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giovedì, agosto 20, 2026

Parole di troppo: mattonazzi di cui non aver paura 2°

Per alcuni, alcuni lettori, leggere classici, i cosiddetti mattonazzi è qualcosa di simile alla sofferenza, quella condizione di malessere che non ha alcun fondamento logico, dettata dagli incauti sussulti di un cuore ancora giovane. Eppure, quando sono soggetta a “vedere” simili torture,chiudo spontaneamente la porta della mia stanza sul mondo isolandomi con quelle << persone >> di carta e inchiostro che riescono a capirmi. Indugiando impunemente più del necessario, origliando cose che non avrei dovuto ascoltare, intrufolandomi come una ladra e senza ritegno nei loro cuori e alle loro spalle per seguire i loro movimenti.  Ho temporeggiato a tal punto e a lungo, che ho costruito una specie di corazza. Un tempo non vedevo di buon occhio chi giudicava un libro dalla sua copertina, o dalla sua imponente e mastodontica figura. Ma erano altri tempi, un altra epoca… una me più ingenua, più suscettibile e delle volte facilmente iraconda che bruciava come una fiamma al pensiero che dovessero << maltrattare >> i miei libri.

Respirare un’altra aria, l’età adulta, inevitabilmente ci pone dinanzi a delle scelte. Scivolare impunemente nell’eccentrico, nel banale, o, come diceva Dante nell’Iferno: “Non ragioniam di lor, ma guarda e passa?” Nel tempo, sono stata toccata dal significato di queste parole e, specialmente quando si parla di romanzi, di preferenze letterarie, non sempre è facile conciliare al diletto ciò che alberga nel nostro cuore. Ma non per questo incapace di ospitare un’infinità di testi, quei cosidetti mattonazzi, che tuttavia rivelano molto più di quel che sembra. Piccole tappe del mio vissuto, che potrebbero durare per sempre, ricoperta di una coperta di indifferenza che è alla base, quel segreto imprescindibile in cui posso bearmi di loro, incurante di qualunque fatto o evento esterno.


Titolo: Martin Chuzzlewit

Autore: Charles Dickens

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 1289

Trama: “Voi sapere con altrettanta sicurezza di me, che io giudico il “Chuzzlewit” la mia opera senza confronti migliore, sotto infiniti aspetti. Che io sono cosciente delle mie forze come mai prima d’ora. Che io so che, se la salute mi assisterà, potrò conservare il mio posto nell’animo degli uomini pensanti, anche se cinquanta romanzieri cominciassero a scrivere domani stesso”.

mercoledì, aprile 23, 2025

Parole di troppo: mattonazzi di cui non aver paura

Spesso ci si lascia andare a degli inutili pregiudizi. Non sappiamo, ne siamo consapevoli che siano fondati, veri, concreti, quanto ci si lascia andare a pensieri inutili e insensati. Quella dei mattonazzi è un tipico amore letterario che, sin da quando ho memoria, prediligo poiché mi piace pensare che una storia, un testo, il suo cuore pulsante, possa protrarsi per un certo lasso di tempo nelle nostre coscienze. E la loro mole non dovrebbe inorridire, spaventare, quanto fungere da ponte per collegare solidamente il nostro mondo con quello che alberga le nostre coscienze. E questo post, l’ennesima mia dichiarazione d’amore ai romanzi voluminosi, non dovrebbe togliere nè concedere niente che non sia stato detto, poichè i mattonazzi non dovrebbero essere quello spettro a cui tentiamo di sfuggire o scappare, quanto uno slancio del cuore per comprendere affondo non solo la vita ma anche noi stessi.

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Divertentissimo, avvincente, avventuroso, le vicende di Mr Pickwick, con la sua faccia tonda come una luna piena e la sua meravigliosa, infantile, gioiosa ingenuità, che vivrà un’avventura mediante cui si impegna ad osservare scrupolosamente e a riportare ogni dettaglio relativo, festosi a partecipare alla gloria di scoperte umane. 


Titolo: Il circolo Pickwick

Autore: Charles Dickens

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 16 €

N° di pagine: 1040

Trama: Pubblicato nel 1836-37 da un autore poco più che venticinquenne, Il Circolo Pickwick è un capolavoro assoluto dell'umorismo, che riscosse fin dal suo primo apparire uno strepitoso successo. La trama, intessuta di innumerevoli episodi, è poco più che un pretesto per mettere in scena una miriade di personaggi, tra cui rimane indelebile nella memoria del lettore il protagonista Pickwick, con la sua faccia tonda come una luna piena e la sua meravigliosa, infantile, gioiosa ingenuità. Come scrive Chesterton nell'Introduzione a questo volume "Dickens non si è fatto scrittore affinché le sue creature copino la vita e ne ricopino le ristrettezze; egli è scrittore perché esse abbiano la vita, e sia una vita sovrabbondante. [...] Il signor Samuel Pickwick è il principe delle favole, la creatura per metà umana e per metà fatata sorretta da quel barlume di divinità che nell'ora più nera gli ricorda che è destinato a vivere felice per tutta la vita. [...] Egli avanza nella vita armato di quella divina facondia che è la chiave di tutte le avventure".

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