mercoledì 1 febbraio 2017

Gocce d'inchiostro: I Gillespie - Jane Harris

Titolo: I Gillespie
Autore: Jane Harris
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 508
Trama: Nella primavera del 1888, in seguito al decesso della zia a lei amorevolmente accudita, Harriet Baxter decide di lasciare Londra e viaggiare alla volta di Glasgow. Trentacinque anni, nubile, una piccola rendita annua cui attingere, l'intraprendenza necessaria a sfidare i pregiudizi dell'epoca nei confronti delle donne sole in viaggio. Harriet arriva nella seconda città dell'Impero nell'anno in cui, in occasione dell'Esposizione Internazionale, la vita artistica e culturale della città è animata dagli osannati artisti di Edimburgo e dai protagonisti della <<nuova scuola>> scozzese, il celebre sodalizio di pittori noti come <<i ragazzi di Glasgow>>
Non sono, però, i padiglioni dove si celebra il grandioso spettacolo dell'Esposizione, né le numerose serate mondane che ne rallegrano gli eventi, ma le strade di Glasgow, con il loro giocoso andirivieni di cappelli e parasoli e i loro marciapiedi così pullulanti di forestieri, a offrire a Harriet Baxter l'opportunità della sua vita, la svolta che ne determina il destino.
Durante una passeggiata in una giornata insolitamente calda, Harriet soccorre una distinta signora di circa sessant'anni stramazzata al suolo per un malore sconosciuto. Qualche giorno dopo si ritrova a onorare l'invito, elargito in segno di riconoscenza per il suo bel gesto, a casa dei Gillespie, la famiglia della donna soccorsa. Un appartamento di gente non povera, ma di certo navigante nell'oro a giudicare dall'incerata sul tavolo lisa in più punti e da tazzine e piattini sbreccati. Un appartamento in cui si aggirano Elspeth, l'esuberante madre del padrone di casa che impartisce ordini puntualmente inevasi; Mabel, la figlia di Elspeth inacidita per essere stata abbandonata all'altare; Kenneth, il figlio belloccio tormentato da un segreto inconfessabile; Annie, la dolce moglie del padrone di casa alle prese con l'educazione di due figlie, le ristrettezze economiche e una irrisolta vocazione artistica; le due bambine, la piccola, deliziosa timida Rose e Sibyl dallo sguardo freddo e inflessibile; e, infine, nelle rare occasioni in cui osa mettere il naso fuori dal suo studio-soffitta, il padrone di casa, Ned Gillespie, un giovane, geniale pittore dai tratti meravigliosamente regolari e piuttosto avvenenti, e una punta di tristezza negli occhi blu oltremare.
L'incontro con Ned Gillespie risulta fatale per Harriet Baxter. In lei si fa strada la convinzione, che si muta poi in una missione e, infine, in una vera e propria ossessione, di dover salvare Ned Gillespie. Salvarlo dalla sua indigenza, che gli impedisce di dare libero sfogo alla sua creatività, e salvarlo dalla sua turbolenta famiglia che minaccia di soffocare il suo talento. Una convinzione che, come ogni ossessione, trascina inevitabilmente dietro di sé l'ombra della tragedia.

La recensione:
Le ragioni che spingono un autore a scrivere un romanzo storico, consumando abitualmente una gran quantità di tempo ed energie, possono essere diverse. Il risultato però è sempre lo stesso.
Nel 1888 l'avvenente e belloccio pittore svedese Ned Gillespie aveva la sindrome dell'indigenza artistica. Quando dipingeva, quando si chiudeva nel suo studio-soffitta per alleare con sforzo e illusione sogni incubati a lungo, diventava un'altra persona. E' nell'estate del 1888 che aprì con mano malferma la porta che mi condusse sulla soglia di una storia ambiziosa e originale, proprio come questa. Come per la maggior parte degli scrittori, anche Jane Harris fu folgorata da qualcosa, o, per meglio dire, da qualcuno, anche se non si può dire che il suo immane lavoro rimarrà indelebile nella mia memoria. Infatti nessuno prima d'ora aveva scritto qualcosa riguardo il pittore Ned Gillespie, nessuno aveva dato conto alla sua storia o alla sua sensibilità, eppure questa brava autrice svedese l'aveva trovato simpatico e interessante. Oggetto di studi, concepito forse da una passione coltivata da anni, accolto nella soffitta impolverata del suo animo come un agognato piacere che si sarebbe goduta con calma, per qualche tempo. Questa, d'altronde, è la mia opinione in merito. Per questo, quando m'immersi fra le pagine di I Gillespie, mi è sembrato di sorvolare lungo le strade di una città le cui forme sono simili a quelli di un cantiere, con nell'aria frammenti di conversazioni che si odono indistintamente come echi profondi o oscuri. Perché, anche se non amante dei romanzi storici, sotto l'effetto sgargiante di una tela luminosa ed evanescente, ho sentito di aver stabilito un collegamento col posto in cui mi trovavo. Non ero più in una terra straniera, ma in un mondo di opportunità, fino a qualche giorno fa sconosciute, in cui ebbi l'impressione si fosse spalancato dinanzi a me.
Naturalmente il mondo della finzione ha rappresentato un'occasione per l'autrice per scalare montagne invisibili e descrivere gli infiniti regni della fantasia. Naturalmente il terreno più fertile e affidabile per la sua ispirazione fu la letteratura vittoriana, anche se nella sua condotta letteraria ci sono state delle piccole sfasature, che a poco a poco si trasformarono in piccoli fossati. I suoi continui dilungamenti, e le avvincenti vicende che terranno viva l'attenzione di chi legge la resero nota a distanza sempre crescente, di cui io tuttavia non ho pienamente raggiunto. Un caso non proprio atipico, ma frequente; a maggior ragione se il tema trattato manifesta una malcelata sensibilità. E pur di rievocare qualche ricordo tralasciato nel passato, vagare nella fumosa nebbia della storia e della pittura, una nebbia via via sempre più fitta, ho visto tracciare su un foglio bianco contorni luminosi, linee rette, in un disegno divino che mi ha indicato la strada. Una cospirazione che mi ha condotta fra le pagine bianche di segreti foschi e avvenimenti tragici che irrimediabilmente tengono col fiato sospeso.

Come la radura di un laghetto cristallino e gelato, la storia di Ned e della sua numerosa famiglia si è stanziata ai bordi della mia anima. Il silenzio, l'inarrestabile passare del tempo mi hanno avvolta come una ragnatela, e, una sfilata di figure evanescenti accompagnato la mia avanzata lenta.
Questa lettura inaspettata, di un romanzo che languiva nello scaffale già da qualche tempo, insieme con il sole che faceva capolino da una coltre di nuvole e pioggia e l'odore stagnante della pioggia che invase le mie narici, evocarono sensazioni famigliari: la nostalgia delle mie spericolate immersioni nell'era vittoriana, durante il liceo. In un santuario, impregnato di realismo magico, da cui ebbe tutto inizio. L'inizio. Un incontro/scontro con la famiglia Gillespie, svolta decisiva che ne determinerà il destino della protagonista. Una posizione diversa nella società. Una famiglia.
In un viaggio nel passato di questa famiglia che non ho mai conosciuto per davvero, nemmeno nei libri di storia, un'avvincente e straordinaria celebrazione dell'amicizia, dell'amore e dei sogni che, nella sua semplicità disarmante, mi ha affascinato parecchio. E' come tornare indietro nel passato, ai tempi delle nostre bisnonne e trovarsi a vagare come un anima in pena in un luogo e in un tempo che conoscevamo solo per sentito dire. In meno di tre giorni non ero più sdraiata comodamente fra i braccioli della mia poltrona preferita. Ovviamente, ero ancora lì, circondata dalle vecchie mura della mia stanza, ma in un certo senso non c'ero più. Ero molto lontana, nel cuore di oscuri e severi personaggi, con un pittore indulgente e irremovibile, la sua ingombrante madre e le vicende "avventurose" delle sue nipotine.
La voce di Harriet, uscendo dal romanzo, ha risuonato nella luce accecante della mia camera. Ha preso vita nel momento in cui è arrivata, con una valigia e un abito lungo e sgualcito. Così famigliare, perché di lei e della sua stramba avventura, che si ammanta di tragico e un pizzico di malinconia, avevo letto alcuni anni fa. Ragione per cui tornare nel piccolo paesino di Glasgow è stato come tornare in un luogo in cui ho vissuto.
Racconto di personaggi forti e allo stesso tempo fragili, timorosi del senso della vita e del tempo, che non sanno cosa aspettarsi dal futuro, I Gillespie è un affresco per gli amanti del romanzo storico. Un affascinante intreccio di segreti, follia, amori, misteri che, in una miriade di sfumature leggere, emerge dal passato, in una nota impetuosa e inquietante.
Valutazione d'inchiostro: 4-

12 commenti:

  1. Ciao Gresi, sembra un romanzo interessante, dalla trama originale!

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  2. Mi incuriosisce moltissimo questo libro, ne ho già sentito parlare ed io sono sempre alla ricerca di storie dalle ambientazioni lontane (nel tempo e nello spazio) che mi facciano sognare un po' perciò non disdegno assolutamente i romanzi storici ^_^
    Titolo da tenere a mente, decisamente!

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    1. È una lettura decisamente interessante, Letizia! Non sono una fan del genere, ma questo mi ha particolarmente colpito 😊

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  3. Ciao Gresi! Adoro i romanzi storici e anche questo mi incuriosisce molto, anche perché l'autrice si è ispirata a un personaggio realmente esistito.
    Ho segnato il titolo e sicuramente ci farò un pensierino :)

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    1. Allora non esiteró a leggere la tua recensione, quando accadrà 😉😊

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  4. Ciao Gresi sembra davvero bellissimo questo libro,i romanzi storici su di me esercitano sempre un certo fascino :**

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  5. Ciao! Avevo letto questo libro anni fa ma ricordo che mi era piaciuto parecchio!
    a presto! :)
    Fede

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  6. ho letto I GILLESPIE l'anno scorso e mi sono fatta coinvolgere fn dalla prima pagina in quell'atmosfera dell'inquietudine. Lo rileggerò di sicuro godendomelo senz'altro ancora più che durante la prima lettura. Per me è un libro eccezionale.

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