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domenica, aprile 26, 2026

Amori di carta: George Eliot

La prosa magica e impetuosa della Eliot, i suoi figli d'inchiostro - figure che quasi sempre vivono in posti in cui l'irruenza della natura lascia destabilizzati e tramortiti, il rimbombo di una voce che in poche ma salienti pagine era divenuta persona, mi avevano colto di sorpresa e la sua autrice, dopo una fervida lettura di uno dei suoi innumerevoli romanzi in qualche giorno, era divenuta un'altra di quelle figure da annoverare nel panorama di quegli autori a cui io attribuisco l'umoristico aggettivo di preferiti. Un perpetuo stato di sognante stordimento, un mondo magico e visionario, violente tempeste amorose che imperversano su chiunque, conducono in un tratto sinuoso, inducendo al lettore a constatare come merito di questo strabiliante e fatiscente impero è dovuto dalla sua creatrice. George Eliot.

Ogni cosa, ogni minima cosa tocchi questa donna,sembra oggetto di studio; gli alberi, le case, persino i lavori che si adempiono giorno dopo giorno per arare i campi non rappresentano un ostacolo nel rendere lenta o tediosa la lettura. Piuttosto passano indifferenti in mezzo a fanghiglie di gente coperta dalla sporcizia, di latte rancido, in giornate piene di vanità o superficialità, in cui si finge di dedicarsi maggiormente allo spirito, quanto al pantono di desolazione o sgretolatezza che costituiscono un ostacolo inopportuno. Il richiamo ai villaggi, alle bassezze del XIX secolo che si eleva da un mucchio di pagine, dove si erano arrampicate e depositate le nostre aspettative, precariamente stabili nella speranza che esse strisciano libere, fino a non capirci più niente.

In questi dipinti distaccati in cui la vita in generale si svolge quasi sempre all'esterno, George Eliot giunse presto a bordo di una nave che aveva dispiegato le sue vele già da un pezzo ma che io ho visto partire solo poco tempo fa. I suoi romanzi fungono quasi sempre da viaggio della vita. Lunghe camminate individuali che lasciano quasi sempre addosso una strisciante malinconia.

sabato, aprile 18, 2026

Incauti sussulti del cuore 2°

L’argomento trattato in queste pagine, ovvero l’amore che nutro per queste storie, queste semplici risme di carta e inchiostro, non esulano niente di non già visto o sentito bensì cerca di proporci uno squarcio di ciò che i loro autori, la loro esperienza e la loro passione per la scrittura, convolarono nell’abbandonare qualunque remora o pregiudizio riguardante le possibilità che possano trasmettere o regalarci. Parecchi prima di me, agli albori di questa iniziazione, non furono capaci di coglierne l’essenza, gli effetti devastanti che certe storie hanno sortito specialmente ai più sensibili, contrastando qualcosa che non ha una sua importanza se non per chi legge. Questo per qualcuno è divenuto fondamentale. Importante. Perché la solitudine, le attenzioni che si riservano a certe storie presto o tardi sono pagati a caro prezzo da giorni proiettati fra le mura domestiche, da cui se ne esce forti, inevitabilmente. 

La parola scritta, ancora una volta, vibra di magia, di potere, spinge ad essere unanimi, coraggiosi come pochi e a vivere o assaporare qualcosa che prende vita, la si può toccare, persino sentire respirare, come se travolti da qualcosa di sovrumano che niente e nessuno potrà toglierci o sconfiggere. Non acquietando né addormentando quella bestia famelica che come un vuoto incolmabile potrà sopperire ad ogni cosa.

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Una saga un cui ho decantato le bellezze dall'inizio alla fine, equilibrando la mia anima, fissandosi nella mia mente con forza e impetuosità. Condotta in una specie di gioco in cui si lotta per la supremazia, seducente, spontaneo, avventuroso, del quale mi è stato possibile viaggiare, come una meravigliosa esploratrice che contempla ammaliata il paesaggio circostante.


Titolo: Belladonna e Foxglove

Autore: Adalyn Grace

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 37 €

N° di pagine: 432

Trama: Signa ha diciannove anni e da che ricordi tutte le persone che le sono state accanto sono morte. Rimasta orfana ancora bambina, è stata allevata da una serie di tutori tutti interessati più alla sua ricchezza che al suo bene, e tutti defunti prima di poter mettere le mani sulla sua eredità. Gli unici parenti che le sono rimasti sono gli Hawthornes, un’eccentrica famiglia che vive nella cupa ma ricchissima villa di Thorn Grove. Signa non ci mette molto a scoprire i segreti che gli Hawthornes celano tra le mura della tenuta: mentre il padre piange la defunta moglie organizzando feste sfrenate, il figlio maggiore lotta per mantenere alta la reputazione di una famiglia ormai in declino. Il tutto nascondendo al mondo la figlia minore, affetta da una misteriosa malattia. Quando lo spirito inquieto della donna scomparsa appare a Signa sostenendo di essere stata avvelenata e che l’assassino è ancora tra loro, la ragazza si rende conto che la famiglia è in grave pericolo. Per scoprire l’identità dell’assassino Signa ha una sola possibilità: allearsi con qualcuno di tanto pericoloso quanto affascinante che è sempre stato al suo fianco, tessendo con lei un legame potente e irresistibile che nessuno avrebbe mai creduto possibile…

domenica, marzo 29, 2026

Incauti sussulti del cuore

Da molti anni ho letto un mucchio di romanzi, storie in cui ho potuto moltiplicarmi a questa massa di individui che disgraziatamente non detengono alcun potere se non quello di poter stare a guardare pur di comprendere appieno la violenza impartitaci da entità supreme e invalicabili, a cui  giunsi alla stessa violenza di un fulmine a ciel sereno, proiettandomi in un periodo storico invivibile e mai più ripetibile che è ancora una raffinata tortura di ogni essere umano facente parte di svariate culture. Questa parte più << cruda >> di letteratura, quasi sempre, cela o fagocita al suo interno, alcune ideologie di supremazia. Una, in primis, quella che ha a che fare con gli incauti sussulti di un cuore giovane, ma non più ingenuo e credulone, nel cui lento e lungo pellegrinaggio di trentatre anni di vita, ha potuto accogliere svariate storie. Racconti di vita o morte che mi hanno stretta in una morsa, intrappolata in un invisibile gabbia, in cui questo muscolo involontaria, come capriole si dimenò nella mia gabbia toracica. Come la vita in generale, quante volte sono stata protagonista di strani eventi, in cui mi è sembrato di rinascere o vivere, letteralmente? Il cuore, in questi casi, emette quasi sempre un battito, ma, quasi sempre anche delle << giustificazioni >> a questa violenza gratuita. Eppure di tutto ciò non potrò non ricordare niente, quanto custodire gelosamente. Perchè di ogni storia potrò, ho potuto, avrò potuto ricavare qualcosa, qualunque momento, qualunque emozione saldamente nascosta, attimi che mi si sono presentati addosso e che mi hanno travolta come un uragano. Ma è ciò che hanno lasciato, questa striscia di sangue indelebile d’inchiostro sull’etere che mi ha posta dinanzi al rischio, mi ha tenuta in equilibrio precario, pronta ad un nuovo slancio?!?

Percorrendo i corridoi più bui del mio animo, centellinata o spezzettata in quattro parti, qualche consiglio di lettura su quelle storie, quei luoghi in cui vi ho fatto perdere le tracce e, in particolare, un battito. Storie poste ai venti della vita come fossero alla portata di ognuno, una bestia che è stata pescata repentinamente e cotta secondo una certa urgenza.

Diretta in nessun posto in particolare, né filo conduttore di un progetto architettonico le cui basi sono solide, ma che si alimenta di emozioni. Sentimenti scaturiti dalla semplice lettura di romanzi, indagini relative a gatti scomparsi, gruppi di casalinghe chiacchierone ma non disperate, di cui io ho osservato imbambolata ma dibattendosi fra il possibile e il discutibile.


Titolo: L’estate in cui fiorirono le fragole

Autore: Anna Bonacina

Casa editrice: Sperling e Kupfer

Prezzo: 17, 90 €

N° di pagine: 288

Trama: Sembra un'estate come tante nel piccolo borgo di Tigliobianco: le vecchiette si impicciano degli affari di tutti, i bambini scorrazzano selvaggi, le signore del Club del Libro infastidiscono la bibliotecaria... Ma ecco che Villa Edera, la dimora vittoriana in fondo al paese, viene affittata per qualche settimana da Priscilla Greenwood, scrittrice di romanzi rosa di grandissimo successo in crisi d'ispirazione, a caccia di tranquillità e anonimato, per trovare il modo di liberarsi di Calliope del Topazio, la sua smielata e ardente protagonista.

Le cose a Tigliobianco, però, non vanno come Priscilla si aspetta: comari in guerra, gatti scomparsi, ragazzine che sognano di diventare detective, lettere trafugate, un mitico quaderno di ricette, smarrito da anni, che contiene il segreto della torta più buona del mondo, la Suprema, per non parlare della Gara Fragolina, che si svolge ogni anno l'ultima domenica di luglio e in cui tutto il paese si sfida a colpi di torte di fragole. E poi Cesare Burello, il chirurgo plastico in vacanza nel paese natio...

È così che Priscilla si trova immersa nel mezzo di un vero e proprio cliché da romanzo rosa. Cosa fare? Fuggire a gambe levate o dare una chance a Cesare che sembra la copia carbone di Roger MacMillan, l'affascinante protagonista dell'Harmony che lei ha scritto?

Fra picnic notturni, complotti e una caccia al tesoro squisitamente letteraria, Priscilla si troverà finalmente a fare i conti con la domanda che la tormenta da sempre: davvero la vita reale non può essere come un romanzo? E, intanto, che fine avrà fatto la leggendaria ricetta della Suprema, la torta più buona del mondo, scomparsa nel nulla trent'anni prima e il cui destino sembra legato a quello di Cesare?

martedì, marzo 17, 2026

Amori di carta: Charles Dickens

I primi otto giorni del mese giungono quasi sempre all'improvviso. Pare giungano inavvertitamente, insieme a un marasma turbolento di eventi gonfiati dalla calura estiva, e la sera si stendeno sulla città oscurata come una notte mentale registrabile in tutta la nazione, un silenzioso e malevole rabbuimento, inseparabile dalla freschezza della piena stagione estiva. Anche questa volta avrei dovuto inventarmi qualcosa su una nuova voce del XIX secolo. Gli spiriti che abitano la mia coscienza si radunano a confabulare nei corridoi con aria solenne, custondendo storie, segreti inconfessabili. I mesi scorsi parlare di qualcuno era stato alquanto semplice, quasi come l'aria che respiro. Durante il sopraggiungersi della stagione primaverile mi sono sorpresa distratta, impreparata, e una mattina in particolare, con gravi difficolta su chi questa volta impiegare del tempo.

Stavo per sprofondare nella malinconia, nella tristezza. Le mie idee sembravano si fossero esaurite poco alla volta, impercettibilmente, giorno dopo giorno. Un caso, al principio, un evento che di primo acchito mi aveva inorgoglioto, mentre adesso attecchito. Bisognava pur fare qualcosa! La rubrica di quest'oggi propone solo otto di quegli autori la cui produzione letteraria è stata dura, profonda, numerosa, una sorta di squilibrio dell'anima, una temerarietà quasi inavvicinabile, la tranquillità dei sensi che non mostra più alcunché.

sabato, febbraio 21, 2026

Amori di carta: Anaïs Nin

Se la linea della vita finisse in questo momento, vorrebbe dire che la vita sarebbe già stata vissuta. Invece la vita continua, le linee che disegnano un certo disegno divino divengono più definite, per cui si ha ancora un lungo percorso da percorrere. Si, ancora piuttosto lungo. Se mi guardo indietro penso alla manciata di giorni che distanziano da oggi ai trenta giorni fa in cui Sogni d'inchiostro ospitava un autore di cui molti di voi sono certa avranno sentito parlare almeno una volta nella vita. Quest'oggi, per qualche minuto, ho avuto qualche problema a scrivere l'ennesimo post riguardante una delle migliori figure del XIX secolo. Niente di grave, ma niente che potrebbe considerarsi di poco conto nel scegliere una nuova voce della letteratura americana, italiana o inglese, ma qualcosa avrei dovuto scrivere. Fra gli scaffali strapieni della mia libreria una piccola figura, esile, graziosa e piuttosto affascinante di cui ho già letto qualche mese fa aveva attirato la mia attenzione. Ogni volta che il mio sguardo si posa su di lei, anche per pochissimi istanti ecco che compaiono alcuni segni deliranti.

Se mi siedo alla scrivania e provo a concentrarmi avverto come un battito leggero all'unisono al mio. Mi dico che sotto le mentite spoglie di questa graziosa donnina c'e una donna carismatica, forte, libidinosa, possessiva, ossessiva c'è una profonda spaccatura, altro segno del mio incommensurabile amore nei suoi riguardi. I suoi romanzi, infatti, sono un chiaro esempio del mio incontrollabile squilibrio emotivo.

Secondo lei, il sesso è qualcosa che ha a che fare con l'estirpazione della poesia. La sensualità come una potenza del corpo, le donne come vergini prostitute o angeli perversi o creature dai due volti. In un giro di vite incandescenti, intense come quelle che si trovano negli amanti, rapporti intensi e effervescenti creati inconsciamente, in cui si cerca di ampliare i dolori e i piaceri.

venerdì, gennaio 16, 2026

Amori di carta: Edith Warthon

Si, i classici mi fanno questo effetto. E tutto sommato anche Edith Warthon mi ha fatto gola, con questa storia intricata di svolte drammatiche e sempre più drastiche nella vita di Undine, in un momento particolare della sua vita in cui ha parlato più forte del dovuto.

I primi sforzi da giovane donna dell’alta società: la storia di un adolescente come tutte le altre che un mattino si << sveglia >> da un profondo stato di torpore e scopre di avere una faccia diversa. Un’anima completamente discontinua a quella dei suoi coetanei, della sua famiglia in una città che ha da sempre sortito un certo fascino e vende persino ogni rimasuglio della sua spiritualità pur di sopravvivere; la storia di una ragazza per i miei gusti antipatica, saccente ma furba e intelligente che scoverà il Male del secolo mediante ideali che ne alimentano il suo desiderio di essere libera. Galleggiando in una piscina colma di ansie, paure, luoghi e anfratti bui e angusti la cui mente acuta si scontra con idiomi poco compatti.

Edith Warthon, così come ogni classico che si rispetti, mi insegnò a guardare la storia ritratta con più attenzione, a misurare il peso di ogni parola e sillaba che entrarono nella costruzione di un capoverso, ma per quanto semplice ed essenzialmente stantia fosse il tutto, conversero in una rinascita totale che sguscia in forme mostruose e artificiali. Niente di sconvolgente e mai visto, per quanto mi riguarda, ma questo sfoggio di coraggio, altezzosità talvolta, baldanza e superba.  Le storie che si dipanano fra le pagine dei romanzi di Edith Warthon hanno tutti in comune il semplice fatto che sollevano critiche, forme di ribellioni artistico e sociale differenziando il prossimo per virtù e concezioni filosofiche. Nonostante non sia nata nell’epoca che descrive l’autrice, non disnego mai l’occasione di fiondarmici fra le sue pagine pronta a sbarcare per una nuova lettura. E dalla mia camera, dal santuario magico in cui sono intrappolate storie d’infinita bellezza, vedo annidate una sequela di occasioni che non esulano niente di speciale o particolare ma avrebbero dovuto portarmi semplicemente per una ragione. Comprendere i paradigmi che intercorrono fra vecchio e nuovo, passato e presente.  Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende.

domenica, dicembre 07, 2025

Amori di carta: Henry James

Capitano dei momenti in cui improbabilmente mi trovo in luoghi, in compagnia di figure che razionalmente, in un momento imprecisato della mia vita, non avrei mai prestato attenzione. Una Londra fumosa, grigia e ovattata, due fanciulle che si apprestano ad affacciarsi sul palcoscenico artificiale della vita con nient’altro l’insano desiderio di risolvere qualunque problema il tempo, il mondo circostante gli propina, ritrovandosi poi l’una nell’altra cercando di fuggire da qualunque contrarietà. Se certi romanzi l’avessi letti in un momento in cui di tempo a disposizione non ne avrei avuto, quello cioè fondamentale per poter alternare questa lettura con altri romanzi, non credo che avrei potuto portarne a termine la lettura con costanza e concentrazione come invece è accaduto.

Perché, seppur scritti bene, uno spaccato politico e sociale dell’epoca che c’è stata in cui si assapora la debole incolore emozione delle cose, la disgressione di ogni cosa, l’orrore di un mondo circostante completamente diverso da quello attuale, tante pagine di troppo appaiono sprecate, fin troppo eccessive, quasi incomprensibili poiché entità piccolissima che non riesce a implodere in un unico splendido agglomerato. Ma solo in forme di persistente abnegazione, frustrazione, sentimenti contrastanti proiettati in un mondo di cui l’autore lo impreziosisce di magia e lirismo, quasi un magnifico apice di apoteosi giunto troppo in fretta. Sospeso in una grande e dorata isola in cui l’intimità, i gesti del cuore stonano con il grigiore di cui è inzuppato ogni cosa.

mercoledì, febbraio 26, 2025

Uno squarcio sull'anima: la mia routine di lettura

Personalmente ho sempre strutturato la mia vita con zelo e disciplina. Da grande amante di svariate attività – non solo la lettura -, mi è sempre piaciuto dedicare del tempo a me stessa, in qualunque momento della giornata, non temendo all’idea che quella particolare attività avrebbe soppiantato tante altre, ma incrementato il mio curriculum di crescita personale. Bene, oggi, con questo ennesimo post, soddisfo le vostre richieste, elencandovi o mostrandovi una serie di piccoli rituali che sono per me fondamentali, durante il processo di lettura.

Un fitto e severo percorso di crescita personale, imboccato quasi cinque anni fa, mi fece letteralmente aprire gli occhi e vivere le mie giornate, soprattutto quelle prima dell’alba, con una marcia in più. Finalmente avevo anche io creato una mia routine in cui la lettura è imprescindibile dal mio essere . Un sorriso stampato sulle labbra spicca sulle mie labbra, quasi ogni giorno. Il mio umore libero da pensieri ingombranti e pronto a essere stimolato, prima che la settimana o la giornata lavorativa parta. L’analgesico che cercavo. Quell’unguento magico che ha placato la mia anima. Prima non ero del tutto consapevole, ora.. sono sicura di ciò che faccio, di ciò che voglio e, soprattutto, di come la mia vita sia cambiata.

Funzionando, producendo, molto più del previsto. Raggiungendo svariati traguardi, conoscendo a fondo me stessa e ciò che più mi piace e mi fa stare bene, al punto che mi ha arricchito così tanto che lo dimostra quanti romanzi leggo al mese. Questo desiderio ardente di parlarne con qualcuno, promulgare i miei pensieri e i miei piccoli segreti per << sopravvivere >> dinanzi all’inesorabile strisciare del mondo che, a me, non interessa più di tanto. Non più quel mostro temibile di cui molti stanno ancora alla larga, ma una bestia feroce ma domabile che io ho conquistato.

lunedì, settembre 11, 2023

Cotte letterarie 4 °

Mi siedo sempre sulla mia poltrona preferita, prima di immergermi completamente e letteralmente in un altro mondo. Stesa supina con le gambe all’aria, sempre pronta ad affrontare, come nella vita di tutti i giorni, ciò che capita. A volte qualcosa di bello e inaspettato. Altre, sconfortante e deludente. Il mio amore nei riguardi della letteratura si intensifica, e anche gli autori sconosciuti aumentano a dismisura. Aumenta il mio desiderio di conoscerli, a fondo, parlare di loro. Bearmi della loro essenza, seguitandoli fino al capo dell’Universo riducendo il cielo quasi a brandelli. Chi ero io a mettere in dubbio certe cose? Ma, per non divagare, questi autori hanno alimentato quella fiamma, quella passione che riservavo ad autori di vecchia data. Ardente e inarrestabile, facendo vibrare le parole nell’aria emettendo un suono che solo io riesco a capire.


 

Fissandosi nella mia mente con forza e impetuosità, meravigliosa descrizione di un viaggio epico che è beneficio per molti, una storia che a mio avviso la si può definire "pericolosa", che devasta mentre la si legge, inietta nel sangue il veleno di un interesse feroce e delirante, la sete di sapere tanto ardente quanto smorzabile che ai miei occhi ha acquisito una certa particolare consistenza. Onnipresente, come solo poche storie riescono a mantenersi in vita e perpetuare nella memoria di chi le ha lette.

Titolo: 22/11/63
Autore: Stephen King
Casa editrice: Sperling & Kupfker
Prezzo: 15 €
N° di pagine: 767
Trama: Jake Epping ha trentacinque anni, è professore di inglese al liceo di Lisbord Falls, nel Maine, e arrotondando lo stipendio insegnando anche alla scuola serale. Vive solo, ma ha parecchi amici sui quali contare, e il migliore è Al, che gestisce la tavola calda. E' proprio lui a rivelare a Jake il segreto che cambierà il suo destino: il negozio in realtà è un passaggio spaziotemporale che conduce al 1958. Al coinvolge Jake in una missione folle - e follemente possibile: impedire l'assassinio di Kennedy. Comincia così la nuova esistenza di Jake nel mondo di Elvis, James  Dean e JKF delle automobili interminabili e del twist, dove convivoo un'anima inquieta di nome Lee Harvey Oswald e la bella bibliotecaria Sadie Dunhill. Che diventa per Jake l'amore della vita. Una vita che sovverte tutte le regole del tempo conosciute. E forse anche quelle della Storia.

venerdì, agosto 18, 2023

Cotte letterarie 3 °

Ci sono così tanti romanzi che vorrei ancora leggere. La mia TBR vanta un numero strepitoso di letture, autori di cui ancora so poco e niente, ma niente e nessuno mi impedirà di farlo. Questa è la seconda parte di quegli autori di cui ho una cotta, che mi hanno fatto completamente perdere e poi ritrovare e che, quando ne ho più bisogno, vengono in mio aiuto quando meno me lo aspetto. Chi è un lettore assiduo, esattamente come me, sa cosa si nasconde dietro queste parole. Spesso la mia anima si interroga su certe cose, ed in uno scambio fra la mia anima e quella degli autori, uno scambio strano ma bellissimo qualcosa nell’aria si intensifica. Acquisisce luce, luminosità.


Prototipo di peccati dello spirito, sensi di colpa verso un futuro utopico che non ci sarà mai, e che giustifica i rapporti illusori, sereni fra famiglie paragonandoli a gruppi di soldati in guerra contro un paese straniero. Ogni uomo ha bisogno di un po' di conforto, specie se all'indomani potrebbe non esserci più.


Titolo: La macchia umana
Autore: Philip Roth
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 13, 50 €
N° di pagine: 397
Trama: Il professor Coleman Silk da cinquant'anni nasconde un segreto, e lo fa così bene che nessuno se n'è mai accorto, nemmeno sua moglie o i suoi figli. Un giorno però basta una parola detta per sbaglio, e su di lui si scatenano le streghe del perbenismo, gli spiriti maligni della political correcteness. Allora tutto il suo mondo, la sua brillante vita accademica, la sua bella famiglia crollano. E non c'è scampo, perché << noi lasciamo una macchia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c'è altro mezzo per essere qui >>.

lunedì, luglio 17, 2023

Cotte letterarie 2°

Questo è il tempo in cui ho potuto guardarmi a fondo, e vedere una me diversa. Più matura e consapevole. Una nuova me, la cui adolescente di una volta avrebbe inorridito solo alla vista. In questi anni, ho letto tantissimi romanzi in cui ho udito il suono altisonante di storie che, in un momento imprecisato della mia vita, sono divenute speciali. Negli anni ho accumulato un discreto numero di letture, che hanno posizionato i loro autori ai vertici. Chi, come Murakami, Paul Auster, Philip Roth, sono spesso ricordati con tenerezza, amore. Altri, che li guardo con fervore dalla mensola di una libreria. Ed ecco, che fu uno di loro, che mi chiamò a gran voce e come l’annuncio di un altoparlante mi indusse a << scrivere >> di loro. A riporre queste poche righe, e volare nell’Iperuranio. Questi, dunque, alcuni di quelli autori le cui opere hanno valicato i confini celesti del mio personalissimo cerchio. Chi in un modo chi in un altro, ma tutti collegati a qualcosa che hanno funto da mutamento per me.


Primo di questa carrellata, un romanzo che è l’emblema dell’amore stesso. Quello con la A maiuscola, e che è un piccolo grande capolavoro di crudeltà intima e passionale. Proiettato in un tempo possibile e facilmente riscontrabile di assetti di vita quotidiana, in cui vi ho respirato, curato le ferite inferte al mio cuore, così devastante e bellissimo la cui potenza di resistere a tale ammaliamento è davvero insopportabile.

Titolo: La donna di Gilles
Autore: Madeleine Bourdouxhe
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 148
Trama: Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l’amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l’indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l’altra, della sua gelosia.

domenica, ottobre 24, 2021

Amori di carta: le sorelle Bronte

I miei amori letterari, le storie appassionanti e avvincenti che ho letto e che amo leggere, mi prendono sempre alla sprovvista non sapendo cosa aspettarmi o cosa tenere presente, con il cielo infuocato dietro la silhouette nera degli alberi. Una melanconica canzone inglese, trasmessa a tutto volume dalla soglia di scaffali stracolmi e ricchi, indirizzati a me e me soltanto annunciano la presenza di tre sorelle, diverse fra loro, che fecero della scrittura una scialuppa di salvataggio dinanzi a un mare in tempesta. Annunciarono quello che poi sarebbe divenuto il sostentamento dei miei giorni, il mio fabbisogno primordiale, che non smette di esserci e non credo cesserà tanto facilmente. Donne non propriamente belle, ma incastrate in quell’aura lucente e misteriosa che le contraddistinguono e che urlano e parlano alla mia anima con estrema cura. Mi tirano per le braccia, con il cuore, con il cervello, tentando di frantumare il mio spirito in minuscoli frammenti ed uscirne guasta. Penso all’ultima esperienza con una delle sorelle Bronte, lasciata qualche mese fa non troppo lontano da adesso, ma oramai distante dai miei progetti di lettura. Bello il mondo ritratto, belli i personaggi e le storie intessute, belle le trame intavolate a puntino, ma anche con più sentimenti, meno leggi, meno regolamenti a un luogo prostato da sofferenze o cause varie, dove queste tre lettrici di anime offrirono con generosità e parsimonia un corredo di tematiche che in un modo o nell’altro ti inducono a riflettere: a me, come lettrice e specialmente donna, ai loro amici, ai loro abitanti, alle donne che perdono quasi la propria dignità, per poi ricevere o confidare in quel piccolo riscatto. Chinque, qualunque personaggio, checchè si tratti di un agricoltore o coltivatore, vagano lungo il sentiero insidioso della vita con nient’altro che sentimenti forti di insoddisfazione morale, un certo disagio a non poter modificare il corso del tempo, sfiaccati e sfiniti, logorata da forze che ostacalano qualunque forma di progresso o ripristino. Il tutto proiettato in un epoca così remota, velata da un’oscurità tanto indefinita che ogni parvenza di consuetudine e ogni confine di laicità sfugge a qualunque forma di comprensione. Creature che sono morte nel momento in cui furono consapevoli che l’Inghilterra stesse avviandosi verso il declino più totale, sebbene qualcosa di essenzialmente balsamico avrebbe potuto favorire ogni cosa.

mercoledì, luglio 28, 2021

Amori di carta: Elizabeth Jane Howard

Conoscere e approfondire un autrice come Elizabeth Jane Howard fu una vera e propria gioia: una grande, bella conoscenza, approfondita nel corso del tempo mediante la lettura di romanzi letti nel giro di due anni, con un corredo di immagini dalle svariate tinte, colori sgargianti, proiettate tendenzialmente nell’arco di vita in cui visse la stessa autrice, quasi una piccola città da esplorare, in cui ho camminato da cima a fondo, entrare e uscire da una storia a un’altra, stare ben esposta da un parapetto letterario a guardare l’orizzonte e cercare di interpretare la faccia di qualche passante, che in una manciata di pagine diverranno delle persone. La stessa Howard, per me, nonostante sia vissuta oramai cent’anni fa, è reale. La sua presenza domina prepotentemente dinanzi al mio cerchio, viaggia in mezzo a isolotti della mia anima conferendo allo sguardo la bellezza di uno spettacolo dai bagliori soffusi, naturali, che mi scivolano davanti, tutti immersi nel silenzio.
I romanzi della Howard sono quel genere di letteratura che è/verrà ricordata nel tempo non tanto per il suo valore materiale, quanto la potenza di una voce femminile capace di far cantare l’anima d chiunque. Conservata come una reliquia sacra, in mezzo a gente che non sa che farsene dello sfarzo e del lusso senza le migliori ricchezze morali i cui fili d’oro sono intrecciati così bene che ne decorano una trama armoniosa e semplice, dal forte potere rasserenante. 

Ogni personaggio howardiano è stato forgiato a immagine e somiglianza dell’autrice, che ha parlato seriamente, quasi vivacemente e ciarlera al mio cuore, tagliando l’aria satura di tensione e oppressione con rapidi fendenti. L’atto dello scrivere qui ha richiesto grande abilità, disinvoltura e una certa intimità con i personaggi che una potente arma come la Guerra non offre, per cui abilmente affonda questa lama nelle viscere di chi legge, a cui stavolta non ho potuto non riconoscerne i meriti e accettare questa condizione. L'influenza della Howard è stata per me incredibile. Fa parte di un unico cosmo, un mondo bellissimo che sogno e confido di poterci vivere, e che oggi stonano con la natura distruttiva della vita, e così invece di leggere una semplice biografia ho pensato agli innumerevoli motivi che spinsero la Howard a pensare, scrivere e comportarsi in questo modo, pensando alla scrittura come quel magnifico surrogato che, una volta racchiuso attorno a sé, la rese più ricca e sorprendente di quel che credeva. Girovagando fra i meandri bui e oscuri del suo animo, trasportata in una splendida concezione umanistica e individuale in cui non nascondo ho desiderato viverci.
Uno squarcio di vita della stessa autrice, che conferisce un'idea piuttosto chiara del passato in quanto si amalga perfettamente al presente, in un carosello di immagini ed episodi che si riversano sotto cieli grigi di rammarico, ricordi o memorie perdute. Niente di impossibile da sradicare, ma di inaspettatamente bello ed intenso che mi ha attesa lì, invisibile, maturando in queste pagine, pronto ad esplodere, un processo a ritroso di cui la mente si aggrappa mediante l'oblio, l'arte imprescindibile delle parole, con il suo vasto corredo di illusioni, esortazioni, moti invisibili del cuore umano. La cosa che mi ha resa impreparata è stato il concetto di amore che la Howard stessa visse senza alcuna esperienza, che coincise col concetto di ingenuità, semplicità del fanciullo, salvata da una situazione insostenibile, nonostante le innumerevoli battaglie di mantenere intatta la sua identità. Lasciandosi andare alla deriva mentre gli anni passavano, senza però mai insistere pur di affermare il suo diritto di essere donna, compagna, moglie. 
Amo la Howard e i suoi romanzi forse perché esplicano qualcosa di nascosto ma veritiero, richiamano costantemente il passato, i personaggi fanno parte di una storia ma non nel mondo reale. Mi piacciono le storie che ammettono di essere storie realistiche, che sebbene in situazioni completamente inventate esplicano frammenti di verità, nient’altro che la verità. Chiari riferimenti alla vita di Elizabeth Jane Howard, immagino. Nonostante non ne sia certa, ogniqualvolta mi approccio alla lettura di un suo romanzo, che evidenziano una certa forza di volontà, una certa voglia di vivere ma anche di sguazzare nel fango, contornati da brevi sorrisi o splendide sorprese. Ma come non leggere Elizabeth Jane Howard?

mercoledì, marzo 10, 2021

Amori di carta: Irène Némirovsky

Quasi due anni fa, in un periodo non molto dissimile da questo, quando delle mie conoscenze nèmirovskiane erano povere di contenuti, dissi addio a tutte quelle letture frivole, inalterate, insoddisfacenti che non avrebbero fatto nient’altro che alloggiare da un posto ad un altro. 
Sono pochi gli autori a cui voglio bene e ancor più bene a coloro il cui passato fu reciso da situazioni o eventi che hanno sconvolto del tutto il loro universo personale. Il mio desiderio, in questi casi, è sempre stato quello di scovare qualcuno che parlasse alla mia anima. Murakami, Zafon, Paul Auster, Philip Roth sono solo alcuni di quegli autori che hanno bussato timidamente alla mia porta, ed io non ho potuto fare a meno di farli entrare. E questo credo sia questione di predisposizioni d’animo: c’è chi un autore parla intimamente al tuo cuore, e chi invece sfoga i propri interessi, le proprie attitudini in diverso modo.
Irène Nèmirovsky però fu quella che prese possesso di ogni parte, ogni fibra del mio animo, luminose e più grandi man mano si avvicinò inesorabilmente, in stanze adiacenti del mio cuore, che nel corso del tempo ha acquistato una certa forza. Adesso che ripongo queste poche righe, sembra quasi inutile pubblicare l’ennesimo post letterario a tema nèmirovskiano, eppure ho visto aggirarsi l’autrice silenziosamente con l’arcana sensazione di essere entrata in un mondo nel quale era necessario quasi chiedere << permesso >> per potervi entrare.
Ed ecco l’ennesimo straordinario equilibrio, momenti di soddisfazioni interiori, che il periodo storico in cui visse l’autrice avrebbe potuto essere più veritiero. A volte mi viene il dubbio nel credere se non sia nata nell’epoca sbagliata, che gli anni o i momenti che mi hanno vista impelagata in situazioni rischiose forse fin troppo in fretta che hanno scongiurato momenti di pura evasione.

domenica, ottobre 11, 2020

Amori di carta: Virginia De Winter

Quanto mi piacerebbe parlare faccia a faccia con i miei autori preferiti. Avendo letto un mucchio di libri, avendo amato tanrtissimi romanzi, do per scontato che quell’autore o autrice che per una manciata di giorni, un certo periodo, fosse divenuto il prodotto di vaste e spericolate avventure, di conquiste, di stupri e rapimenti, che i lunghi ed infiniti sproloqui che pongo fra la mia anima e la mia coscienza si siano allungate in molti territori e regni, perché in fondo di opere che ho amato e che tuttora amo ce ne sono a bizzeffe, e parlare a dismisura e per ore e ore di loro è davvero impossibile. Se ne sceglie uno, fra una lista lunga e infinita, e si dedica un post, qualche ora del tuo tempo, affinchè chi ti segue e chi ti legge possa comprendere i motivi per cui ami quel particolare autore. Disgraziatamente posso risalire solo grazie ai romanzi scritti e pubblicati, con qualche scarsa informazione scovata qua e là, con lo spazio ridotte di pagine, frasi e parole ridotte a uno spazio bianco, al vuoto di ipotesi e congetture cieche.
Tra gli autori che popolano ogni tanto questa rubrica, si annovera il nome di Virginia De Winter, pseudomino di una giovane autrice italiana che, a oggi, da quant’è che è approdata sugli scaffali delle mie librerie, avrò parlato un mucchio di volte. Mi accompagnò ai piedi della Vecchia Capitale, alle soglie di una città misteriosa che da sempre desta il mio fascino, svelandomi qualcosa di cui ignoravo completamente l’esistenza. Una lugubre sequenza di nozioni, misteri e torbidi inganni che ammantano il tutto. Una licenza che non avrebbe avuto termine troppo presto e che, guardandomi attorno, ammirata e sconvolta, mi concesse di comprendere come fossi stata fortunata ad incontrare una donna avvenente, forte e orgogliosa proprio come Eloise. Esposta ai venti lenti e tortuosi della vita in cui l'autrice, Virginia De Winter, ha composto una melodia meravigliosa che catapulta in un epoca in cui io avrei voluto vivere, inducendomi a provare quelle emozioni indefinibili che prendono quando leggo storie straordinarie come queste. In un momento un po' particolare della mia vita ha preso il sopravvento, e rimanendo saldo ai bordi della mia anima ha annientato letteralmente il mio spirito, trasmettendo emozioni inspiegabili. Perlomeno questo è quello che mi piace pensare.
La saga di Black Friars ritrae quelle meravigliose avventure che vedono come protagonista Eloise Weiss e altre sue acerrime compagne di avventure. Opera in cui il vecchio si mescola al nuovo, colmo di speranza, romanticismo, magia ed esoterismo, che riesce a spiccare il volo e a compiere persino innumerevoli voli pindarici. Questa il tipo di storia che ho amato quando ero ancora adolescenza, e che ho amato nuovamente recentemente con la sua stramba storia di passioni sopite dal tempo, vampiri di casate nobiliari e antiche leggende, scoprendomi ai confini di una realtà dura e un po' ingiusta.
Così come tanti altri suoi compagni di penna, la De Winter ha allietato il mio spirito e questa saga è forse la lettura più adatta per conoscerla. Quella più logica e interessante, che trasmette un forte senso di benessere, quasi di felicità, che volteggiando nell'aria come ombre oscure e perennemente presenti, ha allietato il mio spirito. Letteralmente.

mercoledì, maggio 06, 2020

Amori di carta: Cornelia Funke

Un martedì pomeriggio di fine aprile, neanche un mese dopo l’inizio di questa tremenda ed infinita quarantena, decisi di rifugiarmi fra le pagine di una saga fantasy che quando ero ragazzina amai intensamente. Con gli anni cedetti più volte alla tentazione di soggiornarvi nuovamente, ma quel giorno si impose come uno strappo alla regola perché il Mondo d’inchiostro era il luogo che avrei voluto vedere, sebbene tale itinerario non fosse in programma, ma né alcun romanzo o nuovo autore avrebbe distolto i miei intenti che mi avrebbero vista impelagata in situazioni o vicende che già conoscevo. Se non avessi assecondato tale desiderio, per l’ennesima volta, avrei dovuto vederlo ancora una volta.
Cornelia Funke fu quell’autrice tedesca, naturalizzata statunintense, che come tanti altri autori, ha segnato la mia infanzia, e gran parte della mia adolescenza, nonostante quelle ritratte nei suoi romanzi sono storie che se fossi stata un po’ meno grande avrei apprezzato molto di più dell’entusiasmo che riservo ogni qualvolta mi ci imbatto, ma il Mondo d’inchiostro che amo tanto è perfetto così com’è. Quante volte ho immaginato viverci? Incontrare Maggie, Mo, Dita di Polvere, quel meraviglioso mondo in cui i libri hanno un importanza fondamentale. Tanto fondamentale quanto pericolosi.

giovedì, aprile 16, 2020

Amori di carta: Donna Tartt

Nella sua carriera di scrittrice, Donna Tartt credo si sia sentita dire da molti, perlomeno dal suo amico di lunga data Bret Easton Ellis, che la vita somiglia a un libro, una storia che comincia da un inizio e va avanti finchè l’eroe non muore. Ma se il futuro immaginato acquisisce una certa forma, cambia anche il modo per cui lo si interpreta. Per l’autrice de Il cardellino, infatti, il tempo, va si avanti e indietro, ma nei libri, nei racconti, le storie nascono o si concretizzano anche mediante un processo a ritroso, la metafora del libro come miglior vascello su cui viaggiare. Al limite, la vita è spesso più simile alla struttura di un rebus, con i fatti salienti, come per esempio lo scoppio di una guerra o la cocente rivelazione di qualcosa di estremamente privato, e le innumerevoli conoscenze o legami che intercorrono fra una persona ed un'altra, ma anche elementi che contengono pezzi forti, notizie futili o coinvolgenti, sfogliando certe << articoli >> dinanzi alle soglie del tempo rivelano molto più di quel che si crede.

venerdì, agosto 23, 2019

Amori di carta: Edward Carey

Quando un romanzo, una saga acquista una certa consistenza, una certa importanza, il mio animo di lettrice riesce a vedere come, effettivamente, il suo autore, la sua creatrice, fossero gli artefici di un incerto e ambiguo destino. Una manciata di romanzi dopo, che siano una decina o una terzina non importa, giudico come se tali romanzi valgono o meno nell'essere ricordati, chiamati, evocati quando più mi piace, in qualunque momento della giornata, solo perché hanno lasciato una traccia del loro passaggio che non può non essere rievocato. In questo caldo e afoso mese di agosto, Edward Carey aveva insistentemente bussato alla mia porta col desiderio imprescindibile di essere evocato, citato, qui, nel mio piccolo salotto virtuale. E cristallizzandosi con la lettura del terzo volume degli Iremonger, presentarvelo adesso pareva il risultato ottenuto dopo aver bevuto avidamente i suoi libri che impressionatamente avevano emesso un battito.

martedì, marzo 12, 2019

Amori di carta: Paullina Simmons

Non ricordo a quando risale l'ultimo post riguardante una delle rubriche più amate dalla sottoscritta; all'ultimo momento, l'altro pomeriggio, fui folgorata come da un'illuminazione. 
Da quanto tempo non riesumavo dalle soglie del tempo la rubrica Amori di carta? A dire il vero, l'ultimo post non prevede un lasso di tempo così lungo e indimenticabile. Avevo parlato di un autrice che, sebbene non più avvezza a questo genere di letture, è un antidoto contro gli effetti repentini ma devastanti della vita. Il suo nome? Laini Taylor, e, i suoi libri, una certezza nel panorama letterario. Ho temuto un certo biasimo per non aver parlato di lei e dei suoi libri prima del tempo, ma la curiosità e il mio amore per la letteratura fu più forte di ogni altra cosa.
I miei lettori spero saranno contenti di sapere che fra non molto la casa editrice Fazi pubblicherà il secondo volume delle vicende incentrate sul bel Lasco, appassionato e fervido lettore. Per l'affetto che provo per la Taylor e soprattutto per l'insana curiosità che nutro nei riguardi de La musa della notte, non posso non tenere fede a questo sentimento e, qualche giorno dopo San Valentino, accapparrarmi di una copia. Ma per il momento, desidero allietare questa mia presenza con un post riguardante un altro autore che si annovera fra i miei preferiti: Paullina Simmons.
I romanzi che ella scrive hanno sortito una certa notevole diffidenza nel mondo in cui è stata accettata, dopo una lettura fervida e forsennata di ogni suo libro. Nel mio bagaglio culturale, la saga de Il cavaliere d'inverno si annovera fra le migliori saghe del momento, sebbene molte lettrici avranno avuto un'idea alquanto diversa su ciò che più si ritiene sia l'amore, risaltandolo in ogni sua forma o sfaccettatura.
Si, a onor del vero non ho mai dubitato della straordinaria abilità dela Simmons del saperci parlare d'amore.

domenica, febbraio 11, 2018

Amori di carta: Marissa Meyer

Il freddo pungente di fine gennaio mi aveva colto di sorpresa e impreparata ad accogliere nel mio cantuccio personale un autrice, Marissa Meyer, le cui opere avevo già letto qualche anno fa, la cui figura si stanziava silenziosa come un ombra che incombeva sopra la mia testa.

Una saga fantasy davvero avvincente, deliziosa e ammaliante aveva scrosciato ai bordi della mia anima, rendendo il mio intento di rileggere le Cronache lunari un tentativo in cui poter viaggiare inconsapevolmente, spensierata, impedendo così qualunque attacco esterno.

La rubrica Amori di carta, riesumata da una cartella virtuale dalla luce luminosa e vaporosa, a nemmeno un mese di distanza, torna impettita e lo fa con protagonista proprio Marissa Meyer. In una domenica mattina nuvolosa, in cui avranno inizio le mie impennate letterarie con Callie, protagonista del romanzo Middlesex, imperversando sul terreno arido della mia anima e fagocitando buona parte di ciò che ho assimilato in questi quattro volumi.

Un ode alle favole, alla letteratura per l'infanzia, che ho accolto nel mio cantuccio personale con un certo entusiasmo e che, restando saldo alla materia di cui sono fatti i romanzi ma restando prigionieri di carne, bulloni, imballaggi e vittime ferite, ci si domanda se incorrere la felicità sia tutto ciò che si cerca da questo tipo di letture.

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