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domenica, novembre 09, 2025

Amori di carta: Marcel Proust

Se un libro ha il potere di essere considerato un classico della letteratura, ricordato dai più come il capolavoro per eccellenza, il fondamento su cui ruota l’intera letteratura – per meglio dire, le basi per cui sono consolidate l’arte della scrittura -, se un romanzo è tutto questo, alla mente e al cuore, alla mente e ai sentimenti più profondi sul mondo, allo scrivere alla fine un parere – soggettivo o non -, che abbia un senso comune è un’impresa davvero ardua. Forse questa recensione non avrà un senso compiuto, perché niente e nessuno mi dà quelle particolari competenze utili a parlare di un gigante della letteratura come Proust.

Ma, in qualche modo, ci tenevo a parlarne perché, nonostante sia trascorso qualche giorno dalla sua intensissima lettura, l’abitudine di affiancare un uomo come Swann è divenuta, in quasi un mese, una malattia che mi ha indotta a farmi soffrire perché così intrappolato in una volta celeste che mi ha risucchiata, e con difficoltà lasciato andare. Poiché rappresa in una muta attenzione che non turba alcun fattore esterno. Nonostante la complessità dei temi trattati, c’è un sentimento così vero, e il rispetto e la semplicità dell’interpretazione, la bellezza e la delicatezza di certi suoni in cui la stessa parola scritta acquisisce magia. Con garbo, cura e attenzione mi sono così trovata ad affrontare questo bellissimo viaggio, una continua ricerca della Verità e del piacere di scrivere, quasi con una certa inclinazione alla vita, che smorza qualunque tentativo negativo, qualunque intento crudele donando dolcezza alla bontà, malinconia alla tenerezza.

venerdì, settembre 12, 2025

Gocce d'inchiostro: Suite francese - Irène Némirovsky

Un riflesso pervinca e argento ha sfiorato le strade, i parapetti lungo la senna, le torri di Notre Dame, in uno scenario fantastico, quasi surreale, costellato da momenti di angoscia, voci lente e rauche intonate da qualcosa di grosso e potente. Parigi ha avuto in tutto questo uno scenario luminoso ma angosciante, con i suoi profumi dolci, gli ippocastani in fiore, e nell'aria o nel silenzio un angoscia tattile.
Un posto in cui è stato possibile sentire palpitare l'anima di un paese che si affanna a rincorrere la beatitudine eterna, rughe che ricordano uomini e donne che si affannano ad amare sempre più il suolo con cui si è cresciuti. E in mezzo a tutto questo il brivido religioso di un anima, la cui voce è sprigionata dalla solitudine, dalle tenebre, che sovrasta ogni cosa e che con romanticismo e drammaticità condivide ciò che la sua coscienza si portava addosso.

Titolo: Suite francese
Autore: Irene Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12, 90 €
N° di pagine: 415
Trama: Nei mesi che precedettero il suo arresto e la deportazione ad Auschwitz, Irène Nèmirovsky compose febbrilmente i primi due romanzi di una grande "sinfonia in cinque movimenti" che doveva narrare, quasi in presa diretta, il destino di una nazione, la Francia, sotto l'occupazione nazista.

sabato, giugno 28, 2025

Gocce d'inchiostro: La donna di Gilles - Madeleine Bourdouxhe

Ci sono libri che ti si pongono dinanzi senza alcun motivo. Li vedi brillare, adornati di quelle coste splendidi, luminose, scintillanti, già tanto che stringerai una copia e te la porterai a casa. E, poi, dopo averlo riposto sullo scaffale, quasi lo si dimentica. La coscienza, mi dice, mentre ripongo queste poche righe, che ci sono delle volte in cui siamo davvero davvero stupidi. E lo sono anche io, che di libri ne leggo a bizzeffe ma che quando mi imbatto dinanzi al capolavoro non ne capisco la parvenza. Non vedo la sua mirabile essenza. Ma nel momento in cui accade, una debole luce scende e attornia il mio animo. Ora diviene tutto chiaro. La bellezza di un sogno assopito dal tempo che si ridesta mediante la vocina interiore della mia coscienza, sussulta come Giles quando vede la sua bella Elisa, rammollita, stordita da un ondata di forte tenerezza. Così mi sono sentita nel leggere questo indimenticabile, bellissimo romanzo, immersa nel languore di una giornata banalissima e tranquillissima, in cui il desiderio palpabile, tattili mutano a seconda del tempo. Il silenzio tutt’attorno era così grave, pesante, penetrante, così intollerabile in cui ho visto srotolarsi il mondo famigliare, quello degli affetti di una ragazza la cui vita sarà rovesciata da un fatto indicibile e inaccettabile, la cui massa esile e invisibile scivola addosso come sabbia fine.
Come l’acqua di un rubinetto gocciolato in continuazione, con la prepotenza di una bufera che inevitabilmente si è abbattuta su di me.
Titolo: La donna di Gilles
Autore: Madeleine Bourdouxhe
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 148
Trama: Elisa vorrebbe solo una cosa: annullarsi in Gilles. Vivere per e attraverso Gilles, non essere altro che sua moglie. Preparargli la cena, guardarlo mangiare, guardare i suoi occhi, la sua bocca, i suoi capelli. Ma il giorno in cui Elisa capisce che Gilles, suo marito, è diventato l’amante di sua sorella, tutto crolla attorno a lei. Eppure sceglie di tacere, di sorridere, di sopportare in silenzio l’indifferenza di Gilles, perfino che Gilles le parli del suo amore per l’altra, della sua gelosia.

venerdì, giugno 20, 2025

Gocce d'inchiostro: Il malinteso e La commedia borghese - Irène Némirovsky

Ho nutrito un certo amore per Irène Nèmirovsky sin dal primo momento in cui conobbi lei e il suo splendido Suite francese. Seppur doloroso, drammatico, denso di quel tipo di malinconia che a me piace tanto, che mi colpì così tanto da desiderare nell’immediato leggere qualcos’altro di suo. Quando ti appassioni così tanto a qualcosa o qualcuno credo sia necessario alimentare questo interesse, e l’unico modo in questo caso era quello di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Se fosse postuma o meno, sarebbe stato un altro paio di maniche.. Eppure, approcciarmi a lei e ai suoi romanzi, ogni qualvolta, mi rende soddisfatta, completa, compresa, poiché le storie che mi sono state raccontate si attengono ad uno schema preciso che definisce l’autrice come una poetessa francese. Perlomeno io la definisco così.
Da dove deriva questa mia devozione, francamente non lo so. Me lo sono chiesta quando la conobbi, nel mentre la conoscevo maggiormente, anche adesso che il mio percorso lentamente si conclude, sebbene ogni romanzo è un tassello diverso dall’altro. Un frammento della sua anima che una volta catturato, riversato in pagine bianche, cela dietro intere generazioni di famiglie, ebrei, donne o bambini nati o deportati nel fronte francese che è forse da qui, da questo forte slancio a voler parlare di loro, di lei, che l’ho amata, la amo così intensamente. Impossibile non volerle bene, non capirla, né frequentarla. E come dimostranza, ecco due racconti belli, brevi e profondi che si interrogano sull’irrazionalità dell’uomo, sul suo essere perennemente insoddisfatto, la rabbia associata da qualcosa che forse non tornerà mai più. Così facile sospettare le sue crudeltà, le sue sofferenze, i suoi drammi, quando per l’ennesima volta le sue parole sono arrivate dritte al mio cuore.
Titolo: Il malinteso
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 E
N° di pagine: 190
Trama: “L’amore, mia cara,è un sentimento di lusso!”, questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto ( e che dalla vita ha imparato una grande lezione: “Dare pochissimo e pretendere ancora meno” ) alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell’aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l’uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre “piene e dorate” sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d’amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui “c’erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente”) a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica.

lunedì, maggio 19, 2025

Gocce d'inchiostro: Il calore del sangue - Irène Némirovsky

Scorsero rapidamente le pagine di questo piccolo ma bellissimo romanzo, alla luce fioca di un abajour, in un primo momento in cui sembrava non essercene bisogno. Bisogno? Assolutamente si. Fino ad ora sono rimasta sorpresa, colpita, attanagliata dalla potenza di certe emozioni, certe sensazioni difficili da gestire e non prive di conseguenze: innumerevoli sono stati i prezzi da pagare. Ma adesso non è il momento di parlare di questo. Ora è il momento di parlare dell’ennesima straordinaria, emozionante lettura di questo appena iniziato 2020. Leggere, fermarmi anche solo per riflettere, se non per riporre i miei pensieri al riguardo, è stato davvero impossibile. Ma le parole si combinano in forme che acquistano poi un certo significato. Quale? Sono stata meno di ventiquattro ore con la Nèmirovsky, ma molto più vicina di quel che credevo. Della sua tragica e drammatica esperienza, a parte lei stessa, ha avuto un mucchio di tempo per studiare ciò che la circondava. Poiché nel lungo e pallido cammino intrapreso non c’è nulla da criticare che una scrittura intensa e incisiva non potesse non nascondere e che, non ho potuto non ricordare e rievocare con la precisione di un pittore, con l’eccitata e meticolosa esperienza di un amante di figure geometriche, poiché in compagnia di una donna che ha stimolato in me la sua presenza e che io non ho potuto non assorbire.
Nulla di quell’ampia e spessa patina di sentimenti, contraddizioni sulla quale, pagina dopo pagina, si imprimerà il sigillo della sua dirompente forza evolutiva, nulla della sua singolare configurazione come donna, moglie, madre, scrittrice che il mio cuore custodisce da tempo. Ricorda. Pondera.

Titolo: Il calore del sangue
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 155
Trama: "Ci sono romanzi brevi più densi di emozioni e di vicende di certi romanzoni da ottocento pagine e passa. Ed è esattamente il caso di “Il calore del sangue”. Questa volta Irène Nèmirovsky punta il suo obiettivo non già sul milieu dell’alta borghesia ebraica in cui è cresciuta, né su quello dei ghetti dell’Europa orientale, bensì sul piccolo, angusto, gretto mondo della provincia francese. Il quadro è, in apparenza, di quieta, finanche un po’ scialba agiatezza campagnola: la figlia di due ricchi proprietari terrieri che sta per sposare l’erede di un’altra famiglia in tutto e per tutto simile, un bravo ragazzo, come si dice, innamorato e devoto. Eppure bastano poche note stridenti ( che l’autrice è abilissima a insinuare fin dalle prime pagine ) per farci intuire che dietro la compatta, liscia superficie di perfetta felicità agreste – in cui sembra che ogni sentimento si sia come pietrificato – si spalancano voragini inospettate: nessuno, insomma, è al riparo dalla passione, dalla violenza, persino dal delitto, quando è spinto e travolto dal “calore del sangue”.

domenica, maggio 11, 2025

Gocce d'inchiostro: Mirador. Irène Nèmirovsky, mia madre - Elisabeth Gille

Non credo svanirà mai il mio amore per gli autori cui tengo particolarmente. Non credo che le librerie strapiene che arredano la mia stanza, che fungono da santuario magico, non dimostrano come in anni e anni di letture, spericolati viaggi, escursioni nel cuore più profondo degli abissi, caterve di libri di autori che amo, ho amato e amerò per il resto della mia esistenza. Le mie ancore di salvezza, nonostante un po’ invecchiati negli anni, ma senza dubbio ancora bellissimi, affascinanti, ammalianti, anche se obiettivamente con quella particolare luce che sprigionavano i loro romanzi, ogniqualvolta mi siedo sulla poltrona ed apro un loro libro. Con i miei autori preferiti non mi preoccupo di niente, solo di dove questa volta sarei capitata. Ma con Irene Nemirovsky i miei spericolati viaggi mi hanno sempre indirizzata in luoghi che mi è sembrato di assistere, toccare. Con una moltitudine di ricordi, squarci di vita lontana, passata in cui chiunque può riconoscersi, riconoscere il tono pacato di chi l’ha scritto, l’anima dilianiata e in tumulto. Mirador è, come sostiene la stessa autrice, Elisabeth Gille, nonché figlia dell’autrice, una memoria sognata, una dolce rimembranza in cui l’etenità ha compiuto un lungo viaggio e rievocato l’irrevocabile. Osservando l’esperienza personale della Nemirovsky come discostando una tenda invisibile, rapiti dalla vertigine della distanza che mediante scrittura smorzano gli effetti di un passato violato e irrecuperabile.

 

Titolo: Mirador, Irene Nemirovsky, mia madre
Autore: Elisabeth Gille
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 360
Trama: “Mirador” non è una semplice biogradia di Irène Nèmirovsky. È la scrittrice stessa che, attraverso la voce della figlia, Elisabeth Gille, ci racconta in prima persona di sé e della propria vita. E rievoca con accenti intimi e originali la Russia lacerata e suggestiva dell’infanzia e dell’adolescenza. Poi, dopo l’elisilio seguito alla Rivoluzione d’Ottobre, sono la Francia e Parigi lo scenario in cui Irene spicca il volo e diventa famosa. Infine la provincia francese è il teatro che vede svolgersi l’ultimo atto della sua esistenza, che è anche l’ultimo atto di una borghesia colta ma incapace di cogliere i segni premonitori della tragedia che si sta abbattendo sull’Europa e che troppo tardi si accorge della furia che travolgerà milioni di persone, come la stessa Irène, deportata nel 1942 ad Auschwitz, dove morì di tifo un mese dopo.

venerdì, febbraio 28, 2025

Gocce d'inchiostro: Re di un'ora - Iréne Némirovsky

Un paio di anni fa, sugli scaffali di una libreria zeppa e colorata, una delle librerie più vicine della mia città, scovai un romanzo di Irène Némirovsky. Un testo dalla copertina dolciastra come i cuori che avrebbero dovuto abbellire uno scenario amorfo e bisognoso di nutrimento, il cui titolo Due stanziava ai bordi di una storia che, ricordo, dopo che lo portai a casa, lo divorai in meno di niente. La sua autrice, nel giro di qualche settimana, era divenuta quel vascello, quella piccola isola felice in cui immergermi e da cui questa intrusione nel suo splendido mondo, necessitava di essere ripetuto. Da quell’anno, Irène Némirovsky divenne quella piccola isola felice in cui potei rifugiarmi, nel tempo, quando più mi piace, e, recentemente, con una raccolta di racconti che ignoravo esistesse. Eppure necessari perché da questi testi, questi piccoli soffi di un cuore pulsante e pregno di romanticismo, ho potuto poi fare testo mediante il coinvolgimento culturale di altri testi, la conoscenza di altri autori. Eppure Re di un ora è la prova scientifica, o, per esagerare, sentimentale, di un cuore che è alla continua ricerca di attenzioni, quelle nobili cure che solo un’artista, una nobile e austera sfinge come l’autrice, nel giro di qualche minuto, raccogliesse nel palmo delle sue piccole mani queste ipotesi.


Titolo: Re di un’ora

Autore: Iréne Nèmirovsky

Casa editrice: Ares

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 152

Trama: Con questa raccolta di testi inediti torna l’acclamata autrice di Il ballo e David Golder. Nel volume, in esclusiva in Italia, lo sconvolgente capitolo ritrovato di "Suite francese", il romanzo che nel 2004 strappò la scrittrice dall’oblio dopo la morte ad Auschwitz. Racconti, appunti, bozze, critiche teatrali, il confronto-scontro fra teatro e cinema e lo spietato saggio su una delle figure centrali della sua opera, quella degli effimeri «re di una notte», gli alchimisti di Levante, capaci di trasformare ogni affare in oro e subito dopo in polvere.

giovedì, dicembre 26, 2024

Gocce d'inchiostro: Jean Santeuil - Marcel Proust

Sono i classici il mio mondo? Nella spinta irrequieta e improvvisa verso un’idea tutta materiale di libertà individuale, in cui il respiro di autori sostanzialmente morti si unisce al mio, ho sempre visto i classici come un mondo bellissimo e segreto che non coinvolge nè concerne chiunque. Ho avuto timore anche io, lo confesso, tanti anni fa, quando di questa tipologia di testi non volevo nemmeno sentir parlare. Eliminando ogni occasione, ogni opportunità per accrescere il mio desiderio di entrarvi, restarci, mediante la poesia, la bellezza di una storia che vibra non solo di simbolismi ma di vita. Ritratto della stessa.

Ma come nella vita, anche con i libri si nasce e si vive, si muore oramai senza particolari cerimonie, senza che un elemento predominante marchi le tappe del nostro essere in questo mondo. L’arrivo di un figlio, checchè si tratti di carta o di pelle e ossa, non comporta alcun atto di riflessione, solo la denuncia alla comunità intera. Le giovani anime che abbracciano la scrittura, di questi tempi, ce ne sono fin troppo poche, perlomeno quelle che riescono a realizzare o estrapolare da un testo qualcosa di più vicino a una frase. Ma all’inizio è quella nascita, quel concepimento a cambiare. La presa di coscienza su un mondo che non è più solo nostro, quanto oggetto di condivisione. Vissuta con consapevolezza e le turbolenze della natura che coincisero con quelle del cuore, Marcel Proust scrisse questo testo anticipando quella che sarà quel magnifico capolavoro della Recherche. La semplicità del cuore, il conforto di un luogo domestico dall’immaginazione entra in contatto con la realtà, conferiscono sentimenti tipici in cui la dolcezza è intrinseca a quella della vita.


Titolo: Jean Santeuil

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Edizioni Theoria

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 801

Trama: Apparso in Francia nel 1952 (a trent'anni dalla morte dell'autore), grazie al ritrovamento del manoscritto, Jean Santeuil è il primo romanzo, rimasto incompiuto, del più grande narratore del Novecento: Marcel Proust. Scritto a partire dal 1895, è stato considerato, a parere della critica, il miglior documento per comprendere le ragioni primordiali di quella che diventerà poi l'opera per eccellenza: Alla ricerca del tempo perduto. Ma Jean Santeuil è anche un romanzo autonomo - disseminato di elementi autobiografici che molto ci fanno scoprire della vita del giovane Marcel -, con tutte le qualità che attribuiamo ai libri di uno scrittore di grande talento: stile unico e inconfondibile; capacità di costruzione; visione del mondo. Dopo la traduzione di Franco Fortini, in Italia il romanzo è stato colpevolmente dimenticato. Ora, finalmente, grazie a questa nuova traduzione, firmata da Salvatore Santarelli, possiamo tornare a leggere una delle opere più originali della storia del romanzo moderno. Da Proust, dalla lettura di ogni sua pagina, non si può prescindere. Egli è uno di quei rarissimi scrittori capaci di modificare la nostra stessa sensibilità.

mercoledì, dicembre 18, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. Il tempo ritrovato - Marcel Proust

Non credevo possibile questo momento.. ho una leggera nausea ad ammettere che dopo non ci sarà più niente. Nulla sarà più come prima… o forse no?!? Di una cosa però sono certa. Questo non sarà quel punto finale alla fine di un paragrafo, la fine di un inizio splendido e memorabile, una piacevolissima esperienza che mi ha indotta a rinascere, a comprendere a fondo, che non dimenticherò tanto facilmente. Quanto inizio. Il preludio di tante cose. Tante nuove esperienze, nuove sfide personali e non, inerenti o meno alla lettura, che generalmente solo i libri o la buona letteratura sanno regalarci così bene. Non scovando però sempre la medesima manfrina, quanto provocando un processo naturale di esistenza, segreti dell’universo che sono a me e solo a me rivolti. Qualche giorno prima di Natale, una manciata di settimane si concluda l’anno, cala il sipario su uno scenario familiare, strepitoso, metafisico, surreale, magico che ha avuto a che fare con la concezione di anima che generalmente mi piace attribuire a questo tipo di letture. Quasi una specie di terapia, che niente e nessuno aveva elargito. Una magia che nonostante non avverta più così intensamente da qualche mese, ha funto da cura, da espediente alla mia controculturale spirituale mossa a libertà assoluta.

Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. Il tempo ritrovato

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 11, 50 €

N° di pagine: 217

Trama: Capitolo conclusivo della «Recherche», «Il Tempo ritrovato» (1927) getta sull'intera opera una luce retrospettiva che dà senso e valore a tutti gli episodi narrati, anche a quelli che potrebbero sembrare "tempo sprecato". In una Parigi e in una Combray che non sfuggono alla distruzione bellica, il Narratore compie le esperienze decisive, fino a scoprire, grazie a una semplice pietra sconnessa, il ruolo fondamentale delle memorie involontarie e, con esso, la propria vocazione letteraria: la narrazione torna così a chiudersi sul proprio inizio, celebrando la vittoria dell'arte sul Tempo e sulla morte.

martedì, dicembre 10, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. Albertine scomparsa - Marcel Proust

Di dolore, di una serie di circostanze nefaste, funeste, reminiscenze in cui si recupera la vita stessa nella sua splendida rievocazione, di intermittenze involontarie compresse in componimenti letterari che provengono non solo dall’esterno ma anche da noi, la Ricerca ne è zeppa. Sentimenti forti e inviolabili come, l’infelicità, la tragicità, adornano le nostre fragili membra, alterano ogni cosa, persino la materia con cui è costituito questo bellissimo compendio, e come mediante dolore sia possibile conoscere il mistero, il lato più oscuro in cui i ricordi sembravano susseguirsi l’uno con l’altro. Esaltando, esprimendoli mediante la solitudine, la bellezza di elementi principali che governano l’universo proustiano, in conflitti rigidi e flessibili che possano lasciare libero spazio a metamorfosi dissipate e disperse.


Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. Albertine scomparsa

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 11 €

N° di pagine: 336

Trama: Giudicato da Proust stesso «ciò che ho scritto di meglio», "Albertine scomparsa" (1925) chiude il dittico della ragazza di Balbec narrando il lutto del Narratore per la sua morte e il lento trascolorare della sofferenza nell'oblio, sullo sfondo di una Venezia insieme immaginata, rievocata e reale. Ispirato a un episodio autobiografico e permeato più di tutti di un potente erotismo, il penultimo libro della "Recherche" permette all'autore di approfondire il registro tragico dell'opera, indagando in profondità il dolore del mondo e dando il via a un percorso di autoanalisi che ha pochi eguali nella storia della letteratura.

lunedì, dicembre 02, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. La prigioniera - Marcel Proust

Ora non mi importa sapere cosa avrebbe comportato spendere un certo lasso di tempo fra le sue pagine. Se, quando decisi di inoltrarmi lungo questo cammino, sarei stata consapevole della durata, di quei momenti in cui la mia coscienza si dibatteva con la realtà circostante, e cinicamente assimilando il tutto non volgendo le spalle a niente e nessuno, quanto lavando via i << veleni >> del mondo. Certo che lo sapevo! Secondo me quello della Ricerca non è quel genere di lettura a cui bisogna avvicinarsi con timore, perché di timore o paura non infligge. Quanto reverenza. Non poche volte ho creduto di non esserne in grado, di non poter capire, o addirittura, se avessi potuto galleggiare in questo mare dal fondale irto di scogli taglienti, trasformando ben presto ogni cosa in oro colato. A quasi un anno di distanza posso asserire sia stato così, i cui timori reverenziali riservati all’inizio sono poi lentamente scomparsi. Assemblati da altro, pronta a vivere sulla pelle un sogno che lentamente stava per avviarsi alla sua conclusione.


Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. La prigioniera

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 15 €

N° di pagine: 464

Trama: Quasi come in una tragedia classica, nel quinto libro della Recherche tutta l'azione si concentra attorno a due soli protagonisti, il Narratore e Albertine, in uno scenario di tempo e luogo – un appartamento borghese parigino – ben delimitato. Predomina quindi l'introspezione psicologica, la descrizione dell'amore, un amore quasi patologico, fatto di sofferenza e gelosia. "La Prigioniera" (1923) si configura come una grandiosa indagine sul sentimento erotico che demolisce miti e stereotipi romantici e ne inaugura una concezione moderna.

domenica, novembre 24, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. Sodoma e Gomorra - Marcel Proust

L’anima, quella creatura evanescente che in questo splendido viaggio non ha avuto alcun colore fittizio, nonostante il nutrito bilancio di ricchezze letterarie, è costituito da un corollario di immagini che a distanza di questo arco temporale vibrano ancora di magia. Alla memoria di un individuo come tanti, ricordare per intero sette volumi è un’impresa alquanto ardua, seppur tali disturbi della memoria la Ricerca ne è zeppa, ma a cui sono legate le intermittenze del cuore. In cui il ricordo diviene sempre più forte perché è incentivato dal dolore e dal sentimento, che regna sovrano su ogni cosa, conferendo non solo bellezza ma anche magnificenza.

Questo quarto volume, non toglie niente al resto dei suoi predecessori, i quali si sovrapposero alla mia vita affinché quel giorno in cui ogni cosa sarebbe svanita l’arte avrebbe prolungato ogni cosa. Promulgato il ricordo, il sentimento, l’amore riservato ad ogni singola pagina come testimonianza di fissare un elemento, comporre un compendio sottilissimo in cui inconsapevolmente si aspira all’eternità.


Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. Sodoma e Gomorra

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 12, 50 €

N° di pagine: 584

Trama: Ultimo volume della «Recherche» pubblicato da Proust in vita, tra maggio 1921 e aprile 1922, «Sodoma e Gomorra» è il libro più costruito e al tempo stesso libero, arioso e inventivo dell'opera, «il più ricco in fatti psicologici e romanzeschi» secondo lo stesso autore. A primeggiare è la figura di Charlus, una delle più grandi creazioni dell'universo proustiano, insieme al personaggio di Albertine, entrambi protagonisti di episodi erotici a sfondo omosessuale. Ma «Sodoma» contiene anche uno dei momenti più alti, vibranti e commoventi della «Recherche»: la scoperta, da parte del Narratore, delle celebri "intermittenze del cuore".

sabato, novembre 16, 2024

Gocce d'inchiostro: Alla ricerca del tempo perduto. La parte di Guermantes - Marcel Proust

Avendo avviato il processo della lettura della Ricerca da qualche tempo, l’idea di non proseguire, lasciare a metà la lettura di un capolavoro come questo fu a dir poco impensabile. E con ciò qualunque idea malsana di rimandare la sua lettura. La stessa lettura - o viaggio, a seconda di come si vuol indicare questo straordinario cosmo, non è stata così inaccessibile come mi avevano detto. Questo timore reverenziale che si associava alla semplice idea di cimentarsi in un'avventura come questa, non è stata per me così terribile come dicono. Quanto una sorpresa continua. Difficile, ostica, intricata ma una filosofia di vita che ho professato nel giro di undici mesi, fondata dal desiderio di un uomo di comprendere i meccanismi del Tempo, dell’amore e del suo Io.

Titolo: Alla ricerca del tempo perduto. La parte di Guermantes

Autore: Marcel Proust

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 13 €

N° di pagine: 672

Trama: Ne "La parte di Guermantes", edito tra il 1920 e il 1921, il Narratore fa il proprio ingresso nel "bel mondo" che, con i suoi riti e i suoi miti, le soirée, i pranzi, i palchi all'Opéra, occupa tanta parte del libro. È la storia di un disinganno, quello della snobistica attrazione per l'aristocrazia; un lungo, rarefatto racconto capace di esaltare la "poesia perduta" della nobiltà e svelarne insieme la sterile frivolezza. Ma anche di approdare, soprattutto grazie al personaggio del barone di Charlus che introduce in maniera vibrante il tema erotico, a una dimensione che trascende la mondanità per giungere a profonde rivelazioni esistenziali.

venerdì, novembre 08, 2024

Gocce d'inchiostro: Viaggio al termine della notte - Louis Ferdinand Céline

Non fosse stato per il mio amore indissolubile per i classici, quell’insaziabile sete di curiosità che delle volte mi fa pagare il suo caro prezzo, non credo avrei letto e conosciuto una mastodontica opera come questa, nessuna di quelle fatiche ercolani intraprese e che mi vide impelagata per due settimane, sul finire del mese di settembre. Fatiche che, pur quanto abbia tentato di non lasciarmi trasportare dai sentimenti, è stato davvero difficile da comprendere. Non lasciarsi fagocitare dal sapore di una storia che ha tanto di oscuro, amaro, in cui la brutalità di uno scontro bellico esorbitante, come quello della Prima guerra mondiale, si mostrò esattamente per com’è: crudele, sverginata, irrimediabilmente oscena. E chi si approccia, chi decide di imbarcarsi in questa folle avventura, - non mi riferisco solo a chi legge, ma anche a quelle povere vittime che parteciparono in prima persona -, dovette fare poi i conti con ogni cosa. L’egoismo, la crudeltà, la paura, alimentando e dimostrando come innegabilmente si trattava di elementi che poggiano su una struttura ferrea, d’acciaio o di platino, ma abbastanza durevoli, di cui Celine fece testo mediante una riflessione sul senso della vita. Rendendosi conto come, analizzando ogni cosa, sarebbe stato possibile comprendere chi siamo. Nella solitudine del cuore, seppur si tenti di avanzare in luoghi da cui sembra impossibile uscirne, dona un’immagine cruda e vera della realtà. Inoltrandosi e perdendoci in un viaggio che ha a che fare con l’anima, con l’idea che la notte, così bella ed eterna, possa garantire qualcosa che solo la morte potrà conferire.


Titolo: Viaggio al termine della notte

Autore: Louis Ferdinand Céline

Casa editrice: Corbaccio

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 564

Trama: A novant'anni dalla sua pubblicazione e a oltre sessanta dalla morte dell'autore, Viaggio al termine della notte si impone come il romanzo che ha saputo meglio capire e rappresentare il Novecento, illuminandone con provocatoria originalità espressiva gli aspetti fondamentali. «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è. L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Totalmente nuovo nel panorama francese ed europeo è stato poi il modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha saputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo. Oggi il Viaggio, nella traduzione ormai classica di Ernesto Ferrero, scrittore particolarmente attento al «colore» dei linguaggi, si offre a nuove generazioni di lettori con l'intatta freschezza di un «classico» che non finisce di stupire per la sua modernità.

lunedì, novembre 04, 2024

Gocce d'inchiostro: Jezabel e Il vino della solitudine - Irène Némirovsky

Oramai sono completamente assuefatta dalla prosa incisa, acuta della Nèmirovsky. Leggermente sconcertata dagli orrori che questa dovette affrontare quando era già adolescente, nel tentativo di inquadrare al meglio il grande cammino imboccato da questa grande donna. Le pulsazioni erano piuttosto accelerate, non so spiegare il perché. Avevo forse sentito o avvertito qualcosa?

In un certo senso, fra le pagine di Suite francese avevo avvertito come una scossa percuotermi tutto il corpo. Un repentino salto nel vuoto, e mi ero trovata a camminare su una landa desolata, fredda, sconosciuta che mi ha indotta a portare prudenza, ma anche attenzione riguardo a tutto ciò mi circondava. Non era niente di che … o forse no? Del resto, è da considerare niente un cruente e folle scontro come quello della Seconda guerra mondiale?

Ed ecco infatti che mi sono trovata nuovamente con la Nèmirovsky, questa volta portata dritta dritta verso qualcosa di più stretto e intimo. La vita da giovane della stessa autrice, che in ogni suo romanzo risulta perfetta. Un'armoniosa descrizione di quegli anni in cui si avverte un sentimento forte, indelebile, così aspro e inebriante. Un sentimento da cui, alla fine, ci si potrà liberare e liberarsi per sempre da ogni ostacolo, forza o impedimento, e avviarsi verso una nuova strada.

Titolo: Jezabel

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 194

Trama: Quando entra nell’aula di tribunale in cui verrà giudicata per l’omicidio del suo giovanissimo amante, Gladys Eysenach viene accolta dai mormorii di un pubblico sovreccitato, impaziente di conoscere ogni sordido dettaglio di quella che promette di essere l’affaire più succultenta di quante il bel mondo parigino abbia visto da anni. Nel suo pallore spettrale, Gladys evoca davvero l’ombra di Jezabel, l’ombra che nell’Athalie di Racine compare in sogno alla figlia. La condanna sarà lieve poiché la difesa invoca il movente passionale. Ma qual è la verità – quella verità che Gladys ha cercato in ogni modo di occultare limitandosi a chiedere ai giudici di infliggerle la pena che merita?

domenica, settembre 01, 2024

Gocce d'inchiostro: Due e Il signore delle anime - Irène Némirovsky

Non c’è niente da fare. Potrei riempire pagine e pagine di annotazioni, pensieri, frasi sparse e senza senso, ma Irène Nèmirovsky, la mia amata Irène Nèmirovsky, che pian pianino sta occupando uno spazio sempre più importante sugli scaffali delle mie librerie, da quando è stata accidentalmente trovata, scoperta e amata, confinata in una squallida stanza di un apparmento francese, mi ha allietata, accompagnata in momenti particolari della mia vita la cui presenza è un plauso perché la sua anima – così come tanti altri autori che amo particolarmente – coincide perfettamente con la mia.

Avrei dovuto tenere a bada certi pensieri, ma ritrovarsi nuovamente qui, a riporre nero su bianco le mie vivide impressioni sulla lettura di due romanzi, apparentemente diversi, ma che rievocano le atmosfere ovattate, un po’ soffocanti di famiglie capitolate che lentamente si avviano lungo la strada dell’incertezza, dello sfacelo, una sorta di dissolvimento non privo di fascino, mi indusse a riconoscerne ancora una volta la grandezza e ritrarmi così fra le pagine di due parabole che scrutano l’animo di chiunque, i sentimenti, le passioni, il fervore che si porge a certe situazioni di sopravvivenza che apparentemente rendono invicibili ma indifesi. Poiché guidati da un forte senso di dilettuosa disperazione, quel senso di angoscia che prende quando ogni rimasuglio di felicità è completamente svanito.


Titolo: Due

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 11 €

N° di pagine: 237

Trama: Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile ( la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere ) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando “il lato sordido” della vita, soffocando “ la paura dell’ombra”. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda – “ Come avviene, nel matrimonio, il passaggio dell’amore all’amicizia? Quando si smette di tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene?” – che ne costituirà il filo conduttore.

sabato, agosto 24, 2024

Gocce d'inchiostro: I falò dell'autunno - Irène Némirovsky

È difficile credere che un romanzo apparentemente semplice, appassionato, realistico ed estremamente drammatico come questo abbia tentato di cercarsi continuamente. Perdersi e poi ritrovarsi, ma è quello che sembra. C’è una storia meravigliosa dietro I falò d’autunno che non dimenticherò tanto facilmente, e che a quanto si dice è un tassello mancante dell’altrettanto magnifico I doni della vita. Quest’ultimo letto e recensito ad inizio anno, nel fervore di un periodo destabilizzante e tragico, che tuttavia sentì come mio. Fra gruppi di donne furbe e sveglie come cornacchie da aver conferito esattamente l’idea di portare sulle spalle fardelli fin troppo pesanti per le loro fragili e stanche membra, tennero nel loro grembo gruppi di uomini che si vedono annientati, schiacciati dal fragore di una delle Grandi Guerre, consapevole del macchinoso e crudele destino riservatogli. Ed è stato proprio per << causa >> loro, che intere famiglie, matrone, mogli ansiose e severe si sono viste incastrate in faccende orripilanti, sacrileghe, drammatiche, qualcuna che ha persino toccato la morte, che prima di allora mai avrebbero creduto di dover tenere conto a simili preoccupazioni. Le ho viste stringersi le une dalle altre, come una miscela compatta e disomogenea che alla fine potranno spiccare il volo.
Eppure leggere questo romanzo non è stato semplice; mi ha conferito sensazioni bellissime ma altalenanti, che tuttavia mi hanno schiacciato col loro peso in una condizione di pura e semplice impasse, che mi ha vista appollaiata sulla mia poltrona preferita curiosa e intrepida a poter vedere come i figli di carta nèmirovskiani avrebbero potuto prendere il volo. Non così lontano da non poter tornare indietro, ma nel bel mezzo di un disastro cosmico che li allontanerà definitivamente dall'annientamento.

Titolo: I falò dell'autunno
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 11 €
N° di pagine: 280
Trama: Come molti altri della sua generazione, dalle atrocità della Grande Guerra il << piccolo eroe >> Bernard Jacquelain è stato trasformato in un << lupo >> avido di piaceri e di denaro, cinico e disincantato, e unicamente attratto dal mondo luccicante dei faccendieri, degli affaristi, dei politici corrotti. A niente servirà la presenza dolcissima della giovane moglie: lui ha voglia di avventure, e di quella mediocre vita piccolo borghese non sa che farsene. Ma il fuoco di molti incendi verrà a devastare i campi della sua vita: un amore sordido, una dèbacle finanziaria, un’altra guerra, un lutto atroce. Solo allora Bernard capirà che cosa vuole davvero – e saprà che da quel cumulo di ceneri può nascere una vita nuova.

lunedì, giugno 17, 2024

Gocce d'inchiostro: Thèrese Raquin - Emile Zola

Che meraviglia! Ma che lettura straordinaria è stata questa, penso ancora, nonostante i giorni da che ho letto questo magnifico romanzo ad ora sono un pochino distanti. Nei campi della letteratura classica si teme sempre di incorrere in qualche delusione. L’essere umano è mosso da mani invisibili che modificano il suo sé, e la verità avrebbe prodotto qualcosa in cui l’arte avrebbe descritto personalissimi punti di vista, temperamenti forti di figure paragonabili agli animali. In Therese Raquin, romanzo meramente paragonato a Madame Bovary, ci si inginocchia dinanzi a una storia che offre un compendio di emozioni. Apparentemente semplice, il suo scheletro perlomeno, ma complesso di emozioni, di personaggi il cui temperamento si accordano agli ingranaggi di un meccanismo in cui è possibile scorgere una certa armonia fra l’anima dell’uomo e il mondo circostante, da cui deriva un ottimismo aperto, speranze infinite. Per tutta la durata della lettura, ho vissuto questo ennesimo capolavoro col cuore colmo di speranza, derivazioni di un motivo malinconico e pessimistico, in una ricerca multidunale del sesso. Perché grazie ad esso, Therese comprenderà la sua specie, poiché all’epoca non vi era alcuna classificazione senza ordine e chiarezza, in un apparato organico in cui la natura dei sentimenti e delle emozioni entrano in coesione.

Titolo: Thèrese Raquin

Autore: Emile Zola

Casa editrice: Bur

Prezzo: 9 €

N° di pagine: 218

Trama: Il libro racconta la storia di un adulterio, di un omicidio e di un doppio suicidio, di uno stato di follia che lega tra loro i protagonisti, Thérèse e Lorenzo, e di un lento ma inesorabile processo di disfacimento morale e antropologico. Zola compone un romanzo nel quale l'erotismo è strategia e tutto è calcolo e distruzione, un romanzo che nel suo epicentro divora personaggi e situazioni assorbendo e facendo a pezzi ogni scrupolo e ogni valore, fino al collasso conclusivo.

lunedì, maggio 20, 2024

Gocce d'inchiostro: Salambò - Gustave Flaubert

L’obiettivo era di conoscere questa Dea. Salambò. La più bella di tutta Cartagine, la cui voce dolce e delicata rimbombava ancora fra le stanze polverose del mio spirito. Fui felice di conoscerla, come se conoscerla fosse la chiave di un tipo di ostracismo che francamente avrebbe potuto non esserci. All’origine di uno scontro sanguinoso come quello di Cartagine c’era, effettivamente, la presa al potere fra sovrani e ricchi possidenti. Non un dettaglio irrilevante ma un dato di fatto da cui ne conseguirono tante cose.

Salambò aveva il fascino degli antichi poemi omerici che al liceo ho visto, ho scrutato e poi dimenticato. E, sorrido, nel mentre ripongo queste poche righe, nel constatare come, dal passato si può trarre spunto e con una lente d’ingrandimento osservare a lungo ciò che non avevo visto all’epoca. Ma solo adesso esaminare un popolo in cerca di una loro etnia, di una redenzione, se non addirittura di un sovrano. E, alla fine, sottrarsi a una dinastia la cui voce, i cui gridi d’aiuto rimbombano ancora nelle mie orecchie. Ebbero un certo influsso su di me per cui ho dovuto prestare una certa attenzione ai raggi di una storia che, alla fine, ha bruciato, in pieno viso, anche me.

Titolo: Salambò

Autore: Gustave Flaubert

Casa editrice: Ippocampo
Prezzo: 25€
N° di pagine: 400
Trama: La riscoperta del capolavoro di Flaubert attraverso le illustrazioni di un’artista Art déco di una modernità sconvolgente. Mentre Cartagine è in lotta contro i mercenari assoldati nella Prima guerra punica – esasperati per non aver ricevuto il compenso pattuito –, uno dei capi della rivolta, Matho, finisce per innamorarsi della figlia di Amilcare Barca, dopo averla intravista a una festa. Romanzo epico dallo stile esuberante, Salambò ha avuto nel tempo diverse edizioni illustrate, grazie a nomi come François-Louis Schmied e Georges-Antoine Rochegrosse. Nel 1928, per la prima volta, si cimenta in tale impresa anche una donna, Suzanne-Raphaële Lagneau(1890-1985), con 76 illustrazioni a colori il cui stile, essenziale ed elegante, anticipa quella « linea chiara » che si imporrà soprattutto nel fumetto a partire dagli anni Cinquanta. Con questa lussuosa edizione, L’ippocampo si propone di ridare finalmente il giusto merito a un’artista troppo a lungo dimenticata.

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