lunedì 20 luglio 2015

Gocce d'inchiostro: Celeste 1872 - Ivano Mingotti

Esistono romanzi che, immersi nella pace del giorno, talvolta, seducono ma rovinano l'animo, facendo immergere completamente nella storia fino a confondere la realtà con la fantasia fin quando, l' animo, non trova conforto nella consapevolezza che sia un libro.
Con Celeste 1872 è accaduto esattamente questo: ha allietato serate estremamente tediose. Un romanzo bellissimo, delicato come una carezza, sfornato dalla magica penna di un giovane autore italiano che, narrandoci una storia originale, ci fa conoscere il calore e la luce sconfinata dell'amore di una giovane mamma.


Titolo: Celeste 1872
Autore: Ivano Mingotti
Prezzo: 13,00 € 
Casa editrice: Edizioni Alter Ego
Numero di pagine: 160
Trama: Nel 1872, Sarah Briggs si trova a bordo della Mary Celeste, nave di proprietà del marito, salpata dagli Stati Uniti e diretta verso il porto di Genova. Accompagnata dal consorte e dalla figlioletta, Sarah, donna pia e devota, racconta in prima persona i lunghi giorni di navigazione in mezzo all'oceano, costretta a sopportare la convivenza con marinai sporchi e volgari. La tranquillità del viaggio viene presto interrotta dal manifestarsi di eventi inspiegabili: cosa rappresenta la luce accecante che puntualmente avvolge la nave? E perché, ad ogni apparizione, un nuovo membro dell'equipaggio scompare letteralmente nel nulla? Celeste 1872 è un lungo viaggio verso Genova, ma anche il lungo viaggio dentro al cuore di una donna. Un romanzo introspettivo attraverso cui l'autore esplora l'anima femminile con delicatezza, alternando  tempeste a momenti di bonaccia, raccontandoci così la vicenda della Mary Celeste, che può essere considerata a tutti gli effetti la prima nave fantasma della storia.

La recensione:

Esser chiusi in una gabbia che si muove, a dover respi­rare sempre l’aria degli altri, a dover sopportare sempre l’altrui presenza, e non potersene andare.

La grande << presenza >> della Mary Celeste era l'oceano. Se ne sentiva la vastità anche non vedendolo. Se ne sentiva il respiro anche non ascoltando coscientemente, al di là di tutti gli altri rumori, il suo ansimare profondo portato dal vento che soffiava continuamente. Giorno e notte, notte e giorno. L'oceano è sempre stato una grande costante e forse era da lui che dipendevano le sorti di Sarah Briggs, donna pia e devota. Lui era il problema che tutti cercavano di evitare. Lui era quella piccola finestrella in cui potersi affacciare, osservando l'infinito correre oltre ogni sguardo, arrivando in un punto in cui finisce.
Ho cercato di fissare quel punto e fermare quell'attimo. Quando le onde del mare si muovevano, ho cercato di cogliere un'idea. Un'immaginazione. Lì, dove il mare incanta, uccide, commuove, spaventa, fa anche ridere, alle volte, sparisce, ogni tanto, non dà risposte, è saggio, potente e imprevedibile. L'oceano immenso, stupendo, che si infrangeva sul legno consumato di una nave, abbracciava ricordi lontani, nostalgici, impregnati di desiderio e speranza; giocava con vecchi uomini di mare prendendoli con se e farli sparire nel nulla. In un attimo, in un istante, cancellando la traccia dell'esistenza di qualcuno o qualcosa. Le orme. Uno spazio vuoto che, un tempo, aveva la forma di una persona.
Muovendomi silenziosa nella stiva di una nave, ho trovato qua e là piccoli, grandi tesori che prima non avevo trovato. Celati in una storia semplice la cui trama si dipana come la stoffa di un tessuto. Velluto. Un filo invisibile uguale a tutti gli altri, non presente. Una magia che, una volta elaborata, non cessa mai di esistere. Sfornata dalla magica penna di un talentuoso autore italiano che, narrandoci una storia delicata e profonda, come un amabile carezza che fa capire come il destino non è una catena di eventi ma un volo, ci fa conoscere la lucentezza e la sconfinata magia del mare come un continuo avvicendarsi di creazione e distruzione. Un'altalena sfilante. Qualcuno - un padre, una madre - capace di prenderci per mano e trovare quel fiume - immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza delle parole. Così dolce e meraviglioso.
Con un leggero rumore ho aperto una porta invisibile che si affaccia su una barca e che ospita una donna che avrebbe dovuto amare, senza però riuscirci. Su uno spazio mai visto prima, vive di speranze e illusioni talmente forti in cui il mondo ha perso il centro della realtà. Vagando inquieta nell'ombra,  come branchi di cani randagi pronti ad acciuffare la preda. Tormentata da un enorme vuoto che, come un parassita, la divora da dentro. Così tesa, svuotata e vitrea. Con una particolare luce, i suoi colori innaturali, i dettagli screziati. In compagnia di uomini che sentono il peso insostenibile della lontananza, e che colgono l'esperienza del male come qualcosa di straordinario, indimenticabile, terribile. Nella sua interezza, nella sua maestosità, nella sua giusta dimensione. Terra ignota di cui tuttavia nessuno ha mai avuto il coraggio di esplorare. Così irreali, fermi a un passo al di là delle cose.
Quando si è in balia di sensazioni particolari, sensazioni delicate e profonde che infuocano le mie serate miti, in cui riesco ad aprire porte che mi invitano a entrare e a scorgere la bellezza di ogni cosa, persino la più insignificante, mettere in ordine i pensieri è sempre un'impresa per nulla semplice. Storie su un volto ancora giovane vissute con una vasta gamma di sensazioni altalenanti, talmente belle da sembrare irrealizzabili, rimangono ancorate saldamente nella soffitta della mia anima inducendomi a pensare per tutto il tempo a cosa avrei dovuto inventarmi questa volta per realizzare una recensione di senso compiuto.
E' occorsa una manciata di minuti prima che l'ispirazione entrasse nell'aula del mio inconscio. C'era talmente tanta roba nella mia testa che il mondo di fuori lo sentivo appena, passava come un improvviso acquazzone, l'anima del romanzo era tutta nei miei pensieri. Non doveva essere nemmeno il crepuscolo, quando le parole trascinarono la mia mano su carta. Con la destra stringevo la penna come sorreggendomi a un bastone. Diapositive, ricordi o nozioni si accumularono con ordine in stanze polverose della mia coscienza, tenendosi per mano, appollaiandosi sulle mie spalle, alla luce morente di un astro che osserva con intensità e passione ogni mia mossa.
L'estatico richiamo alla dolcezza di una storia che, in poco tempo, ha lasciato una traccia del suo passaggio mi ha resa protagonista di una serie di strane sensazioni. Sensazioni in cui lo scorrere del tempo subì dei leggeri sfasamenti o in cui riesco a captare cose o nozioni che prima percepivo in maniera del tutto diversa.
Intessendo una trama realistica basata esclusivamente su esperienze di vita che sembra di vivere in prima persona, come uno straordinario sogno, Celeste 1872, è una storia che ho ascoltato in tutta la sua meravigliosa essenza. In un irresistibile silenzio, in un mondo in cui si è completamente indifesi dove gli uomini, spettatori di una realtà a cui si adatteranno al più presto, sorvegliano silenziosamente l'azzurro del cielo. Una cornice in cui lo sguardo rimane intrappolato, si fissa come un'impronta nella mente.
Celeste 1872 è un libriccino dalla mole piuttosto ridotta, ma che, nella sua brevità, cela un'infinità di sensazioni straordinarie. Mi ha affascinata, mi ha regalato delle piacevolissime giornate in sua compagnia, e fatto prendere consapevolezza delle straordinarie doti di Ivano.
Come qualche altro suo romanzo, inconsapevolmente Celeste 1872, mi ha aperto il cuore, con la storia di questa coraggiosa donna che, pur di salvare sua figlia, preferirebbe morire. Allietando giornate tediose e afose, con la sua meravigliosa concezione del mare come un luogo infinito, o del mondo come una solida cella in cui bisogna sopportare e respirare l'aria degli altri. Ed, sorprendente ed originale come il finale, è un bianco chiarore infinito che colpisce nell'immediato. Come un'improvvisa sferzata di luce, il cui tocco brucia dolcemente.

Il passato non cambia niente, la fine è pur sempre quella, inevitabile e definitiva; l’amaro in bocca è solo nella negazione di ciò che deve arrivare, nel non volerlo vedere.

Valutazione d'inchiostro: 5

2 commenti:

  1. grazie mille gresi :)) è davvero una bellissima recensione, si vede che il libro ti ha donato quello che doveva donare e speravo donasse :) buona serata, e ancora grazie :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te, Ivano! Per questo splendido privilegio :)

      Elimina