Bello, talvolta, è una parola che esprime
molto poco. Forse nemmeno lontanamente di ciò che il tuo cuore, la tua anima
avverte, quando deve giudicare qualcosa o qualcuno utilizzando questo
aggettivo. In certi casi significa che quell’oggetto, quella cosa o persona
conferì qualcosa che mi colse del tutto impreparata e che mi infervorò così tanto,
da migliorare anche solo un pochino la mia vita. Non mi reputo una persona
attaccata alle cose, ma da certe letture capita di non aspettarsi niente e
avere molto. Villette approdò sulla mensola della mia libreria quasi due anni
fa, durante l’acquisto impulsivo dell’ennesimo giro in libreria, ma il tempo e
lo spazio mi indussero a rimandarne il nostro incontro a data da destinarsi. Ma
ora che ho potuto studiarlo, respirare fra le sue pagine, vivere di lei
dipendeva innanzitutto dalla sua protagonista,, priva di quell’immaginazione
eccitata e impressionabile di altre eroine brontiane, ma desiderose di muoversi
in un contesto storico, politico e sociale che disgraziatamente cadrà nella
ruggine dell’oscurità, ma desiderosa di scovare quella luce più luminosa ed
evanescente che avrebbe reso il suo spirito più forte e speranzoso. Il peccato,
la disillusione di forme più aspre e potenti, la debolezza delle illusioni
avrebbero addolcito qualcosa che era sembrato malinconico, oppressivo,
deprimente. La felicità era una forma distante e lontana di sopravvivenza, ma
presto o tardi risplenderà su Lucy come dono divino conferito dall’anima. Avvalorandosi
di forme simboliche, immerso in uno scenario ombroso ma ricco da cui sarà
possibile scovare una via di fuga.
Autore: Charlotte Bronte
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 14, 90 €
N° di pagine: 634
Trama: Quando Lucy Snowe ottiene il posto di istitutrice in un collegio femminile in Belgio, per la prima volta la fortuna sembra sorriderle. Orfana e indigente, timida e sgraziata, per la ragazza quel trasferimento oltremanica è l'occasione per lasciarsi i grigi sobborghi inglesi alle spalle e ricominciare da zero. Ma iniziare una nuova vita non è un'impresa da poco: arrivata a Villette - città immaginaria plasmata da Charlotte Brontë sul modello di Bruxelles -, in un ambiente che le è estraneo, senza parenti né amici, Lucy ci mette del tempo a superare l'iniziale spaesamento e a prendere in mano le redini della propria esistenza. Grazie alla propria forza di carattere, la giovane riesce a guadagnarsi la stima dell'autoritaria direttrice del collegio, Madame Beck, e a entrare in confidenza con suo cugino, il professor Paul Emanuel, un uomo gentile e brillante ma poco portato per la vita mondana a causa del suo temperamento focoso. E proprio nel momento in cui tra i due sembra essere scoccala la scintilla di un'intensa e tormentata storia d'amore, irrompe; sulla scena John Bretton, affascinante amico d'inlanzia di Lucy, che costringerà la ragazza a fare i conti con i dubbi e le scelte che s'impongono a ciascuno di noi quando cerca il proprio posto nel mondo.




