venerdì 11 gennaio 2019

Gocce d'inchiostro: Resto qui - Marco Balzano

Il risultato di questa nuova esperienza di lettura non ha tardato a manifestarsi. Ho trascorso una manciata di ore confidando che questa mia esperienza con Balzano fosse un tentativo efficiente, o per lo meno, concernesse con i miei gusti personali. Tuttavia quel notevole sentimento di diffidenza verso questa storia, questo campanile che si erge da una città sommersa mi indusse a selezionare mentalmente aspetti positivi e aspetti negativi. Questa piccola cittadella celata da uno specchio d'acqua mi affascinava, e nonostante alcuni aspetti che non hanno reso questo romanzo l'ennesima conquista di inizio anno non posso non scrivere che Resto qui non possiede quei giusti espedienti per non attrarre. La lettura di questo piccolo libriccino è stata una sorta di tentativo per conoscere un po' l'autore, un po' questo piccolo paesino dimenticato persino da Dio, quasi l'autore stesso volesse bilanciare una certa austerità, prendendoci in parte alla sprovvista e in trappola dalle grinfie di un secolo di storia di cui non ci siamo ancora liberati del tutto.



Titolo: Resto qui
Autore: Marco Balzano
Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 192
Trama: Quando arriva la guerra o l'inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole. L'acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale giace il mistero di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e lacerazioni; un posto in cui nemmeno la lingua che hai imparato da bambino è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati. allora non resta che scegliere le parole una a una per provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia durante gli anni del fascismo. Da allora non hai mai smesso di aspettarla, di scriverle nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finchè la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace.
La recensione:

Precipitiamo. Ma senza morire. Restiamoo avvolte da un acqua tiepida. Nuotiamo privi di peso. Torniamo a essere l'una il mondo intero dell'altra.

Questo mio repentino viaggio nella solitudine di una città urbana, recisa dal peso delle sofferenze e dall'autorità di un despota che spazza al suolo ogni rimasuglio di felicità, ha generato in me un irraggiungibile avversione alla brevità, talvolta mediante uno stile conciso e troppo diretto, per cui è stato raccontato questo romanzo, precludendo così le mie aspettative - quelle a cui desideravo aspirare a seconda della vocazione dell'autore - a niente. Ma non è stato tutto così inutile, insoddisfacente, freddo, come sembrava; ho sprecato una manciata di ore a rincorrere un'idea di felicità che disgraziatamente per me non è coincisa con quella dell'autore. Eppure, avendo già letto qualche romanzo del genere e, l'autore, Marco Balzano, vinse il premio Strega del 2018, pensai che l'idea di approcciarmici poteva essere un esempio giusto per comprendere appieno questa vittoria. Le parole come unico mezzo per sopravvivere, benefiche, dolci, placide, antidoti contro gli assalti esterni della vita; la Storia come matrice da cui si diramano personaggi, cose o persone, sovrana di un paese dimenticato persino da Dio; un inondazione che ha sommerso persino la parte centrale di un campanile. Questa inondazione, quindi, dopo un adeguato giro turistico per farmi un'idea qualificata di dove fossi capitata, fu quella vocazione che garantì all'autore la libertà di scrivere una storia semplice, priva di pathos, diretta e concisa su un tema piuttosto attuale: la seconda guerra mondiale.
Così ho trovato Trina e il suo amato Erich, prostati dinanzi all'autorità del Fascismo, della Dittatura. sopravvissuti a una guerra di cui si avverte già il sentore.
Questo campanile che svetta ai piedi di un monte di una piccola cittadina che occupa una piccola falce di terra sul suolo italiano, vi ho potuto accedere mediante i ricordi che sono sopraggiunti all'autore per mezzo di un viaggio di piacere, che Balzano la scelse come rifugio letterario.
Fra le sue pagine non si gode per la vita all'aperto, per quel poco che la vita continua comunque a riservarci e per ciò che ne consegue, bensì ci si sente inzuppati di un forte senso di malinconia che prende quando ci si imbatte nella storia di Trina, al declino del suo continuare a combattere inutilmente.
Resto qui mi ha dato l'opportunità di scoprire una nuova faccia sulla vita e sull'umanità. La sua lettura ha scandito sprazzi di vite lontane, disgraziate, che hanno subito abbastanza da giustificare un po' di pace nel loro spazio privato.
Per tutto il corso della lettura la mia coscienza è stata continuamente pungolata da come è stata delineata questa storia. Forse smarrirsi tra le pieghe di un'idea irresistibile, osservare il filo bianco che si srotola dalla punta di una semplice penna che si avvolgono in parole sono concezioni piuttosto lontane dalla mia idea di <<bello >> o << indimenticabile >>. Il romanzo di Balzano, sebbene agli occhi del mondo è apparso come effettivamente è - un tentativo per apparire sul mondo -, rende unicamente giustizia a qualcosa di ben studiato e approfondito.
La Storia con ogni suo aspetto tragico - comico nel romanzo di Balzano è rievocata come il bruciore di una ferita non ancora rimarginata. Rapportandosi agli altri, mediante qualcuno che ci insegna qualcosa.
La complessità dei miei sentimenti consolidò con la certezza di trovarmi sulla soglia di un teatro fantasmagorico di situazioni, ricordi o episodi che solo dalla scrittura se ne può trarre vantaggio. Una curiosità ardente mi aveva strappata dalla monotonia del giorno per fiondarmi fra le pagine di un caso editoriale. Fra le pagine di questo elemento essenziale, la guerra, e sebbene la violenza è qui quasi del tutto accennata, ciò non impedisce di sentirci afflitti.
Resto qui è un continente inquieto popolato da una certa scarsità di elementi narrativi che solitamente mi piace riscontrare nei miei romanzi preferiti. La visione di una vastità di elementi incompleti ed eccessivamente vaghi, che seppure la solennità del tema trattato, alludono a cose che non hanno battito ne voce. Aspettano sotto l'ombra per essere chiamate ed evocate alla perfezione, prima che il fuoco della vita se le prenda e le ammutolisca.
Valutazione d'inchiostro: 3

6 commenti:

  1. Sembra una storia interessante, forse non è esattamente del mio genere preferito, ma comunque ci penserò :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi ha incuriosito perché vincitore del premio Strega dell'anno scorso. Come visione sociale e politica è un trattato alquanto fedele e sovversivo, ma a me non è piaciuto particolarmente proprio per questo aspetto. Il resto infatti, gli altri personaggi, le altre storie, restano ai margini. E questo un po esplica la mia valutazione ☺

      Elimina
  2. ho letto un libro di Balzano, il figlio del figlio, ma non è andata bene

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Davvero? Questo romanzo che citi non lo conoscevo, ma ho voluto leggere questo in quanto vincitore de Il premio Strega. Non è una lettura malvagia, ma l'aver analizzato l'aspetto sociale e conformista e aver lasciato in sospeso altri aspetti, beh questo fattore ha influenzato il mio voto ☺☺

      Elimina