venerdì, aprile 10, 2020

Gocce d'inchiostro: Mansfield park - Jane Austen

Un inizio d’anno particolare e tumultuoso, qualche giorno dopo la mia ultima visita nella dimora rustica di Jane Austen, Mansfield park svettava dall’altura di una collina rurale e verdastra, attrazione seducente e magnetica che in una manciata di giorni mi fece prendere parte ad operazioni amorose con l’ordine di rispettare o rispondere agli incauti sussulti del cuore umano. Qualche giorno fa, oltre a un numero spropositato di letture, pensieri sparsi, svettavano le letture di Emma e L’abbazia di Northanger, giunte nel mio cantuccio personale inaspettatamente, oramai pilastri imprescindibili per il mio bagaglio culturale.
Qualche giorno prima della Santa Pasqua, sono partita per un viaggio bello, emozionante ma non indimenticabile, a cui presi parte quando della Austen compresi la sua relativa importanza per la mia anima semplice e appassionata. Però, ad essere completamente onesta, questo non è il solo e unico motivo per cui la amo, talvolta misteriosa talvolta persuasiva, bensì perché il mio amore per la letteratura classica cresce giorno dopo giorno sempre di più e con il quale amo perdermi fra le sue pagine, starla a sentire mentre parla, e le mie attenzioni sono così profonde che talvolta mi domando se la mia coscienza avesse imboccato una svolta definitiva quando presi la decisione di completare la lettura delle sue opere.
Mansfield park non ha ricambiato completamente le medesime sensazioni che Emma e L’abbazia di Northanger avevano sortito splendidamente. Come sempre, abbozza l’intento che chi ami la Austen possa perdersi fra le sue pagine con la certezza di non restarne invaghito. Piuttosto cogliendo quelli che non sono altro che messaggi, tematiche attualissime di un opera prevalentemente classica ma moderna che dovrebbe fungere da monito per l’individuo a comprendere se stesso e chi lo circonda.
Titolo: Mansfield park
Autore: Jane Austen
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 10 €
N° di pagine: 520
Trama: Sir Thomas Bertram è il proprietario della lussuosa tenuta di Mansfield Park, dove vive con la moglie Maria e i quattro figli. Frances, la sorella di Lady Bertram, versa invece di condizioni più difficili, tanto da costringerla a chiedere aiuto proprio ai Bertram, che accettano di prendere con loro Fanny, la secondogenita. Fanny ha nove anni quando arriva a Mansfield Park, e fa una gran fatica ad abituarsi alla differenza di usi rispetto alla famiglia di origine, anche se con il tempo i rapporti con i “nuovi” familiari tendono a migliorare. Nascono legami d’affetto con i cugini, in particolare con Edmund. Fino a che non compare nel mènage Henry Crawford. Persona assai disinvolta, specie nei confronti delle signore, e soprattutto in assenza del padrone di casa. Dati gli antefatti, la situazione non può far altro che precipitare … e Fanny? Fanny non perde l’occasione di sentirsi in colpa: se avesse accettato la proposta matrimoniale di Henry, tutto avrebbe avuto un esito più ordinato e “normale”.




La recensione:
Mi domando spesso chi sono. Sono una bella e avvenente ragazzina, amante delle arti o della letteratura, o una dama di corte ambiziosa e protettiva nei riguardi della sua pupilla? Chi altri non ho ancora impersonato? L’unica costante del mondo che ho abilmente costruito attorno alla figura solenne e misteriosa di Jane Austen è che amo stare in sua compagnia. Quando ero adolescente, la prima domanda che mi ponevo sempre era come la gente intepretasse la sua prosa contorta ed evocativa. Cosa, romanzo dopo romanzo, ci fosse di così ammaliante ed emozionante da rivelare certe definizioni del cuore umano, - non i suoi meccanismi bensì le sue funzionalità, - e in effetti era vero, non solo perché c’è come sedimentata della << magia >>, attorno alla sua figura esile ma leggiadra, ma anche perché leggere i romanzi austeniani è un’esperienza interiore ed intimistica che sembra restituirci perfettamente il ritratto di ciò che la sua autrice fu. Come se la stessa autrice, con lo schiocco delle dita di un ipnotizzatore, mi ordinasse di uscire dalla trance e svegliarmi. Jane Austen, così come Thomas Hardy, Lev Tolstoj, Irene Nèmirovskj ha questo potere su di me, e mentre passano le settimane, colmo quei momenti di incertezza e perplessità mediante romanzi, prendendomi cura della mia anima. Nella mia visione del mondo, i classici ritraggono un altro mondo, un altro tempo e le numerose validità che essi svolgono sul presente, come paralisi, danni cerebrali, in cui genio e arte si scontrano contro qualcosa di potente da cui ne derivano gravi conseguenze. Piccoli prezzi da pagare con il privilegio di essere vivi, sebbene ci si muove a fatica, in cui la letteratura si rivelò l’unico espediente contro la morte.
In genere, nei romanzi austeniani ogni cosa è sottoposta ad una sorta di crescita. Processo di maturazione non sempre chiaro, ma del quale io interpreto sempre alacramente, perdendomi nelle svolte spirituali di personaggi soli e incompresi o restii ad affacciarsi su un mondo che promette tanto.
Da quant’è che la Austen iniziò a parlare non fece altro che raccontarmi storie bellissime, romantiche, introspettive ma drammatiche, che poggiano su aspetti attuali nel quale ogni figura di carta subisce come una sorta di processo catartico, affinchè possa avviarsi lungo la strada del cambiamento. Per Fanny Bertram la vecchia dimora di Mansfield park è quel luogo in cui potrà scovare le sue ambizioni, e solo grazie ai rumori del cuore ciò sarà possibile.
Opera moderna sofisticata e bella, Mansfield park erse dall’altura di una collina soleggiata e luminosa, in una zona remota dell’Inghilterra, alla fine del 1800, nel quale finì per sedurmi, come del resto hanno fatto recentemente altre sue bellissime alture. Questa volta, lettura attualissima che fa i conti con tematiche piuttosto significative, quali il matrimonio, l’impero, la schiavitù e il matrimonio, e le modalità con le quali saranno << abbracciati >> dalla stessa protagonista. Non qualcosa di artificioso, come la sceneggiatura di un copione mediante il quale sarà possibile scorgere qualunque cattiveria, qualunque malvagità, bensì contenitore di sogni o speranze di una ragazza che non spicca per forza o temperamento piuttosto per le salde intercezioni che incorrono fra l’età giovanile e quella adulta. Attraverso svariate e negative esperienze la sua anima, intrappolata in una zona remota e lontana milioni di chilometri da chiunque desiderò avvicinarsi, si liberà in cielo fra le avverse stelle sortendo, in me, un certo fascino. Fanny non la celebro come quell’eroina forte e combattiva ritratta invece in Emma, ma una fragile ragazzina che ha suscitato sentimenti di tenerezza, in quanto anima non ancora perfetta, spaesata, incerta, che si perde per poi ritrovarsi con un bagaglio di affetti o emozioni. Metafora di libertà, di evasione in cui un mondo sempre uguale a se stesso, convenzionale e fortemente critico, che inevitabilmente induce ad alienarsi a qualunque forma o parvenza di normalità.
Malgrado la poco entusiasta esperienza, l’approccio con questa lettura mi ha predisposta alla curiosità, alla temerarietà, alla libertà, l’interesse a un genere letterario che qualche anno fa ripudiavo impunemente, curiosa e consapevole adesso a mettermi alla prova nel seguire i meccanismi di un marchingegno concepito come la sceneggiatura di un teatro ma lontano allo scoprire l’amore, l’amicizia, i valori radicati negli stretti legami che intercorrono fra famiglie.
A Mansfield park, per la durata della sua lettura, ha pervaso un forte odore di tempo trascurato, oggetti smarriti e poi ritrovati che denotano un certo desiderio di poter lasciare un pezzo di sé stessi, un segno del nostro passaggio su un mondo che forse non sa nemmeno della nostra esistenza. E, come del resto la maggior parte delle opere austeniane, lascia come un vuoto incolmabile. Specchio nel quale si riflette l’anima di chiunque, inzuppata da fasti e tragici eventi, piccoli ma non inutili elementi che non si notano tanto facilmente ma che arricchiscono un quadro apparentemente insignificante ma bello.

Valutazione d’inchiostro: 3 e mezzo

6 commenti:

  1. Mi sembra evidente che sta volta non ti é piaciuto.. grazie per la recensione

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  2. Ciao Gresi, questo è il libro che ho apprezzato meno della Austen

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  3. Questo romanzo è uno dei pochi che mi mancano della Austen, ma leggendo la tua recensione e i commenti precedenti diciamo che non sono particolarmente invogliata a dargli la priorità rispetto agli altri 😅

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    1. Non è una lettura malvagia, ma certamente che non racchiude la medesima magia che si respira fra le pagine di Emma o Orgoglio e pregiudizio ☺️☺️☺️

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