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martedì, ottobre 29, 2019

Gocce d'inchiostro: L'incubo di Hill House - Shirley Jackson

Non era prevista questa lettura, penso. Ecco come inizia il prologo di questa recensione che, fra l'altro, non mi vede assolutamente entusiasta. Ed è così che disgraziatamente è andata a finire. Con una banalissima storia di fantasmi. E non sarebbe dovuto andare così. Ecco quello che penso: la Jackson scrive molto bene, ma fra me e lei non ci potrà mai essere alcun legame. L'anno scorso ci avevo provato con il suo romanzo più celebre. Quest'anno, nello stesso periodo, con un opera alquanto affine per temi e stili ad Abbiamo sempre vissuto nel castello ma che mi aveva lasciato incerta se proseguire e concedere un'altra chance alla sua autrice o meno. Questo adesso l'ho compreso, ma tardi. Ma sempre meglio tardi che mai! Ed è stato un vero dispiacere. Perché non si può più tornare indietro, e ciò che è fatto è fatto. E c'è qualcosa di peggio che insistere, persino quando noti le poco robuste fondamenta, e nonostante tutto il bruciore dell'insoddisfazione brucia come una ferita aperta?
Titolo: L'incubo di Hill House
Autore: Shirley Jackson
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12€
N°di pagine: 233
Trama: << In questo autentico classico del genere gotico, Eleanor Vance, giovane e tormentata donna che non ricorda di essere mai stata felice in tutta la sua vita, viene assoldata dal sinistro professor Montague, aspirante cacciatore di fantasmi, per un soggiorno sperimentale a Hill House... Giunta a destinazione, Eleanor si trova davanti a una casa "che sembrava aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori", un edificio che "drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all'unanimità", una costruzione immune da ogni esorcismo: "un luogo non adatto agli uomini, né all'amore, né alla speranza", una casa che si rifiuta di essere una dimora accogliente così come Eleanor vorrebbe sfuggire a un sistema di vita che le ha portato soltanto infelicità >>. 

venerdì, novembre 23, 2018

Gocce d'inchiostro: Abbiamo sempre vissuto nel castello - Shirley Jackson

Mi sono comportata come dovevo, desideravo leggere il romanzo che fece di Shirley Jackson una figura di spicco nel panorama della letteratura contemporanea, e ora, finalmente, sono soddisfatta di averlo fatto. Soddisfatta certo, ma non entusiasta come speravo. La letteratura horror, intesa come lo stadio della vita in cui prevalgono ansie, paure, timori, perplessità in cui non accade nulla se non nella nostra testa. Ache questo, a mio avviso, ha sollevato un enorme polverone di franteindimenti. Fra me e la Jackson, naturalmente. Un'interpretazione tutta particolare, quasi surreale. E molti romanzi di questo tipo divengono, agli occhi di chi legge, motivo di grande interesse o cessazione di curiosità. Ora che ho letto anch'io questo romanzo posso finalmente dire di aver conosciuto quest'autrice, ufficialmente. Vivendo fuori dagli schemi, dalle regole o da qualcosa che mi ha tenuta in un certo senso lontana dalla società. Detto questo, eccomi qui davanti a una pagina bianca! Eccomi qui pronta a condividere con voi le miei più vivide impressioni su questa lettura. Cinque anni fa non credo l'avrei fatto. Ma da qualche tempo a questa parte, i romanzi dell'Adelphi sortiscono quasi sempre un certo effetto su di me.

Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castello
Autore: Shirley Jackson
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 182
Trama: "A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce", con questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. E' infatti con toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del cugino Charles ), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli caratteristiche formali di una commedia.

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