venerdì, febbraio 28, 2025

Gocce d'inchiostro: Re di un'ora - Iréne Némirovsky

Un paio di anni fa, sugli scaffali di una libreria zeppa e colorata, una delle librerie più vicine della mia città, scovai un romanzo di Irène Némirovsky. Un testo dalla copertina dolciastra come i cuori che avrebbero dovuto abbellire uno scenario amorfo e bisognoso di nutrimento, il cui titolo Due stanziava ai bordi di una storia che, ricordo, dopo che lo portai a casa, lo divorai in meno di niente. La sua autrice, nel giro di qualche settimana, era divenuta quel vascello, quella piccola isola felice in cui immergermi e da cui questa intrusione nel suo splendido mondo, necessitava di essere ripetuto. Da quell’anno, Irène Némirovsky divenne quella piccola isola felice in cui potei rifugiarmi, nel tempo, quando più mi piace, e, recentemente, con una raccolta di racconti che ignoravo esistesse. Eppure necessari perché da questi testi, questi piccoli soffi di un cuore pulsante e pregno di romanticismo, ho potuto poi fare testo mediante il coinvolgimento culturale di altri testi, la conoscenza di altri autori. Eppure Re di un ora è la prova scientifica, o, per esagerare, sentimentale, di un cuore che è alla continua ricerca di attenzioni, quelle nobili cure che solo un’artista, una nobile e austera sfinge come l’autrice, nel giro di qualche minuto, raccogliesse nel palmo delle sue piccole mani queste ipotesi.


Titolo: Re di un’ora

Autore: Iréne Nèmirovsky

Casa editrice: Ares

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 152

Trama: Con questa raccolta di testi inediti torna l’acclamata autrice di Il ballo e David Golder. Nel volume, in esclusiva in Italia, lo sconvolgente capitolo ritrovato di "Suite francese", il romanzo che nel 2004 strappò la scrittrice dall’oblio dopo la morte ad Auschwitz. Racconti, appunti, bozze, critiche teatrali, il confronto-scontro fra teatro e cinema e lo spietato saggio su una delle figure centrali della sua opera, quella degli effimeri «re di una notte», gli alchimisti di Levante, capaci di trasformare ogni affare in oro e subito dopo in polvere.

La recensione:

Il romanzo, i testi inediti che potei leggere, sul finire del mese di gennaio, così furono denominati, in cui approdai, come un treno impantanato in una stazione innevata, furono alquanto semplici, immersivi e curiosi. Re di un’ora, con il ritratto di un pittore famosissimo, celebre per i suoi dipinti impressionisti, mi invitarono a compiere un viaggio di cui l’anno scorso effettivamente volli affrontare nuovamente, a distanza di qualche anno, con una immersione totale e completa della produzione némirovskyana. In effetti, così è stato, ma due o tre romanzi furono esuli di questa improvvisa immersione, in quanto le festività natalizie e la fine dell’anno mi discostarono da certi propositi, per qualche tempo. Eppure, questo testo, sconosciuto perchè non ne ero informata, prevedeva un testo inedito del David Golder, costola della storia di un uomo che esistette veramente, di cui l’autrice dipinge un quadro veritiero ed esaustivo, ripone una critica nei riguardi di quella razza levantina, quella cioè dei spregiudicati, degli astuti e dei saggi, la cui anima era corrotta dagli affari, da qualunque forma ignobile di lealtà, redarguendo qualunque intento maligno o crudele.

La Némirovsky però non credo fosse abituata a tutto questo; la Russia dei primi anni 30 fu protagonista di atti o gesti razziali, violenze e soprusi a cui a tenerne conto i primi furono gli ebrei, gruppi di anime il cui fato era stato emesso da una congrega, da una razza superiore, che mettesse in evidenza ogni vizio. Dibattendosi in profondi stati di follia o deliquio, rovesciando ogni gerarchia, faccendieri di un tipo di esistenza che conosce rapide ricchezze e regni grandissimi ma fragili. Uomini che possiedono un certo tipo di maestosità ma effimera, pronti a sparire senza lasciare traccia a un carattere unico, vagabondo. Sorvolando ogni luogo, accampandosi e poi sparendo senza lasciare alcuna traccia, imprescindibile ad ogni territorio nemico, vagando alla deriva come anime vacue e inconsistenti. Forse perché desiderosi di attenzioni, di cure, di scovare un certo tipo di esistenza più sicura e stabile.

Eppure quella del concetto di ambizione è qualcosa che sin da sempre genera fascino, ammaliamento, spinge ad alzare la testa e ad incassare qualunque colpo o effetto. Governa o popola la cittadella di uomini facoltosi e potenti, ricchi e orgogliosi, infami e spregiudicati, combattendo qualunque tipo di situazione che avrebbe implicato l’assunzione di diversi impegni 

e doveri da rispettare. Lavorare con dedizione, libertà e serenità, senza alcun coinvolgimento alle implicazioni dei rapporti umani, evitando il più possibile di essere vincolato da regole e rifuggendo ogni dinamica base per cui seguivano certi uomini, pur di raggiungere i loro scopi?

Per sfuggire alla monotonia generale che solitamente sorge da questo tipo di letture, nell’ultima settimana di gennaio, ho concluso la lettura di un romanzo costola della poetica nèmirovsakiana in cui è evidente un certo talento a piccole dosi. La Némirovsky si astiene dall’esprimere opinioni personali, evitando di apparire in primo piano, rendendosi più trasparente del solito. Fin da piccola si era ritrovata nella situazione tale per la quale dovette sopravvivere facendo affidamente esclusivamente sulle proprie forze, senza dipendere da nessuno. Ma nel 1933 gli obiettivi erano alquanto differenti, e per non trascinarsi via, bisognava nascondersi nell’ombra aggrappandosi a qualunque cosa.

Si può dire che in questo romanzo, altri tasselli che compongono il puzzle produttivo e letterario dell’autrice, le cose ai suoi figli di carta non sono andate propriamente bene. Sempre in preda ad attacchi violenti di responsabilità superflue o importanti. Hanno rinunciato alla carriera, ad un futuro prospero, che garantisse una discreta autonomia, trovato anime che li amassero e rispettassero con dovere e giudizio.

Lettura in cui è stato difficile non poter vivere senza alcuna particolare preoccupazione, con un carosello di relazioni basate esclusivamente sull’amore, sia fisico sia morale. Ma il cui mondo è un eco bellissima e indimenticabile, soffocato e prigioniero di una realtà opprimente e stabilizzante, che prepotentemente mi hanno trascinata in progetti che mi hanno scosso e coinvolto sul piano personale.

Valutazione d’inchiostro: 4

2 commenti:

  1. Ciao Gresy, ti chiedo scusa perché è da tantissimo tempo che non mi faccio sentire qui sul tuo blog. Avevo visto questo libro in giro per le librerie ma ammetto che non mi ero mai soffermata a scoprire di cosa parlasse. Sembra una lettura veramente molto interessante, anche se non leggerissima. Bellissime, come sempre, anche le tue riflessioni ❤️

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