Non riesco mai a trovare le parole giuste quando si tratta di
recensire un romanzo come quello di Sostiene Pereira che ha ispirato l'autore a
redigere una vivida testimonianza come questa. Mi è parso uno scrittore sin da
subito bravissimo e abilissimo con le parole, per niente pieno di sé, ma
piuttosto umile e dall'anima semplice e un po' solitaria.
Ed è stato così, per caso - per caso?!? - che conobbi Antonio Tabucchi
e il suo lirismo verista, seguendo l'istinto e i miei impulsi, affascinata dai
suoi titoli poetici e malinconici, posato sul tavolo di vetro di una libreria.
Sarebbe stata la mia prima opera tabucchiana.
Quest'oggi però, a distanza da un anno dal fatto in cui ciò accadde,
vi parlo di un opera che mischia piacere e inquietudine, come sempre dinanzi a
una nuova opera, una nuova lettura. Ripercorrendo forse esattamente lo stesso
viaggio in cui mi imbarcai l'anno scorso, fatto dall'autore come una lunga
meditazione dell'anima, nel silenzio e nel caos.
Titolo: Sostiene Pereira
Autore: Antonio Tabucchi
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9 €
N° di pagine: 220
Trama: Agosto 1938. Un momento tragico della storia d'Europa, sullo
sfondo del salazarismo portoghese, dal fascino italiano e della guerra civile
spagnola, nel racconto di Pereira, un testimone preciso che rievoca il mese
cruciale della sua vita. Chi raccoglie la testimonianza di Pereira, redatta con
la logica stringente dei capitoli del romanzo, impeccabilmente aperti e chiusi
dalla formula da verbale che ne costituisce il titolo: Sostiene Pereira? Questo
non è detto, ma Perereira, un vecchio giornalista responsabile della pagina
culturale del "Lisboa" (mediocre giornale del pomeriggio ) affascina
il lettore per le sue contraddizioni e per il suo modo di "non"
essere un eroe.



