venerdì, dicembre 20, 2024

Nella baia delle parole: romanzi sfidanti. Le peggiori letture

La fine dell’anno, anzi, questi ultimi giorni, scandagliano giorni all’insegna del benessere, della quiete. Il tempo, comunque, scorre inesorabile, e, in una manciata di ore da che si accoglie il nuovo anno, prepararsi per salutarlo. La magia di questi attimi, come mi piace definire certi momenti, certe cose, ha a che fare non solo col periodo natalizio, quello in cui ogni cosa sembra possedere una certa lucentezza, conferire gioia e benessere nei cuori di chiunque, e come tanti altri anni si ripete, sfruttando di ogni attimo presente. La mia teoria è la seguente: la vita può riservarci anche delle gioie, e il segreto è saperle riconoscere. Eppure, come nella vita, anche per quanto riguarda il mio percorso di letture, quest’anno ce ne sono state alcune che hanno corrotto il mio animo. Forse scrivere << corrompere >> è un esagerazione, se non addirittura una cattiveria, ma ci sono state letture, lette nel corso di un anno, che hanno tentato di salvarsi ma inutilmente. Se ci penso, forse non erano letture adatte a me, che avrei potuto anche non leggere, ma, se non vissute, non sarei ora qui per potervene parlare.

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E l'autrice, in un romanzo che altri non è che una confessione sussurrata nel cuore della notte all'anima di chiunque, un urlo lanciato dalla soglia della nostra coscienza, non ebbe motivo di sospettare che questa sua opera ne fosse del tutto esente.


Titolo: Più gentile della solitudine

Autore: Li Yiyun
Casa editrice: Einaudi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 319

Trama: Cosa unisce Boyang, giovane immobiliarista rampante di Pechino, Ruyu, commessa e amica-factotum di ricche e annoiate signore californiane, e Moran, ricercatrice di laboratorio in una sperduta azienda farmaceutica del Massachusetts? O meglio: quale segreto del loro passato li divide e li tiene lontani? E quale ruolo ciascuno di loro ha avuto nella morte dell'antica compagna cui si apprestano a dare l'ultimo saluto? Per scoprirlo, Yiyun Li ci riporta all'agosto del 1989, due mesi dopo il massacro di piazza Tienanmen. E tutto parte dall'arrivo a Pechino di Ruyu, orfana e (segretamente) cattolica, mandata in città dalle prozie a iniziare la scuola superiore con la sua preziosa fisarmonica come unico capitale. Quando la ragazza entra da outsider nel quadrilatero, il caseggiato tradizionale dove ogni aspetto dell'esistenza si svolge in comune, in apparente armonia, le vite di Boyang e Moran iniziano a cambiare. E lo stesso vale per il destino di Shaoai, studentessa universitaria e dissidente, piena di rabbia repressa per una società che sembra aver già cancellato i fermenti e il desiderio di libertà di poche settimane prima. L'alternarsi della realtà della Cina di fine anni Ottanta con la contemporaneità, tra Pechino e gli Stati Uniti, scandisce le esistenze dei quattro protagonisti, avvolte da un'aura di malinconia.

mercoledì, dicembre 18, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. Il tempo ritrovato - Marcel Proust

Non credevo possibile questo momento.. ho una leggera nausea ad ammettere che dopo non ci sarà più niente. Nulla sarà più come prima… o forse no?!? Di una cosa però sono certa. Questo non sarà quel punto finale alla fine di un paragrafo, la fine di un inizio splendido e memorabile, una piacevolissima esperienza che mi ha indotta a rinascere, a comprendere a fondo, che non dimenticherò tanto facilmente. Quanto inizio. Il preludio di tante cose. Tante nuove esperienze, nuove sfide personali e non, inerenti o meno alla lettura, che generalmente solo i libri o la buona letteratura sanno regalarci così bene. Non scovando però sempre la medesima manfrina, quanto provocando un processo naturale di esistenza, segreti dell’universo che sono a me e solo a me rivolti. Qualche giorno prima di Natale, una manciata di settimane si concluda l’anno, cala il sipario su uno scenario familiare, strepitoso, metafisico, surreale, magico che ha avuto a che fare con la concezione di anima che generalmente mi piace attribuire a questo tipo di letture. Quasi una specie di terapia, che niente e nessuno aveva elargito. Una magia che nonostante non avverta più così intensamente da qualche mese, ha funto da cura, da espediente alla mia controculturale spirituale mossa a libertà assoluta.

Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. Il tempo ritrovato

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 11, 50 €

N° di pagine: 217

Trama: Capitolo conclusivo della «Recherche», «Il Tempo ritrovato» (1927) getta sull'intera opera una luce retrospettiva che dà senso e valore a tutti gli episodi narrati, anche a quelli che potrebbero sembrare "tempo sprecato". In una Parigi e in una Combray che non sfuggono alla distruzione bellica, il Narratore compie le esperienze decisive, fino a scoprire, grazie a una semplice pietra sconnessa, il ruolo fondamentale delle memorie involontarie e, con esso, la propria vocazione letteraria: la narrazione torna così a chiudersi sul proprio inizio, celebrando la vittoria dell'arte sul Tempo e sulla morte.

lunedì, dicembre 16, 2024

Nella baia delle parole: romanzi moderni che diverranno classici

Di classici me ne cibo come se non ci fosse un domani. Quasi incorressi nella fine del mondo, nell’apocalisse, di romanzi vittoriani, inglesi, francesi, da qualche tempo anche tedeschi, questo salotto virtuale ne ha ospitato a bizzeffe, ciascuno con una sua specialità. Storie ambientati in luoghi verdeggianti o in brughiere ingiallite, strade polverose e maleodoranti di zolfo, e un’infinità, una schiera di anime che camminano nel sentiero insidioso della vita esposti come lanterne luminose in una notte buia e fredda: un affascinante mosaico di colori e forme. Fra continue zaffate e forti odori, fra spedizioni avventurose, viaggi imprescindibili che vanno al di là della carta, la fiammata di una nuova storia alimenta il mio spirito. Di romanzi moderni però che potrebbero diventare classici non se ne sente parlare quasi mai. In effetti, di testi così celebri, importanti che, a mente lucida, donano molto più di quel che sembra, sono solo puntini bianchi in una folla che sembra essere un’isola. Eppure questi testi a volte, e in alcuni momenti della mia vita, mi hanno chiamata a gran voce. Alcuni soddisfacenti, altri meno, ma, nell’insieme, pronti a divenire quell’occasione, l'opportunità di fare della letteratura la rappresentazione della vita stessa. Perché, come un vaso di Pandora, si scoperchiano segreti, misteri che si ignorava impunemente e che, rivelando la loro natura, vivono poi di vita propria.

sabato, dicembre 14, 2024

Gocce d'inchiostro: We are the ants - Shaun David Hutchinson

Mi sono trovata su uno spazio grande e arioso. In una perpetua collisione fra passato e presente, scottature che si prendono involontariamente, il tutto dipanato in una storia che è una canzoncina. Una melodia composta da parole ritmate accompagnate da gesti delle mani. In un mondo che è stato modificato per sempre. Popolato da sventurati che sono sopravvissuti in atrocità viventi, deformi fino a diventare irriconoscibile, versione perversa delle rispettive forme vitali.

La storia era sempre la stessa. Il ragazzo/uomo si aggrappava a ricordi che non le appartenevano. Convivere con l'idea che ci sia qualcosa di tremendo, qualcosa che costringe ad annegare in un pozzo oscuro e profondo è come se un giovane principe, il principe dei suoi sogni, gli avesse rubato le ali e l'avesse costretto a sposarlo. Divenendo un brutto re.

Ma cosa c’è stato di bello e affascinante in questa storia?

Un popolo che si bea di menzogne ben intenzionate, che dovrebbero essere di conforto. Un ragazzo che si sente tagliato fuori dal mondo, sospeso nell'aria come un granello di cenere in controluce. La speranza che tutto può accadere e cambiare.


Titolo: We are the ants

Autore: Shaun David Hutchinson
Casa editrice: Oscar Mondadori

Prezzo: 22 €

N° di pagine: 504

Trama: Henry Denton sa alcune cose, e altre no. Sa che sua mamma, mentre fuma una sigaretta dietro l'altra, lotta per tenere assieme la famiglia. Che il fratello maggiore ha mollato il college e messo incinta la sua ragazza. Che la nonna ha l'Alzheimer e lui la sta lentamente perdendo. E sa che l'anno scorso il suo fidanzato si è tolto la vita. Ciò che non sa è perché gli alieni abbiano scelto di rapire lui quando aveva tredici anni e perché tuttora la notte lo prelevino dal suo letto per portarlo a bordo della loro astronave. E non sa neppure perché il mondo stia per finire e perché i visitatori dallo spazio abbiano dato proprio a lui l'opportunità di impedire la catastrofe premendo un bottone rosso. Eppure tutto ciò è successo e lui ha 144 giorni per decidere cosa fare. Il fatto è che Henry non è sicuro che il mondo meriti di essere salvato. Almeno fino a quando non incontra Diego Vega, un artista con un passato segreto, che lo costringe a mettere in discussione le sue convinzioni, il suo posto nell'universo, e a chiedersi se tutto ciò abbia davvero importanza. Prima di salvare il mondo, però, Henry deve trovare il modo per salvare se stesso. Ma gli alieni non gli hanno consegnato un bottone per farlo.

giovedì, dicembre 12, 2024

Nella baia delle parole: romanzi sfidanti. Le migliori letture

Mi rendo conto che, in un anno, possono accadere tante cose. Da un momento all’altro, quegli innumerevoli progetti di lettura potrebbero scombinare il nostro equilibrio personale, e travolgerci, con l’irruenza di una tempesta. Quest’anno ho letto molto di più di quel che credevo. Perlopiù saggi, ma anche tanti classici e romanzi di narrativa contemporanea e, come ogni anno, romanzi inerenti a delle sfide che, in un soggiorno letterario vasto e corposo di letture bellissime ancora da leggere e vivere, bisogna confidare di scovare quella perfetta, idonea al nostro spirito, che non secchi il nostro palato quanto la pregusti, come si deve. Eppure non tutte queste pietanze si sono rivelate soddisfacenti e, in due post, questo e successivamente un altro, vi rivelerò quale sono stati quei romanzi che mi hanno piacevolmente conquistata e quelli invece che, come un brivido lungo la schiena, mi hanno fatto disgraziatamente ribrezzo.

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Un romanzo asciutto ma appassionante, stimolante e incalzante che nonostante tutto mi ha trasmesso piacevoli sensazioni. Fra lugubre e sciatte stanze, memoria di una vita lontana priva di ambizioni e sfortunata come i protagonisti dickensiani.


Titolo: Mattino e sera
Autore: Jon Fosse
Casa editrice: La Nave di Teseo
Prezzo: 16 €

N° di pagine: 160

Trama; Un bambino viene al mondo; si chiamerà Johannes, sarà un pescatore. Un uomo ormai anziano muore; si chiamava Johannes, era un pescatore. Mattino e sera si estende tra i due estremi della vita, come tra i due estremi del giorno, tra i pensieri di un padre che vede nascere suo figlio e quelli di un vecchio che affronta le cose di ogni giorno, nel suo ultimo giorno, cose sempre identiche, riconoscibili, eppure definitive. Con una lingua vivida e aderente ai dettagli più minuti dell’esistenza e della sua bellezza, percorrendo le domande più importanti di ogni uomo – le più semplici e assolute – Jon Fosse scrive una novella di incredibile potenza poetica, che conferma ancora una volta il talento del più grande scrittore norvegese contemporaneo.

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