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venerdì, gennaio 16, 2026

Amori di carta: Edith Warthon

Si, i classici mi fanno questo effetto. E tutto sommato anche Edith Warthon mi ha fatto gola, con questa storia intricata di svolte drammatiche e sempre più drastiche nella vita di Undine, in un momento particolare della sua vita in cui ha parlato più forte del dovuto.

I primi sforzi da giovane donna dell’alta società: la storia di un adolescente come tutte le altre che un mattino si << sveglia >> da un profondo stato di torpore e scopre di avere una faccia diversa. Un’anima completamente discontinua a quella dei suoi coetanei, della sua famiglia in una città che ha da sempre sortito un certo fascino e vende persino ogni rimasuglio della sua spiritualità pur di sopravvivere; la storia di una ragazza per i miei gusti antipatica, saccente ma furba e intelligente che scoverà il Male del secolo mediante ideali che ne alimentano il suo desiderio di essere libera. Galleggiando in una piscina colma di ansie, paure, luoghi e anfratti bui e angusti la cui mente acuta si scontra con idiomi poco compatti.

Edith Warthon, così come ogni classico che si rispetti, mi insegnò a guardare la storia ritratta con più attenzione, a misurare il peso di ogni parola e sillaba che entrarono nella costruzione di un capoverso, ma per quanto semplice ed essenzialmente stantia fosse il tutto, conversero in una rinascita totale che sguscia in forme mostruose e artificiali. Niente di sconvolgente e mai visto, per quanto mi riguarda, ma questo sfoggio di coraggio, altezzosità talvolta, baldanza e superba.  Le storie che si dipanano fra le pagine dei romanzi di Edith Warthon hanno tutti in comune il semplice fatto che sollevano critiche, forme di ribellioni artistico e sociale differenziando il prossimo per virtù e concezioni filosofiche. Nonostante non sia nata nell’epoca che descrive l’autrice, non disnego mai l’occasione di fiondarmici fra le sue pagine pronta a sbarcare per una nuova lettura. E dalla mia camera, dal santuario magico in cui sono intrappolate storie d’infinita bellezza, vedo annidate una sequela di occasioni che non esulano niente di speciale o particolare ma avrebbero dovuto portarmi semplicemente per una ragione. Comprendere i paradigmi che intercorrono fra vecchio e nuovo, passato e presente.  Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende.

mercoledì, agosto 17, 2022

Gocce d'inchiostro: La scogliera - Edith Warthon

Più che annoiarmi, questa lettura mi diede qualche difficoltà. Non riuscendo a leggere scorrevolmente questa ennesima opera di Edith Warthon, sulle prime credetti che avrei dovuto rimandare il nostro incontro a data da destinarsi. È una pazzia, me ne rendo conto, io che non mollo mai la presa. Io che cammino a testa alta, dinanzi a qualunque difficoltà, che progetta di arrivare lontano. Forse quello che sto scrivendo è incomprensibile per molti, ma è una delle tante formule segrete che subito mi aprono gli occhi. Mi mettono alla prova, ipotesi tanto semplici quanto puerili. Troppo presto per trarne conclusioni, troppo tardi per sospendere alcun giudizio.
La scogliera fu quel genere di lettura in cui la mia mente vagò da una cosa a un’altra, approdando infine alla consapevolezza che trattasi di un esperimento di ossa e pelle anziché sangue e pulsazioni. Abbracciando attitudini artistiche come coltivazione dell’anima, sorretto da forme pregiudiziali che sconvolgono nel loro lento fragore.






Titolo: La scogliera
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: La Tartaruga
Prezzo: 16 €
N° di pagine: 316
Trama: Anna Leath ha alle spalle un matrimonio arido e una rigida educazione. Dal suo mondo sono esclusi l'insolito e il passionale fino a quando rivede George Darrow, che aveva amato in gioventù. È Sophy Viner, che unisce passionalità e candore, a frapporsi all'amore tra i due. Capace di vivere la sua sensualità senza accettare le convenzioni della società in cui vive, Sophy è per Darrow sollecitante e per Anna realtà sconosciuta che spinge la sua parte repressa in superficie, roccia sommersa sulla quale sia Darrow che Anna s'incagliano. La scogliera non è infatti un'immagine visiva nel romanzo, ma metafora della passione che con la sua complessità fa barriera tra i personaggi ostacolandone il percorso. Vivere significa sperimentare il desiderio e la sua impossibilità.

giovedì, giugno 16, 2022

Gocce d'inchiostro: Il sonno del crepuscolo - Edith Warthon

Mi chiedo il motivo per cui i classici sortiscono un certo fascino in me. E tante letture ancora da leggere e vivere mi inducono a pensare, che ognuno di noi ha un’attitudine, un’inclinazione verso qualcosa o qualcuno che in un certo senso rivelano una parte di te. Mi chiedo del perché scriva sempre la stessa cosa, pensi sempre le stesse cose, forse perché leggere così tanti classici non è propriamente << normale >>. Dubito però che sia l’unica lettrice esistente sulla terra. No, non credo. Non ho ancora avuto la fortuna di conoscere qualche lettore di questo calibro. Certo, e se qualcosa salta agli occhi, diviene evidente nell’immediato. Non è qualcosa per cui credo di convincere. Non devo giustificarmi con niente e nessuno. Eppure questa riflessione nasce dall’ennesima bella lettura ambientata in epoca vittoriana, che suggerì un repentino cambiamento dal mio mondo a quello ritratto in queste pagine, miglioramenti sotto certi punti di vista, completamente affascinata e persa. Ed ecco che Il sonno del crepuscolo mi irretì con un semplice sguardo, o, meglio, con un forte coinvolgimento emotivo, che non indimenticabile come L’usanza del paese, Raggi di Luna e Estate mi ha donato l’impressione di tornare in un epoca che non è più la nostra da cui sembra non vi sia alcuna via d’uscita, metafora di uno stato malinconico ed emotivo che appoggia più su aspetti relativi al presente che al passato.


Titolo: Il sonno del crepuscolo
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: Corbaccio
Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 254
Trama: La famiglia di Mrs. Manford è decisa a sfuggire la noia, il vuoto della vita e il dolore a ogni costo. Sesso, droga, lavoro, denaro e un'infatuazione nei confronti dell'occulto e della spiritualità sono i modernissimi temi che animano il romanzo. Il sonno del crepuscolo a cui si riferisce il titolo è proprio lo stato fisico mentale nel quale i protagonisti cercano di perdersi per non sentire il peso della loro vita. Un romanzo ironico e tagliente, ambientato nella New York degli anni '30 ma così moderno nella dissacrazione della finta spiritualità da risultare attualissimo nell'era della New Age.

martedì, maggio 17, 2022

Gocce d'inchiostro: La ricompensa di una madre - Edith Warthon

Un mattino di inizio maggio mi calai di nuovo nelle pagine dell’ennesimo ritratto umano realistico/ sociale e cominciai a farmi largo tra le osservazioni di una donna moderna, nonostante la sua produzione la si può definire classica, quasi tutte azzeccate, che mi sono sembrate, come minimo, acute riflessioni, leggere ma spietate sfrondatine per accrescere l’energia, l’aura << magica >> che circonda l’autrice ai mei occhi, e poi le sue eroine lagnose, astute ma insoddisfatte, passaggi che non mancano di significato in cui l’essenziale ruota sempre sulla condizione femminile e sociale mediante cui la Wharton proiettò una sua personalissima disamina. Ma l’essenziale balza sempre all’occhio e La ricompensa di una madre, proprio come altri suoi romanzi, conserva la sua bellezza nel suo essere semplice ma straordinario. Dalla mole piuttosto ridotta ma incastrato nel sussurro del mondo con l’incostante idea che ogni cosa che ci circonda è illusorio, positivo e possibile ma evanescente, cozza con i limiti di una realtà attribuita alla quotidianità, alla banalità generale. I miei appunti sono sempre fitti, ogniqualvolta decido di inerpicarmi fra le pagine di un suo romanzo, non spostando niente ma riportando pensieri, emozioni che poi riverso in quel contenitore imperfetto che è la scrittura, e una volta inglobata la sua anima nei miei pensieri elaborare il tutto diviene quasi sempre difficile. Alla fine, però, ne vale sempre la pena. La lettura dei classici sortisce sempre in me un completo appagamento spirituale e morale che mette a posto qualcosa dentro il mio spirito. Provare a racchiudere anche solo una minima parte di ciò che ne resta è davvero difficile. Questo romanzo è l’ennesimo esempio, fra le sue innumerevoli paure di incorrere nel cambiamento, nel mutamento, nell’abbandono a se stessi. Denunciando non solo la realtà circostante mossa in un paesaggio opulento, nebbioso, evanescente, ma districando una matassa apparentemente indistricabile che si poni su una realtà diversa da quella descritta adeguandosi così a una vita che poi non è vita, all’incomprensibile rituale dietro cui ci si barrica per difendersi da qualunque assalto esterno.

Titolo: La ricompensa di una madre
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 286
Trama: Dopo aver trascorso un lungo periodo sulla costa francese insieme a una comunità di americani espatriati, Kate Clephane decide di tornare dopo molti anni dalla sua famiglia a New York, dove la buona società l'aveva messa al bando per aver abbandonato il marito e la figlia piccola. A desiderare il suo ritorno è la figlia Anne che vorrebbe la madre al suo fianco per le sue prossime nozze con Chris Fenno, eroe di guerra ma anche uomo senza particolari talenti e abile arrampicatore sociale. Le vere intenzioni di Chris nei confronti della figlia sono però l'ultima delle preoccupazioni di Kate, poiché in passato l'uomo è stato suo amante e lei sente di esserne ancora innamorata. Il dilemma morale della donna (confessare alla figlia il suo segreto o tacere?) e il dramma che ne deriverà riflettono i miti eterni di Edipo e Amleto e conducono a un finale che sorprese profondamente la morale dell'epoca.

giovedì, aprile 07, 2022

Gocce d'inchiostro: La casa della gioia - Edith Warthon

La mia coscienza lo sa? Lo sa perché mi trovo sempre qui, a riporre queste poche righe, come un moto perpetuo e inarrestabile? Perché dovrei saperlo, tutto sommato? Una furiosa apatia, una condizione di rabbia nei confronti del Fato, intrappolato nel limbo dello squallore, mi avvolse in un momento imprecisato ma che coincise con quello della protagonista, Lilyt, che come una piccola orchidea avvolta in un tepore artificiale, con i suoi petali delicati si incurvò senza essere disturbata. Si pose dinanzi a un assetto sociale la cui massa è costituita da individui che alenano a svariate forme di sopravvivenza, il cui successo coincide con il raggiungimento di un certo tipo di libertà che avrebbe trascinato da qualunque preoccupazione. Povertà, miseria, indecoroso. Era come vivere in una repubblica dello spirito attraverso cui la felicità sembra una forma remota e indistinta. Metafora di azioni, dinieghi che deteriorano qualcosa di per sé degradata, affetti da piaghe dello spirito che non avranno mai una cura vera e propria ma complesso enigma di un meccanismo politico, economico e sociale di cui non ci si può liberare tanto facilmente.



Titolo: La casa della gioia
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: Neri Pozza
Prezzo: 14, 50 €
N° di pagine: 446
Trama: Nella New York dei primi anni del secolo scorso, Lily Bart vive tra i sontuosi ricevimenti dell'alta società, i viaggi all'estero e i soggiorni nelle residenze degli amici. Le sue uniche doti sono la bellezza e l'intelligenza, che usa per muoversi in un ambiente ipocrita di cui vuole ostinatamente far parte e nel quale spera di trovare marito. Un sentimento forte e contrastato la lega a Lawrence Selden, giovane avvocato che vive del suo lavoro: Lily sa bene che non rinuncerebbe mai agli agi tra cui è cresciuta e che è stata educata a desiderare, tuttavia non riesce a staccarsi da lui. Inorridita dalla prospettiva della povertà, tenta di conquistare il rampollo di una celebre dinastia, ospite come lei di amici comuni, ed è allora che la parabola disegnata dalla sua vita tocca il culmine per poi iniziare un'inesorabile discesa. Incapace di vivere della rendita mensile che le passa la zia, la giovane donna si indebita al tavolo da gioco e chiede in prestito una consistente somma di denaro. La sua bellezza diventa arma di ricatto per gli uomini e motivo di cieca gelosia per le donne. Nel momento più tragico della sua vita, tuttavia, Lily acquista di colpo lo spessore di una figura eroica: la rettitudine e l'integrità morale, un tempo apparentemente insospettabili, le impediscono di vendersi al miglior offerente.

martedì, agosto 03, 2021

Gocce d'inchiostro: Estate - Edith Wharton

Leggere pian pianino la raccolta completa di un autore o autrice che in una manciata di giorni diviene il tuo << preferito >> è un’esperienza a dir poco straordinaria. Non lascio mai perdere un progetto, un obiettivo, quando lo inizio. E questo si che è un modo per conoscere, valicare quei confini che mi sono ancora sconosciuti e che istillano nient’altro che quelle basi su cui si poggia la letteratura classica. Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende. Nessuno potè mai sfondare quella corazza imperscrutabile e invalicabile. Persino chi la conosceva da anni. Allora si lessero i suoi romanzi, le sue opere, i suoi diari per comprenderla appieno. Scavando nella terra proprio dove lei mise piede e portarci dietro tutto ciò che lei vi trovò. Per quanto mi riguarda, ho constatato questa esperienza mistica esattamente come fecero in passato altri autori, tentando di manovrare quei meccanismi che inizialmente mi sono sembrati criptici. Non nego che all’inizio L’età dell’innocenza sortì qualche effetto negativo, nel senso che proprio lo stile, il modo per cui è stato scritto non mise a posto qualcosa nel mio animo ma al contrario rovesciarono completamente. In seguito scoprì che tutto ciò mi piaceva, e finì per amarlo. Estate, a dispetto de L’età dell’innocenza, mi indusse a pensare di essermi immersa in un paesino sfavillante, quasi lontano dal tempo, che battuto dall’incuria del tempo, era abbandonato all’occhio attento dei più esperti conferendo quasi una parvenza di malinconica meraviglia che tuttavia grava sulle nostre coscienze come correnti effervescenti di colori e suoni.
Questa storia ha spiccato tra le sdolcinatezze di una ragazza paziente ma insoddisfatta cui, se in un primo momento ho creduto fosse intollerabile, in un secondo ha planato nel mio cuore con una certa tenerezza. I suoi innumerevoli tentativi di viaggiare, fuggire avrebbe equivalso a volgere le spalle a tutte le curiosità meschine. Cosa fare, quando da ciò dipende la sua salute e la sua sicurezza?


Titolo: Estate
Autore: Edith Wharton
Casa editrice: Elliot
Prezzo: 17, 50 €
N° di pagine: 185
Trama: La giovane Charity trascorre una vita noiosa a North Dormer, nel New England. Arrivata in città dalla “Montagna”, dove viveva in misere condizioni in una comunità di reietti, era stata adottata da bambina dall’avvocato Royall, ora rimasto vedovo. Un giorno nella biblioteca in cui lavora appare l’affascinante architetto Lucius Harney, il quale mostra subito un interesse particolare per la ragazza. Il patrigno, che ha già fatto delle avances a Charity chiedendole di sposarlo, fiuta una complicità tra i due e cerca di ostacolarli. Nonostante i suoi tentativi, Charity e Lucius diventano amanti ma, con la fine dell’estate, anche quell’amore si avvia verso l’autunno, portando con sé le conseguenze della scandalosa relazione.

sabato, maggio 29, 2021

Gocce d'inchiostro: Raggi di luna - Edith Wharton

Non ci sono varie occasioni di leggere trattati sociali, politici così conformi alla realtà e ovviamente un quadro psicologico attinente al secolo come quelle che comprendono sicure il mio palpitante viaggio nell’ignoto. A forza di leggere classici, ho maturato e – giorno dopo giorno cresce sempre di più- un amore incommensurabile per i classici, che respirano alla mia stessa frequenza, riempiono il viso e l’anima. Se questo tipo di lettura mi piace, mi rende felice, che la serenità è quasi sempre pronta a bussare alla mia porta, validi motivi ci saranno, che non avrei trovato posto in nessun altro luogo se non in questo. Evviva i libri!
Non ci sono dunque motivazioni, scusanti del perché questo mese abbia letto svariati classici e ovviamente la mia aura divenne sempre più lucente man mano mi inoltravo in luoghi in cui avrei fatto perdere completamente le mie tracce. Recentemente ad attrarre la mia attenzione, fu nuovamente Edith Warthon, che avendo scoperto che le sue opere accarezzano la mia anima con estrema cura, mi portò in giro per presentarmi ad una coppia. Non mi ci volle molto per farmi raccontare alcune delle loro esperienze, strettamente legate al matrimonio e ai loro sentimenti. Qualcuno che suggerisce un certo disequilibrio, altro che esprime assetti negativi come se stessimo assistendo di persona. E dunque una situazione normale che ha sortito in me un certo fascino, finalmente navigato in un luogo che mi ha rimembrato i coniugi de Belli e dannati, fino alla fine, viaggiando nella corrente di un fiume a volte lucido a volte iridescente.


Titolo: Raggi di luna
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: Bollati
Prezzo: 16, 50 €
N° di pagine: 286
Trama: Sposi per un anno. Questo è il patto che  Nick e Susy Lansing hanno stipulato: rimanere uniti nella buona sorte fino a quando il denaro dei regali di nozze e l’ospitalità degli amici consentirà loro di continuare la luna di miele. Poi, se una migliore occasione si presenterà a uno di loro, l’altro acconsentirà a lasciarlo libero. Lo scenario dei primi mesi di questa anomala unione è idilliaco: una romantica villa sulle sponde del lago di Como, un palazzo patrizio a Venezia, passeggiate nelle calli ombrose, chiari di luna, amici spensierati sempre pronti ad assecondare i due novelli sposi. Eppure, fin dall’inizio, la macchina perfetta del matrimonio concordato si inceppa, incalzata da un elemento imprevisto: l’amore. Capriccioso, incoerente, poco incline a compromessi e a sfumature, l’amore si insinua nella mente ordinata e onesta di Nick, che ha idealizzato la moglie al punto di non poterle perdonare nessuno sbaglio, nessuna leggerezza, e in quella di Susy, incapace di rinunciare ai suoi sogni di grandezza se non per il marito, ma così spaventata da questa scoperta da non riuscire a dirglielo, anche quando sarebbe l’unico modo per trattenerlo. E allora, di nuovo soli, “liberi”, come amavano dire prima di sposarsi, Nick e Susy cercano ognuno la propria occasione lontano dall’altro, lui sul panfilo di ricchi amici, lei nientemeno che con un lord. Ma l’amore che paradossalmente li ha separati, si è talmente insinuato nel loro cuore da ricongiungerli.

martedì, gennaio 19, 2021

Gocce d'inchiostro: L'usanza del paese - Edith Wharton

Certo, i classici compaiono in questo salotto virtuale con una frequenza maggiore di quel che credevo. Forse più di quel che avevo premeditato. Significa che, forse, i classici mi piacciono, per usare un eufemismo, che la mia vita, la mia carriera di lettrice è migliorata da quant’è sono approdata in questo mondo, e visto che questo nuovo intento si è rivelata l’ennesima bella sorpresa, il mio giudizio non intacca né conforma con effetti assolutamente negativi e nefasti. Non leggevo un romanzo di Edith Warthon oramai da quasi un anno, perciò i pilastri fondamentali su cui si regge questo romanzo diventarono ai miei occhi sempre meno familiari, e studiando ogni cosa ebbi intorno mentre le mie viscere si riempivano di sconvolgimenti e ansie varie, capì che la bellezza di queste letture, dei suoi romanzi dipendeva dall’assetto politico e sociale e il ruolo che esso svolge in certi ambiti sociali. Chi e come influenza certe figure di carta, animati da un certo distacco da sembrare manichini di cera ma desiderosi di scovare anche il minimo contatto,celati da sipari insondabili e impenetrabili di cui vannoe vengono e da cui tuttavia non troveranno alcuna via d’uscita. La piega di questa storia, i suoi eventi era diversa da quella ritratta in altri romanzi, ma piuttosto simile a quella de L’età dell’innocenza, che tuttavia fu ai miei occhi essenziale per l’assetto cruciale e fondamentale che subì la narrazione in una manciata di pagine. Una combinazione che qualche tempo fa avrei considerato come << rara >>, in quanto certe tipologie di romanzi non mi attravano come adesso, ma che ha prevalso su ogni cosa. Elementi di natura semplice e bellissima,in cui l’individuo regredisce impoverendo la sua anima e tutto ciò che lo circonda.

Titolo: L’usanza del paese
Autore: Edith Warthon
Casa editrice: RBA
Prezzo: 10€
N° di pagine: 400
Trama: Bellissima,furba, arrivista, spietata. Così è Undine Spragg, risultato mostruosamente perfetto del sistema, dell’usanza del paese. Il paese sono gli avventurosi e ricchissimi Stati Uniti a cavallo del 1900. L’usanza è che l’uomo persegua con ogni energia e mezzo il successo – ovvero la ricchezza – godendone distrattamente gli splendori e soffrendone impavidamente le miserie, e che la donna sia chiamata a partecipare dei primi e accuratamente tenuta al riparo delle seconde, chiusa in una sua gabbia dorata quanto arida. La vita della provincia americana è in effetti troppo angusta per Undine, ma presto lo divengono anche quella lussuosa dei grandi alberghi newyorkesi e quella raffinata di Washington Sqaure, centro attorno a cui ruota la civile e perdente aristocrazia americana. La giovane donna decide allora di conquistare la mitica Europa, la favolosa Parigi di quegli anni. A nulla valgono i richiami alla ragione, i sentimenti e gli affetti, un bambino: se il marito non può darle ciò a cui aspira, Undine lo abbandona. Sua meta successiva sarà impadronirsi di un grande nome e di un titolo glorioso. Purtroppo, successo significa ricchezza, e la ricchezza non è necessariamente caratteristica dominante delle famiglie di nobili origini. Così Undine finirà per tornare alla calda e rassicurante “usanza”, a un uomo del paese in grado di conquistare enormi quantità di ricchezza e successo, e di lasciarle il suo ruolo di donna capace unicamente di realizzare una serie infinita di dubbie scalate sociali.

venerdì, maggio 08, 2020

Gocce d'inchiostro: L'età dell'innocenza - Edith Wharton

Ho trascorso i primi giorni del mese di maggio con un gruppo di anime appartenenti alla società new yorkese. Non sono sempre stati in grado di cavarsela, di ottenere il successo tanto desiderato, ma quelle ritratte nelle pagine di L’età dell’innocenza è il disegno di un mondo elegante, soddisfacente, lieto a riunirsi in posti che conferiscono un certo polo d’attrazione in cui la Grande Mela è da tempo rassegnata ad alcune avventatezze, ma saldamente legata ai suoi colori vivaci e sgargianti. Un esperienza del genere di guardare questa città come se si trattasse nient’altro di un opera d’arte, mi ha concesso l’opportunità di scoprire che << guardare >> certe opere d’arte mi piacciono molto, nel quale il tempo trascorre lento ma immerso in un’atmosfera quasi opulenta, diversa da ciò che mi aspettavo e nel quale l’avventura, il brivido dell’eccitazione svanisce in quello delle proficue riflessioni, delle sagaci e accorte osservazioni, sottilmente evocative in antichi scenari e sentimenti romantici. Tante cose da guardare, dunque, e da riflettere, viste quasi tutte per la prima volta, come un sussulto ripetuto e destabilizzante, ma l’esperienza più memorabile vissuta come primo approcio con l’autrice, nello spazio ristretto della mia casa, in una mostra di scenari freddi, distaccati, che donano tuttavia una nuda e cruda bellezza alle più elementari passioni umane.


Titolo: L’età dell’innocenza
Autore: Edith Wharton
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: 9, 50€
N° di pagine: 378
Trama: Il libro è una critica spietata alla convenzionalità dell’alta società newyorchese: una vera aristocrazia immobiliare in cui le famiglie sono le stesse da generazioni, le donne un ornamento e gli uomini nonfanno nulla neppure quando findono di andare in ufficio. I ricchi personaggi del romanzo vivono tutti nello stesso quadrilatero di strade, e d’estate si spostano tutti quanti a Newport. Sono sempre insieme, sono privilegiati e severi al contempo, e non concepiscono l’esistenza di un mondo fuori dal loro. Il mondo, ovviamente, progredisce, cambia e rischia di lasciarli indietro. Ai cancelli della vecchia New York premono l’aristocrazia imprenditoriale e bancaria – i Morgan, i Lehman, i Guggenheim -, gli operai migrati dall’Europa e soprattutto stili di vita dinamici e aggressivi. Il protagonista del romanzo, Newland Archer, è un giovane raffinato che nella prima parte vediamo emanciparsi lentamente dai valori della vecchia New York ma che poi si trova costretto a sposare una donna che non ama assolutamente.
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