martedì 8 maggio 2018

Una voce fra le soglie del tempo: John Fante

8 Maggio 1983, trentacinque anni fa. Si riassume in forma semplice e concisa la morte del grande scrittore americano John Fante, della sua produzione artistica letteraria, della sua passione per la lettura e la scrittura, con cui non ho ancora avuto un rapporto diretto ma le cui gesta sono un eco contro anfratti e paradossi bui. John Fante, la cui produzione artistica non è varia ma ben concentrata ha scritto molte cose interessanti sull'arte. Ha egregiamente racchiuso nel palmo di una mano tutte le incongruenze, le discrepanze di una società che si avvia sempre più nel bel mezzo del lastrico, descrivendo le contraddizioni che ci contraddicono e diversificano dagli altri. La sua fu una vita "sopra le righe", una vita turbolenta, segnata dall'irrequietezza e dalla precarietà del tempo, figlio di un epoca che talvolta non lo accettava. Il suo alter ego americano fu Arturo Bandini, protagonista di molti suoi romanzi in cui rimarcava le sue origini nei dialoghi, raccontando inoltre con un certo realismo la vita degli emigrati italiani del primo Novecento. 
Descrivere spaccati di realtà, in cui non si dà tanto peso alla storia quanto ai risvolti interiori dei personaggi, è un buon metodo per poter riversare tutte le angosce e le paure racchiuse come in uno scrigno.
La scrittura, a questo proposito, fu la sua ancora di salvezza. Lo cambiò letteralmente, lo rivoltò come un guanto; gli permise di capire che senza non avrebbe più potuto respirare, piuttosto vedere orizzonti invisibili.
Ci si sentiva vivo solo quando si sedeva dinanzi alla sua scrivania e battere a macchina. E così pian piano, divenne un grande artista a dispetto di ogni cosa. E se John Fante non fosse divenuto un grande artista poco importava. Il suo obiettivo di riflettere la realtà scabrosa che visse sulla sua pelle e vide con i suoi occhi è stato un ispirazione per quella società americana di inizio 1900. Penso sia giusto per uomo essere, prima di ogni cosa, un uomo. Un essere umano. John Fante fu, prima di tutto, un uomo. E sebbene al centro del suo lavoro ci fu una certa produzione, una produzione non sempre acclamata e apprezzata, la sua produzione è un chiaro esempio che chi desiderasse cimentarsi nelle letture dei suoi romanzi debba per prima cosa interpretare l'arte astratta, quella umana e non intellettuale. Se non si capisce appieno l'arte che nasce dall'amore, dalla passione, dal dolore, non si capirà mai niente.

4 commenti:

  1. Non conoscevo quest'autore, Gresi, grazie per avermelo fatto conoscere! :-)

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    1. Grazie a te! Nemmeno io lo conosco ancora bene, ma presto desidero approfondire la sua produzione artistica ☺

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  2. Anche io conosco Fante solo di fama, ma non ho ancora letto nulla di suo.

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