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sabato, agosto 22, 2026

Gocce d'inchiostro: Cambio di rotta - Elizabeth Jane Howard

Credo di aver fatto la scelta migliore nell'approcciarmi a un autrice del calibro come Elizabeth Jane Howard. Il mio istinto non si è sbagliato nemmeno questa volta. Mi sono affacciata ad una nuova storia, lontana per qualche momento dalla famiglia Cazalet, e procedetti alle pratiche di routine. 

Arrivai in una villa fatiscente e sontuosa prendendo le giuste vicinanze e disponendo i contenuti. Una famiglia recisa da un dolore più grande di loro, una commedia realistica che non trova sfogo né mutamento, un amore nascosto e mai prolungato. 

Cambio di rotta ha tanto di quei temi che sono cari alla Howard, ma sino ad ora, nessuno dei due romanzi che ho avuto il piacere di leggere mi colpí così tanto come questo. Ciascuno di essi possiedono un ché di speciale, ma, questo..... Impossibile spiegarlo a parole. 

Eppure mediante parole mi piacerebbe parlarvene; farvi comprendere i motivi per cui questa lettura entra a far parte dei romanzi del mio cuore. In una grossa battaglia fra ragione e sentimento, senza alcuna certezza fondata di come e quando la Howard avesse emesso l'ennesima bellissima fattura. 


Titolo: Cambio di rotta

Autore: Elizabeth Jane Howard

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 18,50€

N°di pagine: 430

Trama: Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz'età appartenente all'alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei, più giovane del marito, è una donna fragile, raffinata e mondana. A mediare tra i due, il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York per il lavoro di Emmanuel, ma anche frequenti vacanze in varie località del Mediterraneo. Emmanuel tradisce Lillian con molta disinvoltura, con le giovani attrici e le segretarie che subiscono il suo camisma; complice anche l'abile lavoro di Jimmy, Lillian accetta con rassegnazione le infedeltà del marito e conduce una vita ovattata. Quando c'è bisogno di una nuova segretaria, entra in scena Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua che proviene da una numerosa famiglia di campagna e si ritrova catapultata all'improvviso in un mondo a lei del tutto sconosciuto. Mentre i due uomini cominciano a subire il fascino semplice della ragazza e Lillian inizia a tenere che Alberta diventi la prossima amante di suo marito, l'irrequieto quartetto si trasferisce su un'isola greca, dove le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata...

martedì, agosto 18, 2026

Gocce d'inchiostro: Company parade - Margaret Storm Jameson

Quando si vive e si cresce in un contesto storico che inevitabilmente ti cambia, ti fa maturare, invecchiare, porsi delle domande che oscillano continuamente fra il buono e il giusto, esso influenza te e tutto ciò che ti circonda. Il passato lascia un impronta, una traccia di impurità, crudeltà, errore, e per spiegarne le motivazioni della nostra esistenza non c'è altra ragione che vivere. Niente a che vedere col temperamento. Nulla a che fare con la grazia o la redenzione. È insita in ognuno di noi. Essa esiste prima di noi. 
La recensione che prevede il post di oggi, comprende l'incomprensione, una frustrata di spiegazioni e incomprensioni, ma, soprattutto, esplica come l'atto dell'essere liberi è uno scherzo crudele a cui non crede nessuno. Company Parade è la rappresentazione perfetta di una fantasia pura e terrificante. Uno spaccato sociale che è in netto contrasto alle ideologie romantiche della Howard, i cui personaggi sono combattenti che alienano nient'altro che di fuoriuscire dall'ineluttabilità della guerra. Assieme a questo, ovviamente, un amore profondo e cocente per la scrittura, valvola di sfogo o di rivolta contro gli ideali raggiunti. Come un credo religioso. 
Non c'è abbastanza crudeltà per chi si avvale di una certa supremazia, e neppure sufficiente calma. Tutto quello che esplica questo romanzo, le dissolutezze, le depravazioni, i piaceri più efferati, sono qui estremamente incisi su carta, maniacalmente descritti, poiché la Guerra esiste, è esistita e sempre esisterà. 

Titolo: Company Parade
Autore: Margaret Storm Jameson
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18 €
N°di pagine: 403
Trama: Nel 1918 la giovane Hervey Russell si trasferisce a Londra lasciandosi alle spalle il marito, ufficiale di terra dell'Air Force impiegato a Canterbury, e il figlio piccolo, che viene affidato alle cure di una nutrice. Hervey è forte e vulnerabile al tempo stesso, a muoverla è la voglia di affermarsi, ma anche il desiderio di dare al figlio le migliori condizioni di vita. Viene assunta come assistente copywriter presso un agenzia pubblicitaria, dove lavora per David Renn, solitario e disilluso veterano di guerra; ha due amici storici, Philip e T. S, due ex soldati che hanno in mente di dare vita a un nuovo giornale; Philip è innamorato dell'amica mentre T. S. è sposato con Evelyn Lamb, direttrice e editor del << London Review >>. Mentre scopre la vivace scena culturale londinese, popolata da scrittori presuntuosi, intellettuali salottieri e spregiudicati uomini d'affari, Hervey è tormentata dalle sue vicende sentimentali. Il rapporto con il marito Penn non è affatto semplice: Hervey non è più innamorata di lui e ha una relazione con 'l' americano'. Dal canto suo, anche Penn tradisce la moglie con la giovane Len Hammond, e la scoperta da parte di Hervey della relazione del marito accresce i problemi nella coppia. Il mondo va avanti, ma la guerra ha lasciato un segno indelebile nelle vite di tutti e ognuno, guardandosi dentro, non può fare a meno di scontrarsi con un grande buio. 

lunedì, giugno 15, 2026

Gocce d'inchiostro: All'ombra di Julius - Elizabeth Jane Howard

All’ombra di Julius apparve con la sua splendida copertina in bianco e blu giudicandolo esattamente per come si è rivelato:una lettura bellissima, il racconto di una famiglia recisa da un orribile evento, sciorinato in un età che si aggira intorno agli inizi degli anni ’20, col pallido riflesso di visi segnati da tanti pensieri e propositi.
Sopra di me, il fantasma della sua autrice, che pendeva sopra la mia testa, deceduta oramai dodici anni fa, che onnipresente come Dio lasciò in ogni suo romanzo frammenti della sua essenza.
La Howard fu quel tipo di donna che negli anni vissuti non conobbe con esattezza il significato della parola << amore >>: appassionata lettrice, ingenua, romantica e sognatrice, che in linea diretta alla mia anima, a quella perlomeno di cinque anni fa, nella sua difficile giovinezza crebbe mediante concetti o paradigmi violati, che non ammisero ulteriori spiegazioni sui problemi più complessi dell’esistenza umana. La sua, e degli individui che vi fecero parte.
Attratta da un concetto ben lungi di perfezione, ho così accolto la lettura di questo splendido romanzo con straordinaria forza, mostratasi nel momento in cui lasciai cadere alcuna remora o obiezione ai miei propositi natalizi, che tuttavia ho applicato strenuamente.
Amo la Howard, mi piacciono i suoi romanzi, che man mano arricchiscono il mio bagaglio letterario divengono sempre più belli, per quanto me lo consenta la mia natura; e anche nei confronti di All’ombra di Julius il mio atteggiamento è stato uguale a tutti gli altri, giudicandolo più come un’esaltazione dell’anima dell’autrice anziché come argomentazione sentimentale. Il mio fervido interesse fu tale che assursi a qualunque intoppo, che a lettura terminata non vedevo l’ora di poter leggere qualcos’altro. In qualunque aspetto, sia negativo sia positivo, i romanzi della Howard sono scialuppe di salvataggio dinanzi un mare in tempesta che potrebbe essere affine ai gusti di molti lettori che si considerano impavidi e curiosi, il che quel regalo perfetto per regalare un sorriso, donare felicità con un semplice gesto.

Titolo: All’ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 326
Trama: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occuppata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concetrarsi sulla carriera di pianisti. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.

sabato, maggio 30, 2026

Gocce d'inchiostro: New Grub Street - George Gissing

Contemplare una storia che si districa in una viuzza malfamata di Londra, e guardare ciò che si snoda segretamente nei momenti più bui e oscuri del giorno è certamente una bellissima esperienza. E questa volta sentivo che attraverso la stretta apertura di un legame particolare ha tenuto vivo il mio essere, saldamente ancorato alle nobili sorti di quelli di sognatori erranti dai modi signorili ma semplici. Ho provato infatti nei loro confronti un profondo senso di conforto, intimità, e probabilmente potevo vedere solo io che mi ero trovata impigliata nelle maglie di una trama significativa, speciale.

Svanirono dal mio campo visivo solo quando ogni cosa volse alla fine, a mano a mano che le vicende si districarono e il mio pensiero nei suoi riguardi diveniva sempre più luminoso nel chiaro mattino di fine inverno. Se ne andarono molto quietamente. Ed io sono rimasta a lungo ad accompagnare con lo sguardo il loro progressivo dileguarsi. Eppure la loro essenza, impressa su carta come sangue rappreso su una ferita, non svanirono del tutto. Alcuni, dalla luce più vivida o accecante, restarono. Io sono stata alquanto felice. E tale sentimento lo espugnano mediante parole, impresse nell’ennesima recensione, che transitano fin quando si fermano affinchè potessi vedere dove si collocarono.


Titolo: New Grub Street

Autore: George Gissing

Casa editrice: Fazi

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 574

Trama: Grub Street è la via di Londra in cui furono aperte le prime stamperie e dove nacque il mestiere di scrittore in senso moderno. Resa celebre da Alexander Pope nella sua satira del mondo letterario, da allora definì l’ambiente in cui si svolgeva l’oscuro e ingrato lavoro di un esercito di scribacchini costretti a sbarcare il lunario. Nella Londra di fine Ottocento, Edwin Reardon è uno scrittore di grande talento ma dallo scarso successo commerciale. Sebbene la continua incertezza economica e la povertà incipiente minaccioso il suo matrimonio con Amy è incapace di piegare la sua arte alle logiche del mercato e porterà avanti la sua coerenza fino alle estreme conseguenze. Al contrario, jasper Milvain, giornalista rampante e giovane sfrontato, in cambio di ricchezza e affermazione sociale è disposto a tutto: curerà sempre e solo le relazioni conveniente, scriverà ponendosi come obiettivo primario di ottenere fama e denaro, romperà la promessa di matrimonio fatta a Marian Yule, figlia dello scrittore Alfred Yule e scrittrice a sua volta, preferendole un’altra donna che può portargli maggiore vantaggio.

mercoledì, marzo 11, 2026

Gocce d'inchiostro: Villa del seminario - Sacha Naspini

Non conosco Sacha Naspini di persona, né conoscevo l'esistenza dei suoi romanzi. Tuttavia, in poco meno di cento pagine, ho visto gruppi di fantocci condannati a vagare per il mondo in fiamme in cui si dibattono, muoversi come creature viventi, animati da volontà propria, che inevitabilmente mi hanno catapultato in una nuova realtà. Ma questo concentrato di verità, saggezza, consolazione, nella sua brevità, cela una certa profondità. Un certo significato, che tuttavia è sembrato fin troppo sordo alle mie orecchie. Una storia dal sapore un po' aspro che possiede una sua anima. Un’anima sfuggente, immortalabile. Privo di una forza tutta sua, la straordinaria incertezza che al suo interno si nascondesse qualcosa di intenso. In un gioco di luci e ombre, con personaggi minori che affollano la sceneggiatura di questo breve cortometraggio il cui regista, a quanto pare, è un abile lettore di anime. Un lettore di anime che, in questo testo, non ha valicato i confini del possibile. Nè tantomeno è trasceso nello sconfinato mondo dell'immaginazione. Perché ambientato in un'epoca e in un universo il cui filo narrativo ho visto sbrogliare come una matassa, troppo velocemente, destinato a disgregarsi come la materia che lo compone. Frantumarsi fino a livelli superiori.


Titolo: Villa del seminario

Aurore: Sacha Naspini

Casa editrice: E/O

Prezzo: 17, 50 €

N° di pagine: 204

Trama: Maremma toscana, novembre ’43. Le Case è un borgo lontano da tutto. Vista da lì, anche la guerra ha un sapore diverso; perlopiù attesa, preghiere, povertà. Inoltre si preannuncia un inverno feroce... Dopo la diramazione della circolare che ordina l’arresto degli ebrei, ecco la notizia: il seminario estivo del vescovo è diventato un campo di concentramento. René è il ciabattino del paese. Tutti lo chiamano Settebello, nomignolo che si è tirato addosso in tenera età, dopo aver lasciato tre dita sul tornio. Oggi ha cinquant’anni. Schivo, solitario, taciturno. Niente famiglia. Ma c’è Anna, l’amica di sempre, che forse avrebbe potuto essere qualcosa di più... René non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi. In realtà, non ha mai avuto il coraggio di fare niente. Le sue giornate sono sempre uguali: casa e lavoro. Rigare dritto. Anna ha un figlio, Edoardo, tutti lo credono al fronte. Un giorno viene catturato dalla Wehrmacht con un manipolo di partigiani e fucilato sul posto. La donna è fuori di sé dal dolore, adesso ha un solo scopo: continuare la rivoluzione. Infatti una sera sparisce. Lascia a René un biglietto, poche istruzioni. Ma ben presto trapela l’ennesima voce: un altro gruppo di ribelli è caduto in un’imboscata. Li hanno rinchiusi là, nella villa del vescovo. Tra i prigionieri pare che ci sia perfino una donna... Settebello non può più restare a guardare.

lunedì, gennaio 26, 2026

Gocce d'inchiostro: La persecuzione delle sorelle Mansfield - Xenobe Purvis

Mi è sembrato tutto così strano, avvolto in una cortina di turbamento o perplessità, ma non dissi ne scrissi alcuna parola, sulla mia immancabile agenda, nemmeno quando avevo letto una cinquantina di pagine. Di cosa si trattava? Se non fossi stata incuriosita dal tema che espugnano queste pagine, non penso avrei scoperto l'uscita della sua pubblicazione, non penso sarei stata così interessata da scovarla da sola. La lettrice ambiziosa e curiosa che riposa silenziosamente in me, col tempo, ha subito diversi cambiamenti. Ogni anno, una nuova opera, una nuova storia,  hanno rivelato aspetti che l'anno scorso o tre anni fa non riuscivo a vedere. Ogni volta sorpresa di cogliere certi cambiamenti in onore di opere scarne ma ricche di contenuto. In momenti svariati della mia vita, dipingendo su semplici fogli bianchi disegni di ogni tipo, forma e colore, che nel momento in cui prendono vita fanno il proprio dovere. Questi rinnovati aspetti che adesso mi preme evidenziare sono i punti focali della prosa semplice ma diretta delle cronache di vita di una ragazza che vive di letteratura, divora romanzi su romanzi come se niente fosse, e che in tristi mattine di metà o inizio gennaio danno un aspetto più gaio a tutta la sua personale produzione.

Ho avvertito quasi lo sghembo satanico dell'orribile entità che popolerà ben presto queste pagine, la cui natura è meramente illusoria, jacksoniana, il suo modo riservato di uscire allo scoperto solo nel momento più adatto e, chiaramente, nessuna idea di quello che poteva essere. Da dove essa deriva, o quale sconcertante spiegazione che ne esplichi la sua provenienza. E non logorando, né tantomeno scalfendo il mio spirito da dentro. Orrore che si è aggiunto ad altri orrori, altre delusioni letterari, che tuttavia è stato creato con certe immagini, tenuto a bada grazie al filo della routine e alla vita in generale, sottraendolo dall'unità dell’incompletezza più totale della concretezza, scritto con parole che hanno avuto una sua importa. Perchè soggetto a diversi giochi di vita, condotta lungo una strada da cui non ci sarà alcuna via d'uscita. Un'opera i cui protagonisti sono figure recise, solitarie, quasi folli, dalla personalità vivacissima, dominati da un istinto disumano che si mescola ai grandi conflitti interiori della letteratura classica che io amo particolarmente.

Titolo: La persecuzione delle sorelle Mansfield

Autore: Xenobe Purvis

Casa editrice: Mondadori

Prezzo: 20 €

N° di pagine: 216

Trama: A Little Nettlebed si raccontano molte storie sulle sorelle Mansfield: che sono arroganti, bugiarde, indisciplinate. Ciascun abitante del piccolo villaggio ha da dire la propria sul loro conto, ma su una cosa tutti concordano: le ragazze sono strane, e, quindi, pericolose. Con l'arrivo di una delle estati più torride di sempre, poi, comincia a verificarsi una serie di eventi singolari: un enorme pesce argentato - o forse un mostro di fiume - si arena sulla riva del Tamigi, gli animali si fanno frenetici, gruppi di corvi si radunano sui tetti delle case, e qualcuno giura di aver visto le cinque sorelle trasformarsi in un branco di cani e latrare nella notte. I sospetti viaggiano in fretta di bocca in bocca, portando a galla paure, pregiudizi e anche un pizzico d'invidia. Cosa nascondono le ragazze Mansfield? Qual è la loro vera natura? Che le voci siano fondate o meno, a Little Nettlebed sta accadendo qualcosa di innaturale, e, come sempre capita in questi casi, serve un capro espiatorio.

lunedì, dicembre 29, 2025

Gocce d'inchiostro: La casa dell'uva fragola - Pier Vittorio Buffa

Il Natale, la sua splendida magia, i momenti conciliabili fra amici, parenti, regali o gesti conferiti con amore e slancio, prevede quasi sempre una sensazione di benessere. Perlomeno io, quando giunge dicembre, mi sento bene. Contenta, entusiasta a poter conciliare questo magico momento con ogni cosa: lavoro, vita, benessere. E, a dispetto di quel che si crede, il Natale è davvero uno stato d’animo. Mediante al modo per cui lo si vive diviene magico, importante, eterno, come una melodia che perdura nel nostro cuore più di quel che immaginiamo. E anche quest’anno, letteralmente volato, concilio la mia più grande passione, i libri, con questo splendido e magico momento. Natale e libri. Che meraviglia! Ancor più bello, però, se ne ricevessimo di libri, a quantità industriale…. Ma si affronta la vita per come si può, in qualunque modo la si sia vissuta, ed è più che naturale che il periodo natalizio faccia prevalere, porti su a galla certi desideri, certi slanci del cuore. Ma la letteratura dà vita, ed ecco come quella cortina di bianco abbia offuscato il nero, conferendo così tutt’altra sensazione. La magia di certi gesti che perpetuano nel tempo, il potere delle parole, rintanato nelle trincee di piccoli corpi, e, alle orecchie, i fischi incessanti di chi osserva il mondo da diverse sfumature… Il Natale non cancella ogni gesto, non lava ogni bruttura, non fa svanire qualunque brutto pensiero, ma li accantona, li rende più confortevoli, più accettabili. E, se poi si concilia l’amore per la letteratura, la scrittura, la cenere di questa sigaretta si sparge sulle dita come chiudendosi in se stessa, non distogliendo lo sguardo sul mondo esterno, quanto osservandolo da una prospettiva diversa. Rivivendo, mediante i miei consigli letterari, quelle parti più belle.


Titolo: La casa dell’uva fragola

Autore: Pier Vittorio Buffa

Casa editrice: Rizzoli

Prezzo: 18, 90 €

N° di pagine: 284

Trama: Tra Varese e il lago Maggiore, a Castello Cabiaglio, che una volta si chiamava soltanto Cabiaglio, c'è un grande portone verde, il portone della Casa dell'uva fragola. Ernesta,Francesca ed Ezechiella sono le donne che hanno vissuto nelle sue stanze e nel suo giardino. Quadri, mobili, fiori, alberi raccontano le loro storie. Quella di Francesca innamorata di un uomo che è stato al fianco di Garibaldi. Quella di Ezechiella che sposa Giovanni per amore, anche se forse non lo ha mai confessato nemmeno a se stessa, mette al mondo sette figli e guarda Ernesto, il suo primogenito, partire volontario per la Grande Guerra. E, prima di tutte, Ernesta, forte e volitiva, che nella casa ha lasciato un'impronta che durerà nei secoli. La Casa dell'uva fragola, dove tutto sembra iniziare e tutto finire, ha molto da narrare e molte nuove vite da veder sbocciare. Per salvare quella dimora e i tanti ricordi che contiene, si sarà disposti a tutto. Pier Vittorio Buffa racconta la storia di una famiglia tra le guerre d'Indipendenza e la Seconda guerra mondiale, con intensità e precisione. Da un lato la vita al fronte, vista con lo sguardo disincantato di chi di guerra ha già scritto e studiato tanto, dall'altro la lunga attesa di chi resta a casa, scruta la porta aspettando notizie, trema per l'arrivo del postino. Di chi ha, comunque, un disperato bisogno di amore. Poi le feste e la mondanità, le nascite e i matrimoni che si alternano a scelte decisive e coraggiose, a momenti drammatici che segneranno per sempre la famiglia. Mentre la pianta dell'uva fragola è sempre lì, con la sua vitalità, i suoi colori, i suoi profumi.

venerdì, novembre 07, 2025

Gocce d'inchiostro: Lombra - Edward Carey

Ho indugiato per qualche tempo prima di chiedere e spiegare i motivi per cui ho tralasciato questa lettura; ero giunta dinanzi alle soglie di Foulshman esaminando ciò che avevo intorno. Il freddo pungente, una coltre oppressiva che attanaglia nella sua morsa, il sentirsi guasti, sbagliati come quando si lascia marcire la roba nella spazzatura. Heap house e i suoi abitanti erano scomparsi; i minuti, le ore passavano velocemente e andavano a sfumare senza dare alcuna importanza. Londra era divenuta una fabbrica fuligginosa che macinava anime spezzate, derelitti speranzosi nel scovare una via d’uscita quando non c’era alcuna via d’uscita.
Lombra è il terzo capitolo di una trilogia che apparentemente non mi aveva entusiasmato, ma che, a suo dire, avrebbe conquistato milioni di lettori. Sorgendo dalle remote montagne di rifiuti e fetori, ho ripreso questo viaggio invaghita di qualcosa e qualcuno di cui non ne conoscevo l’epilogo. Ma questa è stata una lettura particolare e indimenticabile in piena regola, e nel momento in cui riconobbi il piccolo Clod, in mezzo a queste carcasse, mi diressi nella sua direzione per unirmi a loro.


Titolo: Lombra
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 20 €
N° di pagine: 485
Trama: Dopo essersi lasciati alle spalle i resti ancora fumanti di Foulshman, gli Iremonger si sono dispersi per tutta Londra. Hanno bisogno di una nuova casa e sono determinati a trovarla. Strane cose cominciano ad accadere in tutta la città: persone care che spariscono nel nulla, oggetti bizzarri mai visti prima e un’inquietante oscurità che sembra voler ingoiare la luce del giorno. La Polizia ha spiegato le forze, ma saprà fronteggiare i temuti Iremonger? E quale sarà il ruolo di Clod: ribelle o figliol prodiigo? La storia della dinastia Iremonger, edificata sui rifiuti, sta per concludersi.

lunedì, ottobre 06, 2025

Gocce d'inchiostro: Foulsham - Edward Carey

Sotto un certo punto di vista è vero; il mio approccio con i romanzi di Edward Carey non fu entusiasmante. Dal principio una storia offuscata dai fumi e i gas di scarico, imbevuta di una sorprendente aura luminosa intrisa ancora di nostalgia e drammaticità. Eppure, rileggere il primo volume a distanza di anni, se faccio un ragionamento logico, mi ha aiutato a rispettare solo una discendenza, quella degli Iremonger, così spaventosamente orribilanti, puzzolenti, tristi, senza nessuna considerazione per il mondo esterno. Ma questa notizia 6 anni fa non aveva destato minimamente la mia attenzione non immaginando quanto di straordinario ci fosse fra le sue pagine.
E straordinario è anche questo secondo volume che, assimilato in un pomeriggio, col ticchettio dell’orologio che emetteva un regolare tic tac e la casa immersa nel silenzio, non potevo immaginare quanto fosse avvincente e straordinario. Magnetico, magico, introspettivo, entusiasmante, che strizza l’occhio ai romanzi di Lemony Snicket e ai suoi Sfortunati figli Bodelaieur. 


Titolo: Foulsham
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18€
N° di pagine: 311
Trama: Foulsham, la grande discarica di Londra, è sull’orlo del collasso. Le mura che contengono i rifiuti stanno per cedere, la spazzatura straborda dall’alto per tornare nella città da cui proviene. Negli uffici della famiglia Iremonger, nonno Umbitt, accecato dalla sete di potere, ha trovato un modo per far assumere forma umana agli oggetti di tutti i giorni e, allo stesso modo, per trasformare le persone in carne e ossa in oggetti. Abbandonata nelle profondità dei cumuli, Lucy Pennant è stata portata in salvo da una creatura terrificante, Binadit Iremonger, più un animale che uomo. È disperata e decisa a ritrovare Clod. Ma, a sua insaputa, Clod è diventato una mezza sovrana d’oro ed è ‘perso’. Viene passato di mani in mano come denaro contante in giro per Foulsham, eppure lo stanno cercando tutti. Potrebbe essere lui, infatti, il pericoloso Iremonger che si pensa abbia il potere di far finire il regno di Umbitt. Nel frattempo, però, in città gli oggetti, oggetti comuni, prendono vita…

mercoledì, settembre 24, 2025

Gocce d'inchiostro: I segreti di Heap house - Edward Carey

Mi rendo conto di quanto sia stata ingiusta e incoerente nei riguardi di questa saga. Nel trattare i particolari accidentati della vita che imperversa su Heap House, come se fossero attributi essenziali. Ho amato questa storia così com’è, per la sua anima semplice ma bizzarra, il suo sentirsi inadatta e inadeguata, la sua esistenza soffocata da un aria continuamente inzuppata di marciume, putrescenza, e meno che mai per i suoi semplici atti di fede.
Il risultato è stato davvero bellissimo, entusiasmante. Influenzata dai lievi palpiti dell’emozione e dall’impulso da cui è dipeso la mia felicità.

Titolo: I segreti di Heap House
Autore: Edward Carey
Casa editrice: Bompiani
Prezzo: 18 €
N° di pagine: 352
Trama: Clod è un Iremonger. Vive tra un mare di oggetti gettati via o smarriti che provengono da tutti gli angoli di Londra. E al centro di questo mare c’è una casa. Heap House, un insieme di tetti, torrette, comignoli, parti di case smantellate con i loro misteri, raccolti per tutta la città e fusi in un labirinto vivo di scale, saloni e angoli nascosti. Gli Iremonger hanno una caratteristica: ciascun Iremonger è legato, sin dalla nascita, a un oggetto. Ma Clod Iremonger ha una caratteristica ulteriore: lui può udire i sussurri degli oggetti. Il primo di cui ha avvertito la voce è stato il suo oggetto natale: il tappo da bagno universale James Henry che diceva proprio questo “James Hayward Henry”. Ma un giorno su Heap House iniziano a radunarsi nubi di tempesta: gli Iremonger sono sempre più irrequieti e le voci degli oggetti si fanno più forti; Clod incontra Lucy Pennant, una ragazza appena arrivata a Heap House, e la sua vita cambia. I segreti che tengono insieme la casa iniziano a dipanarsi rivelando un’oscura verità, che minaccia di distruggere il mondo di Clod. 

martedì, settembre 16, 2025

Gocce d'inchiostro: Il gioco della vita - Mazo De La Roche

Chi mi legge sa che talvolta io e il mio blog ospitiamo letture già vissute e la loro anima che la maggior parte dei casi mi sorprende, lasciano un segno del loro passaggio che in un momento particolare della mia vita si sono incrociati con la mia anima. Fra i libri, nei meandri della letteratura, diciamocelo, ce la spassiamo con incoscienza e foga, ma per quanto mi riguarda l’ho sempre fatto con una certa attenzione, una certa discrezione per i dettagli, la qualità della scrittura o la natura della storia che mi donano la possibilità naturale di riconoscere se quel romanzo o lettura sia valida o meno.
Nel mese di giugno, per caso o non, ho avuto l’occasione di ospitare Mazo De La Roche. Donna dallo sguardo attento e pronunciato che, agli occhi del mondo, ci propinò in chiave romanzata la storia della sua famiglia con nient'altro che il desiderio di essere ascoltata. Bussando alla porta del mio cantuccio personale con una storia semplice ma reale, tangibile, quel poco e abbastanza per scorgere la sua anima. Semplice ma introspettiva che è una miscela disomogenea di svariati generi, i cui valori come la famiglia, l’amicizia, la solidarietà per salvaguardare se stessa e chi la circonda, ricucirà ben o male lo strappo che si aprì tanti anni fa, quando la De La Roche era una ragazzina e la vita la strappò dall’abbraccio caldo e confortevole dei suoi genitori. Perché anche se a guarire le sue ferite ancora sanguinanti sarà la letteratura, la parola scritta - nel romanzo, la nonna - non basta poiché un simile dolore svanisca. Ma certi dolori non svaniscono. Più che altro vengono definiti come delle sfide a cui soppiantare certe situazioni, e non è stato un caso che la vita le procurerà conseguenze e ripercussioni che le si rivolteranno contro. Divenire una milizia, un tentativo coraggioso di dare voce a chi non ha mai avuto una sua voce, dal quale sembra una semplice casualità dimostra come mi sono trovata dinanzi a qualcosa che aveva del potenziale. Qualcosa che tiene conto di ciò che talvolta ci riserva la vita, non sapendo se vivere o morire sia la scelta più adatta, isolata dal mondo, chiusa nel buio dell’incomprensione e della solitudine, avviata lungo una strada di cui se ne conosce l’inizio ma non la sua fine.   

Titolo: Il gioco della vita
Autore: Mazo De La Roche
Casa editrice: Fazi
Prezzo: 18
N° di pagine: 300
Trama: È trascorso un anno da quando abbiamo lasciato la turbolenta Jalna. Eden è scomparso e non si hanno più notizie di lui, Alayne è tornata a New York, Pheasant ha avuto un figlio da Piers e lo ha chiamato Maurice, come suo padre. Ritroviamo la famiglia riunita attorno al tavolo davanti a un invitante soufflé al formaggio e una bottiglia di rum di quelle buone per gli uomini. Manca solo Adeline. La nonna ormai passa la maggior parte del tempo a letto: quello stesso letto che è stato testimone di concepimenti, nascite e addii, e che ora sembra attendere un commiato. Difficile credere che la complicata trama tessuta da Adeline nelle stanze di Jalna possa squarciarsi. Ma una preoccupazione domina su tutte: a chi andrà l’eredità? Per tenere tutti in pugno, la furbissima nonna ha dichiarato che sarà destinata a una sola persona. Così, fra gelosie e sospetti reciproci, scatta la rincorsa all’ingente patrimonio: finirà forse nelle mani di Renny, per cui tutte le donne, nonna compresa, perdono la testa? O il fortunato sarà Nicholas, il più anziano, il figlio preferito? O l’adorabile piccolo Wakefield? Nel frattempo, il giovane Finch ha ben altro a cui pensare e coltiva in gran segreto la sua passione per le arti nell’attesa di entrare finalmente a far parte del gruppo degli uomini Whiteoak, mentre Renny non riesce a dimenticare l’affascinante Alayne, che tornerà a rimescolare le carte.

venerdì, giugno 20, 2025

Gocce d'inchiostro: Il malinteso e La commedia borghese - Irène Némirovsky

Ho nutrito un certo amore per Irène Nèmirovsky sin dal primo momento in cui conobbi lei e il suo splendido Suite francese. Seppur doloroso, drammatico, denso di quel tipo di malinconia che a me piace tanto, che mi colpì così tanto da desiderare nell’immediato leggere qualcos’altro di suo. Quando ti appassioni così tanto a qualcosa o qualcuno credo sia necessario alimentare questo interesse, e l’unico modo in questo caso era quello di leggere ogni opera pubblicata da questa autrice. Se fosse postuma o meno, sarebbe stato un altro paio di maniche.. Eppure, approcciarmi a lei e ai suoi romanzi, ogni qualvolta, mi rende soddisfatta, completa, compresa, poiché le storie che mi sono state raccontate si attengono ad uno schema preciso che definisce l’autrice come una poetessa francese. Perlomeno io la definisco così.
Da dove deriva questa mia devozione, francamente non lo so. Me lo sono chiesta quando la conobbi, nel mentre la conoscevo maggiormente, anche adesso che il mio percorso lentamente si conclude, sebbene ogni romanzo è un tassello diverso dall’altro. Un frammento della sua anima che una volta catturato, riversato in pagine bianche, cela dietro intere generazioni di famiglie, ebrei, donne o bambini nati o deportati nel fronte francese che è forse da qui, da questo forte slancio a voler parlare di loro, di lei, che l’ho amata, la amo così intensamente. Impossibile non volerle bene, non capirla, né frequentarla. E come dimostranza, ecco due racconti belli, brevi e profondi che si interrogano sull’irrazionalità dell’uomo, sul suo essere perennemente insoddisfatto, la rabbia associata da qualcosa che forse non tornerà mai più. Così facile sospettare le sue crudeltà, le sue sofferenze, i suoi drammi, quando per l’ennesima volta le sue parole sono arrivate dritte al mio cuore.
Titolo: Il malinteso
Autore: Irène Nèmirovsky
Casa editrice: Adelphi
Prezzo: 12 E
N° di pagine: 190
Trama: “L’amore, mia cara,è un sentimento di lusso!”, questo cerca di spiegare una madre che ha molto vissuto ( e che dalla vita ha imparato una grande lezione: “Dare pochissimo e pretendere ancora meno” ) alla figlia innamorata e infelice. Ma lei, Denise, non lo capisce: quando suo marito glielo ha presentato sulla spiaggia di Hendaye, Yves le è apparso come un giovanotto elegante, raffinato, di bell’aspetto; e poiché alloggiava nel suo stesso albergo, ha creduto che fosse ricco quanto l’uomo che ha sposato, e a cui la lega un affetto tiepido e un po' annoiato. Poi il marito è stato richiamato a Londra da affari urgenti, e quelle giornate di settembre “piene e dorate” sono state come un sogno: la scoperta della reciproca attrazione, le passeggiate, le notti d’amore. Il ritorno a Parigi ha significato anche un brusco ritorno alla realtà: no, Yves non è ricco, tornato dal fronte si è reso conto di aver perduto tutto, ed è stato costretto (lui, cresciuto in un mondo in cui “c’erano ancora persone che potevano permettersi di non fare niente”) a trovare un impiego che lo avvilisce e lo mortifica.

domenica, settembre 01, 2024

Gocce d'inchiostro: Due e Il signore delle anime - Irène Némirovsky

Non c’è niente da fare. Potrei riempire pagine e pagine di annotazioni, pensieri, frasi sparse e senza senso, ma Irène Nèmirovsky, la mia amata Irène Nèmirovsky, che pian pianino sta occupando uno spazio sempre più importante sugli scaffali delle mie librerie, da quando è stata accidentalmente trovata, scoperta e amata, confinata in una squallida stanza di un apparmento francese, mi ha allietata, accompagnata in momenti particolari della mia vita la cui presenza è un plauso perché la sua anima – così come tanti altri autori che amo particolarmente – coincide perfettamente con la mia.

Avrei dovuto tenere a bada certi pensieri, ma ritrovarsi nuovamente qui, a riporre nero su bianco le mie vivide impressioni sulla lettura di due romanzi, apparentemente diversi, ma che rievocano le atmosfere ovattate, un po’ soffocanti di famiglie capitolate che lentamente si avviano lungo la strada dell’incertezza, dello sfacelo, una sorta di dissolvimento non privo di fascino, mi indusse a riconoscerne ancora una volta la grandezza e ritrarmi così fra le pagine di due parabole che scrutano l’animo di chiunque, i sentimenti, le passioni, il fervore che si porge a certe situazioni di sopravvivenza che apparentemente rendono invicibili ma indifesi. Poiché guidati da un forte senso di dilettuosa disperazione, quel senso di angoscia che prende quando ogni rimasuglio di felicità è completamente svanito.


Titolo: Due

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 11 €

N° di pagine: 237

Trama: Le giovani coppie che vediamo amoreggiare in una notte primaverile ( la Grande Guerra è finita da pochi mesi, e loro sono i fortunati, quelli che alla carneficina delle trincee sono riusciti a sopravvivere ) hanno, apparentemente, un solo desiderio: godere, in una immediatezza senza domani, ignorando “il lato sordido” della vita, soffocando “ la paura dell’ombra”. Eppure, quasi sulla soglia del romanzo, uno dei protagonisti si pone una domanda – “ Come avviene, nel matrimonio, il passaggio dell’amore all’amicizia? Quando si smette di tormentarsi a vicenda e si comincia finalmente a volersi bene?” – che ne costituirà il filo conduttore.

mercoledì, maggio 22, 2024

Reliquie inesplorate: romanzi famosi che non ho ancora letto 2°

In un certo senso, i romanzi che devo ancora leggere non li temo. Non faccio parte di quella categoria di lettori che nutrono inutili preoccupazioni, si intimidiscono solo al pensiero che quel grande classico o quel romanzo di narrativa contemporanea chiacchierato da tutti non sia ancora approdato nei miei salotti virtuali.

Non mi è mai importato e mai credo me ne importerà; io che vivo di libri e per i libri non li temo perché so che trattasi solo di questione di tempo. Tempo, costanza, opportunità che in un modo o nell’altro mi condurranno, a seconda dei casi, fra le loro pagine. Magari col cuore colmo di passione, o di odio, un bagaglio di conoscenze appena apprese o semplicemente entrando a far parte di un << gruppo >> le cui voci altisonanti si sono mosse e unite a quella del mio cuore.

Titolo: I Miserabili

Autore: Victor Hugo 

Casa editrice: Einaudi
Prezzo: 25 €
N° di pagine: 1200

Trama: Una grandiosa commedia umana, un romanzo epico ed enciclopedico, visionario e sentenzioso, "scritto per tutti i popoli" da un "patriota dell'umanità" in lotta contro le ingiustizie della società. Le beffe del caso e gli imperativi del destino, la colpa e la redenzione si incarnano in una galleria di tipi esemplari, da Jean Valjean al vescovo generoso, dalla buona prostituta Fantine al crudele poliziotto Javert. E ancora borghesi e rivoluzionari, orfani e galeotti, angeli e mostri... In un alternarsi di tinte fosche e luminose, Hugo riassume la propria visione del mondo e della storia, consegnandoci un quadro che oggi ci appassiona anche per quello che possiamo scoprirvi al di là delle sue certezze: le contraddizioni, le ambiguità, le passioni segrete di un intero secolo.

sabato, aprile 20, 2024

Slanci del cuore: Romanzi che ho divorato come fossero Nutella

La Nutella, la mia cara e amata Nutella…. No, non sono pazza! Voi non lo sapete, ma un’altro dei miei più grandi amori è la Nutella, una delle mie più grandi tentazioni che, solo perché dotata di una buona dose di autocontrollo, mi induce a combattere innumerevoli e silenziose battaglie affinché io la mangi sempre con moderazione. Perché parlare di Nutella, dunque? Cosa c’entra con i libri, queste inutili risme che per molti non hanno alcun senso, quanto per me che racchiudono la vita?? Ebbene, moltissimo. Perchè ci sono state storie, opere i cui protagonisti sono state donne coraggiose e caparbie, uomini soli e impavidi, che ho divorato nel giro di qualche giorno, in un’unica seduta o, per la voluminosa mole, in una manciata di ore. Una melanconica dichiarazione d’amore, l’ennesima, che tuttavia si tinge di cioccolato, che trasmette sempre il buon umore, la felicità, puntati sempre verso il mio cerchio, la mia anima, che quando scova certe storie, certe prelibatezze, tentano di strappare non solo sorrisi ampi, ma, esagerando, persino il cuore.
Una lettura semplice che mescola storia, fabula e romanzo, ma un atto di comprensione della realtà umana nel suo essere imperfetto. E ciò che ci porta nell’insieme è un espediente che dovrebbe aiutare a riflettere. 
Titolo: La Bella e la bestia
Autore: Gabrielle - Suzanne Barbot de Villenueve
Casa editrice: RBA
Prezzo: 12 €
N° di pagine: 208
Trama: Lasciatevi trasportare dall'incantevole favola della Bella e la Bestia. Con inediti elementi interattivi in 3D, fra cui un quadrante da girare per scoprire il guardaroba della Bella, un pieghevole che svela l'interno del palazzo, finestre pop-up che si aprono sulle scene a cui assiste ammirata l'eroina, e tanto altro ancora. Dalla sua prima pubblicazione nel 1740 ad opera di Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, questa favola senza tempo che vede una bellissima fanciulla innamorarsi di una bestia feroce ha affascinato generazioni di lettori. Con delicate illustrazioni ed elementi interattivi firmati dallo studio MinaLima, il libro vi invita a esplorare il palazzo incantato della Bestia insieme alla Bella e a un corteo di magiche creature.

sabato, aprile 06, 2024

Gocce d'inchiostro: I cani e i lupi - Irène Némirovsky

Amante temporanea della prosa nèmirovskiana? Forse altri lettori che non hanno amato cimentarsi in una delle sue opere, ma non io. Curiosissima e impavida lettrice. Impavida, per un certo senso, per ciò che i miei occhi color nocciola videro e che fu troppo attinente a ciò che accadde sul finire degli anni ’30, in Francia, a gruppi di anime, in questo romanzo suddivisi in classi e differenziati da tre gironi il cui ceto più basso si riconosce dall’umiltà, dalla tenacia…

Si finisce come si inizia: col cuore ridotto in minuscoli pezzettini, e gli eventi vissuti che gravano e scorrono dinanzi a me come un doloroso poema romantico. Per arricchire la mia collezione letteraria delle opere nèmirovskiane, è necessario ogni tanto imbattersi in romanzi la cui lettura non è per nulla semplice e che, squarci di una vita passata, lontana, sono strutture narrative che si intersecano nel tempo e nello spazio.

Le intime confessioni della sua autrice, qui proiettate in una ragazzina di soli quindici anni, che si nasconde dietro una coltre appiccicosa di forme e parole sono tradite dai sentimenti del cuore. Un pochino come in ogni suo romanzo, che pur quanto crudo e brutale rivela una donna sincera, sensibile, coraggiosa e anticonformista, che non ha avuto bisogno di nient’altro per spiegarci tutto questo.

Sia Il calore del sangue, ma anche Suite francese e I doni della vita, non ha bisogno di spiegare il vero significato che si cela dietro tutto questo, in quanto c’è dietro quanto più noi crediamo. Ed il tutto è descritto così crudelmente perfetto, pieno di vita, forse perché la stessa Nèmirovsky lo era.



Titolo: I cani e i lupi

Autore: Irène Nèmirovsky

Casa editrice: Adelphi

Prezzo: 10 €

N° di pagine: 240

Trama: Le basta vederlo una volta sola, quel bambino ricco, ben vestito, dai riccioli bruni, dai grandi occhi splendenti, che abita nella meravigliosa villa sulla collina e di cui dicono sia un suo lontano cugino, per essere certa che lo amerà per sempre, di un amore assoluto e immedicabile. A Kiev, la famiglia di Ada abita nella città bassa, quella degli ebrei poveri, e suo padre appartiene alla congrega dei maklers, gli intermediari, quegli umili e tenaci individui che si guadagnano da vivere comprando e vendendo di tutto, la seta come il carbone, il tè come le barbabietole. Fra le due città sembra non esserci nessun rapporto, se non il disprezzo degli uni e l’invidia degli altri. Eppure, quando il ragazzino Harry si troverà di fronte la bambina Ada, ne sarà al tempo stesso inorridito e attratto: “come un cagnolino ben nutrito e curato che senta nella foresta l’ululato famelico dei lupi, i suoi fratelli selvaggi”. Molti anni dopo il destino li farà rincontrare a Parigi: e Harry cederà a quella misteriosa attrazione del sangue che Ada esercita su di lui.

giovedì, marzo 21, 2024

Gocce d'inchiostro: La meccanica degli spiriti - A J West

In qualche modo ho voluto tentare di inoltrarmi fra le pagine di questo testo, con gli altri lettori che prima di me avevano constatato la bellezza, ne avevano tessuto le lodi, ma non per arroganza. Semplicemente perchè anche io mi sono lasciata contagiare dall’aura misteriosa, quasi magnetica che pullulava da queste pagine, poichè discostare una cortina di illusioni e inganni non fu semplice: non potei constatare la sua essenza ne farmi sentire parte integrante di questa famiglia. Onestamente avevo creduto di incappare in qualcos’altro, ed io non ero nessuno per giudicare. Quanto leggere ciò che mi stava propinando il suo autore, fra il silenzio delle mie riflessioni, e comunque con poche possibilità di poter vivere sulla pelle qualcos’altro. Questa sensazione che ha scandito una manciata di giorni in sua compagnia, lasciando un segno come un tatuaggio. La mancata storia di un classico vittoriano che non ha sortito l’effetto desiderato quanto solo intrattenuto con non pochi sbadigli, quanto lentezza e una certa angoscia.



Titolo: La meccanica degli spiriti

Autore: A J West

Casa editrice: Neri Pozza

Prezzo: 18 € 

N° di pagine: 368

Trama: Belfast, 1914. Finita l’era vittoriana, Inghilterra e Irlanda sono scosse dai cambiamenti. L’inaffondabile Titanic è affondato ormai da due anni, e la morte che ha portato con sé ha alimentato la passione – diffusa specialmente nella classe media – per occultismo e spirisimo. Uomo di scienza ma tribolato da infiniti problemi economici, William Jackson Crawford fa parte proprio di quella stessa classe in ascesa. Ingegnere, professore al Municipal Technical Institute di Belfast, è certo che non appena terminerà di scrivere il suo nuovo libro il successo giungerà e, con quello, la fine dei problemi. A interrompere la sua tranquilla vita familiare, tuttavia, giunge la tragedia: la morte dell’unico figlio maschio spinge prima la moglie e poi William stesso nelle spire del circolo di Kathleen Goligher, giovane medium dagli straordinari poteri che impazza in città. Da uomo di scienza qual è, William non può mettere da parte lo scetticismo e la razionalità che accompagnano da sempre la sua esistenza, eppure non può neanche negare ciò che vede e sente: durante le seance, voci dall’oltretomba raccontano segreti mai svelati, riportando a galla traumi di un passato forse non così ben sepolto. Ben presto, dunque, la sua unica missione diventa provare la scientificità del soprannaturale: William Jackson Crawford diventerà l’ingegnere degli spiriti e il suo nome sarà ricordato per sempre. Quello che William non sa, però, è che sta per entrare in un gioco dove ingannati e ingannatori si scambiano continuamente di ruolo, fino a giungere a quella che potrebbe essere la fine… o forse solo un ultimo esperimento.

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