giovedì 9 febbraio 2017

Gocce d'inchiostro: L'egoismo del respiro - Giada Strapparava

Mi domando se sia realmente possibile conoscere perfettamente una persona. Non mi riferisco esclusivamente alla persona come massa instabile di carne e ossa, no; non in questo momento. Piuttosto a figure di carta e inchiostro su cui puoi contare sempre e che, in una manciata di giorni, tracciano un segno del loro passaggio. Lasciano uno spazio vuoto che aveva una forma nitida e distinta.
Col romanzo di cui avrò il piacere di parlarvi oggi, della talentuosa e giovanissima Giada Strapparava, mi sono trovata in una situazione analoga: anche quando mi sforzavo di conoscere Colton, il suo eroe di carta, mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, non riuscivo a cogliere a pieno la sua natura. Ma in che misura avrei potuto farlo? Forse sarebbe stato veramente essenziale conoscere esclusivamente quello che ho potuto vedere? A circa una settimana dopo aver chiacchierato con Giada, per la prima volta dopo tanto tempo mi sono posta sul serio queste domande; fino ad allora non avevo mai preso seriamente a cuore certi problemi. Chissà come mai! Dopotutto sono già impegnata ad attribuire un significato alla mia inutile esistenza, nel faticoso compito di dargli una stabilità, e può mai essere possibile che la storia apparentemente semplice e innocua di questa ragazza abbia diradato quella cortina inestricabile di dubbi e perplessità?
Come faccio da un po' di tempo a questa parte, la recensione di una storia che inevitabilmente trascina nell'oscurità più profonda. In una trama in cui si può vedere solo il nulla, e di cui ne sono diventata parte. Nel fondo di un pozzo enorme in cui, alla fine, si acquisiscono facoltà, nozioni in cui afferrarne l'estensione è un'impresa.

Titolo: L'egoismo del respiro
Autore: Giada Strapparava
Casa editrice: SensoInverso Edizioni
Prezzo ebook: 4,99 €
Prezzo cartaceo: 18,00€
N° di pagine: 330
Trama: Colton Miller, trentaquattrenne senza famiglia né ricordi del passato, indole fredda, lucida e pragmatica, ci porta nel suo mondo, fatto di disprezzo per il conformismo e per le persone egoiste che fanno dell’immagine il proprio vanto, ma celano segreti viziosi e conducono una vita improntata all’ipocrisia. Colton sfoga i suoi sentimenti di rabbia repressa e ribrezzo uccidendo, togliendo lentamente la vita, sentendola sfuggire tra le sue mani, carpendo ogni singolo istante degli ultimi respiri delle sue vittime. Ma improvvisamente qualcosa irrompe nella sua vita, cambiando e scombinando i suoi piani: l’amore. Pur continuando la sua attività di killer, Colton inizia a provare emozioni inaspettate. Al contempo ricordi dai contorni sfocati iniziano a emergere dal passato… 
La sua esistenza poi prende un’ulteriore svolta quando da carnefice si ritrova coinvolto in un mistero dalle tinte drammatiche e cruente: Colton diventa preda, minacciato e spiato. L’egoismo del respiro ci conduce in un viaggio intrigante e sconvolgente. Colpi di scena, emozioni travolgenti e ritmo incalzante fanno da contorno a una lettura che toglie il fiato.

La recensione:

Le persone finiscono troppo spesso per chiamare la morte, altri la cercano.. Non capiscono che dono è la vita e cosa tengono tra le mani, non comprendono l'infinita meraviglia che giace nel loro respiro, in un battito di ciglia. La gente possiede tutto, possiede l'indispensabile per sopravvivere, eppure si ostina a desiderare di morire, perché la sua esistenza non è abbastanza appagante.

Dall'inizio dell'anno fino adesso, nella mia vita si sono verificate poche opportunità degne di essere chiamate tali. I giorni cominciano e finiscono sempre con innumerevoli imprevisti. Gennaio è stato particolarmente freddo e piovoso. Nei primi giorni di febbraio per un certo periodo ha fatto così caldo che sembrava fosse arrivata la primavera in anticipo. E, al di là delle condizioni meteorologiche, gruppi di figure pubbliche che fanno parte di un paesaggio confuso a cui ho prestato particolare dedizione varcarono la soglia del mio angolo di paradiso senza chiedere niente di particolare. Un parere, un consiglio, o, nello specifico, una recensione, che attribuisse un senso a parole di un libro aperto sfogliato dal tempo davanti agli occhi del mondo. Ho fatto innumerevoli e bellissime immersioni in luoghi o posti che conoscevo solo per sentito dire, ho passeggiato lungo viali alberati con amici di carta che nella maggior parte dei casi ne replicava sprazzi dell'anima dell'autore, e mi sono sforzata di concentrare l'attenzione su cose reali, pratiche. Prolungando il mio intelletto con la mente di chi ha comunicato il proprio pensiero a grandi distanze.
Ciononostante con L'egoismo del respiro ho provato un violento attacco di affetto. Persino nell'aria che respiravo, nell'acqua che inghiottivo, sentivo scivolarmi addosso entità che avevano macchiato il mio animo; le pagine del libro che tenevo in mano mi accolsero col bagliore accecante di un caldo abbraccio. Nella calma di serate miti e solitari ho potuto sentire le radici di questo sentimento propagarsi serpeggiando. In meno di quattro giorni non ero più sdraiata comodamente fra i braccioli della mia poltrona preferita. Ovviamente, ero ancora lì, circondata dalle vecchie mura della mia stanza, ma in un certo senso non c'ero più. Ero molto distante, in fondo a un pozzo enorme e scuro. E per riprendere coscienza mi ci volle più di qualche istante; l'odore del sangue; dello sciabordio di un liquido che aveva assunto forma nella testa di una giovane ragazza in cui è stato versato, come un mutante che ne assorbe il carattere; il brusio sommesso di gruppi di anime che accolsero questa mia visita inaspettata, chiedendosi chi fossi e da dove venissi.
Se chiudo quietamente gli occhi mi accorgo come dentro di me resta ancora la felicità, l'entusiasmo portati inconsapevolmente da una mia coetanea, come una macchia di sole. In quella macchia di sole la mia anima aveva combaciato perfettamente con quella della sua storia. Ogni cosa era ancora lì, il suo calore e la sua presenza rimasero ancorati ai bordi del mio essere, e pur quanto mi fossi addentrata nelle tenebre con spensieratezza, lì c'è ancora qualcosa di accogliente, bello, prezioso. C'era Colton. E Sarah, Teresa, Benjamin. Persino l'autrice, in piccoli sprazzi della loro vita.

Non esiste onore né tantomeno rispetto. Esiste solo l'egoismo che ogni essere umano reprime nel suo essere. Ma solo i più forti riescono a calibrare il suo disagio.

Sapevo che questa sarebbe stata una grande occasione per scrollarmi di dosso il fardello della realtà. Mi sarei persa nei meandri di questa storia, sfornata dalla penna di un'autrice esordiente appassionata di criminologia e scienza del comportamento, in un disegno oscuro che permette di vedere e sentire solo in buona parte. Una parte della vita di svariati personaggi in cui ho goduto, una storia che è una girandola di dettagli, contorni, sfumature, ombre impregnate di crudeltà. Pezzo di vita che mi ha appassionato moltissimo, allietato piacevolmente costringendomi a lasciare tutto alle spalle, abbandonando la mia inutilissima vita in una landa deserta cui non avrei mai più voluto far ritorno. Giada e il suo romanzo sono stati quell'occasione perfetta che silenziosamente si sono presentati alla mia porta.
Nella soleggiata città di San Francisco, ho seguito scrupolosamente le incredibili gesta di un uomo che non ha mai conosciuto la metà del suo essere. Una foglia che vaga solitaria nei marciapiedi delle strade, abile mietitore di anime, fra gente che compare e scompare, senza preavviso - ognuno con una storia da raccontare. Assieme a tutti loro, nei limiti circoscritti da Giada, per qualche giorno ho vestito i panni di mogli, figli, amici, uomini soli e insoddisfatti, come una viaggiatrice persa nell'immensità del cosmo. Questi erano stati i ruoli con i quali mi sono divertita a impersonare. Ma io? Quella giovane, timida, che arrossisce sempre e combatte dinanzi alle avversità del mondo, dov'era finita? A chi apparteneva?
Racchiuso il romanzo in una finestra virtuale dall'aria luminosa e vaporosa, esco da tutti questi ruoli sfuggendo dal baratro del conosciuto. La ragione vera e profonda che mi ha condotta in questa bella cittadina, nel cuore della notte, è stata solamente una; l'aspirazione per fare un nuovo tipo di viaggio. Un viaggio in cui la meta non sarebbe stata un luogo fisico, ma un posto della mente, la zona grigia fra il bene e il male, un harem segreto in cui bisogna trovare la pace con se stessi e col mondo a cui si agogna ormai come qualsiasi altra cosa. E lì, in quella pace nascosta - la avvertivo intensamente - stava anche la vera medicina per la malvagità che affligge i personaggi e forse anche per i diversi mali, fisici o morali, inflitti continuamente in ogni capitolo.

Le persone dovrebbero nutrirsi del proprio respiro, del proprio battito di ciglia, ma non sono in grado di vivere l'essenza di ogni momento consumato. L'umanità non è in grado di ringraziare la vita per ogni secondo trascorso, per ogni momento vissuto e per ogni occasione accolta.

Diventare imperturbabile e proseguire la lettura dal davanzale del nostro mondo, quindi, è stato estremamente difficile. Eppure, una volta compiuto questo passo, tornare indietro è risultato davvero devastante. Quasi doloroso. Superando con un balzo il mondo di là con quello di qua.
Costruito mediante un processo di assimilazione, osservazione, studi sul campo, oscuro come il manto della notte, L'egoismo del respiro è un romanzo che ammalia e seduce sin dal primo capoverso. In quasi 400 pagine di turbamenti, dove un misero atto di felicità investe inevitabilmente con qualcosa di spiacevole, c'è un universo simile a quello di altre storie che solitamente amo leggere. Coglierne la bellezza, interpretarne il linguaggio è stato estremamente emozionante, con scene orripilanti, brusche e violente alquanto simili a quelli che ci riservano spaventose trasposizioni cinematografiche.
La mia vita si era intrecciata a quella di Colton, di Sarah, Will, Hilary, e, col mio immancabile blocnotes sprofondai in un luogo oscuro e pericoloso, in cui l'avventura di Colton non era nemmeno all'inizio. Un thriller psicologico che puzza di sudore e sangue, una storia che seduce e non dà tregua, rendendoci protagonisti di una narrazione avvincente che permette di ritagliarci un angolino tutto nostro in una squallida stanza e, pian piano, nel cuore dell'algido protagonista.
Nel cuore di notti fredde ma miti, ho visto L'egoismo del respiro come uno di quei posti dove un accanito lettore che non ha fatto l'abitudine a questo tipo di romanzi può essere preso dal panico e aver solo voglia di scappare. Dubitando che questa sia la storia che faccia al caso suo; credendo di aver sbagliato traiettoria; pensando di essere divenuto una marionetta i cui fili sono mossi da un killer spietato e insoddisfatto.

Il genere umano tradisce, tradisce essenzialmente per egoismo, le persone sono consumate dall'amor proprio. Anche il più completo degli individui cercherà di appagare prima i suoi desideri, e solo dopo quelli altrui. Siamo affamati di egoismo e di un inesauribile bisogno di cercare il nostro benessere: in fondo, fino a prova contraria siamo animali.

Valutazione d'inchiostro: 5

5 commenti:

  1. Ciao Gresi, non conosco il romanzo, ma dalla tua recensione sembra molto bello!

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    1. Lo é, Ariel! Ti auguro di avere la fortuna di leggerlo ;)

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  2. Ciao Gresi! Dalle tue bellissime parole ho capito che è un libro che merita di essere letto e anche subito. Anche le citazioni mi hanno colpito molto. Ho segnato il titolo in wish list!

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    1. Grazie, Maria!
      A me é piaciuto davvero tantissimo, e sono davvero felice di avere avuto occasione di leggerlo :)

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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