venerdì, marzo 04, 2022

Gocce d'inchiostro: Quattro dopo mezzanotte - Stephen King

Siccome da quant’è che Mucchio d’ossa è approdato in questo mancato Paradiso terrestre il mio interesse nei riguardi di Stephen King è cresciuto a dismisura, quasi io non me ne sia resa conto, accettai di lasciarmi andare dal Caso e leggere qualunque cosa avessi davanti che avesse scritto l’autore. Fu così, che nel partecipare all’ennesima sfida di lettura, seguì una settimana intensa di lavoro e frenesia varia scandita tuttavia dalla lettura di questi quattro racconti, che per qualche momento mi indussero a domandarmi se fosse moderato, comprensibile trovarsi nel Maine, senza alcun preavviso, ora che avevo compilato la mia ennesima lista di libri. Ma, cavolo, il bello dell’essere organizzati è quello di perseguire una strada e non guardarsi indietro, nemmeno una volta. Se ti va, puoi infrangere qualche regola ma devi essere tu a decidere. Per questo motivo sono stata entusiasta di aver accolto nel mio cantuccio personale un librone come questo, così mastodontico, appassionante, interessante, che mi è piaciuto molto nonostante non me lo sarei mai aspettata. Ed io impalata e intrappolata su una poltrona morbida e calda, non ho avuto alcun potere checchè lasciarmi trasportare dalla voce grugnosa del suo autore in cui menti contrastanti quali la paura, una miscela disomogenea di pensieri assunsero svariate forme, prevalsero nel momento in cui meno me lo sarei aspettata in uno stato di sospensione mentale che lascia quasi inebetiti.


Titolo: Quattro dopo mezzanotte
Autore: Stephen King
Casa editrice: Pickwick
Prezzo: 12, 90 €
N° di pagine: 848
Trama: Passata la mezzanotte qualcosa succede al tempo: si piega, si allunga, si assottiglia, torna indietro o si spezza… e talvolta la realtà subisce le stesse distorsioni. E che cosa mai accade all’osservatore sbigottito quando la finestra che separa la realtà dall’irrealtà s’infrange e le schegge di vetro schizzano ovunque tutt’intorno? Seguendo il ritmico, inesorabile ticchettio dell’orologio, King presenta quattro incubi.

La recensione:

 

Perché non dovrebbe essere stupendo? Forse questo è il luogo dove ha inizio la vita, il luogo dove la vita viene riconiata in ogni secondo di ogni giorno; la culla della creazione e la sorgente del tempo.

 

La situazione era molto più complicata di quel che credevo. Ho bevuto questo romanzo centellinandolo ai ritmi di una vita frenetica ma sempre uguale a se stessa, in cui ho accettato involontariamente di accogliere Stephen King in quel cielo di autori che amo particolarmente o che mi incuriosiscono moltissimo. Non posso ancora ritenermi una fan sfegatata, ma quest’estate con Mucchio d’ossa e l’anno prima con La metà oscura, accadde qualcosa che mi costrinse a compiere gesti quasi senza rendermene conto. Ci sarei andata comunque, in un futuro non troppo lontano, ma anche a costo di incappare in una lacerante e profonda delusione dovevo accaparrarmi qualcos’altro di Stephen King. Quando non avrei saputo dirlo, ma so solo che doveva andare così. La forza del Destino avrebbe potuto annichilirmi, prostrarmi e ridurmi a un unico essere senza modalità di agire o comprendere, ma sapevo che toccava a me fare qualcosa per provvedere alle nostre conoscenze. Sono fermamente obiettiva e se mi metto in testa qualcosa devo assolutamente realizzarla. Non importa come, non importa quando, ma so che il mio temperamento testardo non mi avrebbe indotto a cambiare idea perché non ci sarebbe stato niente a farmi deporre le armi. Doveva andare così, e basta.
Ho letto questa raccolta voluminosa di racconti incuriosita dal tema trattato. Quanta considerazione o importanza attribuiamo al Tempo? Quale forza o magnetismo sprigiona su di noi? Qual è la sua segreta essenza? C’era un uomo intrappolato in un aereo in volo, uno scrittore accusato di plagio da un folle professore del liceo più vicino, un bambino intimorito dal bidello della scuola e un ragazzino alle prese con qualcosa di più grande di lui, tutti e quattro incuneati in una posizione che induce a chi legge a stare sospeso fra il reale e il possibile. Il vero e il falso. Il tangibile e l’intangibile, che avrebbe incrementato il valore di storie apparentemente banali mirando a interrogarsi sul fascino che scaturisce il tempo, enigmatico e inaccessibile come un’eco struggente e roco.
Proiettato in un mondo apparentemente integro e razionalmente integrato, mi ha dato l’impressione provenisse da un luogo luminoso ed evanescente in cui il dolore, il senso di colpa, i sentimenti sono elementi pressori di un sogno intangibile di cui la stessa scrittura avrebbe fuso in un unico splendido arazzo. In una pennellata d’inchiostro e sangue in cui la paura è quella bestia indomabile, forte, brusca e ossessiva, mi sono sforzata di vedere ogni cosa osservandolo da una certa prospettiva, da un lato un po’ più ottimistica del normale, trascurando forse volontariamente sconvolgenti invettivi letterari di alcuni suoi romanzi che vengono caldamente ricordati e osannati, a anni e anni di distanza.
Gli uomini che costellano questi racconti sembravano reggessero le redini di una vettura che tutto sommato mi ha condotta dove desideravo essere, nei cuori algidi dei protagonisti che non hanno fatto altro che incuriosirmi e affascinarmi sempre più. Non quel genere di risultato che mi ha indotto ad innamorarmi della storia, ma che rappresenta il prototipo perfetto di quel sacrificio innaturale e illogico per cui alla fine non si può fare a meno di cadere intrappolati. Inquietante, ammaliante, straordinario sotto certi aspetti, una storia che narra di quattro racconti discretamente sinistri in cui le vicende ritratte spezzano la monotonia, alimentano la tensione, il brio dell’esistenza di creature che sembrano non avere un volto. Man mano si delineava nel mentre mi addentravo in un viaggio che cessò se non quando vidi questa storia crescere e fiorire come un bellissimo giglio. Il momento in cui il Re aveva declamata il suo essere lì, fra le sue pagine.
Il mio interesse verso le opere kinghiane, dopo la lettura di questo non penso cesserà di esistere. Penso solo che prima di compiere un passo bisogna ponderare bene ogni cosa, rendere chiara e risolvibile ogni questione o faccenda, trascinando via chi legge da una realtà monotona e destabilizzante.
Sono stati i continui cambi di voce, i pochi momenti di lucidità a incuriosirmi. Non le ferite ancora sanguinanti che bruciano sulla pelle di donne sole, tormentate, benchè ogni tanto ancora dolessero. Ma il forte senso di malessere che aleggia tuttorno. Come falene lucenti e svolazzanti intrappolate in un barattolo. Nessuna responsabilità, nessun ricordo di ciò che è veramente accaduto, nessuna idea riguardo a ciò che è stato. E nessuna risposta in proposito. A quel punto mi sono ritrovata stretta nella morsa di dubbi, perplessità, questioni illogiche. E' stato questo il mio stato mentale, quando arrivai quasi in sordina fra le pagine di questo caso letterario. Fu così che mi ritrovai unanime al resto dei lettori, che avevano letto e giudicato prima di me questa opera, completamente sconcertata, diffidente, con la testimonianza vivida di gruppi di anime che con le loro osservazioni sconvolgeranno ogni cosa.
Romanzi che trattano tematiche relative al tempo e alla sua imprevedibilità è sempre stata motivo di grande fascino per me, e l'occasione di leggere Quattro dopo mezzanotte è stata davvero irresistibile. Il mio spirito però non ha potuto rifocillarsi come credeva; questa storia non possiede niente di così spaventoso o sconcertante che resterà saldamente legato alla mia memoria. Celebrato con grande fervore il suo apparire nel mondo, apparire "normali" in un luogo che di normalità ha ben poco, è stato uno dei punti forti dell'intero romanzo. Rappresentato oggi in tutte le salse, ha corroso e annientato lo spirito di molti uomini che, come valorosi guerrieri, dominano sulla scena come figure invisibili a cui però è sottoposto un trattamento speciale.
Conducendomi fra le vecchie mura di un ospedale psichiatrico, di un manicomio, in case umili ma fatiscenti, in un mondo squilibrato come l'irregolare tic tac di un orologio, una storia che lentamente avanza verso un muro di distruzione. Disperazione, follia. Fra gesti sconsiderati e folli, e il flusso lento della storia che scorre silenziosamente in un paesaggio famigliare, una favola dark inzuppata di sofferenze e atrocità in cui la figura individuale cammina incompresa e sola, senza fermarsi, lungo il tragitto della morte.

Valutazione d’inchiostro: 4

2 commenti:

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