lunedì 7 gennaio 2019

Gocce d'inchiostro: Storia della bambina perduta - Elena Ferrante

Così come la maggior parte dei lettori, ho anch'io dovuto accettare volontariamente questa momentanea dichiarazione di allontanamento come se fosse inevitabile. Scivo << momentaneamente >> in quanto della Ferrante e delle sue incredibili storie vorrò leggere presto dell'altro. Il motivo è semplice, dovuto principalmente dal fatto che mi è davvero impossibile non intuire fra queste pagine un certo amore per la vita, la letteratura in generale, ma anche quella dell'arte, e sebbene chiudere il quarto volume incentrato sulle vicende di queste due donne è stato come subire l'attacco violento di una freccia infuocata e incandescente, raggiungono ancora il mio cuore parlando alla mia coscienza con una certa sensibilità.
Questo quarto volume sancisce il mio ultimo incontro con questa autrice. Qualcuno in passato avrà forse tirato un sospiro di sollievo. Ma per me, lasciare andare Lila e Lenù, distaccarmi dal loro confortante abbraccio è stato il gesto più arduo che abbia mai potuto fare. O che ricordi, da molto tempo. Non scrivo tutto questo perché voglio esagerare, ma adesso comprendo come il mio amore per la saga de L'amica geniale è stato senza alcun dubbio etereo all'eccesso, al gusto, allo sfarzo interiore ed estetico, così palpabile fino all'inattuabilità. Simili letture hanno lasciato sulla sabbia del tempo un segno del loro passaggio, esercitando un certo potere su di me, attraendomi nel loro cerchio ccome se dotati di corposità. E rendendomi conto, ancora una volta, come la lettura di questi romanzi sia stata magnifica, confortante e confortevole, questo senso d'abbandono che aleggerà sono certa per un po' di tempo è vero: Lina e Lenù sono state due donne forti, coraggiose, ambiziose, diversa da altre eroine che in maniera completamente diversa hanno suscitato il mio interesse. 

Titolo: Storia della bambina perduta
Autore: Elena Ferrante
Casa editrice: E/O
Prezzo: 19, 50 €
N° di pagine: 451
Trama: "Storia della bambina perduta" è il quarto e ultimo volume dell' Amica geniale". Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena ( o Lenù ) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e "rinascite". Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata , ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di impenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinate e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione ( cosa che la porterà tra l'altro allo scontro con i potenti fratelli Solara). Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s'incontrano, s'influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano. Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell'altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del loro legame d'amicizia. Intanto la storia d'Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare …

La recensione:

Dovrei scrivere come lei parla, lasciare voragini, costruire ponti e non finirli, costringere il lettore a fissare la corrente.

Ho ripensato molto a ciò che avrei voluto scrivere, a ciò che le mie agili dita avrbbero dovuto digitare sulla tastiera di un vecchio computer, ora che inesorabilmente mi sono avvicinata alla fine, ora che porto addosso un fardello che mi ha costretta alla malinconia, all'insoddisfazione, sorretto da ore e ore di lettura appassionata ed emozionante. E' tutto vero, anche se certi eventi non accadono poi così spesso; deve essere stato parecchio tempo fa che personaggi che in una manciata di pagine erano divenute persone, erano andate lontano da me trascinandosi dietro una scia di solitudine, il forte e aspro sapore dell'abbandono.
Ma che cosa si può fare? O, per meglio dire, che cosa potrei fare se non tornarmene nel mio santuario magico, alla vita di sempre. Dovevo pensarci molto prima che decidessi di imbarcarmi in un viaggio repentino, ma violento e scabroso, in una Napoli schiava di innumerevoli vicissitudini, confidando che il male ricevuto e offerto cessasse nel momento in cui era stato propinato. Una volta Lenù mi aveva confessato che la scrittura, la cultura, il suo desiderio di sentirsi libera, l'avrebbe allontanata dalla miseria, dalla povertà, dalle razzie sociali; sono rimasta per ore e ore sotto i suoi occhi e ciò non ha fatto altro che intestardirmi a desiderare qualcos'altro, di provare ad avere quel giusto riscatto che avrebbe reso Lila e Lenù finalmente redente. E' accaduto tutto questo?
L'epilogo di questo quarto volume propone una certa idea di quella che è l'età matura. La Ferrante evidenzia una certa differenza fra i diversi tempi e proprone quasi silenziosamente un patto con il lettore in cui dovrà accordarsi se accompagnare o meno, ancora una volta, le nostre due eroine, dinanzi al cammino dell'arrivederci.
Temevo che sarei giunta a questo momento, ma non dovrei lamentarmi. Sotto sotto, penso che sia stata la decisione migliore… sebbene salutarle non sia stato per niente facile, anche se nessuno mi abbia messo fretta, anche se avrei potuto prolungare la mia permanenza in loro compagnia. Ma come del resto ogni qualvolta leggo qualche romanzo, una certa determinazione mi spinse a continuare, rivelatasi nel profondo come la scelta migliore di questi esseri per nulla miti che avevo scelto. La volontà di sottomettermi al flusso sinuoso, accattivante della prosa semplice, ed asciutta della Ferrante è stata più forte di quel che credevo, la sostanza alla natura delle vicende, il sentimento come moto di agire o vivere. Inclinazioni, tendenze, abitudini, il tutto come foglie morte nel vento tirannico degli eventi nel predominio immaginativo dell'autrice.
Questo quarto volume giunse e passò silenziosamente, nonostante ci siano stati diversi fattori che me lo hanno annunciato. Lo scricciolio delle anime di ognuno, lo strano prodotto di un amicizia che perpetua nel tempo, la figura invisibile dell'autrice che mi ha accompagnata in questa straordinaria avventura con un impeto di gioia che si spense solo quando mi sospinse con sguardo innaturale all'epilogo.
Non mi sono state del tutto chiare le sue intenzioni, nel momento in cui mi ci fiondai fra le sue pagine. e mi scoprii a fare delle congetture sulla faccenda come avrei potuto sentirli ancora come mie. Pagina dopo pagina, avevo consegnato la mia anima, con estrema naturalezza a qualunque essere, persona o cosa, e la gioia al pensiero che finalmente anch'io avevo considerato queste figure come persone in carne e ossa riconobbi le mie intenzioni di non volermi separare da loro per nulla al mondo, anche se in questo riconoscimento mi spingeva lontano ad arrogarmi il diritto di salutarle.
Certo, capisco quali siano state le ragioni! Si avverte un ritorno al passato, con una certa frequenza, un forte senso di abbandono e malessere, una coltre spessa di riservatezza e inettitudine che per qualche pagina li ha indotti a restare a guardare, dinanzi alla finestra virtuale del mondo, come qualcosa di nascosto dentro le vene che non ha un nome ma aspetta in agguato. Si tratta di qualcosa che ha a che fare con  l'idea di raccaparrarsi di qualcosa che non è più propriamente loro? In un certo senso si, ed è stato in questo lunedì mattina che a stento ne comprendo ancora appieno il significato.
Di fronte al luogo in cui sono stata portata persiste una confluenza di molte acque, fiumi vividi che scorrono copiosi senza la loro completa volontà, la piena della vita che come un torrente li invade, li spazza via, qualunque rimasuglio di rimorso, ripensamento o remora del passato, lasciando solo il nostro cuore che si dibatte furiosamente nella gabbia toracica. Ed è così che anche questo quarto e ultimo volume, oltre a sancire la nostra reciproca lontananza, rappresenta anche con una certa solidità una vertiginosa passerella fra un mondo e un altro. Uno spettacolo che osservarlo è stato davvero bellissimo ed inevitabile, in cui ti trascina dinanzi al suo asse e, facendoci scivolare e poi fagocitare al suo interno, ci rende un tutt'uno con esso. Abbandonandoci a questo strano vagabondare, separandoci poi con una certa remore e vivendo lontani.
Valutazione d'inchiostro: 4

6 commenti:

  1. Ciao Gresi, mi fa piacere che anche tu abbia potuto leggere e apprezzare questa saga! Non ho letto altro dell'autrice, ma prima o poi mi piacerebbe farlo :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Ariel! Io presto leggerò altro di suo ☺ La Ferrante oramai è divenuta per me una garanzia ☺

      Elimina
  2. Seppur non sia una lettura che desidero effettuare i tuoi post sono sempre ispiratori, complimenti!

    RispondiElimina
  3. Ciao Gresi anche a me la saga della Ferrante ha stregato! Ho letto però solo il primo volume in occasione della serie TV, tu l'hai vista? Ti è piaciuta? Io ho preferito di più il libro. Baci Rosa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, Rosa! Si, ho anche io visto la serie TV e devo dire che se non fosse stato per la trasposizione cinematografica non penso avrei letto la saga... Adesso che è tutto finito però rimpiango solo il fatto di non averlo fatto prima. Ma, come dico sempre io, meglio tardi che mai ☺☺

      Elimina