un segno indelebile del suo passaggio. Naturalmente sono di parte, questo è un discorso relativo alla mia mamma. Ma in questo giorno così importante, a modo mio, desidero celebrare, lei e le altre mamme esistenti in questa terra, con alcuni testi in cui l’amore filiale è uno degli espedienti principali. Opera lette nel corso della mia vita, e che, ognuno a modo loro e in maniera diversa, mi hanno intrappolata in realtà così straordinarie, quasi idilliache da cui è stato impossibile scorgere qualunque bruttura, quanto esseri completamente puri dotati nient’altro che di amore e bontà.

Primo romanzo di questa carrellata, un classicone che non ha assolutamente bisogno di presentazioni. Un testo che espugna l’amore filiale, l’amore di una famiglia che, dinanzi a qualunque avversità, è esacerbato da gesti in cui è possibile ritrovare il sorriso.


Titolo: Piccole donne Megh, Jo, Beth e Amy.

Autore: Louisa M. Alcott

Casa editrice: Oscar Vault

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 948

Trama: E' la storia di una famiglia americana nel periodo della guerra di secessione, ma la guerra fa solo da cornice alla trama. La famiglia è composta dal padre, cappellano; dalla madre, impegnata nella Società per l'assistenza ai soldati; Meg, la figlia maggiore, istitutrice; Jo, irrequieta e anticonformista, che fa la dama di compagnia ad una vecchia zia; Beth, che suona il pianoforte e Amy che ama il disegno e la pittura.

domenica, maggio 09, 2021

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

Di romanzi che esplicano l’amore filiale, quello fra un genitore e un figlio ve ne sono a bizzeffe. La prima impressione, quando sorgono questi tipi di eventi, è di domandarmi quali libri evidenziare o selezionare che espugnano questo tema. Tutti quei romanzi che in un modo o nell’altro sono situazioni fastidiose, imprevedibili, relazioni conturbanti fra genitori e figli – adolescenti e non – che nella loro semplicità sembrano piccoli folletti usciti da una favola: donne bassine ma forti, rotondette e simpatiche, ambiziose e intelligenti, donne acqua e sapone e trasparenti. Nell’insieme formano quel luogo di protezione, quell’ala chioccia da cui rifugiarsi da cui è possibile riconoscerne la voce, le cui facciate da finte buoniste celano situazioni estremamente disagevoli.
E adesso, eccomi nuovamente qui pronta a consigliarvi quelli che secondo me sono solo alcuni di quesi romanzi che tratteggiano l’amore di un genitore per un figlio, piazzandosi così nel mio cerchio personale e in quello di chi legge raccontando storie che non trascendono niente di speciale o straordinario ma sono un processo introspettivo inteso a rimettere lentamente in moto il cuore, risvegliare sentimenti o emozioni che si credevano perduti e talvolta dimenticati o tralasciati dalla personalità. I libri, unico ponte di comunicazione: discussioni, strategie, meditazioni, giochi di effetti dalle tonalità più sgargianti al fine di epslicare fortemente questo legame con tutto quello che ci è portata di mano, migliorando nel nostro piccolo la nostra condizione di figli, ed abbracciare questi sentimenti con condizioni equanimi.

Primo di questa lista, come non citare uno di quei romanzi che è entrato dritto dritto nella categoria dei romanzi più belli letti quest’anno?!? Giulia Caminito ci narra le penose condizioni igeniche e morali di una famiglia, rinchiusa e intrappolata in un equilibrio precario, su ciò che è effimero, pronto a crollare in qualunque momento in cui la vita stessa è una preghiera perpetua, allegoria di un regime totalitario da cui sembra non esserci alcuna via di scampo. L’assoluta mancanza di serenità, l’anelazione a forme di tranquillità o serenità di un attendibile pratica opprimente, racconta le vicende di una ragazza, Gaia, e della sua famiglia come metodologia a scovare una realtà migliore di questa, in cui una narrazione densa, ricca di lirismo e simbolismi che a mio avviso è pertinente all’anima dello stesso romanzo, ne evidenziano il corpo, l’anima della sua protagonista attraverso i suoi << difetti >>, il suo essere guasta, ingestibile, poco amabile, affamata di passione letterale e metaforica che anela a scovare quel senso di giustizia che disgraziatamente non c’è.


Titolo: L’acqua del lago non è mai dolce
Autore: Giulia Caminito
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 304
Trama: Odore di alghe e sabbia, di piume bagnate. È un antico cratere, ora pieno d’acqua: sulle rive del lago di Bracciano approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, madre coraggiosa con un marito disabile e quattro figli. Antonia è onestissima e feroce, crede nel bene comune eppure vuole insegnare alla sua figlia femmina a non aspettarsi nulla dagli altri. E Gaia impara: a non lamentarsi, a tuffarsi nel lago anche se le correnti tirano verso il fondo, a leggere libri e non guardare la tv, a nascondere il telefonino in una scatola da scarpe e l’infelicità dove nessuno può vederla. Ma poi, quando l’acqua del lago sembra più dolce e luminosa, dalle mani di questa ragazzina scaturisce una forza imprevedibile. Di fronte a un torto, Gaia reagisce con violenza, consuma la sua vendetta con la determinazione di una divinità muta. La sua voce ci accompagna lungo una giovinezza che sfiora il dramma e il sogno, pone domande graffianti. Le sue amiche, gli amori, il suo sguardo di sfida sono destinati a rimanere nel nostro cuore come il presepe misterioso sul fondo del lago.

domenica, maggio 10, 2020

Un piccolo gesto di tenerezza: the Mother's day

La festa della mamma è una di quelle cerimonie, quelle commemorazioni, di gradevole o piacevole forma, con circa innumerevoli ragioni, propositi, supposizioni che evaporano qualunque disguido o litigio creatosi in precedenza ma che si incolla alla suola delle nostre scarpe per colpa di rimorsi o sensi di colpa che ci si versano inevitabilmente addosso in certi momenti.
Per quanto mi riguarda, la mia mamma è quel genere di genitore che un figlio potesse desiderare. Dolce, sensibile, premurosa, talvolta esagerata talvolta soffocante, ma tenera nel suo affettuoso slancio di bontà, impossibile da non poterne essere contagiati. Nei miei quasi ventotto anni, si contano sulla punta delle dita quei momenti in cui ho mostrato un certo rancore, risentimento, rabbia, ma una manciata di ore mi hanno sempre fatto prendere consapevolezza di come alla fine si sia trattato di qualcosa di estremamente inutile. E, a quel punto, vano, battagliare e vestire il ruolo di figlia immatura e insensibile. In questi casi, nel periodo della mia adolescenza, mi sono resa conto quanto siano state inconcludenti certe discussioni, perché il bello dell’essere figlia è anche vedere l’apprensione, il calore che i genitori ti riservano, giorno dopo giorno. E anche se spesso vedo in questa apprensione forme di esasperata esagerazione, mi rendo conto che forse un giorno sarò anche io così. Non comprendo ancora se si tratti di qualcosa di bello o brutto, ma lo so.
Questo decimo giorno del mese non fa caso né tiene conto alle insulsaggini di una ragazza qualunque, ma, come da tradizione, celebra quelle che ai miei occhi sono e saranno eroine in gonnella. Ai fornelli o con un camice impolverato stretto ai fianchi, le nostre mamme. E quale miglior modo, se non questo, per ricordare questo giorno così speciale affiancandolo a dei libri? Ovvero il genere di post, che come esattamente quello pubblicato ad inizio anno nel ricordare le vittime dello sloha, consiglio romanzi che potrebbero incontrare i gusti di qualunque viaggiatore d’inchiostro, elaborate, ponderate scelte condite da esplosioni di umorismo, violente crisi ed apprensioni, in cui le mamme sono un personaggio fondamentale. Donne che amano, si prendono cura dei figli che mettono al mondo, interpretano la vita come sognatori passivi, sentimentali ma destinati a trascinarsi nella vita nel desiderio e nel rimpianto. Ad impersonare ruoli che in un modo o nell’altro ci si riconosce, talmente realistici che sembrano parlare al nostro cuore.

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Per mamme creative ma desiderose di rimettersi in gioco


Titolo: Se son donne fioriranno
Autore: Margherita Belardetti
Casa editrice: Piemme
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 288
Trama: Elisa, sessantenne di fresca data, bibliotecharia in pensione, è l’ex di un avvocato in carriera che ha buttato la grisaglia alle ortiche. Madre appassionata di una figlia ormai adulta e residente, in una grande città del nord dell’Europa, nonché affettuosa proprietaria di una gatta psicolabile, Nina – detta Prozac nei periodi di turbe -, vive le sue giornate con spirito da ragazza. Mille progetti sempre interrotti e una buona dose di improvvisazione: riordina casa, rimesta nei ricordi, osserva e commenta quanto le accade intorno, si accalora in consigli e rabbuffi alla figlia, sogna le gite in montagna che una caviglia rotta le costringe a rinviare e, quando questo suo tempo a singhiozzo glielo permette, scrive. Anche l’amore, mascherato dalle difese e dagli impacci dell’età matura, si riaffaccia nella vita di Elisa. Prende le vesti di tre campioni maschili che più diversi non potrebbero essere, ma che le permettono di riassaporare tutto il corredo emotivo che pareva dimenticato – batticuori, aspettative, rabbia, eros, indignazione, sfottò. Insieme al teatro amoroso, però, in lei si fa strada una consapevolezza nuova: non sarà nella relazione con un uomo il suo componimento. E nemmeno nel ruolo di madre. Perché anche Elisa sta crescendo: infatti è solo una distorta visione delle cose a far si che oggi l’invecchiare sia dipinto come decadenza, quando invece è una forma alta di crescita, di messa a fuoco di se stessi. E così Elisa scopre che la aspetta una nuova fioritura: un tempo tutto suo, per mettere a frutto i talenti accantonati – a malincuore – per tutta la vita.
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