giovedì 23 luglio 2015

Due chiacchiere con l'autore: Ivano Mingotti

Cari lettori! Lunedì, Gocce d'inchiostro, qui, ha ospitato Ivano Mingotti e il suo splendido Celeste 1872: un romanzo bellissimo, delicato come una carezza, indimenticabile e profondo. E, quest'oggi, un'intervista per me speciale che mi è stata concessa dall'autore in persona.
Vi consiglio caldamente di immergervi in questa splendida lettura che, sono certa, farà breccia nel vostro cuore :)

 1) Com'è nata la storia di Celeste 1872?
Innanzitutto devo ringraziare te, Gresi, e il blog per lo spazio che mi date. Dunque, com'è nata la storia di Celeste? Diciamo che da sempre sono appassionato di storie misteriose e particolari, che stuzzicano la mia fantasia di realista e scettico: cerco sempre di capire come potrebbe essere andato un determinato evento senza spiegazioni, come mai quelle piramidi sono lì, perché gli aerei spariscono in quella data area, e così via. Mi sono imbattuto nella Mary Celeste, prima nave fantasma della storia, proprio in questo modo; il guaio è che, almeno fino agli ultimi giorni nostri, non c'era alcuna spiegazione per la scomparsa improvvisa del suo equipaggio. E quindi non sono più riuscito a mollare la presa fino ad aver finito di scrivere il romanzo.

2) Nel campo dell'editoria attualmente stanno spopolando una miriade di generi. Esistono molti romanzi che parlano di donne forti e coraggiose, storie delicate e profonde che fanno capire come il destino, talvolta, si rivela come una spiacevole sorpresa. Quali sono le tue idee in merito? Quanta influenza ha su di te il Fato?
In merito ai filoni della narrativa, soprattutto a livello commerciale, diciamo che non ho una bella opinione: seguire un qualcosa che sta andando bene a livello di vendite, sfruttando quel che vuole l'altro, e non mettendo invece ciò che vorresti dire tu, lo trovo abbastanza indegno e viscido. Per questo prediligo le storie sincere, magari più di nicchia, ma più vere, e per questo più sentite dal lettore. Il fato su di me ha e non ha una grande influenza: ci sono cose che non posso controllare, ma che accetto e a cui mi aggrappo per svoltare.

3) Quando scrivi, c'è qualche autore che ti influenza particolarmente?
Coscientemente sicuramente no; a livello inconscio non posso non dire che le migliaia di letture che ho avuto il piacere di fare certo mi hanno cambiato e influenzato. Per esempio, adoro Saramago, Kundera e Kafka, e penso che si senta (o che si legga).

4) Qual' è il tuo rapporto con la scrittura?
Come per tutti gli autori, conflittuale. Porta tante belle sensazioni ed è una delle poche, pochissime cose che mi fanno sentire vivo e al mondo. Ad ogni modo, però, mi porta ad espormi completamente, e quando sei esposto il rischio di venir ferito è molto, molto alto. Anche da un solo parere negativo su migliaia. Se ti colpiscono bene, ti spezzano.

5) Si dice che un romanziere non scriva mai tutto quello che sa sui personaggi. I lettori non devono venire a sapere tutto. Alcuni aspetti è meglio che rimangano segreti fra lo scrittore e le sue creature. Anche per te è stato così con la stesura dei tuoi romanzi?
Per alcuni devo ammettere di sì. Fanno parte di tutte quelle sfumature che rendono il personaggio vivo, una sorta di impalcatura che lo scrittore ha sempre in testa per rendere realistica la 'persona'. Ovviamente, rendendole visibili cadrebbe tutta la struttura.

6) Prendere volentieri a modello le persone che si conoscono, per i personaggi, è una cosa che fanno in pochi. Ma è pur vero che, così facendo, diventano più verosimili. Espressioni, gesti, portamenti, voce e, come per magia, prendono vita al punto che chi ne sente parlare o legge la storia riesce a "toccarli". Anche tu hai preso come modello persone che conosci? Se si, quando scrivevi di loro riuscivi a percepirli?
Mi è capitato una sola volta a livello intenzionale, con uno degli ultimi lavori che ho scritto e non ancora pubblicato. Lì ho proprio posto all'interno di un libro due persone che conosco, tali e quali (con nomi differenti, ma nemmeno troppo). In altri libri certamente posso riconoscere qualche caratteristica, a posteriori, di conoscenti, ma non erano scelte razionali: semplicemente, per disegnare un mondo usi i pastelli che il mondo ti ha già dato: crearne dal nulla, a livello creativo, è impossibile.


7) Prima di scrivere il romanzo hai fatto delle ricerche in cui ti sei posto degli obiettivi che dovevi far raggiungere ai tuoi personaggi o, come sostengono molti autori, narravi la storia a seconda di ciò che i personaggi ti "sussurravano"?
Per Celeste è stato inevitabile: trattandosi di romanzo storico, dovevo forzatamente far seguire un determinato percorso  ai personaggi. Caratteriale, ma anche fattivo. Poi, ovviamente, c'è anche il personaggio che guida la storia per conto suo.

8) In Sotto un sole nero e Tre stelle sotto il sole, hai fatto uso di una scrittura telegrafica, con cui hai sempre affrontato molte questioni relative alla società. In Celeste, invece, ho notato come il tuo metodo di scrittura è cambiato progressivamente. Hai riscontrato delle difficoltà da questo punto di vista? Nell'abituarti ad utilizzare uno stile completamente diverso da quello che hai adoperato in precedenza?
Difficoltà no: sto integrando pian piano piccole correzioni stilistiche che mi piace provare. È un percorso morbido e divertente, senza sforzi. Ho tentato anche un cambio drammatico e totale, per esempio con Il Paese dei Poveri, rispetto al mio solito stile, ma lo uso meno spesso, e solo per determinati argomenti. 

      9) Una volta intessuta la trama, qual è il passo successivo nella creazione della storia e dei personaggi?
Il passo successivo, oltre alla documentazione, necessaria per un libro storico, è la schematizzazione delle idee: si fa un piccolo schema con cosa è e cosa il personaggio non è, cosa succederà e dove andrà a parare questo o quello. Uno scheletro del libro, insomma. E poi, lo si cerca di seguire.

      10) Se potessi scegliere un personaggio del romanzo su cui scrivere un romanzo a parte, su quale cadrebbe la tua scelta e perché?
Senz'altro Richardson: personaggio molto tormentato e per questo molto interessante.


11) Il timore di cadere nei classici cliché che predominano nella narrativa nostrana ti ha spinto ad adoperare questa "nuova" metodologia di scrittura? O è stato solo uno stratagemma per sorprendere il pubblico?
In realtà cerco sempre di essere sperimentale ed innovativo: amo il nuovo e il sorprendente anche nelle mie letture, quindi mi piace dare lo stesso piacere anche ai miei lettori. E poi, a scrivere cose come le hanno scritte gli altri, che piacere c'è?

12) Hai trovato delle difficoltà nell'evolvere la personalità dei protagonisti, specie quella di Sarah? O, scrivendo, avveniva in maniera del tutto naturale?
Sì, diciamo che parlare dal punto di vista di una Wasp bigotta e un poco pesante non è stato facilissimo: calandomi nel personaggio, però, poi è stato tutto in discesa, molto naturale, appunto. Più  difficile è stato inserire i personaggi 'germanici'.

13) Quali opere ha influenzato la storia di Sarah?
In realtà molte, anche in Italia – questo però l'ho scoperto solo successivamente. Insomma, la storia della prima nave fantasma è sempre fonte di ispirazione, in qualche modo.

14) Serbi qualche ricordo speciale di qualche scena che ti abbia divertito scrivere?
Sì: mi ricordo  benissimo la scena della mamma e della bimba in cucina insieme al cuoco: un momento familiare molto dolce e protettivo che probabilmente mi porterò dietro.

15)Perché hai iniziato a scrivere?
Perché avevo bisogno di dire e di farmi sentire, probabilmente. Non sembrerebbe, ma in passato non ero estroverso come ora: ero molto timido e chiuso, e avevo bisogno di un ponte per far venire qualcuno da me. La scrittura è stato quel ponte.

16) C'è un romanzo che ti sarebbe piaciuto scrivere e che invece è stato qualcun altro a scrivere?
Sì, uno e uno solo: Saggio sulla lucidità di Saramago. Un capolavoro vero.

17) L'arte può essere di grande ispirazione, ma quanto c'è di personale nelle emozioni che troviamo nel libro?
Devi pensare che c'è una forte immedesimazione nei libri che scrivi in modo autoriale – in quelli commerciali ho qualche dubbio – e l'immedesimazione porta al sentire le stesse emozioni dei tuoi personaggi. Funziona tutto per opera dell'empatia, caratteristica umana fondamentale che ci fa provare determinate emozioni se ne sentiamo il richiamo nell'altro.

18) Quali sono i tuoi progetti futuri? Scriverai qualche altro romanzo?
Allora: per il 2016 è prevista l'uscita di Minoica, rielaborazione del mito del Minotauro e della giovane Arianna di Cnosso. Uscirà per NullaDie – tra i primi 16 editori all'ultimo Premio Strega - e ci punto davvero moltissimo. Per gli anni prossimi ho appena concluso altri due romanzi, Belve e Un milione di copie vendute, e sono al lavoro su un terzo, di cui non ho ancora il titolo: spero tutti e tre trovino la loro strada. Per il resto, spero che la mia associazione, la mia trasmissione radio e la collana di libri che sto curando per Amande crescano ancora un poco: mi basterebbe questo.

Ringrazio Ivano per la splendida chiacchierata!!! :)
Grazie a te, Gresi, e grazie a tutti i lettori!
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