Dopo l’avvento del Natale, certe letture sembrano obbligatorie nonostante io abbia letto questo romanzo prima di Natale, in un pomeriggio, mentre il mondo proseguiva il suo lento corso. Di altre letture in programmazione ce ne sono a bizzeffe, che volontariamente sto procrastinando all’anno venturo. Ma con questo romanzo accadde una cosa piuttosto strana, o interessante, o una cosa stranamente interessante, comunque inattesa, o almeno così sembrò all’inizio, ma adesso che ripongo queste poche righe constato come si tratti dell’ennesimo espendiente magico. Non qualcosa che ha a che fare con l’illusione, ma col richiamo intrinseco di certe storie di reclamare la nostra attenzione in un momento imprecisato della nostra vita. Questo romanzo, la cui copertina è di per sé bellissima, natalizia, si sporse dinanzi a me guardandosi attorno, scrutando una parte di me stessa, che è sempre disponibile a cibarsi di questo tipo di letture. E devo dire che la sorpresa è stata delle più piacevoli. Certamente non quel tipo di lettura per cui rinuncerei a qualunque cosa, a ciò che mi è più caro, ma che esplica svariati significati. Alla fine il bello di certi libri sta nel significato che celano le loro pagine, ciò che quel determinato autore vuole trasmetterci. Sia nel Bene sia nel Male. Ma questo romanzo non possiede niente di malvagio, fasullo, intricato. Si pone esattamente com’è: una proposta natalizia che interpreta il mondo e la realtà circostante da un Io completamente diverso dal mio, e che ho abbracciato con grande fascino.
Titolo: La felicità sulla porta di casa

