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martedì, agosto 18, 2026

Gocce d'inchiostro: Company parade - Margaret Storm Jameson

Quando si vive e si cresce in un contesto storico che inevitabilmente ti cambia, ti fa maturare, invecchiare, porsi delle domande che oscillano continuamente fra il buono e il giusto, esso influenza te e tutto ciò che ti circonda. Il passato lascia un impronta, una traccia di impurità, crudeltà, errore, e per spiegarne le motivazioni della nostra esistenza non c'è altra ragione che vivere. Niente a che vedere col temperamento. Nulla a che fare con la grazia o la redenzione. È insita in ognuno di noi. Essa esiste prima di noi. 
La recensione che prevede il post di oggi, comprende l'incomprensione, una frustrata di spiegazioni e incomprensioni, ma, soprattutto, esplica come l'atto dell'essere liberi è uno scherzo crudele a cui non crede nessuno. Company Parade è la rappresentazione perfetta di una fantasia pura e terrificante. Uno spaccato sociale che è in netto contrasto alle ideologie romantiche della Howard, i cui personaggi sono combattenti che alienano nient'altro che di fuoriuscire dall'ineluttabilità della guerra. Assieme a questo, ovviamente, un amore profondo e cocente per la scrittura, valvola di sfogo o di rivolta contro gli ideali raggiunti. Come un credo religioso. 
Non c'è abbastanza crudeltà per chi si avvale di una certa supremazia, e neppure sufficiente calma. Tutto quello che esplica questo romanzo, le dissolutezze, le depravazioni, i piaceri più efferati, sono qui estremamente incisi su carta, maniacalmente descritti, poiché la Guerra esiste, è esistita e sempre esisterà. 

Titolo: Company Parade
Autore: Margaret Storm Jameson
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N°di pagine: 403
Trama: Nel 1918 la giovane Hervey Russell si trasferisce a Londra lasciandosi alle spalle il marito, ufficiale di terra dell'Air Force impiegato a Canterbury, e il figlio piccolo, che viene affidato alle cure di una nutrice. Hervey è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla è la voglia di affermarsi, ma anche il desiderio di dare al figlio le migliori condizioni di vita. Viene assunta come assistente copywriter presso un agenzia pubblicitaria, dove lavora per David Renn, solitario e disilluso veterano di guerra; ha due amici storici, Philip e T. S, due ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; Philip è innamorato dell'amica mentre T. S. è sposato con Evelyn Lamb, direttrice e editor del << London Review >>. Mentre scopre la vivace scena culturale londinese, popolata da scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d'affari, Hervey è tormentata dalle sue vicende sentimentali. Il rapporto con il marito Penn non è affatto semplice: Hervey non è più innamorata di lui e ha una relazione con 'l' americano'. Dal canto suo, anche Penn tradisce la moglie con la giovane Len Hammond, e la scoperta da parte di Hervey della relazione del marito accresce i problemi nella coppia. Il mondo va avanti, ma la guerra ha lasciato un segno indelebile nelle vite di tutti e ognuno, guardandosi dentro, non può fare a meno di scontrarsi con un grande buio. 

domenica, ottobre 26, 2025

Gocce d'inchiostro: Un giorno di gloria per Miss Pettigrew - Winifred Watson

Miss Peregrine arrivò nel mio Kobo una mattina di inizio estate, mentre mi trovavo a vagare fra un buio e ampio orizzonte: facendo rotta fra le pagine bianche di una storia che enfatizzava ed esplicava quella mancata coordinazione che, il periodo storico in cui fu costretta ad essere rinchiusa la sua autrice e la sua figlia di carta, che celavano vivide, eccitanti pericolose esistenze. Una giovane donna si nascondeva sotto strati di miseria e insoddisfazione come una divisa contro i brutti sogni. Una ragazza sola, timorosa del senso del futuro ai bordi della sua anima, che la corrose in modo completamente sconosciuto.  Essere se stessi pur di ottenere qualcosa che non ci approrpi l’ennesima etichetta, o rivestire l’ennesimo ruolo pur di adottarsi alle convenzioni, alla mentalità del secolo, lasciandola struggere per qualcosa che non aveva mai avuto eppure confinata in una stanza remota della sua coscienza. Approfittando della sua vicinanza, ho concesso ad Miss Pettigrew la possibilità di starmi vicino e quando lessi di lei le mie previsioni si rivelarono esatte. Ecco una storia che avevo ripescato dalla risacca disomogenea del tempo, una storia che lessi qualche tempo fa, ma i cui ricordi erano un’unica massa appiccicosa.


Titolo: Un giorno di gloria per Miss Pettigrew

Autore: Winifred Watson

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 15€

N° di pagine: 214

Trama: E' una fredda, grigia, nebbiosa giornata di novembre degli anni Trenta a Londra e Miss Pettigrew, il cappotto di un indefinibile, orrendo marrone, l'aria di una spigolosa signora di mezza età e un'espressione timida e frustrata negli occhi, è alla porta di un appartamento al 5 di Onslow Mansions, in uno dei quartieri più eleganti della capitale inglese. Stamani si è presentata come sempre al collocamento e l'impiegata, anziché recitarle la solita litania << nessuna richiesta di istitutrici, Miss Pettigrew >>, le ha dato l'indirizzo di Onslow Mansions e un nome: Miss LaFossse. L'edificio in cui si trova l'appartamento è tanto esclusivo e ricercato da metterle soggezione. Miss Pettigrew coi suoi abiti logori, il suo mesto decoro e il coraggio perduto nelle settimane trascorse con lo spauracchio dell'ospizio dei poveri, suona ripetutamente prima che la porta si spalanchi e appaia sulla soglia una giovane donna. E' una creatura così incantevole da richiamare subito alla mente le bellezze del cinematografo. I riccioli d'oro scarmigliati le incorniciano il viso, gli occhi blu le brillano come genziane e il roseo fulgore della giovinezza le accende le guance. Porta una di quelle vestaglie che indossano soltanto le attrici nei film. Miss Pettigrew sa tutto delle dive del cinematografo: ogni settimana per oltre due ore vive nel mondo fatato del cinema, popolato da donne bellissime, aitanti eroi e fascinose canaglie, e dove non ci sono genitori prepotenti e orridi pargoli a vessarla. Miss La Fosse la fa entrare e poi scompare nella camera da letto, per ricomparire poco dopo seguita da un uomo in veste da camera, di una seta dalle tinte così abbaglianti che Miss Pettigrew deve socchiudere gli occhi. In preda all'ansia, stringendo la borsetta fra le dita tremanti, Miss Pettigrew si sente sconfitta e abbandonata prima ancora che la battaglia per l'assunzione cominci, ma anche stranamente elettrizzata. Gente di quel livello! Con quella vita... Quella si che è un'esistenza vera, fatta di dramma e azione.

lunedì, ottobre 06, 2025

Gocce d'inchiostro: Foulsham - Edward Carey

Sotto un certo punto di vista è vero; il mio approccio con i romanzi di Edward Carey non fu entusiasmante. Dal principio una storia offuscata dai fumi e i gas di scarico, imbevuta di una sorprendente aura luminosa intrisa ancora di nostalgia e drammaticità. Eppure, rileggere il primo volume a distanza di anni, se faccio un ragionamento logico, mi ha aiutato a rispettare solo una discendenza, quella degli Iremonger, così spaventosamente orribilanti, puzzolenti, tristi, senza nessuna considerazione per il mondo esterno. Ma questa notizia 6 anni fa non aveva destato minimamente la mia attenzione non immaginando quanto di straordinario ci fosse fra le sue pagine.
E straordinario è anche questo secondo volume che, assimilato in un pomeriggio, col ticchettio dell’orologio che emetteva un regolare tic tac e la casa immersa nel silenzio, non potevo immaginare quanto fosse avvincente e straordinario. Magnetico, magico, introspettivo, entusiasmante, che strizza l’occhio ai romanzi di Lemony Snicket e ai suoi Sfortunati figli Bodelaieur. 


Titolo: Foulsham
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18€
N° di pagine: 311
Trama: Foulsham, la grande discarica di Londra, è sull’orlo del collasso. Le mura che contengono i rifiuti stanno per cedere, la spazzatura straborda dall’alto per tornare nella città da cui proviene. Negli uffici della famiglia Iremonger, nonno Umbitt, accecato dalla sete di potere, ha trovato un modo per far assumere forma umana agli oggetti di tutti i giorni e, allo stesso modo, per trasformare le persone in carne e ossa in oggetti. Abbandonata nelle profondità dei cumuli, Lucy Pennant è stata portata in salvo da una creatura terrificante, Binadit Iremonger, più un animale che uomo. È disperata e decisa a ritrovare Clod. Ma, a sua insaputa, Clod è diventato una mezza sovrana d’oro ed è ‘perso’. Viene passato di mani in mano come denaro contante in giro per Foulsham, eppure lo stanno cercando tutti. Potrebbe essere lui, infatti, il pericoloso Iremonger che si pensa abbia il potere di far finire il regno di Umbitt. Nel frattempo, però, in città gli oggetti, oggetti comuni, prendono vita…

giovedì, agosto 07, 2025

Gocce d'inchiostro: Jalna - Mazo De La Roche

Solo qualche giorno fa osservavo Jalna col cuore colmo di un’indicibile speranza. Dopo che avevo conosciuto Elizabeth Jane Howard, la conoscenza de La Roche mi sembrava appropriata; avevo proseguito il percorso delle mie letture con la certezza che potesse ammaliarmi, affascinarmi, domandomi dubbiosa se alla fine il polverone che aveva scatenato fosse concreto. Perfino nel momento in cui decisi di avventurarmi nella brughiera inglese e incolta di Jalna non avevo ancora deciso, e indugiai parecchi minuti sotto la luce del portico assediata da falene e farfalle, nel tentativo di scegliere la meno disastrosa delle alternative.
I casi erano due: entrare subito, affrontando qualunque cosa il Caso mi riservasse. O offrire una spiegazione valida per cui il romanzo non si fosse rivelato attinente ai miei gusti.
Con ogni probabilità, La Roche si è confermata un’autrice alquanto valida e questo suo romanzo una certezza meravigliosamente descritta in pensieri semplici e articolati, trapelando nient’altro quelle che sono state sin da subito le sue intenzioni: realizzare dal nulla un classico che richiama costantemente il passato.
A tal proposito ho amato questo romanzo e tutti i suoi personaggi, tentata da ognuno di loro, intestardita a svelare misteri e segreti. Di tutte le sensazioni precedenti, non mi ero preparata ad amarlo così tanto! E, come ogni classico di questo nome, non posso che invitarvi caldamente alla sua lettura.

Titolo: Jalna 
Autore: Mazo De La Roche 
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 384
Trama: I Whiteoak, numerosa famiglia di origini inglesi, risiedono a Jalna, grande tenuta nell’Ontario che deve il suo nome alla città indiana dove i due capostipiti, il capitano Philip Whiteoak e la moglie Adeline, si sono conosciuti. Molto tempo è trascorso da quel fatidico primo incontro. Oggi – siamo negli anni Venti – l'indomita Adeline, ormai nonna e vedova, tiene le fila di tutta la famiglia mentre aspetta con ansia di festeggiare il suo centesimo compleanno insieme ai figli e ai nipoti: a partire dal piccolo Wakefield, scaltro come pochi, infallibile nell’escogitare trucchi per non studiare e sgraffignare fette di torta, fino al maggiore, Renny, il capofamiglia, grande seduttore che nasconde un animo sensibile. La vita a Jalna scorre tranquilla, fino a quando due nuore appena acquisite arrivano a scombussolarne gli equilibri: la giovanissima Pheasant, figlia illegittima del vicino, il cui ingresso in famiglia è accolto come un oltraggio, e la deliziosa Alayne, americana in carriera che, al contrario, con la sua grazia ammalierà tutti, specialmente gli uomini di casa.

lunedì, dicembre 13, 2021

Gocce d'inchiostro: Sasenka e L'amore ai tempi della neve - Simon Montefiore

Mi piacciono molto le storie che trasudano taciti misteri, che regnano in voluminosi o sottili volumi in pelle o dalla copertina rigida. Alcuni li considerano noiosi, con i loro continui andirivieni e la rigida presenza di un autore che se ne infischia delle buone maniere. Eppure, il fruscio leggero delle loro pagine, il loro profumo inebriante, tutto ciò ha da sempre sortito una sorta di fascino in me: qui riesco a riconoscermi nella mia pienezza, proveniente da una galassia ove vi regna la malinconia e l'insoddisfazione, in cui ci si ritrova in poche righe.
Non so di preciso da dove iniziare, ma se mi trovo qui è perché evidentemente c'è qualcosa che ronza nella mia testa. Avevo già letto di questa forte e coraggiosa donna, eppure mi trovo nuovamente qui, a parlare di lei e tutto ciò che ne conseguì, a qualche giorno di distanza dal Santo Natale. E mentre avanzo impettita fra le strade ghiacciate di una Mosca assediata dal regime stanliano, vi svelo i sentimenti che mi si agitarono dentro e ciò che mi venne in mente quando guardavo negli occhi la giovane Sasenka.
Penso che ogni romanzo necessiti di una rilettura, e dopo Sasenka sentì l’esigenza di proseguire imperterrita questo bellissimo percorso. In poche parole, divorai il secondo volume – che ingenuamente credevo fosse un continuo e non un volume a se – come compito che mi ero prefissata ad inizio anno. La fonte di tutta la saggezza che in un certo senso questo 2021 mi ha donato. Valendo non solo per questi due romanzi ma anche per tutti gli altri romanzi letti, che hanno mantenuto il loro spirito, la loro originalità, non facendosi sopraffare da alcunchè.

Titolo: Sasenka
Autore: Simon Montefiore
Casa editrice: Tea
Prezzo: 9, 80 €
N° di pagine: 623
Trama: San Pietroburgo, Inverno 1916. La rivoluzione è alle porte. Davanti all'istituto Smol'nyj per nobili fanciulle una governante inglese aspetta una ragazza, che però è attesa anche dalla polizia segreta dello zar; Sasenka Zejtlin ha solo sedici anni, un padre ricchissimo, una madre devota di Rasputin, e uno zio bolscevico che la converte alla causa rivoluzionaria. 1936. Sposata con un compagno che ha fatto carriera, madre di due figli e direttrice di un mensile, Sasenka conduce una vita agiata all'interno dell'èlite vicina a Stalin. Sopravvive alle purghe, ma alla vigilia della guerra commette un imperdonabile errore: per la prima volta in vita sua s'innamora veramente, con conseguenze impensabili per lei e per la sua famiglia.
1994. Più di mezzo secolo è trascorso, di Sasenka Zejtlin e dei suoi famigliari, dei colleghi e dei conoscenti, dello stesso Paese in cui hanno vissuto e si sono perse le tracce .. finché, Katinka, una giovane storica, viene incaricata di compiere una misteriosa ricerca. Destreggiandosi nei meandri degli archivi di partito, da poco aperti, Katinka mette insieme i pezzi di un puzzle drammatico che viene da un passato lontano e dimenticato, ma che riaffiora coinvolgendola ben più di quanto non avesse mai potuto immaginare…

mercoledì, agosto 26, 2020

Gocce d'inchiostro: La brughiera - Thomas Hardy

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura, a mio parere. Thomas Hardy ha scritto un capolavoro di estimabile bellezza, che saggiamente e delicatamente mi ha immersa nella quiete apparente di un mondo stabile, immobile, in cui la materia, gli odori, i suoni sono frutto di immagini, diapositive che sono un tutt'uno col paesaggio circostante. È stato mai possibile che un uomo di lettere come Thomas Hardy abbia potuto pararsi di fronte al mondo e snocciolare la bellezza di un sogno romantico che richiama costantemente i miti classici, eroi d’epoca che immersi in una sconfortante fantasticheria domina con una furia cieca, un certo abbandono che infervorano il cuore, ammaliano per la sua straordinaria bellezza. In altre parole, fino a che punto spingersi oltre se sogno e realtà convergono in un unico elemento? La risposta è stata piuttosto ovvia, e i miei sentimenti al riguardo parecchio nitidi tant’è che il libro è divenuto indimenticabile come qualche mese fa accadde con Tess dei D’Urbeville, che leggerei e rileggerei all’infinito. Anche La brughiera esplica questa bellissima magia, e con sommo ardore è stato questo che ho inconsapevolmente chiesto: amare ed essere amata.



Titolo: Ritorno alla brughiera
Autore: Thomas Hardy
Casa editrice: Garzanti
Prezzo: 14 €
N° di pagine: 427
Trama: Una brughiera semideserta e desolata fa da sfondo alla vicenda di due uomini e due donne, che vedono i propri destini incrociarsi tra loro. È l’ambientazione di un romanzo davvero singolare e suggestivo: scritto nel 1878, Hardy in queste pagine ci accompagna attraverso storie che si svolgono nel sud ovest dell’Inghilterra, a Edgon Heath, una landa che diventa la vera protagonista del racconto grazie alla dovizia di particolari con la quale è descritta. La puntigliosa ricerca del dettaglio, l’alternanza di colline e avvallamenti, le varietà delle piante e l’altenarsi di lunghi inverni e rapide estati sono si la descrizione geografica di un luogo preciso, ma in un senso più ampio rappresentano un vero e proprio paesaggio dell’anima. E, insieme a esso, la storia di gente dura, segnata dalla nebbia e dalla pioggia, di donne belle e del passato ingombrante: quello del poeta britannico è un mondo fatalista, crudele come può essere solo un ambiente abitato da individui che hanno perso ogni traccia di fede.

venerdì, luglio 31, 2020

Gocce d'inchiostro: Agnes Grey - Anne Bronte

Quando accolsi nel mio cantuccio personale la storia di questa giovane istitutrice, fui come travolta da un deja vu. Non è stato facile non rievocare il ricordo della dolce Jane Eyre. È stato davvero impossibile, penso mentre ripongo queste poche righe.
Dalla mia poltrona preferita, l’ho tenuta d’occhio. Ci sono state così tante vicende, si sono snodate tante situazioni che hanno svolto un ruolo predominante per il mio bagaglio culturale. Hanno arricchito il mio amore per i classici, la letteratura inglese o vittoriana, incidendo sulle tavole del mio cuore dogmi cristiani che si impegnano a difenderci da qualunque calunnia, qualunque aspetto o assetto malvagio, che hanno indotto la dolce Agnes a trincerarsi dietro squarci di vita passata, estremamente drammatica e oscura in cui l’atto di sacrificarsi per qualcosa o qualcuno coincide con la realizzazione di un tipo di libertà incotestuabile. Non c’è perversione, solo la Vita descritta in ogni forma o assetto. E Agnes Grey lo esprime pienamente, sebbene con qualche assetto stilistico simile a quello dell’opera di sua sorella, desiderando leggerla e tornarvi nuovamente fra le campagne rurali inglesi ancora una volta.


Titolo: Agnes Grey
Autore: Emily Bronte
Casa editrice: Oscar Mondadori
Prezzo: 9, 50 €
N° di pagine: 288
Trama: Basato in larga misura su esperienze dell’autrice, “Agnes Grey” narra la vicenda di una giovane istitutrice che lascia la casa paterna spinta, più che dalla necessità economica, dal desiderio di conoscere il mondo e di dar prova di sé: una fiura che appare di sorprendente modernità nella sua piena consapevolezza, nella implacabile lucidità e nelle penetrante ironia con cui osserva il mondo che la circonda.

lunedì, maggio 04, 2020

Gocce d'inchiostro: Il castello - Franz Kafka

Cosa ho provato nel leggere Il castello di Franz Kafka, mi hanno domandato.
Sul mio volto è comparso un sorriso caldo e affettuoso, gli occhi lucidi che riflettono quella che non è stato altro che un’avventura straordinaria, che però ebbe la parvenza di qualcosa di provvisorio e antico, condotta qui senza che lo sapessi, sempre con calma e parsimonia. Avrò avuto ventuno o ventidue anni, quando conobbi lui e la sua dolce Milena. E per me fu amore a prima vista, un moto improvviso e prorompente di cui è stato davvero impossibile non farmi coinvolgere. E, dopo qualche anno, eccomi nuovamente qui. Questa volta dinanzi alle mura fatiscenti e maestose di un castello, isolato da tutti e da tutto, libero e indifferente da qualunque sguardo magnanimo. L’aura di mistero si fondeva con l’oscurità, e prima che me ne potessi accorgere mi trovai impelagata in una vicenda che pullula di personaggi che covano segretamente la speranza di poter trovare un posto confortevole, avendo la possibilità di << rinascere >> sia mentalmente sia spiritualmente.
Da un romanzo ad un altro, eccomi dunque giunta in questo bellissimo luogo che a mio avviso ha sfiorato l’eccellenza, con un’elevazione poetica e sentimentale che, malgrado le vicende oniriche, quasi surreali, in cui l’immaginario collettivo si immerge a tal punto nel trovare una specie di coesione fra uomo e uomo, è stato quel segno, quel simbolo mistico nel quale ognuno di noi è desideroso di elevarsi al possibile senza però trovare niente di lodevole. Sebbene ci si rischia di sminuire il prossimo, ma nel quale sogno e bellezza divengono qualcosa di sopportabile e << abituale >>> come fardello che pesa sulla nostra coscienza.



Titolo: Il castello
Autore: Franz Kafka
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 386
Trama: L’ultimo romanzo, incompiuto, di Kafka, la cui stesura ebbe inizio nel gennaio 1922 ( l’autore non ha ancora quarant’anni e ne mancano due alla morte per tubercolosi faringea ) e proseguì fino al settembre dello stesso anno. Non esiste una versione definitiva dell’autore che anzi dispose che il manoscritto fosse distrutto. Più che un romanzo “Il castello” si può definire un insieme di frammenti in cui il personaggio K, arrivato a un non – luogo, un misero villaggio immerso nel freddo, tenta di avvicinarsi alla meta, il Castello appunto. Sono frammenti di “vuoto”, “stanchezza”, “solitudine”, presentimenti di una non – vita che attende l’autore nei meandri dell’ultima meta.

mercoledì, aprile 22, 2020

Gocce d'inchiostro: Un incantevole aprile - Elizabeth Von Arnim

Il primo incontro con un autrice affermata e prolifica come la Von Arnim è stato molto più bello di quello che avrei mai immaginato. Meno di trecento pagine che compongono un quadro bellissimo ed estremamente piacevole di un repentino viaggio in una lussuosa villa nei dintorni di San Stefano, gruppi di anime in pena, parsimoniose ma fragili che tuttavia spiccano per il loro perenne bisogno di comprensione, libertà. Pagine nel quale ho messo da parte qualunque remora per concentrarmi totalmente su ciò che mi ha lasciato pienamente soddisfatta, ovvero l'ennesimo tetro racconto dei sentimenti che imperversano nell'animo umano e che coincidono con la bellezza dei sogni, il brivido dell'avventura, il raggiungimento di un forte impulso di riscatto. Calibrati in momenti di scoperta, scissione fra mondi, il tempo passato e quello futuro, l'atto di fuga e quello di scoperta che conferiscono un anima, un pensiero, un impulso, che malgrado i vuoti e i silenzi ricostruiscono mentalmente i frammenti isolati di un utopia mancata ma poi conquistata. 






Titolo: Un incantevole aprile
Autore: Elizabeth Von Arnim
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 15€
N°di pagine: 287
Trama: In un club della Londra anni Venti due signorine inglesi scoprono di essere accomunate da una vita amorosa insoddisfacente, molto diversa da quella che avevano sognato il giorno del matrimonio. Mrs Wilkins, timida e repressa, è sposata con un avvocato ambizioso che << lodava la parsimonia tranne quando si trattava del cibo che finiva nel suo piatto >>; Mrs Arbuthnot, estremamente religiosa, è sposata a uno scrittore di biografie sulle amanti dei re: per una donna come lei, una cosa davvero sconveniente. Insieme decidono di rispondere a un annuncio per l'affitto di un castello a San Salvatore, piccola cittadina della Liguria, per tutto il mese di aprile. A loro si uniscono Mrs Fisher, un'anziana signora che incarna appieno la morale vittoriana nel portamonete, nelle amicizie e nella rigida etichetta che esige sia rispettata, e Lady Caroline, giovane ereditiera di una bellezza sopraffina in cerca di requie dalla vita mondana e dagli innumerevoli spasimanti. Le quattro donne, che si conoscono a malapena, si lasciano così alle spalle la grigia e piovosa Inghilterra per godersi un mese di vacanza in Italia. Immergendosi nel calore della primavera italiana e nella bellezza placida del luogo, avvolte nei profumi dei glicini e dei narcisi che aiutano a mettersi a nudo, le signore imparano ad apprezzarsi, mentre ognuna, a turno, sboccia e ringiovanisce, riscoprendo l'amore e l’amicizia, ritrovando la speranza. 

lunedì, febbraio 10, 2020

Gocce d'inchiostro: Storia di una ladra di libri - Markus Zusak

In principio, era solo un’idea. Più tardi, la piccola Leslie e dopo ancora un’onnipresente figura che ha svezzato, spezzato qualunque legame ma che ha elargito diversi insegnamenti, che quando si giunge all’epilogo avviene in maniera alquanto violenta. E’ così che comincia il romanzo che rese Zusak celebre, il tempo è il passato, e né l’uomo né il Fato potranno concederci delle risposte. Per una manciata di giorni ho seguito le vicende di una piccola ladra di libri, che ruba e li serba come tesori aspettando che quelle parole che la invadono ogniqualvolta possano salvarla. Non certamente una cosa da poco, né da prendere alla leggera: quante volte le parole mi hanno salvato nel momento del bisogno!
Eppure, leggere di lei e delle sue formidabili vicende, a distanza di qualche tempo, è stato alquanto semplice, introspettivo, travolgente ed inaspettato, come i sentimenti o l’emozioni che hanno invaso il mio corpo, durante il corso della lettura. E deducendo si trattasse di semplice mancanza, mi è stata recapitata la storia di questa giovane ebrea che spiega ed esamina, non solo una fetta di storia, ma la potenza che il Caso ha inesorabilmente nelle nostre vite. I rapporti che si instaurano, giorno dopo giorno, particolari che sebbene la semplicità con cui sono trattati arricchiscono il nostro animo.



Titolo: Storia di una ladra di libri
Autore: Markus Zusak
Casa editrice: Frassinelli
Prezzo: 16, 90€
N° di pagine: 563
Trama: E’ il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l’inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi nel minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro; lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d’amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l’orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché “ai tedeschi piaceva a bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri”, poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n’è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantica. Il mondo della ragazzina all’improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto.

martedì, ottobre 29, 2019

Gocce d'inchiostro: L'incubo di Hill House - Shirley Jackson

Non era prevista questa lettura, penso. Ecco come inizia il prologo di questa recensione che, fra l'altro, non mi vede assolutamente entusiasta. Ed è così che disgraziatamente è andata a finire. Con una banalissima storia di fantasmi. E non sarebbe dovuto andare così. Ecco quello che penso: la Jackson scrive molto bene, ma fra me e lei non ci potrà mai essere alcun legame. L'anno scorso ci avevo provato con il suo romanzo più celebre. Quest'anno, nello stesso periodo, con un opera alquanto affine per temi e stili ad Abbiamo sempre vissuto nel castello ma che mi aveva lasciato incerta se proseguire e concedere un'altra chance alla sua autrice o meno. Questo adesso l'ho compreso, ma tardi. Ma sempre meglio tardi che mai! Ed è stato un vero dispiacere. Perché non si può più tornare indietro, e ciò che è fatto è fatto. E c'è qualcosa di peggio che insistere, persino quando noti le poco robuste fondamenta, e nonostante tutto il bruciore dell'insoddisfazione brucia come una ferita aperta?
Titolo: L'incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12€
N°di pagine: 233
Trama: << In questo autentico classico del genere gotico, Eleanor Vance, giovane e tormentata donna che non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House... Giunta a destinazione, Eleanor si trova davanti a una casa "che sembrava aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori", un edificio che "drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all'unanimità", una costruzione immune da ogni esorcismo: "un luogo non adatto agli uomini, né all'amore, né alla speranza", una casa che si rifiuta di essere una dimora accogliente così come Eleanor vorrebbe sfuggire a un sistema di vita che le ha portato soltanto infelicità >>. 

mercoledì, ottobre 23, 2019

Gocce d'inchiostro: David Copperfield - Charles Dickens

In questi giorni di ottobre ho abitato in una piccola misera dimora di fine XIX secolo, l'anno in cui Charles Dickens mise al mondo il suo preziosissimo David Copperfield. Quando si giunge in certi posti, ci si sente accolti nell'immediato. Ma nessuno, meglio di Dickens, all'epoca, sapeva parlare così bene all'anima di chiunque. Ben disposta a questo tipo di inclinazione, sono scappata via dalla routine, dalla solitudine guardandomi intorno, ma consapevole che all'interno delle sue pagine vi avrei riscontrato solo cose dispiacevoli... Ed infatti così è stato. Poiché, pur quanto David Copperfield sia meraviglioso, un ritratto estremamente appassionato e realistico di uno squarcio di vita del suo creatore, il mio cuore è colmo di una sinfonia estremamente potente. Qualcosa che ha colpito più il cuore che la mente, e che spiega le vere ragioni per cui ho accolto il piccolo David, a qualche anno di distanza dalla sua ultima lettura.
Entro quindici giorni di propositi e false speranze, eccomi qui a farmi strada in mezzo a gruppi di classe sociale, recisi dalla rivoluzione industriale e dalla miseria, che fecero della popolazione delle rigide classificazioni fra classe e razze. Ed in questa traversata non ho potuto fare a meno di sentirmi responsabile, a comprendere la vocazione di mantenere intatta la comunità umana, immune dalla impurità, ma così vicini.
Titolo: David Copperfield
Autore: Charles Dickens
Casa editrice: Bur
Prezzo: 15 €
N°di pagine: 930
Trama: "Non permetteró mai a nessuno di dire che questa è la più bella età della vita", scriveva Paul Nizan riferendosi ai suoi vent'anni e in generale al tempo della sua adolescenza. Perché quel tempo, quello durante il quale si varca il confine che separa la giovinezza dall'età adulta, è spesso feroce e terribile. Di tutto questo si rese conto Dickens quando scrisse la storia di David Copperfield, un vero e proprio inno alla dolcezza e alle amarezze intrinseche al crescere e al formarsi. Quello del protagonista è un percorso di apprendistato prima di tutto umano, a confronto con personaggi di ogni tipo, dalla stramba zia Betsey a Uriah Heep, sullo sfondo di una Londra plumbea e sulfurea.

mercoledì, ottobre 09, 2019

Gocce d'inchiostro: Una serie di sfortunati eventi. Un infausto inizio - Lemony Snicket

E’ da qualche settimana, mentre dal lavoro o svolgo qualche faccenda, assediata dal
poco tempo, che desidero leggere la saga per ragazzi più bella della mia infanzia (la nascita del maghetto più famoso dell'intero universo, l'allegra fin troppa eccitazione per il mondo magico non distrussero questa inclinazione), ricordo come la serie più vista e chiacchierata nel web. All'età di ventisettenne anni, mi rendo conto, giungo tardi nell'accogliere la lettura di questo romanzo che, solo adesso, mi butta giù dal mondo odierno. I posti che fanno per me vertono storie con protagonisti romantici, scapitolati, complicati ed enigmatici che vanno a sbattere contro i miei ideali di bontà e tranquillità. Fu così che questo primo volume, a cui faranno seguito i successivi, ebbe il coraggio di farsi strada impunemente, in un momento di brusca malinconia. Una sferzata di calore e colore era tutto ciò per cui avevo bisogno. Ed è qui che ho accolto le notizie che ho imparato nelle trasposizioni cinematografiche..







Titolo: Una serie di sfortunati eventi. Un infausto inizio
Autore: Lemony Snicket
Casa editrice: Salani
Prezzo: 12€
N°di pagine: 140
Trama: in questo primo tremendo episodio i tre fratelli diventano subito tre orfani, incontrano l'individuo più viscido e malvagio del mondo, rischiano di perdere tutta l'eredità e sono guardati a vista da un uomo con due uncini al posto delle mani. Siete sicuri di volerlo leggere?

La recensione:
Non mi avrebbe indisposto se, per una manciata di ore, avrei appreso qualcosa che quando ero bambina adoravo compulsivamente e dunque identificarmi come clandestina a bordo di una nave di cui conosco molto bene la sua rotta. Per quasi tutta la vita, la storia degli orfani Bodelaieur serbó il ricordo nonché l'esaltazione ad un mondo in cui ho desiderato viverci. Sebbene quello ritratto da Lemony Snicket non è estremamente buono, non vi da posto alla felicità o alla tranquillità d'animo poichè la comprensione o la bontà non è una delle caratteristiche principali di questa serie. Per me la magia che racchiudono queste pagine è ciò per cui si uniforma ai miei standard di romanzo d'appendice. Predisposto ad una narrazione tipica dell'epoca vittoriana, conforme però a qualunque cosa. Camminare per le strade senza alcun aiuto, una famiglia che si prenda cura di te o un famigliare che ti rimbocchi le coperte, non essere né giusti né sbagliati ma qualcosa di intermedi non è niente di più pauroso di piccole deformità dell'animo. La larghezza di vedute di Klaus, o l'acerrima curiosità di Violet colpiscono nell'immediato: effettivamente, ai giorni nostri, è un qualcosa che ha a che fare col l'improbabile. I romanzi di Lemony Snicket però sono estremamente belli proprio per questo loro essere 'normali' in un mondo che di normalità ha ben poco, ma che è intrinseca all'esistenza. Al modo per cui questi poveri ragazzi si approcciano al mondo.
Ebbene è questo ciò che questi romanzi esplicano così bene, essendo le sfortunate vicende una metafora di quello che altri non è che la vita e il suo modo di essere impostata. Porta persino i segni di un amore profondo per le letture dickensiane, vittoriane, il tanfo putrescente dell'abbandono e della miseria. Ciò che infatti sorge nell'immediato e spontaneamente è una sensazione di disagio, di apprensione, il desiderio insopprimibile di donare conforto, solidarietà, presentati con una buona e coerente versione della società, in cui non basta fare domande perché le vicende degli orfani, nel romanzo, divengono risposta. Dalle mie letture si può ampiamente supporre come si tratti di una favola per bambini che rivela un ché di drammaticità già dalla dedica posta a inizio pagina, ma poiché da qui derivano innumerevoli momenti di avanguardia postbellica dell'epilogo dell'ultimo romanzo, un momento in cui la fine decreterà l'incontrollabile importanza culturale emanata in poche pagine.
Che idea ingegnosa ha avuto Lemony Snicket quando ha ideato la realizzazione di questo splendido mondo! Se è mai esistita una storia per bambini così unica e indimenticabile, la singolarità è uno dei tratti distinti di queste letture.
In soldoni, è da qui che traggo l'ebro, selvaggio diletto col quale cibarmi, allietare la mia anima, preparandomi a vestire alcun ruolo che renda ogni singola avventura più bella, più avvincente del previsto.
Valutazione d’inchiostro: 4

lunedì, ottobre 07, 2019

Gocce d'inchiostro: Rossovermiglio - Benedetta Cibrario

Come può essere l'andamento di una storia, quando la si dimentica completamente? Ecco l'unica cosa a cui riesco a pensare. Impensierita da quanto poco l'avevo ricordata e da quanto poco lei ricordasse di me, tornai nella Torino del 1928 rendendomi conto delle difficoltà con cui la vita può essere una cosa piuttosto che un'altra e della casualità con cui si crea il destino...
E anche come e quanto può sembrare accidentale quando le cose non vanno a finire come si desiderava.
Ho accolto così questa lettura consapevole di non dover aspettarmi niente, sebbene il linguaggio sofisticato, delicato, ammaliante. Ma con l'illusione che questa volta non mi ci sarei persa completamente con la testarda convinzione di non poter abbeverarmi di qualcosa che ho sentito come mio solo a metà.




Titolo: Rossovermiglio
Autore: Benedetta Cibrario
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 7,50 €
N°di pagine: 213
Trama: La protagonista del romanzo è una giovane donna appassionata e ribelle, ma è cresciuta in una famiglia - e in un ambiente - dove l’eleganza, la compostezza, la sobrietà e il rigore sono più che dei valori, sono l'unica forma di vita concepibile. Appena ventenne, accetta dunque un matrimonio combinato per lei dal padre. Non sarà una scelta felice, probabilmente anche perché il destino ha messo sulla strada l'affascinante ed enigmatico Trott, che nell'arco di un decennio, con tre impreviste apparizioni, comprometterà definitivamente il precario equilibrio del suo matrimonio. La protagonista infatti incarna un momento di trasformazione di un'intera società: troppo moderna per adattarsi docilmente a proseguire nel solco tracciato dalle altre donne di famiglia e al tempo stesso troppo fragile e sopratutto troppo poco abituata a  dare ascolto ai sentimenti e alle emozioni, per vivere la propria ribellione sino alle estreme conseguenze. Ma è come se Trott l'avesse risvegliata da un incantesimo e fin dal primo incontro avesse innescato in lei un processo di cambiamento che non può più essere arrestato. Da qui la scelta di trasferirsi da sola nella campagna senese, a San Biagio, abbandonando una città, Torino, che sta rapidamente cambiando sotto l'impulso della nascente industria, e un marito che ha sempre sentito estraneo e che la tradisce sfacciatamente.

giovedì, ottobre 03, 2019

Romanzi su misura: Settembre

Dalle letture effettuate in 30 giorni, che raccontano nel dettaglio ognuno il progresso e i viaggi intellettuali a cui sono protagonista, se ne ricava quasi sempre un quadro piuttosto ricco. Le mie credenziali, ogniqualvolta, sono piuttosto eccellenti. E tutto dà l'impressione purché lasci i libri a languire sugli scaffali per diverso tempo. Ci sono stati corvi, ragazze guerriere, poetesse dal cuore languido, ricchi scaltri ma immaturi, demoni dalle diverse sembianze e fattezze. Un'avventura sensazionale e impressionante vissute sulla pelle, come essenza di tutta una vita.
Da questo lungo e inutile prologo vi presento un nuovo riepilogo di letture straordinarie e bellissime, che, in ogni dove, mi hanno accolta e accettata. Sono arrivata quasi per caso, e da qui è partito il tutto.
Qual'è il miglior godimento letterario per un sognatore che si ciba esclusivamente di carta e inchiostro, se non questo?

Romanzi su misura in digitale:


Un quadro brillante, visionario, affascinante e introspettivo che si muove mediante i gesti impulsivi di due anime affini ma solitarie, irrimediabilmente insoddisfatte. Un labirinto di parole, confessioni dell'anima, passioni del cuore allestito dallo stesso Capote, alterego nella figura di Fred, in cui ci si appassiona a tal punto che ci si mostra compiacenti, desiderosi di elargire qualunque aiuto possibile. Qualunque scialuppa di salvataggio a cui ci si aggrappa fortemente, bandendo dai nostri pensieri i 'danni' per cui le figure capotiane sentono di essere responsabili.
Valutazione d’inchiostro: 4

giovedì, settembre 19, 2019

Gocce d'inchiostro: Nevernight. Alba oscura - Jay Kristof

Quando conclusi il secondo volume mi sentì combattuta. Cosa avrei dovuto fare? Procrastinare la lettura del terzo e ultimo volume, affinché Mia e i suoi acerrimi 'amici' restassero in mia compagnia, o dare la precedenza ad altro? Riscuotendomi come da una fantasia, ho letto e divorato questo romanzo in una manciata di giorni, consapevole di ciò a cui sarei andata incontro. La morte, le volgarità, le oscenità, gli scontri non mi sfioravano più. Tutto ciò che rimase è stata semplice e pura curiosità. Dovevo sapere chi fosse Mia e a quale sorte era stata destinata.
Ben o male sono stata egregiamente soddisfatta. La saga di Jay Kristof si conclude qui, e, con essa, la mia intimità col suo essere rude, egoista, ossessiva, possessiva, in un patetico tentativo di sopravvivenza fatto non solo di tante domande ma anche di tante sorprese.






Titolo: Nevernight. Alba oscura
Autore: Jay Kristof
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 20 €
N°di pagine: 524
Trama: Mia Corvere, gladiatii, schiava fuffiasca e infame assassina, sta scappando. Dopo i grandi giochi di Godsgrave, finiti con il più audace omicidio nella storia della repubblica itreyana, Mia si ritrova braccata. Potrebbe non uscire viva dalla Città di Ponti e Ossa. Il suo mentore Mercurio è ora nelle mani dei suoi nemici. La sua stessa famiglia la vuole morta. Ma sotto la città, un oscuro segreto è in attesa. La notte sta per scendere sulla Repubblica, forse per l'ultima volta.

giovedì, settembre 05, 2019

Gocce d'inchiostro: La concubina russa - Kate Furnivall

Queste innocue letture, che poi tanto innocue non sono, di gran lunga sono adatte ad un pubblico giovane, ingenuo, emotivamente immaturo, che danno l'opportunità di rifugiarsi dietro a maschere di inutile stupidità. Mi sono tenuta lontana, distaccata da questa lettura, probabilmente perché della Furnivall e del suo romanzo d'esordio avevo letto anni e anni fa e il nostro incontro non fu propriamente positivo.
Perché dunque tornare in un luogo dove si è già stati ma che intanto ho voluto sentire nuovamente sulla pelle, come un idea che mi ha turbata parecchio? In cima alle mie prospettive o preferenze La concubina russa non ha spiccato per originalità né per rendimento storico, ma ha scacciato definitivamente il tarlo della curiosità, alimentata dagli irrimediabili, dolorosi ed urgenti sensi di colpa, che si avvincendavano fra loro come brusche nuvole, nota per averne abbandonato la lettura anni e anni fa.



Titolo: La concubina russa
Autore: Kate Furnivall
Casa editrice: Leggereditore
Prezzo: 14,90€
N° di pagine: 663
Trama: Cina 1928. In una città insidiata da ladri, pericoli e sofferenze di ogni sorta, la giovane Lydia ha dovuto imparare presto a sopravvivere. Proviene da una famiglia dell'aristocrazia russa, esiliata in seguito alla repressione bolscevica. A cinque anni ha visto morire suo padre e da allora il suo cuore è andato in frantumi. Ma Lydia non ha tempo per volgersi al passato, sua madre ha bisogno di lei e farà di tutto per assicurarle una vita dignitosa, persino commettere piccoli furti. E durante una delle sue uscite in cerca di fortuna che incontra il giovane Chang An Lo. Fra I due è amore a prima vista, è come se si fossero riconosciuti nella solitudine terribile che li sovrasta. Tuttavia, la loro complicità li spingerà a introdursi in luoghi in cui non avrebbero mai dovuto avvicinarsi: quelli delle lotte di potere fra comunisti e nazionalisti. Nonostante tutto sembri ostacolarli, in un'epoca in cui l'amore sembra la scelta meno indicata, Lydia e Chang non sono in grado di ignorare un sentimento che mostra loro, forse per la prima volta, una promessa di felicità.

domenica, agosto 18, 2019

Gocce d'inchiostro: L'arte segreta dei rimedi del cuore - Regina O'Melveny

Le poche ore che mi hanno tenuta incollata alle pagine di questo romanzo sono state davvero incredibilmente difficoltose, impossibili da ridurre, per quanto la scorrevolezza della storia condusse la mia anima in un luogo che non ho ancora visto ma che conosco perfettamente. Ho cercato di restare salda, tenermi in equilibrio, di pari passo a Gabriella, lasciando vagare lo sguardo su squarci di fiumi o laghi che si succedevano dietro il vetro di una finestra virtuale dall’aria luminosa e vaporosa, mentre tentavo di interpretarne l'assurda e irritante situazione nella quale bisognava rincorrere un uomo che non ha mai voluto saperne niente di sua figlia. L'amore di una figlia per un padre - in questo caso - così algido, imperscrutabile, quasi privo di fondamento che non è solito nel mio temperamento, è stato motivo di biasimo da parte mia, perché, a quanto pare, Gabriella, sino a quando non giunse una lettera in cui lui esprimeva chiaramente il suo desiderio di abbandono, ne ignorava i motivi e le necessità. E senza questa missiva non comprendo perché, al di là di tutto questo, non si sia interrogata sul suo passato. Sul suo essere tanto medico quanto donna, riproduzione di un dramma che, miscelato al mistico e al sentimentalismo, ha un ché di familiare ma inespressivo.
Avrebbe potuto essere un romanzo storico degno di questo nome, o perlomeno una replica piuttosto fedele. E sebbene la sua non è una lettura malvagia, l'esordio della O'Melveny non colpisce né per originalità né per temi trattati. Piuttosto per la descrizione di dettagli che ne esaltano non tanto il tono metaforico ma quello simbolico.
Titolo: L'arte segreta dei rimedi del cuore
Autore: Regina O'Melveny
Casa editrice: Sperling e Kupfker 
Prezzo: 18,90€
N°di pagine: 341
Trama: È l'anno 1590 e a Venezia c'è un solo medico donna, cui le signore della Serenissima si rivolgono per vincere la malinconia, placare gli attacchi d'ira, allontanare le paure: la dottoressa Gabriella Mondini, in grado di trovare le giuste combinazioni di erbe, fiori e rimedi naturali che agiscono sul corpo come sull'anima. Gabriella è la figlia del dottor Mondini, famoso scienziato che le ha trasmesso la passione assoluta per l'arte della medicina. Ma lui è lontano: partito ormai da molti anni, insegue il sogno di compilare il Libro dei Rimedi - un compendio della sapienza medica del tempo raccontando alla figlia le sue scoperte in lunghe lettere che lei legge ogni volta con la stessa trepidazione. Quando queste, però, si fanno sempre più vaghe e inquietanti, Gabriella decide di mettersi sulle tracce del padre. Comincia così un viaggio pieno di pericoli, sorprese e incontri: seguendo gli indizi contenuti nelle lettere, Gabriella si spingerà da Venezia fino alla Spagna e al Marocco, da dove è giunta l'ultima missiva; per comprendere infine l'incredibile verità che si nasconde dietro il silenzio del dottor Mondini. Imparando che la medicina nasconde ancora molti segreti per lei, e scoprendo in ogni luogo nuove erbe, nuovi rimedi e nuovi Mali da curare. Tra i quali, quello più pericoloso e impenetrabile di tutti, per cui non c'è cura che tenga: l'amore.

sabato, giugno 29, 2019

Gocce d'inchiostro: La saga dei Cazalet. Gli anni della leggerezza - Elizabeth Jane Howard

La lotta è stata tremenda: il mio cuore è stato così intensamente attratto da quello di questo romanzo, due cuori ardenti contro una sola piccola coscienza, che la mia decisione di concludere questa saga divenne sempre più forte giorno dopo giorno. Ero giunta nel cuore pulsante di queste pagine con le idee ben chiare; per nessuna ragione avrei acconsentito a un passo che avrebbe potuto causarmi amaro pentimento per la cecità dimostrata nel non avvicinarmi. Mi sono sempre più convinta che la mia coscienza aveva deciso per me a mente lucida di non poter più tirarmi indietro.
Purché questo mio splendido viaggio continui, per qualche giorno dovrò tornare distante dalla Howard e dai suoi figli di carta. Ma, poiché sento ancora la loro mancanza, vuoto per cui so ben certa che colmeró non appena acquisterò i volumi successivi, quest’oggi vi invito a leggere questa saga, amici lettori, e di perdervi anche voi nei meandri più reconditi del cuore umano. Fra  gruppi di fantocci che non si sentono mai del tutto sicuri, fuori posto, terrorizzati dalla paura di poter perdere un loro caro, con un forte senso di disagio e frustrazione che attanaglia continuamente la loro natura artificiosa e poco riconosciuta. 


Titolo: La saga dei Cazalet. Gli anni della leggerezza
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18,50€
N° di pagine: 500
Trama: È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare.
Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. L’affascinante Edward si concede svariate amanti mentre la moglie Villy si lacera nel sospetto e nella noia; Hugh, che piega ancora i segni della grande guerra, forma con la moglie Sybyl una coppia perfetta, salvo il fatto che non abbiano idea l’uno dei desideri dell’altra; Rupert, pittore mancante e vedovo, si è risposato con Zoe, un’attrice bellissima e frivola che fa fatica a calarsi nei panni della madre di famiglia; infine Rachel, devota alla cura dei genitori, che non si è mai sposata per un motivo ben preciso. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo di fuori, e la vita domestica dei Cazalet si intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le  vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

martedì, giugno 25, 2019

Gocce d'inchiostro: Le sette morti di Evelyn Hardcastle - Stuart Turton

La mia strada e quella di Turton passavano vicine ma distanti, con poco sentimento, poca intensa felicità sino a qualche settimana fa, ma dal momento in cui ho desiderato liquidare l'ardente desiderio di riconoscere in Le sette morti di Evelyn Hardcale il capolavoro che molti osannano, non ho potuto evitare di fare allo stesso modo e immergermi in un epoca che non è più la nostra, ma dalle predisposizioni già poco soddisfacenti.
Ebbene, per rendere questi miei dubbi fondate certezze, ho lasciato le spiagge assolate descritte magnificamente dalla Haward per scendere lungo i pendii sconnessi di una collina in cui è situata una vecchia e antica tenuta, da cui si inerpicano le vicende di questa povera vittima. Lo scenario descritto, non c’è che dire, è effettivamente magnifico. Richiama perfettamente gli antichi romanzi ottocenteschi austeniani o leviani e questo ha garantito un elemento concreto: lo scenario di cui molti lettori si sono invaghiti è stato incredibile. Ma, più in là, dopo la splendida tenuta, lo stile semplice e diretto, un giardino incolto che è stato lo scenario di un brutale assassinio, l’entusiasmo con cui ho accolto questo romanzo, dopo un centinaio di pagine, è andato ad affievolirsi. Emotivamente parlando, troppo freddo e calcolato per i miei gusti. Il fertile terreno di un’indagine scrupolosa e attenta che disgraziatamente per me si è trasformato in fango e gelo. Il fattore conseguì una trama studiata a tavolino, perfettamente artificiosa, in cui il sentimento o l’introspezione cozzano con un’aria maliziosa che l’autore innesca nello svolgimento di questa trama intricata. Se inizialmente l'avevo considerata appropriata per celare un mistero irrisolvibile, ben presto emerso come eccessivo, fariginoso, claustrofobico, quasi angosciante che non mi ha permesso di farmi sentire parte del gruppo. Parte integrante di questo teatrino, messo su da un amante dei gialli e di Agatha Christie, e che a me ha colpito in maniera alquanto diversa dalle mie supposizioni.



Titolo: Le sette morti di Evelyn Hardcastle
Autore: Stuart Turton
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 526
Trama: Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati del tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell’alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardc. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento – la morte del giovane Thomas Hardcastle – ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d’artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell’attimo in cui esplodono nell’aria i preannunciati fuochi d’artificio Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell’acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pine fine alle crudeli sorprese della festa. L’invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell’acqua s ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l’assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite indifferente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House…
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