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domenica, aprile 26, 2026

Amori di carta: George Eliot

La prosa magica e impetuosa della Eliot, i suoi figli d'inchiostro - figure che quasi sempre vivono in posti in cui l'irruenza della natura lascia destabilizzati e tramortiti, il rimbombo di una voce che in poche ma salienti pagine era divenuta persona, mi avevano colto di sorpresa e la sua autrice, dopo una fervida lettura di uno dei suoi innumerevoli romanzi in qualche giorno, era divenuta un'altra di quelle figure da annoverare nel panorama di quegli autori a cui io attribuisco l'umoristico aggettivo di preferiti. Un perpetuo stato di sognante stordimento, un mondo magico e visionario, violente tempeste amorose che imperversano su chiunque, conducono in un tratto sinuoso, inducendo al lettore a constatare come merito di questo strabiliante e fatiscente impero è dovuto dalla sua creatrice. George Eliot.

Ogni cosa, ogni minima cosa tocchi questa donna,sembra oggetto di studio; gli alberi, le case, persino i lavori che si adempiono giorno dopo giorno per arare i campi non rappresentano un ostacolo nel rendere lenta o tediosa la lettura. Piuttosto passano indifferenti in mezzo a fanghiglie di gente coperta dalla sporcizia, di latte rancido, in giornate piene di vanità o superficialità, in cui si finge di dedicarsi maggiormente allo spirito, quanto al pantono di desolazione o sgretolatezza che costituiscono un ostacolo inopportuno. Il richiamo ai villaggi, alle bassezze del XIX secolo che si eleva da un mucchio di pagine, dove si erano arrampicate e depositate le nostre aspettative, precariamente stabili nella speranza che esse strisciano libere, fino a non capirci più niente.

In questi dipinti distaccati in cui la vita in generale si svolge quasi sempre all'esterno, George Eliot giunse presto a bordo di una nave che aveva dispiegato le sue vele già da un pezzo ma che io ho visto partire solo poco tempo fa. I suoi romanzi fungono quasi sempre da viaggio della vita. Lunghe camminate individuali che lasciano quasi sempre addosso una strisciante malinconia.

martedì, marzo 17, 2026

Amori di carta: Charles Dickens

I primi otto giorni del mese giungono quasi sempre all'improvviso. Pare giungano inavvertitamente, insieme a un marasma turbolento di eventi gonfiati dalla calura estiva, e la sera si stendeno sulla città oscurata come una notte mentale registrabile in tutta la nazione, un silenzioso e malevole rabbuimento, inseparabile dalla freschezza della piena stagione estiva. Anche questa volta avrei dovuto inventarmi qualcosa su una nuova voce del XIX secolo. Gli spiriti che abitano la mia coscienza si radunano a confabulare nei corridoi con aria solenne, custondendo storie, segreti inconfessabili. I mesi scorsi parlare di qualcuno era stato alquanto semplice, quasi come l'aria che respiro. Durante il sopraggiungersi della stagione primaverile mi sono sorpresa distratta, impreparata, e una mattina in particolare, con gravi difficolta su chi questa volta impiegare del tempo.

Stavo per sprofondare nella malinconia, nella tristezza. Le mie idee sembravano si fossero esaurite poco alla volta, impercettibilmente, giorno dopo giorno. Un caso, al principio, un evento che di primo acchito mi aveva inorgoglioto, mentre adesso attecchito. Bisognava pur fare qualcosa! La rubrica di quest'oggi propone solo otto di quegli autori la cui produzione letteraria è stata dura, profonda, numerosa, una sorta di squilibrio dell'anima, una temerarietà quasi inavvicinabile, la tranquillità dei sensi che non mostra più alcunché.

sabato, febbraio 21, 2026

Amori di carta: Anaïs Nin

Se la linea della vita finisse in questo momento, vorrebbe dire che la vita sarebbe già stata vissuta. Invece la vita continua, le linee che disegnano un certo disegno divino divengono più definite, per cui si ha ancora un lungo percorso da percorrere. Si, ancora piuttosto lungo. Se mi guardo indietro penso alla manciata di giorni che distanziano da oggi ai trenta giorni fa in cui Sogni d'inchiostro ospitava un autore di cui molti di voi sono certa avranno sentito parlare almeno una volta nella vita. Quest'oggi, per qualche minuto, ho avuto qualche problema a scrivere l'ennesimo post riguardante una delle migliori figure del XIX secolo. Niente di grave, ma niente che potrebbe considerarsi di poco conto nel scegliere una nuova voce della letteratura americana, italiana o inglese, ma qualcosa avrei dovuto scrivere. Fra gli scaffali strapieni della mia libreria una piccola figura, esile, graziosa e piuttosto affascinante di cui ho già letto qualche mese fa aveva attirato la mia attenzione. Ogni volta che il mio sguardo si posa su di lei, anche per pochissimi istanti ecco che compaiono alcuni segni deliranti.

Se mi siedo alla scrivania e provo a concentrarmi avverto come un battito leggero all'unisono al mio. Mi dico che sotto le mentite spoglie di questa graziosa donnina c'e una donna carismatica, forte, libidinosa, possessiva, ossessiva c'è una profonda spaccatura, altro segno del mio incommensurabile amore nei suoi riguardi. I suoi romanzi, infatti, sono un chiaro esempio del mio incontrollabile squilibrio emotivo.

Secondo lei, il sesso è qualcosa che ha a che fare con l'estirpazione della poesia. La sensualità come una potenza del corpo, le donne come vergini prostitute o angeli perversi o creature dai due volti. In un giro di vite incandescenti, intense come quelle che si trovano negli amanti, rapporti intensi e effervescenti creati inconsciamente, in cui si cerca di ampliare i dolori e i piaceri.

venerdì, gennaio 16, 2026

Amori di carta: Edith Warthon

Si, i classici mi fanno questo effetto. E tutto sommato anche Edith Warthon mi ha fatto gola, con questa storia intricata di svolte drammatiche e sempre più drastiche nella vita di Undine, in un momento particolare della sua vita in cui ha parlato più forte del dovuto.

I primi sforzi da giovane donna dell’alta società: la storia di un adolescente come tutte le altre che un mattino si << sveglia >> da un profondo stato di torpore e scopre di avere una faccia diversa. Un’anima completamente discontinua a quella dei suoi coetanei, della sua famiglia in una città che ha da sempre sortito un certo fascino e vende persino ogni rimasuglio della sua spiritualità pur di sopravvivere; la storia di una ragazza per i miei gusti antipatica, saccente ma furba e intelligente che scoverà il Male del secolo mediante ideali che ne alimentano il suo desiderio di essere libera. Galleggiando in una piscina colma di ansie, paure, luoghi e anfratti bui e angusti la cui mente acuta si scontra con idiomi poco compatti.

Edith Warthon, così come ogni classico che si rispetti, mi insegnò a guardare la storia ritratta con più attenzione, a misurare il peso di ogni parola e sillaba che entrarono nella costruzione di un capoverso, ma per quanto semplice ed essenzialmente stantia fosse il tutto, conversero in una rinascita totale che sguscia in forme mostruose e artificiali. Niente di sconvolgente e mai visto, per quanto mi riguarda, ma questo sfoggio di coraggio, altezzosità talvolta, baldanza e superba.  Le storie che si dipanano fra le pagine dei romanzi di Edith Warthon hanno tutti in comune il semplice fatto che sollevano critiche, forme di ribellioni artistico e sociale differenziando il prossimo per virtù e concezioni filosofiche. Nonostante non sia nata nell’epoca che descrive l’autrice, non disnego mai l’occasione di fiondarmici fra le sue pagine pronta a sbarcare per una nuova lettura. E dalla mia camera, dal santuario magico in cui sono intrappolate storie d’infinita bellezza, vedo annidate una sequela di occasioni che non esulano niente di speciale o particolare ma avrebbero dovuto portarmi semplicemente per una ragione. Comprendere i paradigmi che intercorrono fra vecchio e nuovo, passato e presente.  Ho sempre pensato, che chi ebbe la fortuna di conoscere in vita Edith Warthon si sarà sentito intimorito, quasi a disagio, nel nutrire un timore quasi reverenziale nei riguardi di una donna bella, ma algida e anche un po’ schizzinosa, che anche alcuni importanti personaggi, come Fitzgeralfd, andavano a chiedergli consiglio. Discretamente, s’intende.

domenica, dicembre 07, 2025

Amori di carta: Henry James

Capitano dei momenti in cui improbabilmente mi trovo in luoghi, in compagnia di figure che razionalmente, in un momento imprecisato della mia vita, non avrei mai prestato attenzione. Una Londra fumosa, grigia e ovattata, due fanciulle che si apprestano ad affacciarsi sul palcoscenico artificiale della vita con nient’altro l’insano desiderio di risolvere qualunque problema il tempo, il mondo circostante gli propina, ritrovandosi poi l’una nell’altra cercando di fuggire da qualunque contrarietà. Se certi romanzi l’avessi letti in un momento in cui di tempo a disposizione non ne avrei avuto, quello cioè fondamentale per poter alternare questa lettura con altri romanzi, non credo che avrei potuto portarne a termine la lettura con costanza e concentrazione come invece è accaduto.

Perché, seppur scritti bene, uno spaccato politico e sociale dell’epoca che c’è stata in cui si assapora la debole incolore emozione delle cose, la disgressione di ogni cosa, l’orrore di un mondo circostante completamente diverso da quello attuale, tante pagine di troppo appaiono sprecate, fin troppo eccessive, quasi incomprensibili poiché entità piccolissima che non riesce a implodere in un unico splendido agglomerato. Ma solo in forme di persistente abnegazione, frustrazione, sentimenti contrastanti proiettati in un mondo di cui l’autore lo impreziosisce di magia e lirismo, quasi un magnifico apice di apoteosi giunto troppo in fretta. Sospeso in una grande e dorata isola in cui l’intimità, i gesti del cuore stonano con il grigiore di cui è inzuppato ogni cosa.

domenica, novembre 09, 2025

Amori di carta: Marcel Proust

Se un libro ha il potere di essere considerato un classico della letteratura, ricordato dai più come il capolavoro per eccellenza, il fondamento su cui ruota l’intera letteratura – per meglio dire, le basi per cui sono consolidate l’arte della scrittura -, se un romanzo è tutto questo, alla mente e al cuore, alla mente e ai sentimenti più profondi sul mondo, allo scrivere alla fine un parere – soggettivo o non -, che abbia un senso comune è un’impresa davvero ardua. Forse questa recensione non avrà un senso compiuto, perché niente e nessuno mi dà quelle particolari competenze utili a parlare di un gigante della letteratura come Proust.

Ma, in qualche modo, ci tenevo a parlarne perché, nonostante sia trascorso qualche giorno dalla sua intensissima lettura, l’abitudine di affiancare un uomo come Swann è divenuta, in quasi un mese, una malattia che mi ha indotta a farmi soffrire perché così intrappolato in una volta celeste che mi ha risucchiata, e con difficoltà lasciato andare. Poiché rappresa in una muta attenzione che non turba alcun fattore esterno. Nonostante la complessità dei temi trattati, c’è un sentimento così vero, e il rispetto e la semplicità dell’interpretazione, la bellezza e la delicatezza di certi suoni in cui la stessa parola scritta acquisisce magia. Con garbo, cura e attenzione mi sono così trovata ad affrontare questo bellissimo viaggio, una continua ricerca della Verità e del piacere di scrivere, quasi con una certa inclinazione alla vita, che smorza qualunque tentativo negativo, qualunque intento crudele donando dolcezza alla bontà, malinconia alla tenerezza.

venerdì, ottobre 24, 2025

Amori di carta: Moony Witcher

Se dovessi descrivere i romanzi di Moony Witcher mediante un immagine, penso la bellezza di un tramonto sarebbe quella perfetta. Così intima e speciale, in cui l'uomo si scopre a compiere profonde riflessioni su tutto ciò che riguarda la vita. Innumerevoli contrasti fra ciò che è giusto o non è giusto, fra ciò che offusca e ciò che rischiara, come prigionieri ognuno confinati nel proprio spazio, senza la possibilità di andare da nessun'altra parte.

Nel momento in cui muovevo i primi passi verso l’adolescenza, di letteratura e di libri ne sapevo poco, molto poco, la storia della piccola Nina, così concentrata su di sé, mi diede l'impressione di leggere sprazzi della mia vita. All’epoca inconsapevole che sarei diventata ambiziosa e coraggiosa, ferma ai bordi della sua anima, come un brusco scarto di sensibilità che ha messo in luce una parte di sé. Cose che appartengono a me e a nessun altro, che possiede sotto la pelle, ma che quando ero bambina, non sapevo come esprimere. E, pur di scrollarsi addosso la tristezza dei suoi giorni, all’epoca ero una bambina parecchio incontentabile, vidi questi romanzi come i miei amici più fidati. 

All’età di trentatrè anni, mi chiedo ancora, quanto si può apprendere da certe storie, e quanto si può fantasticare sulle vite altrui dall'osservazione di un dettaglio o un piccolo gesto? Una canzone sussurrata  nel cuore della notte; frasi messe di traverso nella corrente di un fiume impetuoso e inarrestabile.

Essere vuoti come un guscio, desiderosi di essere riempiti da qualcosa, in una realtà che è un grande tuffo, è davvero logorante. Viaggiare, dunque, identificarsi e stabilire dei rapporti col prossimo è la linfa vitale dell'anima. E' la rinascita di un nuovo sole, come quello della Creazione, mentre alcune forme oscure escono da un'oscurità cosmica per svanire completamente come per dare speranza, sulla soglia della vita e della morte.

venerdì, settembre 26, 2025

Amori di carta: autori che non mi hanno mai deluso

L’altra mattina, in un momento di pura solitudine, tutt’a un tratto mi sono accorta che non ero più circondata dalle vecchie e ingrigite mura di casa mia, quanto mi trovavo in una terra avvolta quasi completamente dal silenzio. In una città in cui i volti vengono lavati ripetutamente, sporcati e imbrattati di sangue, zolfo, paura e polvere, ero circondata da figure che forse esistono solo nella mia testa ma che nel tempo hanno svolto un ruolo fondamentale. Come un sole spaventoso che si affacciava a malapena sull'orizzonte prima di affondare di nuovo. La solitudine rivestiva ogni cosa, mostrava un immagine talmente strana, originale, da darci l'impressione che il paesaggio sfoglio in cui mi trovo - con quel susseguirsi di corse a ostacoli, alberi frondosi e tappeti di neve che rivestono ogni cosa - assunse contorni sfocati e poco nitidi. Quante volte mi è capitato di vedere certi scenari? Eppure è in fondo a questa landa deserta che sguazzo inquieta come un pesciolino imprigionato in una vasca. L'aria che respiro non è più pesante e gelida. Perchè con la loro luminosa e potente luce, quelli che considero i miei autori preferiti hanno popolato la cittadella del mio cuore ma anche il mio spirito. Perchè grazie a loro non ho fatto alcuna fatica a prendere consapevolezza di cosa mi circondava. Lì, tutt'attorno, si vedeva solamente una porzione di cielo perfettamente vasta. Uno spiraglio di luce, nascosto nei cuori di chi vede, sente, diffondeva i suoi raggi pallidi come resti di memorie lontane. Stranamente tutto questo mi rassicura, mi sembrava del tutto naturale aggrapparmi ai miei autori preferiti: Philip Roth, Thomas Hardy, Zafon e tanti altri.Quello che mi sorprende maggiormente fu il non esserne mai rimasta delusa, se non insoddisfatta. Uno dei tanti io esistenti al mondo, in una delle tante dimensioni.

Un coro di voci bianche aveva emesso una melodia intensa e originale, con venature malinconiche, che ha avuto l'effetto di una barca d'oro su un fiume scuro, una profusione di armonie che ha trasfigurato su tutto, inoltrandomi in uno spazio freddo e silenzioso nel quale girano gli astri, fra un gioco di parole corte e spiegazzate, promesse di speranza sciolte e sbiadite.

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Elizabeth Jane Howard


La donna più stupefacente, che, quando parlava, ammaliava chiunque. E questo non fu poco. Lei che non sapeva nemmeno chi fosse e per quale motivo si trovasse al mondo, lei che aveva cercato nella letteratura quel magnifico conforto che egregiamente conferiscono le pagine bianche di un romanzo. Ed è da qui che si può definire la sua rinascita. O, meglio, la sua nascita. Il suo stare nel mondo, giorno dopo giorno così soffocante, insopportabile. 

domenica, settembre 14, 2025

Amori di carta: Paul Auster

La notizia di pubblicare un post con protagonista indiscusso un autore che amo molto, ovvero Paul Auster,  che inconsciamente giunse nel mio salotto virtuale già qualche anno fa, arrivò una mattina d’inizio dicembre, con un sole spaventoso che sembrava promettere niente di buono e nel mio tablet una storia che in poche ma indispensabili pagine racchiudeva elementi riguardo l’universo e il modo per cui si <<muove>>. Lì per lì certe notizie non mi procurano assolutamente nulla. Ma adesso che sono qui, seduta dinanzi alla scrivania, mi rendo conto come tutto ciò mi ha procurato una certa gioia. Questo espediente però fu la scusa di parlare nuovamente di Auster e in un futuro non troppo lontano, parlare ancora di lui, con cui ho nutrito un certo piacere nel condividere questa piccola gioia nel riportare i miei più nitidi pensieri, il mio amore così travolgente nei suoi riguardi. La testa mi esplode in mille domande, frantumi di pensieri, ognuno che va avanti da sé. Penso a quante ore di scrittura Auster abbia avuto bisogno; a chi può essere stato a bordo di questo vascello letterario, e a chi ancora non ha avuto il piacere di essere fra l'equipaggio. Un sentimento di innamoramento precoce costellato di arrivi solenni, lacrime, voci sommesse e corse frettolose nella libreria più vicina della mia zona, oltre che l'abietta eccitazione che tenne a bada i miei sentimenti in questo ultimo periodo dell'anno, oltre il semplice divertimento e lo svago, rivolto contro come un calzino e scoperchiato il cervello, scottandomi, gelandomi, mettendomi a nudo e scaraventandomi fra i venti furiosi dell'universo.

Essere capitata con un uomo che si era compenetrato con i drammi e le delizie temporali è stata una meravigliosa sorpresa. Per gran parte del mio tempo trascorso fra le sue pagine, ho pensato come sia valsa la pena di rischiare e sfidare pagine e pagine in cui ho potuto riscontrare alcuni dei miei gesti nell'adolescente di una volta, nel suo temperamento, nella sua passione per i libri e la buona letteratura condita da esplosioni di umorismo, amore, violenza e diabolica turpitudine, fra sognatori passivi, sentimentali, destinati a trascinarsi per la vita nel desiderio e nel rimpianto. Ho confessato a queste pagine di diario la mia sete di esperienze e curiosità che, in questi primi giorni di settembre, ho riservato a Paul Auster.

lunedì, agosto 25, 2025

Amori di carta in sospeso: saghe da completare 2°

Libera dal peso insostenibile dell’incompiuto, dall'aura accecante di una storia incompleta e non vissuta che tuttavia mi seguiva ovunque, quando termino un romanzo la prima cosa che faccio è quella di accarezzare la copertina, infilare la mia vestaglia di puro cotone e abbandonarmi ancora una volta agli effetti riscontrati per qualche altra manciata di minuti. Non mi presi il fastidio di riflettere, cincischiare nel realizzare qualche frase compiuta che abbia senso se non per me stessa e restai come immersa in una sorta di stato ipnotico che filtrava da uno scenario straordinario e stupefacente, lasciando che qualcuno mi trascinasse in strade dalla terra arida e bucata, sull'orlo di un mondo, in uno sfavillio di argenti e cristalli. Appiccicata ai bordi della mia anima come una mosca su una baia zuccherosa, in una profusione di bianco e grigio, la consapevolezza che, questo volume, così come tanti altri che ho letto in passato, fa parte di una saga e che, presto o tardi, avrei dovuto accaparrarmi i volumi successivi. Eppure, nel niente della sera, come un piccolo battito sono saltata a bordo di una invisibile e sferragliante bicicletta, sollevando voci e mormorii di sgomento, lanciandomi dietro con un profumo acido di bruciato. Una profusione di immagini, figure eroiche o meno la vertigine di una solitudine insana, forte e indissolubile capitata nel momento in cui credevo di saperlo, attendevano silenziosamente che potessi accorgermi di loro. E, sebbene non come avrei voluto, l’ho fatto. Ho prestato loro quelle giuste attenzioni che certe storie meritano. E, a distanza di anni dal momento in cui ho evocato il loro ricordo, penso, nel mentre ripongo queste poche righe, come ancora certe storie non riposino silenziosamente fra gli scaffali della mia libreria. Giungerà mai questo momento, quel momento in cui il ricordo di quei giorni soleggiati in cui mi avventuravo come una biglia su un panno inclinato, mi sono svegliata dopo pochissimo tempo in ogni singolo istante del mio avanzare fino a indurmi a registrare, o a conservare intatta l'anima di questo romanzo? E quest’idea di un ritorno, ancora incerto ma scritto sulla sabbia del tempo, rivestiva l'occasione di un manto di felicità e curiosità che non posso fare a meno di non far trapelare. Presto o tardi certe storie, certe avventure vissute, soggiorneranno fisicamente fra gli scaffali della mia strapiena libreria, il cui eco continua ancora a esplodere nella mia testa, nel mentre le parole mi divorano da dentro  un pò' alla volta, trincerandosi dietro ad abbracci di carta e inchiostro che mi spoglieranno mentalmente e un po’ alla volta, non riuscendo a fermarsi finchè qualcosa non andrà automaticamente al suo posto.

La gioia del raccontare che inganna e rende complici, coinvolti ad essere protagonisti di svariati effetti, che seppur non rispecchia perfettamente i canoni della tradizione storica, esige qualcosa di meno prosaico e complicato di quel che sembra, avvincente e coinvolte che mette da parte un certo gusto per l’imperfezione e la non conclusione, nella sua disordinata integrità, e il desiderio insopprimibile di leggere i volumi successivi, che presto o tardi avrebbero tracciato il proprio sentiero. 


Titolo: I tre moschettieri

Autore: Alexandre Dumas

Casa editrice: Feltrinelli

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 720

Trama:Francia, 1625. Il giovane d’Artagnan vuole far parte dei moschettieri del re ma, quando incontra sulla sua strada Athos, Porthos e Aramis, i migliori moschettieri in circolazione, li provoca e viene sfidato a duello da ciascuno di loro. Il duello, però, è proibito e quando le guardie del cardinale Richelieu li colgono sul fatto e minacciano di arrestarli, d’Artagnan decide da che parte stare: aiutare i tre moschettieri. Con un approfondimento alla lettura e una mappa concettuale.

martedì, giugno 11, 2024

Amori di carta: Thomas Hardy

Thomas Hardy… Quanto lo amo! Si, me ne rendo conto. Amo un uomo che non esiste, anzi, che è esistito, parecchi anni fa, ma che, all’età di vent’anni. sconvolse il mio universo personale.

Si perchè a me le storie d’amore, soprattutto quelle tragiche, mi piacciono tantissimo e… l’importante è che il primo principio di idea di credere che così possa essere, senza però crederci del tutto. Vuol dire che, prima, avevo preso qualche bella batosta e di storie che promettevano amori sconfinati, forti, dinanzi a qualunque avversità, non ne credevo più della loro esistenza.

Però Thomas Hardy qualcosa aveva fatto. Cosa? Dopo tutto questo tempo, ancora non so darvi una risposta. Quello che so è che quando leggo qualcosa di suo, non riesco ad essere lucida, ragionevole. Perché il mio povero cuore si dibatte nella mia gabbia toracica, Le sue storie mi lasciano quasi sempre una strisciante angoscia. Il propagarsi di tanto dolore, con tutti i pericoli impliciti per chi avrebbe potuto considerarlo come un male per lo spirito, catena di piccoli fatti assurdi, di coincidenze miracolose, di avvenimenti e di persone che ritornano e poi svaniscono, è stato talmente contagioso che gli oggetti inanimati sembravano dotati di una qualche magia. Poiché non esiste alcuna differenza fra ciò che è vicino e ciò che è lontano, e chi legge si sente legato a ogni cosa entro i limiti del possibile. Ho provato struggimento, dolore, sofferenza per l'amore di due anime inquiete dalle aspirazioni trascendentali, basate inconsciamente sulla visione geocentrica delle cose, contorta febbrilmente per la natura opprimente di un'emozione gettata sui nostri cuori da una crudele legge naturale: un'emozione che ho atteso, ho desiderato.

sabato, gennaio 29, 2022

Amori di carta in sospeso: saghe da completare

Con quale ammirazione negli anni ho accolto nel mio cantuccio personale opere di autori che, in un modo o nell’altro, hanno funto da espediente per mettere a posto qualcosa dentro di me. Silenziosamente hanno spalancato una porta su svariati mondi, mi hanno accolta in sontuosi palazzi, sale d’aspetto luminose e ariose, bruciata dal tono quasi sempre romantico, raffinato, elegante con cui sono stata accolta. Si, mi sono ostinata a restarci, sebbene con alcuni di loro il primo approccio non è stato dei migliori. Fin quando le sterpagli del mio cuore un giorno hanno preso fuoco, hanno scosso la mia anima con irruenza e frenesia. Il mondo di carta e inchiostro è talvolta infido e pericoloso, e non sempre si scovano sorprese piacevoli. I libri di cui vi parlerò oggi, però, fanno parte di alcune di quelle saghe del cuore che ho iniziato e che attendono ancora che io prosegua imperterrita il mio percorso fra le sue pagine. Romanzi che sono comparsi in questo salotto virtuale, fra i meandri di un piccolo angolo di Paradiso mancato, con una certa frequenza, in questi ultimi tempi, non dicendo nulla di quel che è stato già detto, ma facendo sussultare nient’altro che un cuore giovane ma ambizioso. 




Titolo: Trilogia della nebbia
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Casa editrice: Oscar Mondadori Vault
Prezzo: € 25
N° di pagine: 468
Trama: Una casa sulla costa atlantica spagnola; la misteriosa India; un faro in Normandia. Sono gli scenari dei primi tre romanzi dell’autore dell’autore de L’ombra del vento, destinati a un pubblico di giovani di adulti, riuniti in questo volume secondo le intenzioni dell’autore. Atmosfere gotiche, trame mozzafiato e personaggi che si imprimono indelebili nella memoria dei lettori.

domenica, ottobre 24, 2021

Amori di carta: le sorelle Bronte

I miei amori letterari, le storie appassionanti e avvincenti che ho letto e che amo leggere, mi prendono sempre alla sprovvista non sapendo cosa aspettarmi o cosa tenere presente, con il cielo infuocato dietro la silhouette nera degli alberi. Una melanconica canzone inglese, trasmessa a tutto volume dalla soglia di scaffali stracolmi e ricchi, indirizzati a me e me soltanto annunciano la presenza di tre sorelle, diverse fra loro, che fecero della scrittura una scialuppa di salvataggio dinanzi a un mare in tempesta. Annunciarono quello che poi sarebbe divenuto il sostentamento dei miei giorni, il mio fabbisogno primordiale, che non smette di esserci e non credo cesserà tanto facilmente. Donne non propriamente belle, ma incastrate in quell’aura lucente e misteriosa che le contraddistinguono e che urlano e parlano alla mia anima con estrema cura. Mi tirano per le braccia, con il cuore, con il cervello, tentando di frantumare il mio spirito in minuscoli frammenti ed uscirne guasta. Penso all’ultima esperienza con una delle sorelle Bronte, lasciata qualche mese fa non troppo lontano da adesso, ma oramai distante dai miei progetti di lettura. Bello il mondo ritratto, belli i personaggi e le storie intessute, belle le trame intavolate a puntino, ma anche con più sentimenti, meno leggi, meno regolamenti a un luogo prostato da sofferenze o cause varie, dove queste tre lettrici di anime offrirono con generosità e parsimonia un corredo di tematiche che in un modo o nell’altro ti inducono a riflettere: a me, come lettrice e specialmente donna, ai loro amici, ai loro abitanti, alle donne che perdono quasi la propria dignità, per poi ricevere o confidare in quel piccolo riscatto. Chinque, qualunque personaggio, checchè si tratti di un agricoltore o coltivatore, vagano lungo il sentiero insidioso della vita con nient’altro che sentimenti forti di insoddisfazione morale, un certo disagio a non poter modificare il corso del tempo, sfiaccati e sfiniti, logorata da forze che ostacalano qualunque forma di progresso o ripristino. Il tutto proiettato in un epoca così remota, velata da un’oscurità tanto indefinita che ogni parvenza di consuetudine e ogni confine di laicità sfugge a qualunque forma di comprensione. Creature che sono morte nel momento in cui furono consapevoli che l’Inghilterra stesse avviandosi verso il declino più totale, sebbene qualcosa di essenzialmente balsamico avrebbe potuto favorire ogni cosa.

mercoledì, luglio 28, 2021

Amori di carta: Elizabeth Jane Howard

Conoscere e approfondire un autrice come Elizabeth Jane Howard fu una vera e propria gioia: una grande, bella conoscenza, approfondita nel corso del tempo mediante la lettura di romanzi letti nel giro di due anni, con un corredo di immagini dalle svariate tinte, colori sgargianti, proiettate tendenzialmente nell’arco di vita in cui visse la stessa autrice, quasi una piccola città da esplorare, in cui ho camminato da cima a fondo, entrare e uscire da una storia a un’altra, stare ben esposta da un parapetto letterario a guardare l’orizzonte e cercare di interpretare la faccia di qualche passante, che in una manciata di pagine diverranno delle persone. La stessa Howard, per me, nonostante sia vissuta oramai cent’anni fa, è reale. La sua presenza domina prepotentemente dinanzi al mio cerchio, viaggia in mezzo a isolotti della mia anima conferendo allo sguardo la bellezza di uno spettacolo dai bagliori soffusi, naturali, che mi scivolano davanti, tutti immersi nel silenzio.
I romanzi della Howard sono quel genere di letteratura che è/verrà ricordata nel tempo non tanto per il suo valore materiale, quanto la potenza di una voce femminile capace di far cantare l’anima d chiunque. Conservata come una reliquia sacra, in mezzo a gente che non sa che farsene dello sfarzo e del lusso senza le migliori ricchezze morali i cui fili d’oro sono intrecciati così bene che ne decorano una trama armoniosa e semplice, dal forte potere rasserenante. 

Ogni personaggio howardiano è stato forgiato a immagine e somiglianza dell’autrice, che ha parlato seriamente, quasi vivacemente e ciarlera al mio cuore, tagliando l’aria satura di tensione e oppressione con rapidi fendenti. L’atto dello scrivere qui ha richiesto grande abilità, disinvoltura e una certa intimità con i personaggi che una potente arma come la Guerra non offre, per cui abilmente affonda questa lama nelle viscere di chi legge, a cui stavolta non ho potuto non riconoscerne i meriti e accettare questa condizione. L'influenza della Howard è stata per me incredibile. Fa parte di un unico cosmo, un mondo bellissimo che sogno e confido di poterci vivere, e che oggi stonano con la natura distruttiva della vita, e così invece di leggere una semplice biografia ho pensato agli innumerevoli motivi che spinsero la Howard a pensare, scrivere e comportarsi in questo modo, pensando alla scrittura come quel magnifico surrogato che, una volta racchiuso attorno a sé, la rese più ricca e sorprendente di quel che credeva. Girovagando fra i meandri bui e oscuri del suo animo, trasportata in una splendida concezione umanistica e individuale in cui non nascondo ho desiderato viverci.
Uno squarcio di vita della stessa autrice, che conferisce un'idea piuttosto chiara del passato in quanto si amalga perfettamente al presente, in un carosello di immagini ed episodi che si riversano sotto cieli grigi di rammarico, ricordi o memorie perdute. Niente di impossibile da sradicare, ma di inaspettatamente bello ed intenso che mi ha attesa lì, invisibile, maturando in queste pagine, pronto ad esplodere, un processo a ritroso di cui la mente si aggrappa mediante l'oblio, l'arte imprescindibile delle parole, con il suo vasto corredo di illusioni, esortazioni, moti invisibili del cuore umano. La cosa che mi ha resa impreparata è stato il concetto di amore che la Howard stessa visse senza alcuna esperienza, che coincise col concetto di ingenuità, semplicità del fanciullo, salvata da una situazione insostenibile, nonostante le innumerevoli battaglie di mantenere intatta la sua identità. Lasciandosi andare alla deriva mentre gli anni passavano, senza però mai insistere pur di affermare il suo diritto di essere donna, compagna, moglie. 
Amo la Howard e i suoi romanzi forse perché esplicano qualcosa di nascosto ma veritiero, richiamano costantemente il passato, i personaggi fanno parte di una storia ma non nel mondo reale. Mi piacciono le storie che ammettono di essere storie realistiche, che sebbene in situazioni completamente inventate esplicano frammenti di verità, nient’altro che la verità. Chiari riferimenti alla vita di Elizabeth Jane Howard, immagino. Nonostante non ne sia certa, ogniqualvolta mi approccio alla lettura di un suo romanzo, che evidenziano una certa forza di volontà, una certa voglia di vivere ma anche di sguazzare nel fango, contornati da brevi sorrisi o splendide sorprese. Ma come non leggere Elizabeth Jane Howard?

mercoledì, marzo 10, 2021

Amori di carta: Irène Némirovsky

Quasi due anni fa, in un periodo non molto dissimile da questo, quando delle mie conoscenze nèmirovskiane erano povere di contenuti, dissi addio a tutte quelle letture frivole, inalterate, insoddisfacenti che non avrebbero fatto nient’altro che alloggiare da un posto ad un altro. 
Sono pochi gli autori a cui voglio bene e ancor più bene a coloro il cui passato fu reciso da situazioni o eventi che hanno sconvolto del tutto il loro universo personale. Il mio desiderio, in questi casi, è sempre stato quello di scovare qualcuno che parlasse alla mia anima. Murakami, Zafon, Paul Auster, Philip Roth sono solo alcuni di quegli autori che hanno bussato timidamente alla mia porta, ed io non ho potuto fare a meno di farli entrare. E questo credo sia questione di predisposizioni d’animo: c’è chi un autore parla intimamente al tuo cuore, e chi invece sfoga i propri interessi, le proprie attitudini in diverso modo.
Irène Nèmirovsky però fu quella che prese possesso di ogni parte, ogni fibra del mio animo, luminose e più grandi man mano si avvicinò inesorabilmente, in stanze adiacenti del mio cuore, che nel corso del tempo ha acquistato una certa forza. Adesso che ripongo queste poche righe, sembra quasi inutile pubblicare l’ennesimo post letterario a tema nèmirovskiano, eppure ho visto aggirarsi l’autrice silenziosamente con l’arcana sensazione di essere entrata in un mondo nel quale era necessario quasi chiedere << permesso >> per potervi entrare.
Ed ecco l’ennesimo straordinario equilibrio, momenti di soddisfazioni interiori, che il periodo storico in cui visse l’autrice avrebbe potuto essere più veritiero. A volte mi viene il dubbio nel credere se non sia nata nell’epoca sbagliata, che gli anni o i momenti che mi hanno vista impelagata in situazioni rischiose forse fin troppo in fretta che hanno scongiurato momenti di pura evasione.

domenica, ottobre 11, 2020

Amori di carta: Virginia De Winter

Quanto mi piacerebbe parlare faccia a faccia con i miei autori preferiti. Avendo letto un mucchio di libri, avendo amato tanrtissimi romanzi, do per scontato che quell’autore o autrice che per una manciata di giorni, un certo periodo, fosse divenuto il prodotto di vaste e spericolate avventure, di conquiste, di stupri e rapimenti, che i lunghi ed infiniti sproloqui che pongo fra la mia anima e la mia coscienza si siano allungate in molti territori e regni, perché in fondo di opere che ho amato e che tuttora amo ce ne sono a bizzeffe, e parlare a dismisura e per ore e ore di loro è davvero impossibile. Se ne sceglie uno, fra una lista lunga e infinita, e si dedica un post, qualche ora del tuo tempo, affinchè chi ti segue e chi ti legge possa comprendere i motivi per cui ami quel particolare autore. Disgraziatamente posso risalire solo grazie ai romanzi scritti e pubblicati, con qualche scarsa informazione scovata qua e là, con lo spazio ridotte di pagine, frasi e parole ridotte a uno spazio bianco, al vuoto di ipotesi e congetture cieche.
Tra gli autori che popolano ogni tanto questa rubrica, si annovera il nome di Virginia De Winter, pseudomino di una giovane autrice italiana che, a oggi, da quant’è che è approdata sugli scaffali delle mie librerie, avrò parlato un mucchio di volte. Mi accompagnò ai piedi della Vecchia Capitale, alle soglie di una città misteriosa che da sempre desta il mio fascino, svelandomi qualcosa di cui ignoravo completamente l’esistenza. Una lugubre sequenza di nozioni, misteri e torbidi inganni che ammantano il tutto. Una licenza che non avrebbe avuto termine troppo presto e che, guardandomi attorno, ammirata e sconvolta, mi concesse di comprendere come fossi stata fortunata ad incontrare una donna avvenente, forte e orgogliosa proprio come Eloise. Esposta ai venti lenti e tortuosi della vita in cui l'autrice, Virginia De Winter, ha composto una melodia meravigliosa che catapulta in un epoca in cui io avrei voluto vivere, inducendomi a provare quelle emozioni indefinibili che prendono quando leggo storie straordinarie come queste. In un momento un po' particolare della mia vita ha preso il sopravvento, e rimanendo saldo ai bordi della mia anima ha annientato letteralmente il mio spirito, trasmettendo emozioni inspiegabili. Perlomeno questo è quello che mi piace pensare.
La saga di Black Friars ritrae quelle meravigliose avventure che vedono come protagonista Eloise Weiss e altre sue acerrime compagne di avventure. Opera in cui il vecchio si mescola al nuovo, colmo di speranza, romanticismo, magia ed esoterismo, che riesce a spiccare il volo e a compiere persino innumerevoli voli pindarici. Questa il tipo di storia che ho amato quando ero ancora adolescenza, e che ho amato nuovamente recentemente con la sua stramba storia di passioni sopite dal tempo, vampiri di casate nobiliari e antiche leggende, scoprendomi ai confini di una realtà dura e un po' ingiusta.
Così come tanti altri suoi compagni di penna, la De Winter ha allietato il mio spirito e questa saga è forse la lettura più adatta per conoscerla. Quella più logica e interessante, che trasmette un forte senso di benessere, quasi di felicità, che volteggiando nell'aria come ombre oscure e perennemente presenti, ha allietato il mio spirito. Letteralmente.

mercoledì, maggio 06, 2020

Amori di carta: Cornelia Funke

Un martedì pomeriggio di fine aprile, neanche un mese dopo l’inizio di questa tremenda ed infinita quarantena, decisi di rifugiarmi fra le pagine di una saga fantasy che quando ero ragazzina amai intensamente. Con gli anni cedetti più volte alla tentazione di soggiornarvi nuovamente, ma quel giorno si impose come uno strappo alla regola perché il Mondo d’inchiostro era il luogo che avrei voluto vedere, sebbene tale itinerario non fosse in programma, ma né alcun romanzo o nuovo autore avrebbe distolto i miei intenti che mi avrebbero vista impelagata in situazioni o vicende che già conoscevo. Se non avessi assecondato tale desiderio, per l’ennesima volta, avrei dovuto vederlo ancora una volta.
Cornelia Funke fu quell’autrice tedesca, naturalizzata statunintense, che come tanti altri autori, ha segnato la mia infanzia, e gran parte della mia adolescenza, nonostante quelle ritratte nei suoi romanzi sono storie che se fossi stata un po’ meno grande avrei apprezzato molto di più dell’entusiasmo che riservo ogni qualvolta mi ci imbatto, ma il Mondo d’inchiostro che amo tanto è perfetto così com’è. Quante volte ho immaginato viverci? Incontrare Maggie, Mo, Dita di Polvere, quel meraviglioso mondo in cui i libri hanno un importanza fondamentale. Tanto fondamentale quanto pericolosi.

giovedì, aprile 16, 2020

Amori di carta: Donna Tartt

Nella sua carriera di scrittrice, Donna Tartt credo si sia sentita dire da molti, perlomeno dal suo amico di lunga data Bret Easton Ellis, che la vita somiglia a un libro, una storia che comincia da un inizio e va avanti finchè l’eroe non muore. Ma se il futuro immaginato acquisisce una certa forma, cambia anche il modo per cui lo si interpreta. Per l’autrice de Il cardellino, infatti, il tempo, va si avanti e indietro, ma nei libri, nei racconti, le storie nascono o si concretizzano anche mediante un processo a ritroso, la metafora del libro come miglior vascello su cui viaggiare. Al limite, la vita è spesso più simile alla struttura di un rebus, con i fatti salienti, come per esempio lo scoppio di una guerra o la cocente rivelazione di qualcosa di estremamente privato, e le innumerevoli conoscenze o legami che intercorrono fra una persona ed un'altra, ma anche elementi che contengono pezzi forti, notizie futili o coinvolgenti, sfogliando certe << articoli >> dinanzi alle soglie del tempo rivelano molto più di quel che si crede.

venerdì, agosto 23, 2019

Amori di carta: Edward Carey

Quando un romanzo, una saga acquista una certa consistenza, una certa importanza, il mio animo di lettrice riesce a vedere come, effettivamente, il suo autore, la sua creatrice, fossero gli artefici di un incerto e ambiguo destino. Una manciata di romanzi dopo, che siano una decina o una terzina non importa, giudico come se tali romanzi valgono o meno nell'essere ricordati, chiamati, evocati quando più mi piace, in qualunque momento della giornata, solo perché hanno lasciato una traccia del loro passaggio che non può non essere rievocato. In questo caldo e afoso mese di agosto, Edward Carey aveva insistentemente bussato alla mia porta col desiderio imprescindibile di essere evocato, citato, qui, nel mio piccolo salotto virtuale. E cristallizzandosi con la lettura del terzo volume degli Iremonger, presentarvelo adesso pareva il risultato ottenuto dopo aver bevuto avidamente i suoi libri che impressionatamente avevano emesso un battito.

giovedì, aprile 18, 2019

Amori di carta: Elena Ferrante

Per diversi mesi non mi sono azzardata a preannunciarmi su quell'autore o quell'autrice che presto o tardi sarebbe stato la protagonista/ il protagonista di un nuovo appuntamento della rubrica Amori di carta. L'ho rinchiusa ermeticamente nei miei pensieri che quasi l'avevo dimenticata. La questione concerne semplicemente che, fra gli scaffali strapieni della mia libreria, non vi è entrato a far parte alcun autore di cui ancora non vi ho parlato. Un autore che conosco abbastanza bene da elargire e tessere lodi, ed è come se - pur non avendo alcun << movente >> - avessi accantonato questo mio nuovo progetto, facendolo quasi uscire di scena. Il mese scorso, tuttavia, la dolce e romantica Paullina Simmons aveva fatto irruzione nelle stanze polverose del mio animo scaldando il mio cuore con una melodia che è arrivata dritto dritto nel mio animo; essendo stata, per così dire, protagonista indiscussa di questa rubrica, dopo mesi e mesi che non la estraevo dalle più oscure profondità dell'abisso, quest'oggi eccomi nuovamente qui pronta a controbilanciare la tenebra di quel momento sostituendola con una fervente attività. Accogliere Elena Ferrante, quindi, è stato l'equivalente di entrare in me stessa, non potendo più concepire di trascurare o tralasciare qualcosa o qualcuno che amo molto. Ed è precisamente altrove che mi sono trovata con Lena e Lenù, ma anche con Olga, Delia, Rosaria, la stessa autrice, sebbene l'autrice non lo verrà mai a sapere.

Perciò, in questo pomeriggio d'inizio aprile, come se guidata da volontà mistica, mi sono avvicinata agli scaffali della mia strapiena libreria e, arrestandomi, come in omaggio ai primi mesi dell'anno, ho preso il primo volume de L'amica geniale e ho osservato attentamente. Che cosa ho visto in queste pagine?
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