domenica, febbraio 16, 2025

Gocce d'inchiostro: A certain hunger - Chelsea G Summers

Il 2024, l’anno che ci siamo lasciati alle spalle, è stato davvero indimenticabile e insensato sotto ogni punto di vista. Le mie letture, i romanzi, immancabili e onnipresenti, scandirono giornate di tedio e solitudine che non credevo di poter avvertire maggiormente. L’affetto della mia famiglia, dei miei cari ha irrimediabilmente colmato questa mancanza. Ma mentre la cerchia famigliare conferisce un chè di sostentamento alla tua anima semplice, la lettura è sempre stata quell’attività necessaria e indispensabile per la mia vita. Non ricordo un momento della mia infanzia in cui non ho avuto il naso infilato fra le pagine di qualche romanzo. Mentre il mondo proseguiva il suo lento percorso e nuovi eventi scandagliano ere o momenti che si conserveranno per sempre, la mia passione per la lettura non ha mai cessato di esistere. L’aria densa di curiosità, novità intellettuali che perfino i lettori più ostici abbracciano con un certo fervore sembrano possedere una parvenza tutta loro, e ovunque un elemento o appiglio che si espande ai miei piedi. Negli ultimi tempi, fra le tante novità editoriali, A centurian Hunger cadde sul mio personalissimo mondo col fragore di eventi che richiamano antichi miti, poemi solenni e classici, di cui inevitabilmente mi sono fatta investire costringendomi ad impelagarmi in una vicenda amorosa che sotto certi aspetti ha dell’incredibile. Oltrepassa i limiti del possibile, vive in un mondo nuovo di zecca, folle e antico dove ogni cosa è permesso, non premurandosi a scoprire il sesso nel vero e proprio senso della parola ma fissando il periglioso sortilegio delle donne vittime di violenza che covano irrimediabilmente il desiderio di poter essere salvate, redente.


Titolo: A certain hunger

Autore: Chelsea G Summers

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 19 €

N° di pagine: 300

Trama: Dorothy Daniels, critica gastronomica, ama profondamente il suo lavoro. Precisa, puntigliosa, brillante, ha una tale padronanza dell'arte culinaria che potrebbe senza dubbio preparare piatti più ispirati rispetto a quelli di cui scrive. Adora il cibo, e altrettanto adora il sesso. Nonostante gli sforzi per trovare un compagno alla sua altezza, si è adattata alla grande alla vita da single e viaggia continuamente tra Manhattan e l'Italia, assaggiando il meglio di entrambe. Ma c'è qualcosa in Dorothy che la rende diversa da chiunque altro, e ora è pronta a raccontare la propria storia: dall'infanzia apparentemente incantata fino all'apice della carriera non ha mai rinunciato a soddisfare il suo gusto raffinato... anche a costo di infilare un punteruolo da ghiaccio nella gola del suo amante. Attenzione, però: alla fine della storia potreste trovarvi a chiedervi che sapore avrebbe il vostro fidanzato saltato in padella con funghi e scalogno, sfumato con due dita di vino rosso.


La recensione: 


La vita è un’esperienza di contraddizioni, e noi conteniamo moltitudini - nel mio caso letteralmente perchè le ho mangiate.


Ripenso a quel pomeriggio di metà dicembre, ancora immersa fra le letture, prima di quel periodo sabbatico che ho chiesto prepotentemente e a gran voce, ed il Caso mi diede l’opportunità di incrociare il mio cammino con Chelsea G Summers, molto più carina sulla carta che di presenza, con << presenza >> mi riferisco all’approccio diretto che ha con i suoi follower su tik tok, il cui progetto lavorativo e letterario mi entusiasmò maggiormente di quel che credevo. Come sempre, anche da questa lettura ho appreso qualcosa, fagociato non solo una storia di non fiction, una parodia horror de Il profumo o di American Psycho, entrambi romanzi che non ho ancora letto, con una scia di lettori il cui tanfo putrescente di diniego e disgusto invade ancora le mie narici. Ogni lettore fa della lettura un processo personale, intimo. Alcune letture che molti lettori hanno apprezzato, la sottoscritta ha detestato, e viceversa, e leggere, mettersi a confronto o a nudo dinanzi agli occhi del mondo, è meraviglioso, benefico, ma anche nocivo, conturbante ma quasi sempre pregno di significato. Al termine della lettura di un romanzo, di una storia, mi piace acculturarmi, informarmi, carpire quale sia la genesi, la radice da dove ciò che ho letto sia derivato, il perchè soprattutto è stato concepito, qualche curiosità nei riguardi della sua autrice e le influenze che ha prodotto il romanzo su noi lettori.  Su di me, lo scrivo e lo ribadisco, niente che abbia scalfito quel pensiero solido che si era formato nella mia mente, nelle sole ventiquattro ore che mi costrinsero, letteralmente, tennero attaccata alle pagine, divorarle come l’ennesima vittima di Dorothy, e cioè quella che seppur imperfetta fosse una bella storia, specie se vista da lontano. La donna sexy, acculturata e altezzosa che cela un segreto molto più grande di quel che si crede, in cui il cibo, l’atto di assaggiarlo, assaporarlo, pregustarlo in ogni forma e posizione, è un atto di potere autoritario, sofisticato e alquanto intrigante, a dire il vero, così languido come quel sospiro emesso dalla morte quando è pronta a carpirci, che come una vecchia leggenda popolare ha lasciato un segno nella mia anima. Una traccia, che anche nel momento in cui ripongo queste poche righe, brucia nella mia testa come un’impronta effervescente, tentativo per ribellarsi, contrastare qualunque assalto esterno, quali, il mancato rispetto, l’odio mascherato in forme di misoginia ed egoismo, gesti o forme aberranti che fanno inorridire, non sulla carta - questa è finzione, ragazzi! - ma che sono lo specchio della realtà…E che realtà, mi domando, quella in cui tante donne sono ancora costrette, fra le mura domestiche delle loro cose, a subire violenza, a non essere rispettate quanto vessate, verbalmente e fisicamente?

Un serpente bianco che avrebbe voluto diventare una bella donna. Per diventarlo era necessario che qualcuno si innamorasse e questo non era facile. Un giorno però qualcuno vide questo serpente, lo prese con sé e lo amò. Disse di amarlo, e questo grosso serpente divenne una bellissima donna. Una donna che per cibarsi dovette ingoiare animali, parti di animali, addirittura interiora per sopravvivere ed essere condannata ad una vita di perenne ossessione al cibo. Il romanzo di Chelsea G Summers, in breve, riassume tutto questo. La sua protagonista, Dorothy, come una figura pronta ad accaparrarsi qualunque preda, fredda, algida ma altezzosa ed esigente, cova nel suo freddo cuore incauti gesti di aberrazioni morali che conia con del sesso selvaggio, a cui mira a raggiungere degli obiettivi che non sono solo personali ma universali, seguendo delle regole ma debosciata, infiacchita da vizi o colpe che gravano sulle sue spalle come il peso di una condanna, affamata di immutabilità e inadeguatezza. Il ritratto della donna non perfetta, ma umana, quella che, come ogni donna che si rispetti, in passato fu ferita, irrispettata dal sesso maschile, e sola a potersi salvare. Lei sapeva che in cielo crescono funghi miracolosi, capaci di curare ogni male. Come donna, come umana, Dorothy è consapevole di non poter andare in cielo, almeno non fin quando sarà in vita. Ma lavorando su stessa, sulla sua anima, ponendo una certa cura, un certo amore, tornerà alla sua forma originaria, quella di primitiva, animale senziente che carpisce le proprie prede incurante del male inflittogli,

Quando lessi di Dorothy e del suo accurato e certosino lavoro, venni a sapere che la sua storia, zeppa di riferimenti biblici, all’ebraismo e alla concezione di donna come vittima sacrificale, fosse rattrappita in una miscela disomogenea di colori le cui sfumature erano pregne dei colori più accesi. Ma, nell’immediato, giudicata dalla sottoscritta famelica. Come un piatto invitante, l'avevo lasciato a cuocere per ore fra le vecchie mura della mia stanza, in prossimità delle feste, sdraiata comodamente su una morbida poltrona, ammaliata dalla voce carezzevole di una giovane ragazza che stava assaporando, gustando, fagocitando e poi sputando il mondo. Una storia di amore, possessione e ossessione, convergente come fiumi su un atlante, era tutto ciò che sapevo. Eppure non avrei voluto sapere tutto questo. Mentre attraversavo la biblioteca stringendo il romanzo con entrambe le mani, quasi fosse uno scoglio a cui mi sarei aggrappata irrimediabilmente, pensai a come ognuno di noi vive nell'immaginazione altre vite, alimentate da qualcosa di vivo o tangibile. Si tenta di porre rimedio dalla limitatezza della nostra esistenza, trovando un margine di libertà in cui spesso cerchiamo rifugio. Io, ad esempio, estremamente incline a questo tipo di riflessioni, quando leggo un romanzo non immagino le cose come le giudicano gli altri, ma riesco a vederle come effettivamente sono.

Danzando fra le pareti stracolme della mia libreria, solleticando la mia pelle, dipingendo figure di carta colorate nel vuoto. Labbra perennemente gonfie e arrossate, guance morbide e calde, la passione ardente del sesso mista a una succulenta pietanza che sfida ogni convenzione sociale ma che, come uno schiaffo ancora pulsante sulla guancia, è una satira un pò convenzionale della società. Anime che, in un momento imprecisato, hanno varcato i cancelli ardenti dell’Inferno, e confinati a restare soli, incompresi, anaffettivi, seppur le continue impennate amorose, il silenzio assordante della notte che sorprende come creature anonime e prive di identità. Corpi caldi e sudati erano proprio lì, davanti a me; la loro anima, invece, era da tutt'altra parte. Imprigionata e sola in qualche posto sperduto dell'universo.

In A century hunger mi è rimasto ancora nella mente la furia selvaggia dell'unione fisica delle prede che carpisce Dorothy, e dei suoi modi un po rudimentali di plagiare non solo il corpo ma anche la loro anima, i loro visi ancora segnati dall'intensità delle emozioni, l'aria ancora satura della loro passione travolgente. E' qualcosa di assolutamente inspiegabile, ma vederli mi aveva mozzato il respiro. Contorto le viscere, provato uno strano fremito diffondersi all'interno del corpo. 

Ho riposto il romanzo sullo scaffale con un dolore fortissimo nel petto. Quando mi trovo dinanzi a storie di questo tipo, in cui dovrei sentirmi combattuta, scombussolata, in preda a sensazioni che non riesco nemmeno io a dar voce, penso che non tutte le storie sono capaci di logorare letteralmente il nostro animo. Alcune ti divorano… letteralmente. Così come io ho fatto con questo testo, avanzando inevitabilmente verso un baratro di disperazione e follia, in cui dietro al sesso c’ è un monito di ascolto, una silente richiesta d’aiuto di cui Dorothy è l’emblema di ogni flagellazione femminile. Numerose impennate amorose, spaventose ossessioni e possessioni, promesse ad una libertà che vengono messe alla prova prima o dopo, hanno dato forma a un disegno particolare che avrebbe potuto essere grazioso, quanto cruento, memorabile, ricco di sogni e fantasticherie. Così intenso al punto di divenire velenoso, riempiendo il mio animo di una meravigliosa melodia che è arrivata dritta al cuore con l’irruenza di un abbraccio.

Una storia che osanna perennemente il sesso, fautore di quel tipo di letteratura che non si può considerare eccellente quanto corporale, da fagocitare senza porre alcun pensiero razionale, alcun fondamento logico possa richiamare alla mente amori struggenti senza tempo, anime inquiete e insoddisfatte che vagano inconsapevolmente senza alcuna meta. Quanto una tela rozza ma che ha alimentato una certa fame, quella delle sue pagine in cui l’unione carnale non diviene fiato di tutto una vita quanto sfogo dell'anima. L’anima di una ragazza a cui è stata strappata, qualche tempo fa. 

Una storia particolare che ho divorato, letteralmente, e che, a mio avviso, possiede quei giusti elementi da incastrare nella sua morsa, eccitando, abbacinando sempre più un frammento dell’anima di chi legge. Una storia di pena eterna, tormenti, flagelli del cuore, nella quale i protagonisti rifocillano la loro anima con del sesso sfrenato, ma il cui cuore continua a sanguinare con le sue ferite ancora aperte.

Valutazione d’inchiostro: 5

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