sabato 23 luglio 2016

Gocce d'inchiostro: 1986 - Giuseppe Ottomano

Sempre più spesso abbraccio con entusiasmo proposte di romanzi di autori esordienti per interpretare il modo in cui dipingono la realtà circostante. 1986 dell'esordiente Giuseppe Ottomano è uno di questi e, beneficio agli effetti collaterali dell'inadeguatezza e dell'insoddisfazione di cui mi sento vittima, in questi ultimo periodo, è una storia che si è stanziata il più possibile ai piedi della mia anima. Una rapida assimilazione del processo creativo dell'autore, un accozzaglia di entusiastiche avventure di vario tipo.









Titolo: 1986
Autore: Giuseppe Ottomano
Prezzo: 16, 90 €
Casa editrice: Project
N° di pagine: 232
Trama: Una cospicua eredità permette a Tommy e Andrea, due giovani e simpatici cialtroni, di intraprendere un viaggio lungo l'Europa per coronare la propria passione: la caccia alle ragazze. Malgrado i ripetuti insuccessi, dovuti in parte all'inettitudine e in parte alla malasorte, non desisteranno mai dal loro proposito originario. Affronteranno così un viaggio trentennale senza meta, che si trasformerà in una sorte di "ricerca del Santo Graal" in chiave moderna e dissacrante. L'intera azione si svolge in un 1986 immutabile, in cui il contesto storico di ogni anno si ripete sistematicamente. In un romanzo sospeso tra la fantascienza e il grottesco, una ridicola coppia di aspiranti seduttori, che rimanda a "Il sorpasso" di Dino Risi, vive una serie di avventure sul filo del mistero dello scorrere del tempo.

La recensione:

Il tempo passa senza che noi ce ne accorgiamo.. sarei tentato di mettere in relazione la mia immagine sempre identica di fronte allo specchio… Tutto è sempre lo stesso.

Ogni volta che un autore emergente mi propone il suo romanzo, immancabilmente penso che quello dello scrivere è un'arte in cui si possono raccogliere tutte le ossa che si vuole, costruire la parte più splendida di un mondo fosco e tetro, comporre una melodia che produca qualcosa di vivo. Una storia che, in un certo senso, non appartiene a questo mondo e che mediante un battesimo magico, riesce a mettere in contatto questo mondo con quello dell'altro. Quando leggo mi presto particolarmente a questo tipo di riflessioni perché sembrano avere una loro speciale predisposizione a scuotere e a scricchiolare nella mia anima più degli altri. Il romanzo di Giuseppe, ad  esempio, è planato lentamente fra le stanze polverose della mia coscienza, dopo una sfilza di letture di vario tipo, popolando le mie nottate miti. Standoci dentro, mi ha dato una buona occasione per avventurarmi in un viaggio on the road. In compagnia di due viaggiatori lasciati soli nell'immensità del cosmo che, grazie a questo viaggio, avranno una buona occasione per riflettere sul loro destino. Quello di giovani sognatori, visto da diverse altezze, con una loro ironia: in cerca di una <<cura >>, una missione che possa mettere a posto qualcosa dentro di loro, diretti in un posto pressoché sconosciuto, il cui nome figura tuttavia in ogni guida turistica, a milioni di chilometri dal loro paese natio, affinché lo spirito si rifocillasse.
Questo mi fu riservato. Dopo vari balzi e sobbalzi e un ennesimo periodo turbolento, 1986 è stato quel compagno di viaggio che, repentinamente, si è precipitato ad accogliermi: sognatori, studenti universitari, giovani pieni di vita, e tanta gente di passaggio che, in uno spettacolo messo su da un abile lettore di anime, si sono posti dinanzi a quello della mia vita.
Alla fine del viaggio intrapreso con Tommy e Andrea quello che mi rimase sotto la pelle fu quello che non avevo cercato: lo svago. Attratta da una trama che dice poco e niente, determinata a intraprendere un viaggio che confidavo mi conducesse al limite della follia. Dei sogni, delle speranze di una generazione passata. Con Tommy e Andrea avevo stretto amicizia nell'immediato, lì ho posto delle domande a cui non ho sempre ricevuto risposta, socializzato con i loro amici e la loro gente e, visto da vicino, l'espediente miracoloso di una cospicua somma donata in eredità.
Ho ascoltato la loro storia come se l'avessi sentita da lontano, come un ricordo ripescato dalla risacca disomogenea del tempo, e solo alla fine ho potuto constatare quanto sia stato piacevole abbracciare con entusiasmo la proposta di Giuseppe. Per interpretare il modo in cui ha dipinto la realtà circostante, dipingendola con modestissimi acquerelli nascosti nelle stanze buie del suo animo. Ho cercato di interpretarli al meglio, e ho cercato di produrre sulla carta non tanto quello che ho visto quanto l'aura lucente in cui è confinato il romanzo.
La ragione per cui mi sono fiondata fra le pagine di 1986, e che ha accresciuto in me una certa curiosità era chiarissima: Giuseppe e la sua storia sarebbero stati i miei amici, anche se per poco tempo, in un periodo stressante e frenetico. Di punto in bianco, senza lasciare spazio a discussioni o motivazioni, senza il minimo preavviso su cosa mi ha spinto a stare in compagnia dei suoi amici d'inchiostro, divertenti e socievoli. Né del resto, io avevo osato domandarmelo.
Come piccoli dettagli che si stanziano nel nulla, il romanzo di Giuseppe non è stato il tipo di storia che solitamente leggo, ma ha illuminato i corridoi bui della mia anima. Commedia tutta all'italiana nonché ricerca di una strada quando non si aveva la certezza nemmeno di trovare una meta in cui i sogni, i ricordi e la realtà si fondono.
In un viaggio on the road all'insegna del divertimento, la spensieratezza, 1986 è un romanzo in cui ho visto due uomini che desiderano un po' di felicità e che, lentamente e inconsapevolmente, da una landa deserta cosparsa  di rocce a cui non filtra alcuna goccia d'acqua, poca luminosità, sono scivolati verso il territorio dell'avventura. Lungo una strada sconosciuta, che gli ha permesso di capire se stessi. Circondati da ombre evanescenti e passeggere come treni in corsa che, come loro, aspettano un cambiamento. Una metamorfosi che li indurrà a percepire tutto ciò che li circonda in maniera completamente diversa.
1986 è l'incarnazione di una satira solenne ma sobria e controllatissima, corredata di parti decorative vivacemente colorate e allegre. Bello, divertente e molto semplice in cui alla fine il risultato è quello di portare il lettore sull'orlo di quel che si racconta: un viaggio che non avrà mai fine perché continua oltre la carta.
Valutazione d'inchiostro: 4

2 commenti:

  1. Ciao Gresi, il romanzo mi incuriosisce: molto bella la tua recensione e particolare, come del resto tutte quelle che scrivi, hai uno stile unico!

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    1. Ciao Ariel! Grazie mille :) È un romanzo molto semplice e divertente, e se sei in cerca di qualcosa che ti distragga, questo potrebbe fare al caso tuo! :)

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