venerdì, ottobre 22, 2021

Una porta tra le parole: Cenerentola

Ogni film è una miniera. Basta lasciarsi andare purchè non sai mai cosa aspettarti. Occupare il tuo tempo seduta in una postazione, in una comoda poltrona o in un letto morbido a osservare districarsi il nodo di una matassa che si sarebbe collocata fra me e il Caso, che può cominciare con una parola, un incontro, un posto un po' scialbo, il più insignificante della terra che diventa specchio del mio mondo. In questa finestra di vita, spesso, quel teatro di azioni sono comparse che hanno a che fare con la vita in generale. Quella di tutti noi, ma che su pellicola acquista un sapore diverso. Ci si ferma ai bordi della loro anima per comprendere meglio il mondo circostante.

Una sera di inizio ottobre mi vide recarmi in un posto in cui credevo di poter lasciare le mie tracce. Volendo smorzare la routine, la monotonia generale, contando di restarci per un certo lasso di tempo ma con il sorriso stampato sulle labbra. Il tempo che ho impiegato fra le soglie di una città splendente e fatiscente come quella in cui ha luogo l’ultima trasposizione cinematografica con protagonista Camilla Cabelo fu molto più duraturo di quel che credevo. Lento, statico, sonnacchioso che pian pianino confidavo potesse risucchiarmi nella quotidianità di una ragazza comune, amante del cucito e dei bei abiti, ma svampita, ribelle e poco graziosa che non ha niente in comune con la dolce Cenerentola del cartone animato della Disney. Non ha niente a che vedere con la sua gentilezza, il suo essere altruista, il suo desiderio di riscattarsi innalzando la sua voce in un coro di suoni e colori. Ci ero arrivata per caso, e per caso avrei voluto restarci. Ma quella catena di assurdità, di canzoni moderne rielaborate in chiave musical non mi ha trasmesso nulla. Avevo perso del tempo prezioso che disgraziatamente non è stato ripagato.

Eppure Cenerentola credo sia quel genere di trasposizione cinematografica che può fungere da rifugio per chi ama sognare ad occhi aperti. Alena a toccare l’amore ma con superficialità e capriccio, accedendo non tanto ai segreti sussurrati dai protagonisti quanto a quello che popola qualche stanza del castello. Dapprima impercettibile, poi così evidente che stona con la sua natura romantica ed esacerbata. Sicuro che ragazze della mia generazione, nell’approcciarsi ad un film del genere, storceranno il naso. Si, perché lo si colloca nell’immediato fra i piani della sufficienza. Una matrigna apparentemente arcigna e severa ma compassionevole per le sorti della sua figliastra, una Fata madrina apparentemente di sesso maschile, un Re stolto e poco incline a governare, un Principe abituato ad ottenere ogni cosa ma non un comportamento adatto a chi deve auspicare al trono. Il tutto è un grande bazar di balli, scene di corte, canti a squarciagola che personalmente non hanno addolcito il tono canzonatorio – fin troppo per i miei gusti – l’aura stucchevole e fin troppo infantile della vita di questa giovane donna. 

Messo su assieme a del materiale che avrebbe dovuto redigere un ritratto che non avrebbe dovuto spiegare alcunchè data la fama della fiaba originale. Ma sbarcata in un posto con una ragazza dalle fattezze simili a quelle di Cenerentola, con un’acerrima passione per la moda e il troppo poco interesse di convolare a nozze mi parve un’occasione mancata di amare qualcosa che negli anni ho amato intensamente. Combattendo contro qualunque mio pregiudizio, ma, alla fine reduce di qualcosa che avevo immaginato diversamente.

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