Francis Scott Fitzgerald sarà stato un tipo incomprensibile – mezzo genio e mezzo pazzo – di cui ho potuto però comprendere bene il suo stato d’animo sin dal principio. Dieci lunghi anni fa, quando di classici e letteratura, quella con la L maiuscola ne capivo poco, e reso sensibilissimo sin dalla giovane età. Fitzgerald toccò il fondo quando meno se lo aspettò e da cui lo stesso Fato gli impartì bene nel suo cervello, completamente atrofizzato in una massa gommosa di fili mentali squagliato e valvole di linguaggio bruciato da tormenti e preoccupazioni varie, l’attesa di riporre in pagine bianche pensieri che si sono avvicendati dentro e che sono un eco stagnante della cittadella caotica della sua coscienza che lo divorarono come tarlo. D’altra parte, scrivere è qualcosa che ha a che fare con il perfezionismo, specialmente quando di mezzo ci sono quelle onnipresenti necessità, e vedersi avanzare come un’anima in pena in mezzo a donne avvenenti e uomini ricchi, richiede una bella strigliata.
Estraneo del gioco perverso in cui sarà trascinato, condannato a vagare per il mondo in fiamme che lo ha segnato, in cambio di qualche attenzione in più o di una promessa che adesso sembra la più dolce delle ricompense -, Gli ultimi fuochi è quel capolavoro mancato, pubblicato incompiuto e postumo, un oscuro labirinto che, mediante un montaggio di immagini a rapidità, trasmette una piacevole inquietudine per tutto il tempo della lettura e, strutturato alla maniera dei romanzi della narrativa contemporanea, è ambientato in un epoca in cui il tempo e lo spazio scorrono a loro libero arbitrio.Lontanissimo dal tipo di storie di cui sono avvezza, una storia che non mi ha soddisfatta completamente proprio per il suo essere incompleto, che è una nostalgica rievocazione del passato, nonché rivisitazione di un intero mondo di tenebre e ombre. Quale mondo? Quello, naturalmente, dell’autore.
Titolo: Gli ultimi fuochi
Autore: Francis S Fitzgerald
Casa editrice: Mondadori
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 176
Trama: Gli ultimi fuochi è il lascito di un romanzo incompiuto che Francis Scott Fitzgerald non terminò a causa di un attacco cardiaco, e che possiede tutte le caratteristiche del capolavoro letterario. L’autore vi lavorò quando la sua stella era declinata e aveva cercato, senza successo, di far carriera nel mondo hollywoodiano come sceneggiatore. La sua esperienza trova eco nell’opera che solleva il sipario sul retroscena del mondo della produzione cinematografica: Fitzgerald coglie la cupidigia degli azionisti e dei direttori amministrativi, il servilismo dei dipendenti, l’esibizionismo delle star e la facilità con cui si entra e si esce dalla scena, per essere abbandonati lontani dai riflettori. Si contano innumerevoli appunti e commenti dell’autore, intenzionato dunque a scrivere un romanzo curato nei minimi dettagli e quanto più fedele al mondo reale. Nulla, invece, è stato ritrovato sull’epilogo e l’incompiuto lascia sempre spazio all’immaginazione del lettore e a tutte le possibili alternative.






